26 febbraio 2011

Non facciamoli a pezzi…

Qual è il romanzo più odiato dagli Italiani? I promessi sposi. Perché? Invece di leggerlo lo si studia. Tanti (me compreso), asfissiati dalla frammentaria lettura scolastica, appesantita da riassunti e schede narrative, lo hanno poi riscoperto e amato quando si sono abbandonati per 38 capitoli ai suoi ritmi narrativi. Di chi è la colpa? Mia: un professore.

La spiritualità di un’opera non sta nella cosa di cui si parla, ma nella persona a cui parla. Chi si lascia strappare via lo spirito da ausili didattici e tecniche narratologiche non può far amare quei 38 capitoli (quando riceverò una circolare ministeriale che obbliga a leggere tutto Dante e tutto Manzoni?). Eppure è così semplice: basta leggerli. Io ci provo, sacrificando ore e schede narrative sull’altare della bellezza: mi fido di quei 38 capitoli (a dire il vero riassumo solo quelle parti che annoiano anche me).

Sono ore luminose quelle in cui in classe si squaderna il “guazzabuglio del cuore umano” che Manzoni è capace di mettere in scena. I ragazzi spesso interrompono, si ribellano, commentano: quel cuore è il loro cuore. Sono afferrati dalla notte di Renzo, eroe girovago in cerca di giustizia, pronto a ubriacarsi e ravvedersi, come ogni adolescente; da quella di Lucia, fragile e forte di una forza non sua, come ogni adolescente; da quella dell’Innominato, oppresso dalla noia del male; la notte di don Rodrigo, smascherato da colei che tutto livella… Su “certe notti” (direbbe Ligabue) trionfa sempre la luce (questo Liga non lo dice) – ora il sole, ora la luna – che si accende improvvisa nelle tenebre e gradualmente le scaccia. I ragazzi rimangono catturati dalla sostanza del romanzo: l’amore di due ragazzi, che devono imparare, dalla vita e nella vita, a conoscere i loro limiti e superarli per potersi amare. Questo lo capisce qualsiasi quindicenne, anzi è l’unica cosa che vuole sapere: può l’amore essere per sempre?

Come privarli di quel capitolo 38, capolavoro di ironia e di realismo, in cui le ombre restano, ma la luce calma dell’amore ormai le abbraccia senza temerne le armi ormai spuntate?

La struttura del romanzo rivela la vita nuda: un enorme palcoscenico in cui, tra luci e ombre, veniamo guidati ad essere amati e ad amare di più, al ritmo libero della nostra resistenza all’inarrestabile trionfo del Bene Onnipotente, che si occupa di ciascuno come un figlio unico.

Sembra paradossale ciò che accade durante i “Colloqui fiorentini”: duemila ragazzi si riuniscano con dei professori in uno spazio creato e ri-creato da un classico. Fuggono da scuola e poi ci vogliono tornare. Paradossi della bellezza, della quale la scuola non si fida più, quando i professori perdono l’anima, perché si fa scuola ovunque ci sia qualcuno che, toccato dalla bellezza, la fa toccare attraverso di sé. Accadde anche a Newman, che letto il romanzo scriveva ad un amico: “il padre cappuccino mi si è conficcato nel cuore come un dardo”: era l’anno in cui iniziò la sua conversione. Accadrà a ragazzi dall’anima riarsa, se sapremo dissetarla di bellezza e non prosciugarla a colpi di antologie e analisi, che abbiamo inventato per nascondere l’aridità dei nostri cuori.

Ripetiamo spesso che per scrivere meglio i ragazzi dovrebbero leggere di più, e poi siamo noi a fare i romanzi “a pezzi” (macabro delitto scolastico). Lasciamoli rapire dalla bellezza, rendiamola presente, diventiamone complici e non persecutori.

E “se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta” (cap. 38, ultima riga): persino Manzoni ci perdonerà…

Avvenire, 22 febbraio 2011

Che ne pensate colleghi? E voi ragazzi?

61 responses to “Non facciamoli a pezzi…”

  1. Maria Chiara ha detto:

    “La spiritualità di un’opera non sta nella cosa di cui si parla, ma nella persona a cui parla. Chi si lascia strappare via lo spirito da ausili didattici e tecniche narratologiche non può far amare quei 38 capitoli” Quanto sento vero per me questo tuo pensiero. Ho 30 anni e sono una ricercatrice universitaria che tenta, nel suo piccolo e lottando contro baroni e baronetti, di essere, prima di qualsiasi ruolo, una persona che desidera trasmettere, “professare” la sua passione…l’educazione. Quei Promessi Sposi all’età di 16 anni mi hanno parlato…hanno urlato dentro di me il mio sogno. Ricordo come fosse ora il mio pianto leggendo la conversione dell’Innominato..e lo stupore dei miei compagni ai quali timidamente raccontai l’accaduto sentendomi un’aliena. Ma ricordo anche quanto fosse stato importante confrontarmi con un adulto, un anziano signore amico di famiglia di una mia compagna, appassionato di letteratura, che raccolse la mia confidenza valorizzandola e dando inizio ad una splendida amicizia…ad un simposio che andò avanti per molti anni dopo il liceo. Si può piangere per una pagina dei Promessi Sposi, così come per un canto della Divina Commedia…si può e oserei dire provocatoriamente, si deve perché lì è raccontata l’umanità, è raccontata la storia di ognuno di noi. La conversione dell’Innominato raccontava anche la mia storia: il mio rapporto con Dio, i miei conflitti, il desiderio di uno sguardo benedicente sulla mia vita. Come non piangere di fronte a tanta bellezza?

  2. Myriam ha detto:

    Tempo fa, Ale, ti ho scritto una mail in cui ti dicevo dell’amore dei miei 26 di II D per i Promessi Sposi. Bene: l’idillio continua! E continua nonostante le schede, preparate su misura per aiutarli a cogliere la bellezza di certi passaggi.
    Il personaggio più amato, coccolato, oggetto di tenere attenzioni è…Gervaso! 🙂

  3. Alberto ha detto:

    Oggi il mio prof di filosofia ha confessato alla classe il suo progetto – piuttosto utopico, azzardo – di creare un sistema scolastico che dai 14 ai 19 anni impartisca a tutti gli studenti (tranne a coloro che scelgono indirizzi professionali) la medesima formazione: quella classica. In questo modo, lui si augura che sia lasciata ai ragazzi la possibilità, e il tempo materiale, di leggere, leggere, leggere e ancora leggere, magari opere che probabilmente non si prenderanno più in mano. Tutto questo a scapito di un po’ di matematica, fisica a scienze. In fin dei conti noi adolescenti – e lo dico io in prima persona, liceale 17enne sommerso da una valanga di compiti che non mi lascia nememno il tempo per leggere un caspita di libro (e la cosa mi fa arrabiare, mia dispiace e mi amareggai assai) – in questa età dobbiamo imparare a conoscere il mondo e noi stessi e che posto occupiamo nel mondo. Dobbiamo toccare la bellezza, goderci il sole, le stelle, vivere e interrogare le nostre emozioni, dedicare tempo agli amici, che, alla fine, sono più importanti di un buon voto a scuola.
    Posso dire di sapere abbastanza bene Dante, chi sia, cosa abbia fatto, il priodo in cui è vissuto, quali sono i contrappassi per i dannati, considerazioni numerologiche e riferimenti biblici nella sua opera, ma, tristemente, ammetto di non “sentire” la Divina Commedia, così come nessuna delle opere che leggiamo a scuola solo in antologia e di fretta, e, soprattutto, in vista dell’interrogazione. Povero Dante…
    Povero me…

    • Andrea ha detto:

      Non credo la soluzione sia di leggere di più e avere meno compiti. Semmai svolgere quei compiti come se si stesse leggendo. Così non sarà tempo buttato! Per me è stato così al liceo.

  4. Massimo Zanetta ha detto:

    Da prof posso dire che non è facile, specie alle medie inferiori (io preferisco chiamarle ancora così) farlo “digerire” agli alunni. La visione manzoniana del mondo appare troppo distante da quella di ragazzotti di provincia imbevuti di firme e tecnologia. Soprattutto Lucia appare quanto di più lontano ci possa essere dalle ragazze di oggi, mentre Renzo trova ancora qualche estimatore tra i maschi “duri e puri” (qualcuno lo ha definito un vero lumbard…).
    PS In compenso ho scoperto che tra le corsiste di Latino delle terze del mio istituto il tuo romanzo è un vero best-seller e abbiamo passato una buona oretta a parlarne! Io le avventure di Leo e compagnia le ho divorate in un paio di sere! Complimenti!

  5. Pietro ha detto:

    Caro Alessandro. L’anno scorso sono entrato nella mia meravigliosa V A (una quinta ginnasio), ai loro occhi ero un supplente di italiano, un po’ come doveva apparire il sognatore del tuo libro prima di essere chiamato così. Quando entri in una classe non hai un soprannome, sei solo l’ennesimo rompiscatole fallito che viene a prendersi un po’ del loro tempo e un po’ gioco di loro. Le cose hanno cominciato a cambiare quando ho imparato i loro nomi nell’arco di 3 minuti. Sono rimasti allibiti. Abbiammo cominciato a leggere i Promessi Sposi, ma c’era qualcosa che non andava. Ho alzato gli occhi e li ho guardati mentre stavano chini e una loro compagna leggeva. Il tono della ragazza era quello di chi legge l’elenco del telefono. “Ma voi avete capito di cosa parla questo libro?” Ho chiesto loro. Sono rimasti un po’ sorpresi dalla domanda e dopo circa venti minuti di indagine ho dovuto rispondere io e non ti so dire quanto la risposta li abbia lasciati sorpresi. Gli ho detto la cosa più semplice del mondo: “E’ una storia d’amore”. Era fine Novembre. Stavano leggendo quel libro da due mesi e mezzo e non avevano capito che quella era la storia di una promessa, le avventure nate per mantenere una promessa di amore eterno. Con questo non voglio dirti che con quella classe la mia vita è sempre stata un idillio, ma ora che mi guardo indietro mi accorgo che quella prima giornata, inconsapevolmente ha dato l’impronta di matrice a ogni secondo vissuto con loro. Dal momento in cui ho dato loro questa grande notizia Manzoni mi ha costretto a vivere con loro quella promessa. Dentro e fuori dal libro.

  6. Miriam Goldstein ha detto:

    Ho aprezzato molto l’articolo ‘ Nonn facciamoli a pezzi’. C’è sempre un modo di far conoscere la grande letteratura senza annoiare. Non è che solo i ragazzi di oggi si annoiano, quando affrontano ‘I promessi sposi’ o altro. Io ringrazio la mia prof. del ginnasio che non solo non ci faceva annoiare, ma ci divertiva proprio. Ci faceva leggere e recitare le varie parti dei Promessi Sposi e interpretare i personaggi. Io ero sempre Lucia Mondella compresa la pettinatura. Un giorno mi sono stufata e ho detto “Ma che sarà mai! Sarà stata una contadina, bacchettona che non sapeva nemmeno tenersi il suo ragazzo!” Tutti ridevano, anche la prof., mentre io, tutta rossa in viso, raccattavo le forcine dello schignon. E’ vero!!! Un salutissimo Miriam

  7. Samuele ha detto:

    è verissimo, finchè un’opera si studia per forza difficilmente riesce a dirci qualcosa… però che bello invece che qualcuno dei miei vecchi professori, siano benedetti, mi abbia davvero reso compagni di viaggio tanti autori. Non è un problema di sistema, perchè noi ragazzi difficilmente leggeremmo i promessi sposi, o qualche altro splendido ma non semplicissimo libro, per nostra iniziativa. Serve invece sempre qualcuno, un professore, un amico, alle volte un genitore che ci sia compagno nell’andare in cerca di queste bellezze.
    Parlo da universitario che è stato tanto conquistato da come il suo prof di greco insegnava da ritrovarsi ora a studiare le lettere classiche…

  8. Piccolalory ha detto:

    Sono d’accordissimo sul far parlare il testo, senza salti, tagli e scempiature… I Promessi Sposi parlano d’Amore, di libertà e di responsabilità, è questo che cerco di far cogliere nelle mie lezioni… ma, da collega ti chiedo: come si fa, come fai con i tempi scolastici angusti, con i percorsi sulla poesia da affiancare alla lettura del romanzo, con le interrogazioni?

    • Samuele ha detto:

      Cara Piccolalory, posso risponderti io un attimo? Da ex allievo ti dico che non importa che tu dia tutta la bellezza che c’è in un’opera ai tuoi alunni, ma che comunichi il fatto che essa c’è. Non puoi parlare tu al posto di Dantoe, di Tasso, di Manzoni, ma puoi soltanto far presente che essi hanno parlato e hanno parlato bene

  9. antonella landi ha detto:

    Alessandro, mi ritrovo in ogni tua parola di questo articolo che condividi anche con chi di noi non legge L’Avvenire. Anch’io, come te, lascio che a parlare sia Manzoni e scarto a priori quell’analisi del testo sterile e mortificante che ordinerebbe ai ragazzi di fare a pezzi un capitolo dividendolo in sequenze, magari titolandole pure, quando nessuno dei 38 capitoli manzoniani ha un titolo esplicito. Non tralascio invece di raccontare cosa provavo io al ginnasio, quando la bellissima (fuori e dentro) professoressa Johanna Fortunati ce lo lesse integralmente (gride e passi pallosi compresi) guidandoci in una comprensione emotiva e spirituale di questo capolavoro immortale e moderno. L’altra mattina in classe, quando ho detto ai ragazzi che avremmo dovuto sacrificare qualche argomento del nostro programma per via di un Progetto proposto/imposto dalla scuola che ci porterà via due delle nostre cinque ore settimanali di Lettere, ho goduto sentendomi dire: “Profe, tutto ma non i Promessi Sposi”.
    Teniamo duro e proteggiamo il Romanzo.

  10. Giulia ha detto:

    Magari tutti i professori la pensassero così! Io faccio la terza media e, di conseguenza, sto scoprendo l’opera della quale hai parlato per la prima volta. Ho avuto la fortuna di incontrare un’insegnante che mi ha fatto appassionare a questo romanzo, ma la sola idea di poterlo leggere liberamente, senza pensare a riassunti o descrizioni di personaggi, mi affascina. E’ come se in certi versi la scuola togliesse bellezza alle cose anzichè fare il contrario… E’ strano.

  11. Roberta ha detto:

    Caro Alessandro,
    il tuo articolo mi ha ricordato il Pennac di “Come un romanzo”. Anche lui sostiene che la vera carneficina della lettura avvenga a scuola. E ne ho la prova quando leggo ai miei ragazzi alcuni brani tratti dal tuo libro o da “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” o da altri testi. Leggo per il piacere di condividere con loro ciò che qualcuno ha scritto anche per noi. Per tutti noi. “Mi fido di quelle pagine” come scrivi tu.

    Sono rapiti. Sono fermi in una dimensione sconosciuta: quella della lettura che è piacere caldo che ti avvolge e non analisi, sintesi, sminuzzamento di capitoli, farcitura di schede. Ebbene si. Hai ragione.

    Fidiamoci di più dei libri così come sono stati scritti. Non diventiamone rumorosi invasori e tantomeno dissezionatori.
    Un mio formatore mi ha detto: “Ricordo la mia docente all’università. Ci fece leggere il Vangelo di Marco tutto d’un fiato. Rimasi stordito da quell’esperienza. Prima ancora di entrare in quell’opera ne ero completamente affascinato.”

  12. Afavordialibi ha detto:

    In un film di Lucchetti,un insegnante spiega ai suoi alunni che mentre Manzoni scrive e riscrive “I promessi sposi”, Balzac infila dieci capolavori uno dietro l’altro;Melville scrive”Moby Dick” e Dostoevskij “L’idiota”,”Delitto e Castigo” e “I fratelli Karamazov”.
    Io li ho amati “I promessi sposi” ma mi domando anche se,in barba ai programmi ministeriali forse un pò da svecchiare,una sana integrazione di altre opere,non farebbe bene agli studenti.
    Insomma:farli uscire un attimo dal lago di Como perchè possano respirare anche un’altra aria.
    Magari molti insegnanti lo fanno e io,naturalmente,non posso esserne a conoscenza,ma mi è dispiaciuto scoprire tardi delle opere altrettanto importanti mentre ero oberata da tutto il lavoro che Manzoni comporta.

  13. MARIA PIA FREGONARA ha detto:

    Concordo in pieno. Pur insegnando alle Medie non rinuncio a far gustare almeno un assaggio dei Promessi sposi ai miei giovani alunni. Non rinuncio perché sono certa che ameranno quello che io amo tanto, ad ogni lettura di più. Sono certa che dalla lettura semplice e commossa che ne faccio (mi commuovo veramente suscitando i loro sorrisi, ma poi vedo che prorpio i passi nei quali mi sono messa più in gioco sono quelli che meglio ricordano) saranno icuriositi e so che lascerò nei loro giovani cuori un gusto dolce, quel gusto che lascia qualsiasi cosa bella e vera. PIA

  14. Sara ha detto:

    Sembra che tu mi legga ancora una volta nel pensiero, sono una studente del liceo scientifico e non posso fare a meno di darti ragione.
    I Promessi sposi sono un gran bel libro, ma i professori ti portano quasi ad odiarli. Queste mille analisi, parola dopo parola, riassunti, verifiche, interrogazioni dettagliate, ti fanno perdere di vista la bellezza del romanzo sostituendola con qualcosa che assomiglia molto di più a una noia mortale.
    E lo stesso vale per la divina commedia, sono una dei pochi studenti a cui piace davvero, me la sono letta ancora prima di farla in classe.. e meno male!
    L’ho apprezzata davvero, me ne sono innamorata e ho sopportato le pesanti ore di spiegazione tutte uguali, senza passione, senza quell’amore che merita.
    Noi ragazzi non siamo tutti svogliati, non odiamo la cultura e non tutti odiamo leggere. I professori forse non capiscono quanto sono importanti per noi, sono loro grazie all’amore che provano per la loro materia a farla amare anche a noi.
    Ma come può piacere a noi, se loro stessi non ci mettono passione?
    Ci serve un sognatore, per imparare a sognare.

    • Silvia ha detto:

      ti do pienamente ragione Sara. io non faccio un liceo ma un istituto tecnico, ho una professoressa che per metà della lezione non fa a meno di dire “non per vantarmi”, “sono migliore degli altri professori”, “io sono fare/spiegare/dire questo, gli altri no”.
      Spiega uguale al libro, parola per parola, oppure approfondisce su cose non interessanti, veramente noiose. Ci fa perdere la voglia di leggere un libro, so che bisogna analizzarlo un testo, ma con passione… magari oltre agli esercizi di analisi, si potrebbe fare alcuni esercizi/domande su cosa ci prova leggere un romanzo, cosa ne pensiamo di quel romanzo, di quei personaggi.. non solo schede tecniche!
      avete mai visto la serie “fuoriclasse” su rai1 con Luciana Litizzetto? nelle ultime puntate c’era lei che spiegava (in una piccola scena) i promessi sposi… già detto cosi mi piaceva! ^.^

      • MADDALENA ha detto:

        ragazza mia….io sono una profe di ita in un istituto tecnico…. e mi dispiace x te e la tua classe….che razza di collega è una del genere?? “condoglianze”..e tieni duro.. i profe sognatori esistono…prima o poi li troverai!! Maddalena

  15. maria rita ha detto:

    Tutto dipende da noi… Tendo a leggere senza fare vivisezioni o autopsie dei classici: insegnando alle medie diventerebbe insopportabile per gli alunni ed anche per me; sono obbligata a fare scelte, I Promessi Sposi letti integralmente alle medie sarebbe solo segno che ormai sono da pensione, e allora propongo quei brani che hanno significato per me una risposta, rappresentato un segno in un momento difficile, perché così riesco a trasmettere una parte di me più vera e attraverso la lettura dei classici faccio capire che il passato può essere riproposto anche ora, che Manzoni è vita e non carta ammuffita… Io ho amato il Romanzo grazie a mio padre, che ne sapeva varie pagine a memoria e soprattutto coglieva la fede nella Provvidenza attraverso le figure di Padre Cristoforo e Lucia, e poi da prof. Per spiegarlo l’ho riletto, riscoprendolo, appassionandomi e piangendo, là dove ritrovavo la mia vita, dove ritrovavo il mio dolore nel dolore dei protagonisti invitati a fidarsi di quel Dio che se permette il male è in vista di un bene più grande…
    Alcuni anni fa in una terza media eravamo sgomenti per la morte di leucemia di un ragazzino di seconda, tra l’altro amico di mio figlio e quindi da me vissuto come uno di famiglia.
    Non potevo tacere su questo dolore e così ho letto il passo famoso della Madre di Cecilia, con le lacrime agli occhi (chissà perché noi prof pensiamo che non sia dignitoso piangere davanti agli alunni), ma lo stupore grande fu che alzando lo sguardo vidi tanti occhi lucidi e sguardi muti, profondi, quasi come assorti in preghiera.
    La letteratura, i classici riempiono il cuore dei ragazzi, a patto che abbiano già riempito il nostro…

  16. serena ha detto:

    all’inizio li ho odiati… poi in quinta liceo, grazie a una bravissima professoressa di italiano li ho letti molto più attentamente e amati davvero.

  17. Marco Tamborrino ha detto:

    I promessi sposi sono cacca. Non ho mai LETTO in vita mia un romanzo scritto così male, dalla trama così noiosa e dallo stile così orribile. Manzoni di buono aveva solo la cultura, la capacità di scrivere non ce l’ha mai avuta se non per le poesie. I suoi personaggi sono inutili, il suo libro è inutile e tutti i giorni rimpiango che gli inglesi nell’ottocento avevano Dickens e noi avevamo questo pseudo-scrittore. Se l’Italia non legge è in parte grazie ai Promessi Sposi. Non prendetemi per scemo, non sto uccidendo i classici. ma vogliamo mettere Tolstoj con Manzoni? Dickens con Manzoni? Lovecraft con Manzoni? Perché dobbiamo studiare lui, solo perché è italiano? Anche se ciò significa far odiare la lettura ai ragazzi?
    Abbiamo Dante, il sommo poeta, perché dobbiamo cercare anche un sommo scrittore, che di sommo aveva solo la presunzione di credersi chissà chi?

  18. Monica ha detto:

    Io ho riscoperto i Promessi Sposi (come tanti altri argomenti delle mie lezioni) proprio dovendoli spiegare ai miei studenti. E anche io cerco di leggerli tutti, quando ho delle seconde superiori, perché alcuni passaggi sono psicologicamente grandiosi (è di Manzoni l’espressione del “guazzabuglio del cuore umano”!). Anche accorgendosi delle distanze immense tra il mondo di Manzoni e il nostro (l’amore di Renzo e Lucia appare davvero distante da quello dei nostri giorni). Per questo, di solito, li provoco (per esempio. “Ma allora, quel che c’è fra Renzo e Lucia, si può definire amore?).
    Soprattutto, secondo me, quel che colpisce in questo romanzo è che il senso del Destino è così presente: nel matrimonio inseguito, nella vocazione di don Abbondio e Ludovico-Fra’ Cristoforo, su su fino alla Monaca di Monza, l’Innominato, don Rodrigo… Appena i miei studenti capiscono questo, il romanzo diventa proprio loro.

  19. Pietro ha detto:

    Chi critica I Promessi Sposi è proprio perchè li ha letti e non studiati. non è che leggere è bene e studiare è male. lo studio dei promessi sposi ti fa entrare nel vivo delle mille tematiche che tratta la lettura ti annoia.
    Sono appena tornato dai Colloqui Fiorentini, un congresso di tre giorni con il titolo: Sentir -riprese- e meditar. Sei ore al giorno di relatori e vari interventi per tre giorni che trattano gli argomenti che Manzoni espone ne I Promessi Sposi e nelle altre sue opere. Bene, queste ventun’ore sui promessi sposi dove si studiavano non si leggevano non hanno annoiato me nè altri, proprio perchè lo studio fa interessare rende evidente la modernità dell’opera e la sua veridicità!

  20. andrea ha detto:

    semplicemente credo che la “minaccia del voto” faccia disinnamorare di qualunque cosa ed è un peccato per pezzi della nostra storia, come i Promessi Sposi.

    se poi aggiungiamo come Manzoni sia un padre della nostra lingua, in questi 150 anni dell’unità d’Italia….va da sé che non é affatto edificante perdere questo patrimonio.

  21. Marta ha detto:

    Dopo aver letto i Promessi Sposi a pezzi, non è potevo più delle disavventure di questi due fidanzatini…Poi, lo scorso settembre, ho guardato alla telvisione il musical su questo romanzo e la storia mi ha intrigato molto di più. Così ho deciso di leggere il libro per i fatti miei!…Ed ecco che ho scoperto un libro dalle tante sfumature e dalle tante particolarità!!…
    Quindi credo proprio che il tuo consiglio sia la cosa più giusta Prof!

  22. Pietro ha detto:

    Chi critica I Promessi Sposi è proprio perchè gli ha letti e non studiati. non è che leggere è bene e studiare è male. lo studio dei promessi sposi ti fa entrare nel vivo delle mille tematiche che tratta la lettura ti annoia.
    Sono appena tornato dai Colloqui Fiorentini, un congresso di tre giorni con il titolo: Sentir -riprese- e meditar. Sei ore al giorno di relatori e vari interventi per tre giorni che trattano gli argomenti che Manzoni espone ne I Promessi Sposi e nelle altre sue opere. Bene, queste ventun ore sui promessi sposi dove si studiavano non si leggievano non hanno annoiato me nè altri, proprio perchè lo studio fa interessare rende evidente la modernità dell’opera e la su veridicità!

  23. cinzia ha detto:

    Buongiorno Alessandro. O dovrei dire buongiorno prof? Volevo farle i complimenti per il libro che ho divorato, sottolineato, prestato, spiegato, rivoluto fortemente indietro.
    Ciò detto, sono un’insegnante anch’io, per questo mi sento in dovere di risponderle proprio ora, a questo suo scritto. Com’è vero…io insegno alle elementari, certo, altra età, altre aspettative, altre letture…ma il rapimento dei miei alunni mentre io leggo non è pari a nient’altro. Alcuni di loro non amano leggere, altri se potessero non leggerebbero affatto, ma “maestra ci leggi una storia?” è una scossa mattutina. Io amo la lettura, al punto da leggere a ogni semaforo rosso, e comprendere che il mio amore per i libri possa essere trasmesso anche a uno solo di loro, mi fa pensare di aver scelto il lavoro giusto!

  24. nicola ha detto:

    fino all’anno scorso (ora ho solo classi del triennio) lo facevo anch’io: lettura dei promessi sposi più o meno integrale. tra le quotidiane macerie, un’altare alla bellezza. d’accordo al 100%. la speranza lentamente, tenacemente, nascostamente costruisce. buon lavoro, prof.

  25. Debora ha detto:

    Ciao.
    eì vero non ho mai potuto elggere per davvero i promessi sposi durante la scuola, abbiamo solo accennato a monazoni e poi aventi al successivo scrittore. è nella mia lista di lettura questo romanzo. so di certo che avrei apprezzato di più certi scrittori e questo mi avrebbe permesso di poter esporli meglio nelle interrogazioni se solo avessimo letto almeno una loro opera per intero. buon lavoro.

  26. Tatiana ha detto:

    La situazione e’ uguale identica a quella con “La guerra e la pace” da noi. Molti lo riscoprono dopo anni, altri no. Ma secondo me, soltanto leggerlo, senza studiare, non sarebbe proprio giusto: ci sono delle cose, che a 16 anni non vedi, se non te le mostrano, ma sono importanti.
    E poi, chi dei professori avrebbe osato lasciar stare le analisi, le composizioni, se all’esame di maturita’ uno dei temi per la composizione era sempre qualcosa su “La guerra e la pace”?
    Insomma, sarebbe bello trovare un equilibrio, senza negare lo studio e senza fare l’autopsia al romanzo. Ma puo’ esistere nel nostro mondo scolastico questa aurea mediocrità?

  27. Andrea ha detto:

    Amen!

    Mi ero procurato un minuscolo Hoepli quasi senza note e me l’ero letto tutto per gustarlo. Presi il minuscolo perché per leggere il pesante libro di testo che si usa a scuole bisogna stare per forza seduti, mentre se il libro fosse normale si verrebbe anche tentati di leggerlo in autobus o a letto senza farsi cadere le braccia o scollare le pagine!
    Se a scuola si evitassero i volumi tutte note e si comperasse il romanzo pulito? Magari adiuvato da un libricino in cui si siano solamente le note, cosicché lo si possa lasciare a casa quando si vuole solo leggere, interpellandolo quando serve.

  28. LadyLindy ha detto:

    ovviamente se si vive un libro come uno sforzo non lo si apprezzerà mai…

    grazie di tutto.

  29. Verdiana ha detto:

    Penso che spesso noi studenti ci mettiamo d’impegno per far deprimere i nostri prof ma penso altrettanto che se ci facessero amare le opere così come riesce a fare lei anche in un semplice post su internet, anche i più restii si lascerebbero attirare e coinvolgere dalla bellezza di opere che appaiono così lontane ma che in realtà sono solo poesia delle esperienze reali!
    I suoi studenti sono fortunati 😉

    (PS: purtroppo, a causa delle inombenze scolastiche, non sono ancora riuscita a leggere il suo libro ma vedrò di provvedere al più presto ;))

  30. FILOMENA ERAMO ha detto:

    Sono una di quegli insegnanti che ama I Promessi Sposi e cerca di farli amare ai ragazzi. Direi che negli scorsi anni ci sono riuscita…Quest’anno ci sto riprovando con i miei alunni di 2A liceo sientifico Einstein di Mottola. Evito le aridi analisi e le “impoetiche” parafrasi e ci tuffiamo nella lettura lasciandoci trasportare dall’onda dei pensieri, dei sentimenti che i vari personaggi che incontriamo “in carne e ossa” ci suggeriscono. Ho fissato il compito in classe per ben due volte…ma l’ho rinviato sempre….perchè penso che il miglior compito sia quello di ascoltare, leggere, riflettere insieme e commentare…sia pure attraverso uno sguardo sorpreso, indignato, complice… Quando abbiamo letto di Lucia che al ritorno dalla “notte degli imbrogli” rifiutava il braccio di Renzo…il mio alunno, quello che studia meno, è venuto fuori con la domanda: “perchè Lucia rifiuta l’aiuto di Renzo?!”. Inconcepibile questa distanza fisica, oggi, tra due persone che si amano! e ne è venuta fuori una interessantissima discussione sul senso del Pudore.

  31. Silvia ha detto:

    Non so se avrà il tempo di leggere anche il mio commento, forse troppo simile agli altri, forse troppo banale, ma ho scelto di scriverlo per darle ragione.
    ho 15 anni vado in 2 superiore non abbiamo ancora trattato manzoni, ma credo che quasi tutti i romanzi trattati in classe vengano rovinati, come se analizzando tutta, l’anima del romanzo sparisse e non ci fosse più.
    questo mi è capitato leggendo degli estratti di “romeo e giulietta” di Shakespeare sul nostro libro di narrativa. io avevo già letto il libro d’estate e visot che avevo trovato interessante la scrittura di Shakespeare ho letto altri libri, ma quando lo abbiamo letto a scuola, l’ho quasi odiato: ogni parola l’abbiamo smontata e ricostruita, ogni frase è stata analizzata. Non è stato come quando l’ho letto io, tranquillamente, ad alta voce, per sentirmi più in sintoniacoi personaggi… tutto sembrava cosi freddo e non biasimo i miei compagni a dire che non gli è piaciuto, perchè a leggerlo come lo abbimao letto noi, non mi è piaciuto tanto!
    Mi scuso per la punteggiatura inadeguata (ma è un mio difetto fin dalle elementari e non resco a correggierla!).
    la ringrazio se leggerà il mio commento.
    🙂

  32. Lucia ha detto:

    Sembrerà strano, ma io amo i Promessi Sposi. Ho iniziato a LEGGERLO quest’anno. La nostra prof più che farcelo studiare e leggercelo annoiata ce lo recita, e ci fa acoltare i cd con registarta le scene tra gli attori. Poi il modo di scrittura di Manzoni è piuttosto coinvolgente, almeno quando leggo da me, mi sporgo anche pià avanti dei capitoli che mi vengo assegnati per compito. Devo dire che è un vero piacere. Secondo me l’odio per i Promessi Sposi è qualcosa di congenito, che nasce insieme all’italiano. Perchè io ho visto, molti miei compagni di scuola, (in realtà me compresa) che hanno giudicato male questo romanzo prima di leggerlo. Poi è vero, ad alimentare l’odio sono le schede narrative, l’analisi del testo delle parole. Questo fa si che anzichè leggere il romanzo per piacere si legge il romanzo per studio e basta, senza altri fini. Cavare, a forza, cose a cui magari Manzoni neanche pensava. Ma poi questi sono particolari. Io so solo che appena letto il primo capitolo ho aggiunto sul mio profilo fb a “libri preferiti” i Promessi sposi e Alessandro Manzoni perchè amo anche le sue poesie!
    P.s. complmenti prof!

  33. aNdRe ha detto:

    Dedicando questo articolo alla mia Prof di lettere del liceo, mandandole un sms, mi sono visto rispondere: “Ti voglio bene…”

  34. virginia ha detto:

    è proprio così…
    Ho frequentato il liceo classico e ho letto ‘La Divina Commedia’ e ‘I Promessi Sposi’ su libri scolastici pensati per istituti tecnici…uno scandalo per quel che mi riguarda…..

  35. Marco Tamborrino ha detto:

    Mi ritrovo ancora a scrivere per fare l’usuale voce fuori dal coro. Io di anni ne ho diciassette, e amo studiare i romanzi a scuola. Per esempio mi è piaciuto tantissimo ‘Uomini e No’ di Elio Vittorini, ma anche tanti altri. Ragazzi, se un romanzo ha molti insegnamenti, soprattutto utili ai giorni nostri, è bene analizzarne ogni singola parola, smontarlo e sottolinearne quasi tutte le frasi. Per questo discordo totalmente con Silvia. Il mio parere sui Promessi Sposi è quindi puramente soggettivo, ma resto dell’idea che il messaggio che porta poteva essere buono nell’800, ora non più. Non ci crede quasi più nessuno a Dio, figuriamoci alla Divina Provvidenza. Mi viene un po’ da ridere. L’amore tra Lucia è un abisso lontano dagli amori shakesperiani o dickensiani o tolstojani. È un amore ridicolo, con lei che pur di non infrangere il proprio voto, non vuole neppure ricongiungersi all’amato (anche se sappiamo tutti come andò a finire, ahimé).
    Per me resta un romanzo bruttissimo, un manuale su come “non scrivere”, un’infarinatura di cattive idee e digressioni storiche inutili.

    Primo: gli editori non richiedono più romanzi simili, oggi. Per fortuna, aggiugnerei.
    Secondo: l’avete letto bene l’incipit che tanto decantante? Vi rendete conto che ci vogliono secoli per entrare nella vicenda? Sapete cosa succede agli esordienti che mandano manoscritti con incipit del genere? Succede che vengono ignorati.

    Il mondo è cambiato, le esigenze sono cambiate. Se volete far leggere i giovani, potete farli leggere facendo studiare romanzi più utili e scorrevoli che i Promessi Sposi.

    Ribadisco infine la mia difesa allo ‘studio dei romanzi a scuola’.

    • Monica ha detto:

      Giustamente ognuno ha i suoi gusti personali e la sua storia. E poi, che a 17 anni si sia pronti a difendere a spada tratta Tolstoj e Dostoevskij, come può non suscitare ammirazione…? Anch’io li amo molto.
      Quanto ai P.S., è anche proprio per il significato storico che hanno che a me piace considerarli. Anche il linguaggio, a tratti per noi così distante, è stata una vera conquista nell’800 (ma per appassionarsi a queste pieghe minute, occorre prima che un libro ci abbia colpito al cuore…).
      Le distanze fra noi e Manzoni ci sono, eccome! (vd il mio commento precedente). Ma c’è anche qualcosa che non passa davvero mai. Per esempio, l’adolescenza non è lì molto lontana da quella di oggi; come quella della ragazza di cui si dice nel romanzo: “Sentì allora un bisogno prepotente di vedere altri visi, di sentire altre parole, d’esser trattata diversamente. Pensò al padre, alla famiglia: … le venne in mente che dipendeva da lei di trovare in loro degli amici; e provò una gioia improvvisa…” (cap.IX)…

    • Andrea ha detto:

      Per Marco Tamborello: A me sembra che un rapporto così come quello tra Renzo e Lucia che resiste persino a quei problemi, sia un rapporto che in ogni epoca è attuale e desiderabile (soprattutto ora che va di moda il cambio di morosa o moglie ogni due per tre). Almeno, io a 23 anni lo vorrei. Quindi mi sembra assolutamente vivo quel romanzo. Per quello che dici rispetto allo stile di Manzoni, penso sia anacronistico il tuo commento. Ovvio che ora non pubblicano romanzi così, come nessuno si sognerebbe mai di scrivere poesie come Leopardi, ma parlare delle stesse tematiche si. Tutti.

    • maria rita ha detto:

      Viva la libertà e la diversità di opinioni: guai se tutti gradissimo gli stessi autori e le relative opere; inoltre è vero, sono tanti i romanzi importanti che si possono leggere e non tutti i prof. leggono i Promessi Sposi (ahimé) ma non condivido l’affermazione:” … nessuno crede ormai in Dio e nella Provvidenza…” ciò riduce l’ opera e presenta una visione parziale della vita e della letteratura Non è vero che ormai nessuno crede più in Dio: io ci credo e la lettura del romanzo mi ha aiutato in un momento difficile della mia vita; sicuramente non è stato il solo testo importante per la mia formazione, ma leggere del significato provvidenziale del dolore per me è stato molto attuale e così può esserlo per altri: non costruiamo steccati letterari: non giova a nessuno. Buon lavoro

  36. elisa ha detto:

    A me personalmente accadde proprio così..vituperati nell’età scolastica i Promessi Sposi, pur con le note del Sapegno anche se in una scuola tecnica, furono recuperati e apprezzati al di fuori della scuola, ma questo accadde anche per la Divina Commedia e per molti altri libri. Però ebbi in alcuni anni professori più “avanti”, leggemmo Pasolini, Pirandello, Brecht, senza cannibalizzarli e negli anni 70.
    Nè collega nè ragazza, una mamma.

  37. beatrice ha detto:

    Andrò controcorrente,ma io quel libro l’ho scoperto,e poi amato proprio perchè l’ho studiato in classe.Perchè una davanti(la mia prof)non ha curato l’aspetto nozionistico,ma i bisogni del nostro cuore.Perchè noi abbiamo bisogno di uno che ci faccia accorgere della realtà,che ci rimandi al bello.La verità è che prima del voto e degli aspetti noiosissimi, scolastici,burocratic(chi più ne ha ne metta)ci sono le persone,ragazzi.Solo così la scuola non potrà uccidere i nostri sogni!

  38. maria gabriella trapani ha detto:

    sono d’accordo sul fatto che ” I Promessi Sposi” siano stati rovinati nel momento in cui si costringono i ragazzi a seguire le schede di analisi del romanzostesso. Personalmente faccio leggere in classe,ad alta voce , e faccio entare gli alunni nel vivo della storia, quasi fossimo a teatro, liberi di esprimere il loro spirito;ovviamente io li guido per poter apprzzare un’opera che è un inno all’amore

  39. silvia candelari ha detto:

    Vorrei fare un terzo figlio per mandarlo alla sua “scuola di bellezza e di senso”.
    Questa è La Strada…continui così. E’ un piacere leggere i suoi scritti e sentirla parlare

  40. margherita ha detto:

    sacrosante parole! questo si può fare in letteratura ma con la matematica? E’ sempre vista come una bestia “grama”: io cerco di farla vedere come un gioco ma non è accettato come tale; come l’aiuto per affrontare i problemi della vita, ma loro non la vedono così; come qualcosa che collega tutto in maniera logica, ma loro non sanno cos’è la logica (… alle elementari non la sviluppano più!); come una materia che insegna l’ordine (nel quaderno, nella mente, nella vita)ma loro non sanno cos’è l’ordine (manca in famiglia, alle elementari).Alle medie noi proff. dedichiamo molto del nostro tempo con servizi sociali, psicologi, neuropsichiatri; scriviamo sui diari note, comunicazioni di compiti e lezioni non svolte; parliamo e sgridiamo perchè sono maleducati o disinteressati; svolgiamo lezioni mute per salvare le nostre corde vocali ecc. L’insegnamento della nostra materia è l’ultima spiaggia. Ora ho avuto la conferma che questi ragazzi hanno bisogno di noi come figure di riferimento perchè vivono in famiglie distrutte, strappati dai loro paesi d’origine, dalle loro usanze, dalla loro lingua: pazienza impareranno poco la matematica ma si ricorderanno dell’affetto che gli è stato dato, del tempo dedicato all’ascolto dei loro problemi.
    Ma se gli alunni sono italiani e hanno dei genitori che sono contro la scuola o contro un insegnante? E vengono a scuola con atteggiamenti da bulli, cafoni e maleducati all’ennesima potenza? Io non li riesco a sopportare e costruisco un muro. Lo so che sbaglio ma mi hanno sempre insegnato il rispetto e se mi mancano di rispetto? Dopo aver ascoltato la conferenza e letto il libro mi sforzerò ad affrontarli diversamente: c’è sempre da imparare anche a 52 anni! Grazie. (peccato che tu sia nato 32 anni fa e non sia stato un mio prof.!!!)

    • maria rita ha detto:

      Coraggio, Margherita, io ho 52 anni come te ed insegno alle medie e capisco la fatica di attirare l’attenzione per avere volti pieni di interesse ed occhi che brillano: non sempre si riesce con tutti a comunicare la vita che è presente negli argomenti che insegniamo, ma non è solo un problema di insegnamenti; pensa che ho avuto una classe in cui gli alunni preferivano fare matematica o grammatica invece di ginnastica!!! questo perché? perché il prof. era una bestia, non rispettava il loro essere persone, non li ascoltava neanche se vi erano delle giuste esigenze: risultato? anche io sono stata contenta che sia andato via, in quanto i ragazzini “pesanti” che abbiamo davanti sono quelli che maggiormente ti interpellano e dai quali puoi inaspettatamente ricevere tanto, ma il nostro sguardo deve essere capace di accoglienza e se non riusciamo a comunicare che vogliamo loro bene e anzi manifestiamo tutta la nostra rabbia, è una battaglia persa in partenza.
      E poi ci sono in gioco fattori diversi che cambiano con la rapidità di un’ora; oggi ho fatto una seconda ora magica, le parole mi uscivano facili, perfette, gli alunni bevevano quello che dicevo e sono uscita felice, gasata e convinta di essere veramente capace di attirare l’attenzione. La fine della lezione è stata una delusione per tutti, per me e per loro: ci piaceva come era andati avanti quella spiegazione, ma mi sono consolata pensando che sarei ritornata in quella classe per la quinta ora. E poi? alla quinta ora: stanchezza, disattenzione, confusione; mi è stato impossibile ricreare quella magia che mi aveva permesso di lavorare così bene tre ore prima. Cosa era successo? sicuramente la fame, la verifica di mate, la voglia di andare a casa… non so. Sono certa che domani le cose saranno diverse, ogni giorno è diverso, è nuovo e porta la possibilità di costruire qualcosa di bello: la magia di saper ascoltare per poter dare e costruire… che cosa avevo sbagliato alla quinta ora? ripensandoci sono entrata con la presunzione di attirare l’attenzione su di me, invece i protagonisti sono solo loro: i ragazzi e sono molto sensibili, si accorgono subito se voglio mettere al centro me e non loro. non è facile ma ogni giorno è una avventura e una sfida e il successo dipende da me. Non demordere, immagina di avere davanti i tuoi figli e non dei cafoni insopportabili, cambia la prospettiva e lo sguardo: forse anche loro ti guarderanno diversamente e soprattutto ameranno la matematica, se la ami tu. Mi piace questo spazio di Alessandro: è un luogo per aiutarci e per comunicare, perché spesso gli insegnanti si sentono soli. Buon lavoro!!!

  41. Mimmi Cassola ha detto:

    Anch’io l’ho poi riletto, ed è veramente un gran libro… ma ho saltato a piè pari, lo confesso senza vergogna, il capitolo storico!

    Mimmi Cassola, scrittrice

  42. Antonella ha detto:

    Manzoni ha un pò lo stesso destino di Shakespeare: ogni volta che lo nomino in classe ancora prima di far avvicinare gli studenti a questo genio, manca poco che facciano gli scongiuri. Shakespeare? Dio ce ne scampi e liberi! Poi quando scrivo una qualche frase alla lavagna, in Inglese,magari tratta dal Macbeth, c’è sempre qualcuno che scommette che è una frase di Kurt Cobain. E quando scoprono che è Shakespeare iniziano a cadere i primi veli dei pregiudizi.

  43. alberta ha detto:

    La prima volta che li ho letti ero in quinta elementare. Per i fatti miei, non c’era una precoce maestra che ce li aveva somministrati in versione dimagrita. Era il libro di mia sorella grande, tutti i capitoli erano inframmezzati dalle benedette schede di esercizio. Io le saltavo e leggevo il romanzo. Non so quanto ne capii, ma ricordo benissimo che commentai tra me e me: “Che forte ‘sto scrittore. Nato nell’Ottocento, che vecchio, eppure è IRONICO!!”. La mia mente di bimbetta aveva conquistato la consapevolezza che Manzoni è ironico (e si stupiva che un tizio dell’800 potesse esserlo!). Nessuna scheda di lettura, per fortuna, ha potuto negli anni camuffarlo (ma non mi hanno neanche rivelato più la sua ironia).

    Proprio ieri parlavo con un prof. Discutiamo di Pennac. Lui racconta che Pennac era un prof che ha iniziato a scrivere per invogliare i suoi studenti a leggere: “E poi qualche genio ha avuto l’idea di sostituire i PS con la lettura di Pennac. Con schede libro ecc. Gli studenti hanno iniziato a detestare Pennac”.
    Appunto.

  44. marina mulazzani ha detto:

    Sono felice Alessandro che vi siano giovani insegnanti e belle persone come te, la scuola ne ha bisogno. Anch’io a 32 anni avevo la stessa tua passione, e forse un po’ di bellezza sono riuscita a condividerla con i miei alunni. Adesso insegno da tanto, ma soprattutto vivo da tanto, e la vita ti fa crescere, ma a che prezzo a volte! Però le tue parole mi hanno rincuorato, mi hanno fatto vedere che forse i miei dubbi (ad esempio sulla vivisezione narratologica della letteratura) hanno un sensom, che si può cambiare. _Come? Seguendo la propria intuizione di amante delle lettere (io non sono giovane come te) o se preferisci seguendo il cuore (bella espressione ora abusata).
    Grazie.
    Farò leggere il tuo romanzo ai miei alunni (rischioso, molto rischioso). Ma sarà possibile parlarne con te viva voce nel mio Liceo (Caravaggio)?
    marina

  45. Gio ha detto:

    Ti segnalo questo pezzo che, leggendo tra le righe, continua a darti ragione: http://www.ffwdblog.it/2011/03/28/manzoni-sulle-balle/

  46. […] da Non facciamoli a pezzi (proprio come le “balle” aggiungerei io…) di Alessandro […]

  47. Giulia ha detto:

    io infatti lo sto studiando (e pure male, visti gli insegnanti incompetenti che ho) e non riesce a dirmi molto. Forse crescendo imparerò ad apprezzarlo ma per ora mi è piuttosto estraneo.Forse per l’ affermazione che sto per fare lei mi tirerà qualche accidente… ma adoro il video degli Oblivion “I Promessi Sposi in dieci minuti”. è divertentissimo!

  48. Giorgia ha detto:

    Frequento il terzo liceo scientifico.Ho amato i promessi sposi, complice la mia professoressa di italiano. In realtà a leggere questo articolo, mi sembra di sentire le sue parole…abbiamo letto in classe i capitoli e le parti più importanti dei promessi sposi, saltavamo appunto quelle che annoiavano anche lei…Se ho amato e apprezzato i promessi sposi è anche merito suo, nonostante i riassunti e gli approfondimenti, a farci amare i personaggi erano le sue parole così sentite e sincere…Così abbiamo letto del guazzabuglio del cuore umano e potevamo ritrovarci in quei personaggi così codardi o troppo coraggiosi..Renzo, Lucia, La Signora di Monza(uno dei più belli)o Don Abbondio e tutti gli altri…e la mia prof stava un ora intera a parlare di questi personaggi, del loro animo…e dalla sua spiegazione potevamo trarre le nostre di conclusioni e amare quel personaggio più di quell’ altro, grazie a lei, la lettura non è stata noiosa anzi resa interessante appunto dal giusto approfondimento, perchè per un capolavoro della nostra letteratura credo che serva l’approfondimento, certo non esasperante. Sono d’accordo con il fatto che a volte si esagera e per questo mi ritengo molto fortunata ad avere una prof del genere, ama il suo lavoro, ama gli autori di cui parla e se non li ama ce ne accorgiamo subito. E io amo la letteratura, nonostante a volte lo neghi, perchè i suoi autori, i libri , le grandi opere hanno un fascino nascosto che non so nemmeno in cosa consista di preciso ma mi prendono sempre tanto e a tutti i livelli!! Quindi viva i promessi sposi e i grandi capolavori della letteratura che vale la pena di leggere!

  49. Morena Giovagnoli ha detto:

    Ho avuto la “GRAZIA” di conoscere i Promessi Sposi in V° elementare!!! La nostra maestra ce lo leggeva come premio l’ultima ora, se durante la mattinata ci comportavamo bene…Ricordo ancora l’assoluto silenzio che regnava nella nostra classe durante l’ascolto…come ricordo tutte le volte che a stento ho trattenuto le lacrime. Porto ancora irrimediabilmente nel cuore lo strazio composto della mamma che depone il corpo della figlia morta sul carro dei monatti. Sono la mamma di tre figli, che con dolore ha tentato di riprendere più volte,a casa,lo scempio di alcuni loro prof. che in classe hanno esordito ” Ragazzi, so che è palloso…ma lo dovemo fa’!” Grazie per quello che stai facendo…sei un prezioso motivo di speranza.Morena

  50. Martina ha detto:

    Faccio il quarto anno al liceo classico. Parlando con i miei coetanei li sento sempre dire che i Promessi Sposi sono stati una palla infinita, un mattone. Piuttosto che studiarli sarebbe stato meglio spararsi in un piede. Io non mi ritrovo nelle loro frasi e non smetterò mai di ringraziare la mia prof. di latino, greco e italiano del biennio. Abbiamo letto l’intero libro in classe. Letto, non studiato e basta. La nostra prof è saltata fuori il primo giorno della seconda liceo chiedendoci se avessimo voglia di ascoltare una storia e ha tirato fuori dalla borsa i Promessi Sposi. Ce li ha letti per tutto l’anno, abbiamo gioito e sofferto con loro come se fossero i protagonisti della saga di Harry Potter. Purtroppo non ho avuto lo stesso trattamento con la Divina Commedia ma penso sia un testo troppo bello per non amarlo comunque. L’Inferno ci ha fatto sognare e commuovere. Anche il Purgatorio è tanto bello. E poi come si può non andare fuori di testa quando si legge:
    “Ah, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiero in gran tempesta
    non donna di provincie ma bordello.”
    Per fortuna esistono ancora prof che hanno tanta passione e riescono a trasmetterla a noi alunni!

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