Il blog di Alessandro D'Avenia

Cosa ho capito grazie a Harry

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Non me ne vogliate, ma non ho paura di affermare che il mago della Rowling è per noi insegnanti una benedizione: non è un giudizio, ma un dato di fatto. Ci lamentiamo sempre che i ragazzi non leggono ed è la solita trita geremiade di chi vive dei fasti spesso immaginari del tempo andato. Oggi più ragazzi leggono di più che in passato. Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Le cronache di Narnia sono libri da migliaia di pagine che i giovanissimi non solo non temono, ma divorano. Non succedeva da tempo di vederli leggere di nascosto durante una lezione noiosa…

Il pregio di queste saghe, senza entrare ancora nel merito dei contenuti, è avere appassionato alla lettura milioni di persone, nutriti da una cultura fatta per lo più di immagini. E anche se paludate gerarchie accademiche non accordano il loro placet, i lettori se ne fregano.
Leggono e basta e, nel bene e nel male, hanno sempre ragione, come dice Pennac.

Il primo giorno di scuola delle superiori sottopongo ai miei nuovi alunni un questionario che contiene la scelta del loro libro, film, canzone, luogo preferiti. Lì dove si posano i sensi di un ragazzino di 14 anni si trova il suo panorama di vita, la fetta di mondo che lo interessa e lo riguarda. E noi siamo, oggi più che mai, ciò che guardiamo, ciò a cui accordiamo, consapevoli o no, la nostra attenzione: dalle stelle del calcio a quelle del cielo. Spesso nella sezione libri la casella è riempita dalla saga di Harry Potter, un fenomeno che ha segnato una generazione di ragazzi. Mi sono chiesto perché i ragazzi facevano file da concerto davanti alle librerie per accaparrarsi il volume fresco fresco. Leggendo i libri, io per primo, e ascoltando le loro motivazioni sono arrivato ad alcune conclusioni.

Innanzitutto la trama. Lo snodarsi degli eventi è incalzante e appassionante. Ma questo non basta e potrebbe inserire il libro nella moltitudine di storie fatte solo di colpi di scena. Ma in Harry Potter la trama è di più della trama, in relazione al lettore che genera. I 7 libri sono attraversati da un’unica grande storia in cui non si può spostare un pezzo senza far crollare il puzzle: questo offre ai ragazzi la possibilità di concepire la vita come un racconto unitario. L’esistenza è una storia, che non riusciamo a cogliere se la riduciamo a un concetto o all’affastellarsi insensato di esperienze ed emozioni. Un grande regista diceva che la trama è la capacità dell’uomo di strappare un senso al flusso del tempo. Noi leggiamo storie perché cerchiamo la nostra. Chi non ha una storia non ha identità: solo frammenti pulviscolari dell’io. I ragazzi hanno fame di poter concepire la loro vita, alla sua alba, come un «intero sensato», con un inizio uno sviluppo e una fine. Loro si chiedono, nell’età fatta per questo, che senso ha la vita? Cosa ne sarà di me? Per cosa potrò spendere le mie risorse migliori? In definitiva: chi sono io?

Harry è un ragazzino qualunque, piuttosto sfortunato nella vita ordinaria, nella quale però scopre la sua vera vocazione: la magia. Cosa è questa se non la biografia di un adolescente, che si sente brutto, incapace, inadeguato come ogni adolescente che si rispetti, e ha fame di trovare quel qualcosa che lo renderà diverso dagli altri, originale, autentico, vivo? L’identificazione con Harry è dovuta alla domanda centrale dell’adolescenza: che storia sono venuto a raccontare io, così come sono?

Evasione! Sentenziano alcuni. Ma la letteratura è sempre momentanea evasione, per una successiva più profonda immersione nel reale, a meno che non si riesca a distinguere reale e immaginario, patologia che accomuna squilibrati e arcigni nemici di magie e scope volanti, dimentichi di averle usate da bambini… Persino le Sirene, Scilla, Cariddi e il Ciclope nessuno li ha mai visti, ma le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi – i bambini già sanno che esistono – dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.

In Harry Potter c’è quello di cui tutti abbiamo bisogno: come si affrontano i draghi della vita? Forse non passerà alla storia della letteratura, ma questa saga ha qualcosa da dire al cuore dei suoi giovani e meno giovani lettori, che vi trovano dentro una di quelle verità tanto semplici che ci sembrano ormai naïf: tutti vogliamo essere amati e amare. Profondamente.

Harry porta sulla fronte la cicatrice del sacrificio di sua madre, che è morta per salvarlo da Voldemort, ossessionato dal desiderio di potere e immortalità. Harry è fortissimo perché è stato amato da sua madre fino al sacrificio, ha sì talento per la magia, ma il suo vero talento è l’amore che ha ricevuto. Quale ragazzo non vuole questo? Quale uomo? Se tanti ragazzi si identificano con questo desiderio, non è segno che forse spesso non ricevono quell’amore? Una generazione fragile come quella attuale non è forse una generazione poco amata o amata nel modo sbagliato?

Harry decide di fare come ha fatto sua madre con lui: affronta la morte per salvare i suoi amici. È stato amato profondamente e proprio per questo ha un debito: anche lui vuole amare allo stesso modo. Non ha solo la forza di chi è amato, ma ha il coraggio di chi vuole amare. Infatti tutto il romanzo è un grande inno all’amicizia. Harry raggiunge i suoi obiettivi (dallo studio, sì in questo romanzo i ragazzi studiano e sodo, al primo amore, raccontato con delicatezza) grazie all’aiuto dei suoi amici, capolavori di luci e ombre come sono gli amici veri.

Per finire, pochi hanno sottolineato che Harry Potter è una saga che racconta la scuola. La scuola come i ragazzi di tutto il mondo la vorrebbero. Una scuola in cui si studia, si fatica, ma per qualcosa di grande. Una scuola con un pizzico di follia e mistero. Una scuola in cui i professori sono tutti veri esperti della materia. Forse non tutti simpatici (persino il professor Piton è amatissimo dai lettori), ma è una scuola in cui gli adulti sono e fanno gli adulti, non lesinano sforzi e affiancano battaglie e paure dei ragazzi, aiutandoli a trovare la loro vocazione, la loro storia: sfidandoli, mettendoli alla prova, mostrando loro che la scuola c’entra con la vita e con il mondo.

Tutto questo non è poco. J.Conrad lo diceva meglio all’inizio di un suo romanzo: «Se riesco, qui troverete, secondo i vostri meriti: incoraggiamento, consolazione, incanto e forse, anche quel barlume di verità che vi siete dimenticati di chiedere».

Harry Potter è il libro che ha conquistato alla lettura una generazione. Ciascuno di noi ha un libro che alle elementari o alle medie ha inaugurato un mondo nuovo. Tutto è cominciato da Verne, Tolkien, Ende, Salgari, Collodi… Poi siamo andati oltre, abbiamo raffinato la ricerca e le scelte. Oggi, che ci piaccia o no, c’è la Rowling con il suo mago. Se milioni di ragazzi di culture diverse lo leggono con fame non è solo questione di mercato e gadget: è anche questione di cuore. E il cuore di un ragazzo bisogna ascoltarlo con le parole che ha, anche se suonano assai semplici.

E se quest’estate ho potuto dare ai miei ragazzi più cresciuti Shakespeare, Cervantes, Dickens, Dostoevskij, Tolstoj, Tomasi di Lampedusa… è anche grazie alle magie di Harry.

La Stampa, 3 luglio 2011

Questo articolo è stato scritto da Prof 2.0.

Categorie Articoli & Racconti, Biblioteca, Colloqui con i genitori, Intervallo, Libri e Film, Media, Sala Prof, Studenti

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65 commenti a «Cosa ho capito grazie a Harry»

  1. Caro Alessandro,
    Come tu hai scritto la saga di harry potter, con i suoi amori e le sue amicizie, ha causato, in bene, una svolta nella vita e nella letteratura di noi ragazzi. Sono pienamente d’accordo con te, ma una domanda che conservo dentro al cuore non ha ancora trovato risposta, e spero che tu riesca a darmi la tua opinione. I peanuts, immortali e vivi dentro ai nostri cuori, ci hanno fatto capire che qualunque maschera indossiamo siamo tutti, harry incluso, dei charlie brown. I tuoi occhi da insegnante cosa pensano riguardo a ció?
    Mille abbracci,
    Caterina,

    Caterina
    (20:00 del 29 marzo 2012)
    • D’accordo con te. Amo i Peanuts e la loro evoluzione: Calvin&Hobbes

      Prof 2.0
      (16:21 del 2 aprile 2012)
  2. Sono in terza media e, l’anno scorso, il nostro grandioso profe di italiano ci ha dato un tema meraviglioso: “Consiglio alla classe questo libro perchè…” e io ho descritto Harry Potter e i Doni della Morte… J.K.Rowling mi ha insegnato che lottare per ciò in cui si crede veramente è l’ossigeno che ci fa respirare e che sognare è trattenere il respiro e poi ricominciare a lottare
    ECCO IL TEMA:

    In una fredda giornata del gennaio 2008, giunsi al momento in cui bisogna fare ciò che nessun uomo vuole fare dopo aver vissuto l’avventura più incredibile della sua Vita… girare l’ultima pagina e chiudere il libro!
    Un libro che porta impressi sulla copertina i due nomi che mai avrei pensato di vedere nella stessa frase: DONI e MORTE. Harry Potter e i Doni della Morte. L’ultimo libro della famosa saga.
    Un libro che, già dal titolo, è un controsenso. Profondo e immediato, che raggiunge direttamente il cuore, ma che invoca e parla ai suoi antri più nascosti ed infidi.
    Joanne Kathleen Rowling scrive una conclusione, ma anche un inizio, l’inizio di riflessioni che colmano la mente alla ricerca di una risposta alla domanda: “Cosa è cambiato in me?”. Anche per questo consiglio il libro alla classe.
    “La dedica di questo libro è divisa in sette modi: a Neil, a Jessica, a David, a Kenzie, a Di, ad Anne e a te, che sei rimasto con Harry fin proprio alla fine”, scrive la Rowling all’inizio di questa fine, appunto.
    Quando ho letto questa dedica ho ammirato veramente la personalità di tale donna che, dalla situazione critica dovuta alla carenza di soldi, ha saputo trarre ricchezza dalla sua fantasia e con maestria è riuscita a plasmare un mondo magico e fantastico, ma che più vero di così non può essere.
    Donare Speranza, può sembrare un po’ forte come affermazione per un libro, ma, sempre, la lotta tra il Bene e il Male termina con il Bene che trionfa veramente, poiché non ha sconfitto la forza con la forza, ma con l’Amore.
    Questo dona Speranza, dona quella Speranza utile ad essere certi che nel Mondo tutti faremo accadere qualcosa.
    Chiunque mi conosce sa che Harry Potter agisce con me ed è parte di me!
    Un libro che come una lama ti ferisce, ma che, come una rosa rossa, ti accarezza.
    Non avrà mai fine questa storia dentro di me, finché non avrò trovato il
    mio significato nel Mondo. Questo viaggio, con parecchie cadute e litigi, ma anche con innumerevoli momenti di Felicità, resterà per il resto dei miei giorni dentro di me e per me!
    Harry Potter e i Doni della Morte è formato da intrighi ed avventure che sono semplicemente metafore per descrivere ogni nostro giorno: la lotta tra il Bene e il Male, come già accennato, il vivere una doppia vita per salvare quella dell’Altro con la “A” maiuscola e, infine, il non tradire gli Amici, il morire per loro se necessario. Questo fa Dobby, l’Elfo domestico. Dobby, la cui fedeltà verso gli Amici non ha mai vacillato… Dobby, l’Elfo Libero.
    <>.
    Così è descritta la scena della morte di Dobby. Come suo ultimo gesto pronuncia il nome dell’Amico a cui ha appena donato la Vita, non l’ha persa, l’ha semplicemente donata a colui che ammirava davvero. Dobbiamo anche noi avere il coraggio di sorridere alla Morte per la Libertà, per l’Amicizia!

    Angela F.
    (19:39 del 10 marzo 2012)
  3. Harry Potter mi ha cresciuta.
    Sono stata con lui all’inizio e lo sono stata fino alla fine. Mi ha insegnato a credere in me stessa, mi ha iniziata alla letterura, era sempre li quando avevo bisogno. Sembrerà stupido quello che ho appena detto, ma era sempre pronto a farmi evadere dalla realtà, a consolarmi, a darmi consigli, anche se implicitamente. Hogwarts ha rappresentato la scuola perfetta per me, una scuola in cui si studia sapendo che servirà a qualcosa (cosa che al giorno d’oggi non è certa). L’uscita dell’ultimo libro è stato un trauma, rendermi conto che era tutto finito e che non ci sarebbe stato altro mi ha completamente spiazzata. Ma ora che ci penso lui ci sarà sempre, ad aspettarmi nella libreria, a farsi spazio dentro il mio cuore con le sue parole. Harry Potter esalta inoltre la diversità, ognuno di noi può identificarsi in una delle quattro casate (fierissima serpeverde) ma senza criticarle. Alla fine tutti vengono accettati e compresi.
    Non so cosa avrei fatto senza di lui.
    Gli devo molto e non me ne vergogno.

    Chiara
    (21:32 del 2 febbraio 2012)
  4. E’ la prima volta che pubblico un commento qui e volevo farlo parlando di un argomento che ben conosco.
    Non mi vergogno, quando mi definisco una che è stata con Harry fino alla fine, che faccio parte della “Harry Potter Generation”.
    Semplicemente perché, come Harry, io sono cresciuta leggendo le sue avventure.
    Non è forse questo il compito di un libro? Aiutare il lettore a crescere ed a riflettere?
    Spesso mi sono chiesta che cosa ha reso Harry Potter così importante. Così fondamentale nella vita di alcuni di noi.
    La risposta l’ho trovata nei miie ricordi e nei miei pensieri. Il fatto che molti si rispecchino in Harry o in Hermione dimostra quanto questa storia sia universale.
    No, non credo di aver esagerato definendola così, perché ognuno si può rivedere in ognuno dei protagonisti.
    C’è chi si sentirà come Harry, alla ricerca di un Amore assoluto che l’ha salvato dalla morte. Come Ron, coraggioso e un po’ codardo e buffo allo stesso tempo.
    Di sicuro ci sarà qualcuna che si rivede in Hermione. La secchiona so-tutto-io, dolce e fedele. La tosta femmina del trio, che sa sempre rialzarsi dopo le lacrime versate.
    CI sarà certamente un Neville, uno sbadato, smemorato e pauroso che però sa combattere per quello in cui crede.
    Deve esistere per forza anche un Draco Malfoy. Il ragazzo che fa tanto il gradasso e il prepotente, ma che soffre e ha paura come tutti gli altri. UN ragazzo insicuro che si rifugia in bagno a piangere quando la situazione ha preso una brutta piega. L’uomo che riconosce i propri errori e tenta di rimediarvi.
    Quel Draco Malfoy deve esistere per forza in qualcuno di noi, anche al femminile. Quella ragazzina che soffre, ha paura, si rifugia in bagno a piangere e insicura sono io.
    Per questo faccio parte della Generazione di Harry Potter.

    Fede.
    (21:58 del 10 novembre 2011)
  5. Harry Potter è un capolavoro e la Rowling è una donna favolosa che ne ha passate tante prima di raggiungere il suo momento di gloria, non so se avete mai visto su you tube il discorso che fece per i laureandi di Harvard(eccolo!http://www.youtube.com/watch?v=u4ngkZv2GN0)…comunque tornando al libro…mi ricordo che appena ne usciva uno nuovo papà lo comprava e aspettava pazientemente ( neanche tanto a lungo perchè lo divoravamo letteralente) che io e mia sorella finissimo di leggerlo per poterlo leggere anche lui e poi lo leggeva pure mia nonna! E’ un libro che appassiona grandi e piccini in cui viene esaltato il valore dell’amicizia ed è così avvincente che ti prende e ti va vivere le avventure in prima persona, alle ultime pagine ti assale la tristezza perchè non vorresti che finisse e ti viene voglia di rileggerlo perchè ti mancano i personaggi come se fossero amici tuoi! Come si può dire che un libro che emoziona a tal punto, perchè non credo di essere l’unica ad avere sentito queste cose ( e frequentavo le superiori quando l’ho letto), non sia un capolavoro? Il successo che ha avuto lo dimostra ed è tutto meritato e io mi sto comprando tutti i volumi della saga( perchè i primi son rimasti a mia sorella a casa dei miei genitori) perchè quando avrò dei figli mi piacerebbe regalare loro la magia che Harry ha regalato a me <3

    Alessandra C.
    (23:07 del 6 novembre 2011)
  6. A dire la verità non ho ancora letto la saga di Harry Potter, quindi magari non posso esprimere un diretto giudizio riguardante i libri.
    Come ogni adolescente che si rispetti ho visto tutti i film della saga e devo dire che in parte concordo con Marco T. nel dire che l’autrice si sia venduta alle regole del mercato, sopratutto nel finale dell’ultimo libro.
    Comunque, ho cominciato questo commento per dire che finalmente ho capito cosa ha reso così popolare nel mondo questa saga che di reale ha ben poco.
    La risposta è semplice: la magia.
    La magia permette ad Harry e ai suoi compagni di combattere i demoni del suo mondo, in fondo è quello che desideriamo anche noi, no? Chi di noi non ha mai detto: vorrei avere una bacchetta magica?
    Per risolvere un problema, il più futile o il più grave.
    Per non parlare poi della fantastica scopa volante! Chi non ha mai sognato di volare via da tutto e da tutti, librarsi nei cieli più azzurri, con il vento tra i capelli e sentendo il dolce, dolcissimo profumo della libertà?
    Bè… forse esiste un Harry Potter in ognuno di noi: impacciato,bruttino, che alla fine riesce a riscattarsi da tutto e da tutti.
    Credo che alla fine, la storia di Harry, sia molto più reale di quanto non sembri.

    Sognatrice
    (19:08 del 30 settembre 2011)
  7. Marco ho letto l’articolo, tutto, da cima a fondo. La prima domanda che mi viene in mente è: ma dove l’avete lasciata la fantasia? o meglio: ma davvero volete privare i bambini della loro fantasia?
    L’articolo ripercorre tutta la storia di Harry Potter con un tono volutamente sarcastico e negativo, per poi arrivare a concludere che Harry Potter, al pari dei Pokemon, dovrebbe essere abolito dagli orizzonti dei bambini, perché invito al satanismo e contrario al Cristianesimo, oltre che aizzatore alla stregoneria e alla magia nera. Ma non capisci che è un’argomentazione che non regge? Sono cresciuta con i libri di Harry Potter, il primo volume è stato il primo libro “lungo” che ho letto, e avevo 6 anni e mezzo. E ho seguito tutta la saga, amandone i protagonisti e apprezzandone gli ambienti, le invenzioni e ogni particolare, da Hogwarts al binario nove e tre quarti, dalle Cioccorane al Quidditch. La Rowling è riuscita, con maestria e grazia, a creare un mondo degno dell’immaginazione dei bambini, e tuttavia un mondo adatto anche agli adulti. Sono cresciuta con Harry, e non me ne vergogno: perché mai, neanche per un istante, nella mia innocente età di bambina, mi sono sentita spinta all’adorazione o all’idolatria della magia e del Male, non ho mai pensato che la scena nel cimitero del quarto volume fosse un collegamento a sacrifici e riti satanici. E questo non è successo neanche rileggendoli allo sfinimento negli anni successivi. Io amo leggere, trovo che Lewis e Tolkien siano dei maestri eccezionali, mi commuovo davanti ai Fratelli Karamazov e divoro i libri di Pirandello, mi interrogo davanti a Leopardi e mi appassiono di Manzoni. Ho diciassette anni, faccio il liceo classico, praticamente nuoto tra classici e tragedie greche, e incontrare Gesù, fin da piccola grazie ai miei genitori, e ancora adesso, giorno per giorno, grazie ad una compagnia e tanti amici, è stata ed è la cosa più bella che mi sia accaduta, un dono per cui non smetterò mai di rendere grazie. Eppure, indovina un pò, mi piace, nei momenti di svogliatezza, o in freddi pomeriggi oziosi, decidere di spegnere il computer – basta facebook, basta perdere tempo! ci casco spesso, ma cosa mi rimane? – afferrare tutti insieme sette volumi di Harry Potter, sparpagliarli sul letto e rileggere i miei passi preferiti, commuovendomi e sentendomi ancora bambina. Ed è straordinario ricordare ogni emozione che ho provato quando li ho letti la prima volta, ridere pensando a quando ancora leggevo “basilico” il terribile “basilisco” del secondo libro e pensavo che Hermione fosse la ragazza più normale della Terra.
    Te lo dico con sincerità, Marco, anche se forse non accetterai questo poema scritto da una “ragazzina” come veritiero e degno di nota: c’è sempre qualcuno che cerca di smontare e distruggere ciò che trovi sia bello, ma io ho dalla mia parte l’esperienza: è da ipocriti parlare di qualcosa senza conoscerlo, giudicarlo senza averlo realmente visto. Io ho visto il mondo di Harry Potter, è scolpito nella mia testa, ma non lo sento come un’entità in contrasto col mio essere cristiana, non lo sento neanche come un blocco, un ostacolo al mio crescere e diventare grande; è sbagliato rinchiudersi nei ricordi dell’infanzia, ma non gettate la fantasia. Ricordate di quando eravate bambini: non vi brillavano gli occhi la solo pensiero di poter volare? non desideravate vedere draghi, sirene e unicorni?
    Tenetevi le vostre critiche, e lasciatemi i ricordi e l’immaginazione.
    Grazie Prof per questo articolo, ormai non ci speravo più da parte di un adulto. Aspetto il tuo prossimo libro, il primo l’ho adorato :) grazie mille per questo blog!

    Caterina
    (17:42 del 19 settembre 2011)
    • grazie caterina….il tuo cuore è in queste parole…..bello!!

      maria Rosaria
      (23:32 del 25 settembre 2011)
    • Sono con te, Caterina.

      Prof 2.0
      (19:31 del 19 settembre 2011)
  8. Grazie della dritta! :)

    Rosario
    (18:39 del 17 settembre 2011)
  9. Ciao! Sono un ragazzino di 13 anni, nel mio piccolo paese sono l’unico ragazzino che legge,
    nel mio paese leggere è come essere secchioni o deficenti!(ho la media dell’8, quindi non sarei così secchione) O se ami le creature magiche o la magia come harry potter ti prendono per scemo! Sono sempre messo in discussione solo perchè non ascolto Musica “House” ma Musica Rock (il metal non mi piace), mi prendono in giro solo perchè mi metto a canticchiare i Beatles o perchè scrivo sul banco testi dei Queen. Vorrei tanto che questo mondo cambiasse, gli adulti non hanno più immaginazione e ora anche i ragazzi e i bambini la hanno persa!Bhè io ho finito! :)

    Rosario
    (17:28 del 17 settembre 2011)
    • E tu continua ad essere te stesso e renderai il mondo più ricco!

      Prof 2.0
      (18:13 del 17 settembre 2011)
  10. Intervengo in questo dibattito con molto ritardo, ma non posso resistere. Perché condivido quanto hai detto e sul valore della serie (termine che preferisco a saga perché – contrariamente a quanto ha commentato qualcuno – esattamente come facevi implicitamente notare tu, Harry Potter non è un fantasy, ma una school story, un’appartenenza, peraltro, che in un paese ad ampie visioni di lettura e di letteratura giovanile come l’Inghilterra è data per acquisita da anni) e sulla sua importanza rispetto alla riconquista della lettura.
    Harry Potter, oltre tutto, è scritto molto bene, ha ricchezza lessicale (che la pessima traduzione italiana, questo va detto, non esalta – ma, provare per credere, leggerlo in lingua originale è molto ma molto più entusiasmante), abilità stilistica, consapevolezza dei generi e senso della trama.
    Anche se con un certo ritardo (ma soprattutto nell’Europa continentale – in Inghilterra e negli Stati Uniti i saggi su HP si sprecano da anni), anche da noi si comincia a studiarlo senza inutili preziosità accademiche, e meno male.
    Nel mio piccolo, io (che insegno sia a scuola sia all’Università) ne parlo sempre con i miei alunni (e un anno abbiamo pure ‘giocato a Harry Potter’), e per quanto riguarda il lato accademico, visto che la letteratura giovanile è uno dei miei campi di interesse, ne ho scritto (e ne scrivo) dal lontano 2004, senza timore.
    Per finire (e scusandomi per la lunghezza, ma è un argomento che mi appassiona, non resisto), ti lascio questo link, assai significativo, di un giudizio dato da un maestro cantore dell’ombra adolescenziale come Stephen King: http://www.ew.com/ew/article/0,,20431232_20050689,00.html.

    'povna
    (15:03 del 6 agosto 2011)
  11. Al papà mio omonimo: capisco e condivido la preoccupazione di non dare veleno ai figli. Ma dove sarebbe il veleno in Harry Potter? La magia forse? Temi che qualcuno prenda il volo su una scopa? Potrebbe farlo, ma solo in un mondo dove volano anche i draghi.

    Marco 2
    (18:58 del 5 agosto 2011)
    • Un contributo x la riflessione…

      Teo
      (10:48 del 19 agosto 2011)
    • riconosco la mia ignoranza,ma abbiate l’onesta intellettuale di leggere e se volete commentare questo articolo,grazie.
      http://www.fabbricantidiuniversi.it/harrypotter/biselx.htm

      marco
      (20:58 del 17 agosto 2011)
      • Ho letto l’articolo, ma mi dispiace, non riesco a dargli retta.
        Prima di tutto, tratta dei primi quattro libri, non della serie nella sua unità.
        Se proprio vogliamo vedere la saga in chiave religiosa, si potrebbe vedere un paragone con il Nuovo Testamento nell’ultimo libro, in cui Harry si sacrifica per salvare i propri amici.
        Poi, non credo che i mezzi con cui si porta a termine un’impresa siano buoni o cattivi.
        Se io uso un coltello per uccidere, sono io cattiva o lo è il mio coltello?
        Sicuramente non il coltello, che può essere usato anche per fare del bene, ad esempio per cucinare.
        Io la penso uguale per quando riguarda la magia.
        Comunque è un libro.
        Lo sanno tutti che non è reale, quindi perchè dovrebbe essere cattivo?
        Perchè non ci si concentra sul significato del libro?

        Simona
        (17:43 del 28 agosto 2011)
  12. Fantastica descrizione di quello che penso anche io:l’importante è l’educazione dei bambini/ragazzi alla lettura, senza critiche e nasi arricciati degli intellettualoidi che pensano di poter stabiire cosa è buona letteratura e cosa no…
    ti ho conosciuto un paio di anni fa a Venezia alla scuola librai UEM dove ci hai presentato in anteprima il tuo libro, che mi hai autografato e che ho letto con vero piacere (sono contenta del successo che ha avuto)…ero un’aspirante libraia (per ora rimasta aspirante!) in quell’occasione mi è arrivato il tuo amore per i libri e per i giovani, caratteristiche che anche io ho (e che non perderò anche rimanendo aspirante per tutta la vita!) continua ad alimentare il tuo blog che alimenta speranze in un mondo migliore e a cui mi rivolgo in cerca di speranza quando ne ho bisogno..ciao Alessandro!!

    irene
    (15:25 del 29 luglio 2011)
    • irene,permettimi..se sai che in un cibo c’e’ un po’ di veleno(anche poco) lo daresti da mangiare a tuo figlio\a ? educare a leggere a mio parere significa anche far discernere il contenuto,eccome se bisogna farlo!! Altrimenti vorrebbe dire leggere senza capire il significato,solo con lo scopo di imparare a leggere un libro?(diversa e’ la prospettiva di un genitore dal professore) mi sembra poco e pericoloso…cioe’ voglio dire che se devo educare mio figlio a leggere(parlo da genitore)non invito certo a leggere harry, ma piuttosto parto da libri piu’ positivi,non tutti hanno la capacita’del prof. di cogliere il positivo(giustamente e ringrazio perche’ lo fa’),allora qual’e’ la differenza tra leggere froid dal leggere chi o tvsorrisi ? sempre lettura e’,giusto?….

      marco
      (09:07 del 31 luglio 2011)
      • sarà, ma per me Harry E’ positivo… solo perchè i suoi genitori muoiono, solo perchè qui Voldemort è simile ad una serpe, solo perchè qui la morte vive, non significa che un libro non sia positivo!!! la morte esiste e su questo non c’è dubbio… quindi perchè nasconderla (seppur se a un bambino)?? In Harry Potter la morte c’è. Eccome. Ed è proprio grazie a questa che Harry è forte, è vivo ed è vero!!!

        Angela Fe.
        (18:06 del 25 marzo 2012)
      • Marco, credo che per te non ci sia differenza tra leggere Sorrisi e “Froid”, altrimenti sapresti che si scrive Freud.
        Non parlare di cose che non si conoscono dovrebbe essere una regola universale.
        E credo sia quello che bisognerebbe fare con Harry Potter.
        Molti intellettualoidi, come li chiama Irene, considerano Harry Potter un libro per bambini solo perchè nelle librerie viene classificato in questo modo, e se iniziano a leggerlo sono prevenuti.
        Grazie professore, per aver dato spazio a un libro come Harry Potter, che per me è importante, senza pregiudizi. :)

        Simona
        (12:39 del 6 agosto 2011)
        • Sono con te…

          Prof 2.0
          (19:29 del 8 agosto 2011)
    • Cara Irene, grazie di cuore e auguri per il tuo sogno, che spero possa realizzarsi presto. Non demordere!

      Prof 2.0
      (20:17 del 29 luglio 2011)
  13. Sono d’accordo al 100% sulla funzione “ti invoglio a leggere” di libri come Harry Potter di cui si parla all’inizio dell’articolo.
    Io al liceo odiavo studiare letteratura italiana: dover commentare storie, libri, addirittura imparare quello che il critico Tizio pensava del racconto Caio era per me una via crucis.
    La cosa buffa è che – piu’ o meno – tutte le altre materie mi piacevano e non era colpa degli insegnanti, loro erano anche bravi, il problema ero proprio io :)
    Pero’ adoravo leggere, leggere, leggere, qualsiasi cosa: Tolkien, Verne, Salgari e via andare.
    Vent’anni dopo ormai (oddio!), grazie a questi autori mi sto godendo I Vicerè di De Roberto dopo avere concluso soddisfatto Il 42° Parallelo.
    Sono sicuro che senza di loro non ci sarei mai riuscito.

    Grazie ancora John, Jules, Emilio e tanti altri, mi avete fatto provare il piacere della lettura. Da allora non ho piu’ potuto farne a meno.

    Davide Strepparava
    (14:33 del 26 luglio 2011)
  14. A proposito della saga della Rowling, io sono una fan accanita, ho letto tutti i libri almeno due volte, ma non sono una ragazzina, ho 40 anni. Ho scoperto l’esistenza di Harry e compagnia poco più di 10 anni fa cercando un libro da regalare a mia nipote, allora una bambina. Per curiosità ne cominciai la lettura, lo divorai e subito dopo divorai anche gli altri due. Da allora ho atteso l’uscita dei nuovi episodi come un amico che non incontri da tanto e che non vedi l’ora di riabbracciare. E dire che non sono una lettrice che si accontenta, la mia libreria è stracolma di Dostoevskij, Guy De Maupassant, Verga, Kafka, ecc., i classici sono la mia passione, grazie a loro ho scoperto il piacere e il vizio della lettura. Qualcuno poi mi ha iniziato ai moderni e contemporanei: Orwell, Marquez, Pennac, Baricco e ho scoperto che classico non significa necessariamente migliore, ma che il talento ha continuato a esprimersi negli scrittori anche dopo l’800 o i primi del 900. Come si fa a non considerare straordinaria la storia di un uomo, Malaussene, che di professione fa il capro espiatorio? O a non innamorarsi della famiglia Buendia? A non ringraziare o Signuruzzo per averci donato Camilleri? A non rimanere incantati dalla perfezione di scrittura di Zafon? A non sorprendersi dalla verità che emerge in D’Avenia? E come si fa a non apprezzare l’intreccio che ha portato Harry allo scontro finale contro Voldemort? E’ l’eterna lotta del bene contro il male, è vero, ma la fantasia della Rowling ha generato molto di più: situazioni, personaggi, oggetti, invenzioni, persino uno sport, che vivono di vita propria, che nel contesto della storia ma anche presi singolarmente mi fanno pensare che quella donna sia un vero e proprio genio. E non ho difficoltà a paragonare la saga a quella del Signore degli Anelli (che pure ho amato tanto).
    Un’ultima considerazione: è vero, Ratzinger ha criticato il maghetto, ma gli scritti che mettono in luce i riferimenti e le similitudini di Harry Potter alla Bibbia sono parecchi.

    Lisa
    (18:51 del 23 luglio 2011)
  15. Io sono sempre piu’ innamorata di quello che scrivi *.*..quando esce il prossimo libro?? sono troppo impazienteeeee!!!!

    Cec
    (22:22 del 20 luglio 2011)
    • A novembre, cara Cec!

      Prof 2.0
      (15:12 del 22 luglio 2011)
  16. Buone vacanze, prof!
    Quando i pensieri vanno in vacanza, spesso, diventano più chiari e leggeri e,in ogni caso, quando prendono di nuovo forma scritta, compensano dell’attesa chi li aspettava( e penso che siamo tanti).

    Patrizia, Acireale
    (10:39 del 19 luglio 2011)
  17. caro prof 2.0, d’accordo che è estate e tutto quanto..ma è una ‘sofferenza’ vedere i tempi di pubblicazione tra un blog e l’altro allungarsi! ogni giorno clicco sulla tua page e aspetto di vedere qualche nuovo scritto. (pensa a noi universitari ancora in preda alla sessione estiva, abbiam bisogno di una bella compagnia!)

    kappa
    (22:22 del 18 luglio 2011)
    • Hai ragione kappa! Ma anche io sono concentrato sul nuovo romanzo, che mi risucchia tutta la creatività… In bocca al lupo per gli esami. Torno presto!

      Prof 2.0
      (10:22 del 20 luglio 2011)
  18. non intendo niente di preciso,dato che le vie sono infinite e sconosciute,e’ una domanda che mi aiuta a capire di piu’ sulla misteriosa ricerca…

    marco
    (21:35 del 18 luglio 2011)
    • A me sembra che la tua domanda trovi risposta in ciò che ha scritto Alessandro. Quello che lui scrive di aver capito, porta vicino a Dio o no?

      Andrea
      (10:07 del 20 luglio 2011)
      • direi di si, nell’articolo sono presenti queste parole: “autentico,originale,vivo,amore,consolazione,verita’ ” direi che bastano per scoprire Dio in queste parole e che certamente nascono dal bene…..buona ricerca a tutti!

        marco
        (14:05 del 20 luglio 2011)
  19. permettetemi una domanda a tutti quelli che l’hanno letto : vi ha avvicinato di piu’ a Dio questo libro?

    marco
    (13:55 del 18 luglio 2011)
    • Dipende cosa intendi, ma in molti aspetti si!

      Andrea
      (14:33 del 18 luglio 2011)
  20. Io faccio parte di quella generazione che con Harry Potter è cresciuta, avevo nemmeno 10 anni quando è uscito il primo libro e dopo poco il film dal successo planetario. Non ne sono mai stata una fan accanita però ho amato immensamente Tolkien e Le Cronache di Narnia, ed ora che appena uscito l’ultimo film sono come presa da una voglia irrefrenabile di rileggere l’ultimo capitolo della saga della Rowling (quando l’avevo letto la prima volta avevo quasi sospirato “finalmente”). Ora mi ritrovo con le lacrime agli occhi mentre penso a come ha arricchito la mia infanzia e adolescenza, a come oggi mi ritrovo all’università a studiare Lettere e forse anche per merito di quel libro.
    [commento corretto]

    Anna Veronica
    (23:38 del 10 luglio 2011)
  21. Io faccio parte di quella generazione che con Harry Potter è cresciuta, avevo nemmeno 10 anni quando è uscito il primo libro e dopo poco il film dal successo planetario. Non ne sono mai stata una fan accanita però ho amato immensamento Tolkien e Le Cronache di Narnia, ed ora che appena uscito l’ultimo film sono come presa da una voglia irrefrenabile di rileggere l’ultimo capitolo della saga della Rowling (quando l’avevo letto la prima volta avevo quasi sospirato “finalmente”). Ora mi ritrovo con le lacrime agli occhi mentre penso a come ha arricchito la mia infanzia e adolescenza, a come oggi mi ritrovo all’università a studiare Lettere e forse anche per merito di quel libro.

    Anna Veronica
    (23:32 del 10 luglio 2011)
  22. Ciao Alessandro
    Interessante questo articolo e veramente belle le cose che dici riguardo a Harry Potter, pero vorrei che tu leggessi la sezione dedicata a Harry Potter nel libro di Annalisa Colzi “Come satana corrompe la società” basta che vai in una libreria tipo paoline sfogli il libro e trovi una sezione dedicata ad Herry Potter.. poi se ti va di cosa ne pensi, sono in diversi a dire che non fa proprio cosi bene, ma pochi hanno detto il perché..

    paolo
    (13:09 del 10 luglio 2011)
    • ciao Paolo, scusa se mi intrometto, ma il Male lo portiamo dentro di noi, non lo trovi in un libro…hai presente Il nome della rosa di Eco? noi siamo il derivato di tutte le esperienze e gli incontri per noi importanti della nostra vita…un libro ci può solo arricchire, se ha da dire qualcosa, se no non ti lascia niente… e dopo un po’ te ne accorgi!!! lasciamoci liberi di curiosare e di sapere con il tempo scegliere ciò di cui vogliamo nutrirci!

      francesca
      (22:09 del 10 luglio 2011)
  23. Caro Alessandro, dopo questo articolo la mia stima per te – già enorme – è diventata praticamente illimitata! Spero tu stia passando delle buone vacanze! Anna
    ps. a proposito di Dante e ’900 etc, prova “Nove saggi danteschi” di Borges se non li hai già letti. Mi pare diano spunti interessanti.

    Anna A.
    (13:45 del 9 luglio 2011)
  24. sai che il primo Harry Potter è stato riufiutato ben 12 volte prima di essere finalmente pubblicato?ma la tenacia della scrittrice ha dato i suoi frutti!

    marta
    (14:44 del 8 luglio 2011)
  25. Carissimo prof, il suo articolo mi ha veramente commossa. Non solo perché è un momento, per me, di grande coinvolgimento emotivo (ieri c’è stata la premiere dell’ultimo film, lacrime a go-go), ma perché finalmente leggo di un professore che si è accorto dell’importanza della saga di HP per i ragazzi e non solo.
    Ho 19 anni e ho cominciato a leggere Harry Potter quando ne avevo 7, quindi il primo libro era uscito da pochissimo. E’ stato amore a prima vista…in questi 12 anni ho riletto quei volumi milioni di volte (senza ovviamente dimenticare altri libri, dato che fin da bambina sono sempre stata un’assidua lettrice), e adesso che sta per finire per me potrebbe considerarsi un trauma. Ho avuto la fortuna di finire la mia infanzia e trascorrere la mia adolescenza immersa nella magia di Hogwarts, sognando di ricevere la famigerata lettera, giocando a smistarmi nelle case (fiera Serpeverde!!), fingendo di preparare pozioni.
    A me non è successo, come a qualche altro utente, di vivere la lettura degli ultimi libri in modo più superficiale, anzi! La saga fa così parte della mia vita che non riesco ad aprire un volume di HP senza commuovermi. E’ un male? Quando ci commuoviamo di fronte ad un vecchio giocattolo che adoravamo da bambini, facciamo qualcosa di male?
    Si può dire quel che si vuole di Harry Potter, di sicuro esistono milioni di libri oggettivamente scritti meglio e con una trama migliore, ma Harry mi ha regalato un sogno lungo 12 anni. E non riesco a pensare ad un regalo migliore.
    Tutt’ora, in inverno, giro con la mia bella sciarpa verde-argento. E non me ne vergogno. E quando a 50 anni riaprirò un libro di Harry Potter e piangerò ancora come una bambina, non me ne vergognerò. Si va avanti, si, ma come ha detto Jo alla premiere di ieri “Hogwarts sarà sempre lì per darvi il benvenuto a casa”

    Sofia
    (11:26 del 8 luglio 2011)
    • Cara Sofia, spero di non dovermi mai sentire in colpa per i libri che leggo. Liberati da quel senso di colpa, non serve. Adesso è il momento di andare avanti, trovare altri libri, altri mondi, altre scelte, senza rimanere incastrati tra le mura di H. Sarà dolce ricordarsi di quei pomeriggi magici, ma nella lettura il bello, credimi, deve ancora arrivare…
      ps. i film a me non sono piaciuti…

      Prof 2.0
      (16:48 del 8 luglio 2011)
  26. Mi ha incuriosito il tuo commento sulla saga di Harry Potter, soprattutto per il fatto di non essermici mai accostato. Un viaggio rapido su internet e scopro che, nel 2003 (o giù di lì) l’allora Prefetto per la Congregazione della Fede, Ratzinger, definì i libri della Rowling “una sottile seduzione che corrompe i giovani cristiani”. Poi scopro che anche lo scrittore canadese Micheal O’Brian, cattolico, dice lo stesso affermando che il mondo di Harry Potter è “fondamentalmente gnostico”.
    Sono rimasto di sasso. L’allora Prefetto per la Congregazione della Fede è, oggi, nientemeno che il nostro Papa. Ne sapevi niente?
    A presto.
    Cristiano.

    Cristiano
    (10:19 del 8 luglio 2011)
    • Sapevo tutto. Poco importa. Quella di R. è un’opinione, per di più di una persona che non li ha letti. Non è infallibile in materia di romanzi… A me non importa il fatto che un romanzo sia cattolico, gnostico o buddista. Mi interessa che sia un buon romanzo.

      Prof 2.0
      (16:51 del 8 luglio 2011)
      • io non capisco perché quando il Papa parla di cose che sono fondamentali per un cristiano se ne discute come dell’ultima partita di calcio al bar o come dei dati istat in un talk show, mentre invece se esprime un parere personale su un libro (in risposta ad una domanda rivoltagli su un testo che non ha nemmeno letto) questa viene presa da alcuni come oro colato!!!! ragazzi un po’ di leggerezza, permettetegli di buttare lì un giudizio senza dover pubblicare una smentita!!!
        il giudizio negativo poi era soprattutto sull’illusione che la magia potesse risolvere tutto, come se diventare onnipotenti fosse la soluzione ai nostri problemi. la cosa di per sé è giustissima, ma non calza secondo me alla saga di Harry Potter (esprimo anch’io un parere azzardato perché non l’ho ancora finito. Lo sto leggendo a voce alta con mio figlio di 7 anni e siccome mi pareva fosse un po’ piccolo per comprendere tutto sto andando molto piano).
        scusate se il commento magari va un po’ “fuori tema”, ma siamo in una strana società che mette sullo stesso piano il commento di un esperto, la più sincera delle testimonianze, la chiacchierata pettegola e il commento gratuito. siamo la cultura dei foglietti dei baci perugina.
        restituiamo le frasi al loro contesto e coglieremo quello che voleva dire chi le ha pronunciate.
        ciao prof, ti conosco poco ma ti stimo!

        Mara
        (23:18 del 3 gennaio 2012)
        • Grazie Mara! Sono d’accordo con ogni parola che hai scritto.

          Prof 2.0
          (16:14 del 4 gennaio 2012)
      • Ti adoooooooooooooooooooro!!
        47 anni, mamma di cinque figli dai 10 ai 20 anni, lettrice costante. Il primo Harry Potter mi è stato praticamente appena uscito. L’ho trovato bellissimo. Ho aspettato gli altri con una discreta trepidazione. Quando finisci un libro e ne senti quasi la mancanza… ecco quello è un buon libro.

        Simona
        (13:34 del 26 agosto 2011)
  27. Ciao Alessandro,

    Capisco di essere in parte fuori tema, ma volevo chiedere un giudizio esperto a chi, come te vive il mondo della scuola in maniera diretta.
    Il mese scorso, mia madre, insegnante d’inglese in un istituto professionale, insieme ad altri colleghi ha festeggiato la tanto desiderata pensione.
    Io, lavorando lontano dalla mia città d’origine, la vedo poco ed ho pensato che le avrebbe fatto piacere se fossi stato lì a condividere con lei un momento(oggi più di ieri!) di sicura importantanza.
    Arrivo al dunque, sono andato via dal piccolo ricevimento con un pensiero che mi assillava: ero il più giovane, con i miei 29 anni, in quella sala affollata da circa cento insegnanti.
    E scambiando qualche chiacchiera con persone che lì conoscevo ma non vedevo da ormai tanto, mi sono accorto di come non fossero abituati a parlare con me, ragazzo di una generazione per loro inesistente, come ad un adulto che avrebbe potuto essere un loro collega già da 5 anni.
    C’è una frattura tra l’ultimo ventenne pluriripetente e il più giovane dei prof. che ne avrà avuti poco meno di 40.
    Un abisso generazionale che mi è sembrato incolmabile e che forse si riflette anche nell’impossibilità di poter comprendere l’importanza di nuove “correnti letterarie”, come le saghe moderne e commerciali, valutarle come strumento di iniziazione, di scoperta di un mondo libero di poter essere immaginato.
    Mi domando allora, può essere un disagio reale questo, alunni e docenti sempre più distanti gli uni dagli altri?
    E’ la Scuola che è così o solo quella scuola?
    A te, che sei arrivato in fondo a queste poche righe…
    grazie.

    paolo vitale
    (23:00 del 7 luglio 2011)
    • Caro Paolo, hai toccato un punto “vitale”, come d’altronde il tuo cognome. La scuola è così e un po’ deve anche esserlo. Purtroppo lo è troppo. La scuola deve creare un ponte tra un mondo di pensiero, bellezza, profondità e un mondo emotivo superficiale consumistico. Se il baratro è troppo ampio non ci sarà ponte capace di mettere in comunicazione i due mondi. Io cerco il punto più stretto, su cui cominciare a costruire.

      Prof 2.0
      (16:55 del 8 luglio 2011)
  28. sono d’accordo…racconta anche del bisogno di appartenenza a qualcuno o a qualcosa, dell’importanza delle proprie radici e di sapere di esistere perché voluti e amati!

    francesca
    (22:56 del 7 luglio 2011)
  29. Meno male che qualche prof finalmente se n’è accorto…! Non è facile iniziare i ragazzini alla lettura o meglio, appassionare alla lettura, bisogna cominciare da qualche parte; HP mi sembra un ottimo inizio: meglio cercare di immaginarseli i duelli con i draghi, ed i cattivi piuttosto che trovarseli già preconfezionati in un videogame. Mi sembra che stimoli il cervello in modo più sano.

    ElyB
    (18:11 del 7 luglio 2011)
  30. Ciao Prof! Ho vinto il terzo volume di HP come premio super lettore ai tempi della scuola elementare (leggevo già tanto allora – quanto ho amato i libri del battello a vapore!), non lo conoscevo per niente. Ho iniziato a leggerlo, a comprare anche gli altri volumi, e mi sono appassionata. Man mano venivano pubblicati gli altri volumi. Dopo il quinto però, che è uscito quando ero in terza media, è avvenuta la “frattura”. Ormai avevo imparato a leggere romanzi di altra entità e mole, romanzi per così dire più seri rispetto a quello che poteva essere HP. Naturalmente ho letto anche gli ultimi 2 volumi della serie, dovevo portare a termine un lavoro già iniziato, ma l’ho fatto da un altro punto di vista, più pacato e meno coinvolgente, proprio perché HP non mi dava più nulla, non mi dava quello che facevano quei romanzi più seri.

    Roberta
    (15:11 del 7 luglio 2011)
    • Brava Roberta, tu sei proprio tra quelle persone normali di cui parlo! Partire da lì per andare oltre, molto oltre!

      Prof 2.0
      (16:29 del 7 luglio 2011)
  31. Bravo!!!Grazie perchè leggendo il tuo articolo ho rivalutato il “maghetto”…lo avevo bocciato apriori perchè pensavo che costituisse un pericolo nel senso che abituasse i giovani a ricorrere all’occulto e alla magia…ma è giusto fare come fai tu: cercare l’aggancio giusto per trasformare in bene tutto e utilizzare ciò che abbiamo a disposizione per aiutare i giovani a fare un percorso educativo!

    simona baldini
    (08:29 del 7 luglio 2011)
  32. Ho quasi 30 anni, e non ho mai amato la lettura; anzi a dire il vero l’ho sempre odiata, probabilmente anche grazie ad insegnanti che facevano leggere “Il giardino dei Finzi Contini” a dei ragazzini di 11-12 anni visto che giornali e riviste ne ho sempre letti molti.

    Un po’ di anni fa (4-5 se non di più), dopo aver visto milioni di ragazzini fare la fila davanti alle librerie e mia sorellina (ai tempi adolescente) leggere questi tomi quasi più grandi di lei, mi sono incuriosito moltissimo e, con un po’ di vergogna (lo ammetto!) data l’età, ho iniziato a leggere l’introduzione del primo libro; da quel giorno la mia vita (letteraria ma non solo) è cambiata!
    Adesso non riesco a stare senza un libro da leggere e uno già pronto “in attesa”.

    Per cui ben vengano veramente i Tolkien, Meyer, C. S. Lewis di turno! L’importante è che ci sia qualcosa da leggere, se educativo (ed Harry Potter lo è) meglio ancora; dai libri c’è solo da imparare. Peccato io l’abbia scoperto troppo tardi. Ma adesso mi sto rifacendo, con libri più consoni alla mia non più giovanissima età, ma è grazie ad un libro per ragazzini che ho cominciato.

    Probabilmente (anche se oserei dire sicuramente) se ci fossero più professori come te, che trattato i ragazzini/ragazzi con rispetto e amore, cercando di capirli ed aiutarli invece di torpare loro le ali in quelli che sono anni importantissimi per “farsi”, probabilmente ci sarebbero meno persone come me che hanno scoperto la bellezza e l’importanza della lettura troppo tardi.

    Ogni articolo che posti la mia stima per te accresce. Grazie!

    Valerio
    (00:14 del 7 luglio 2011)
  33. le persone sono trampolini o ancore (letto su D in un’intervista): probabilmente Harry Potter è un personaggio trampolino, riesce a far tuffare nella lettura anche i più renitenti a seguire una lunga storia scritta.E comunque la nostra società (non mi azzardo ad aggiungere occidentale, Potter è davvero “mondiale”)vive di fiction, sequel di film, storie di cui abbiamo bisogno oggi come mille, duemila, tremila anni fa. L’umanità ha bisogno di storie e racconti da sempre; prima della scrittura è nata la narrazione, il racconto trasmesso intorno a un fuoco.E le storie, alcune storie, scaldano i cuori dei giovani e anche dei meno giovani, come un fuoco.E dopo la Rowling si può scoprire Pennac, Tolkien, alla ricerca degli scrittori “ancora”, quelli che dopo tante storie ci conducono in porto,il tempo per costruire pensieri, approfondire temi vitali per poi riprendere il largo… quello che ho scritto mi piace poco…troppe metafore.
    Comunque è quello che più o meno penso.

    Patrizia, Acireale
    (18:46 del 6 luglio 2011)
  34. Farei leggere questo articolo ai miei professori del liceo dal momento che dubito lo abbiano letto di loro iniziativa!!! Per dirla alla Draco Malfoy, o come le sitcom ci hanno insegnato, alla Sheldon Cooper: BABBANI!!!!!
    Purtroppo non sanno quello che si perdono!

    Francesca
    (18:32 del 6 luglio 2011)
  35. splendido post!
    Unico dubbio: hai scoperto di recente Harry, o è un articolo che scrivi ora, ma è maturato tempo fa?
    Complimenti

    giovanni.dm
    (18:18 del 6 luglio 2011)
  36. Spesso mi commuovo quando leggo i tuoi articoli e mi è successo anche con il libro. Sarà perchè arrivano dirette al cuore. Sarà perchè (ho due figlie di 18 e 23 anni) che hanno attraversato l’adolescenza soffrendo molto. Sarà perchè mi fanno rendere conto che non sempre le ho capite, sarà che però anch’io come mamma sono cresciuta con loro e oggi le capisco un po’ di più e le ringrazio per questo sguardo diverso che ho verso il mondo e i giovani grazie anche a loro che mi hanno aiutata a crescere.
    In ogni caso: grazie davvero (avrei voluto incontrarti prima, ma meglio tardi che mai!)

    Chiara
    (15:36 del 6 luglio 2011)
  37. Ho sempre amato harry potter, sono un bambino un po’ cresciuto che ha cominciato, come dici tu, a leggere con harry potter, per poi arrivare a leggere e ad amare anche i malavoglia, il fu mattia pascal e la coscienza di zeno etc…Dopo aver letto il tuo articolo intuisco un pò di più come mai harry potter mi appassiona così tanto e mi torna in mente una domanda, che fa tutta la differenza tra chi trova harry potter un libro vivo e chi lo trovo solo una roba da bambini: “Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia… Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza”

    Andrea
    (15:20 del 6 luglio 2011)
  38. “Una generazione fragile come quella attuale non è forse una generazione poco amata o amata nel modo sbagliato?”

    Ciao, io sono una ragazza come tante, abito in un piccolo paese di provincia e non ho nessuna caratteristica particolare. Solo, come molti ragazzi, amo leggere; e amo Harry e il suo mondo. Questo articolo mi ha commossa, mi ha fatto capire davvero da cosa scaturisce l’amore verso questa saga e il perché gli adulti non capiscono cosa significhi per noi una storia come questa. Quando si inizia a parlare di Maghi e Folletti scappa sempre un sorriso: gli adulti faticano a capire cosa ci stia davvero dietro alle avventure di Harry, il perché noi ci rispecchiamo così tanto. Lo vedono come un libro leggero, come un Fantasy da leggere in riva al mare, invece di tenersi occupati con una “Settimana enigmistica”. Io, Harry, lo porto dappertutto; è la mia bacchetta che mi da forza nei momenti più difficili, le parole dei libri sono la pozione per credere in me.
    Detto questo, volevo ringraziarti, Prof, ci regali sempre una grande emozione.
    Sofia

    Sofia
    (12:27 del 6 luglio 2011)
  39. Harry Potter è un buon libro – una buona saga – ma qualcosa di molto, molto, molto commerciale. Non posso accusare alla Rowling di aver scritto questa storia per vendere, non nelle condizioni economiche in cui si trovava, ma di certo gli ultimi libri – e il finale dell’ultimo – confermano quanto anch’ella si fosse venduta alla regole del mercato. In Harry Potter non esiste il grigio, l’uomo che racchiude in sé il bene e il male (vedasi la saga di Martin), ci sono le macchiette, i buoni e i cattivi. Voldemort è cattivo, è così punto, anche se ha avuto una brutta infanzia è cattivo cattivo cattivo. Mentre Harry e i suoi amici sono i santi, gli eroi, i giusti. Ma che palle. Non può essere un romanzo di formazione perché il protagonista non cresce, non cambia, è monofacciale, stupido, schifosamente altruista e noioso. L’unica cosa che si salva è la trama incalzante, per l’appunto, altro non c’è – la scrittura decisamente buona e basta -. Non so se conoscete la Trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud. Non sono libri con una trama altrettanto articolata, ma sono libri di livello superiore. Primo perché non ci sono macchiette, secondo per l’ironia e il sarcasmo, terzo per l’originalità, quarto per il finale della trilogia. Eppure si sta parlando di maghi eh! Forse il fatto che non ne abbiano fatto un film – i diritti sono stati acquistati – è un fattore da tenere in considerazione, ma vi assicuro che quei libri sono più belli. E non sono i soli. È pieno zeppo così di fantasy migliori di Harry Potter. Perché i ragazzi non rispolverano H.P. Lovecraft invece di leggere la Rowling? Solo perché è il nuovo fenomeno mondiale? Come si fa a formare una generazione con un romanzo – una saga – che non forma? Quando qualcuno mi dice che il suo libro – saga – preferito è Harry Potter, io lo prendo come un sintomo di mediocrità. Perché tra tutti i capolavori che ci sono là fuori, fantasy e non, proprio harry Potter devi andarmi a pescare? Ancora sto cercando di capire cos’ha di tanto speciale. Mi dispiace, ci sono creciuto anch’io, ma non capisco proprio. Me lo sono fatto spiegare, ma le argomentazioni risultano deboli. I valori dell’amicizia, dell’amore e bla bla bla, le favole lasciamole ai bambini. Harry Potter è strutturato così: il protagonista è buono, l’antagonista è cattivo, gli aiutanti sono soprattutto buoni, alcuni cattivi. E finisce lì, puff, non c’è più niente. Hogwarts è un buon ingrediente, così come tutte le altre ambientazioni. Piton è un personaggio fantastico dal punto di vista letterario, ma io vedo che di altro non c’è quasi nulla. E quello che spero è che presto i lettori dimentichino il buonismo imperante di Harry Potter e passino ad altro, qualcosa di un livello che meriti attenzione.

    Marco T
    (12:05 del 6 luglio 2011)
    • “I valori dell’amicizia, dell’amore e bla bla bla, le favole lasciamole ai bambini.” Trovo che se questa è la premessa con cui Marco ti appresti a leggere Harry Potter ma anche qualsiasi altro libro… non sei messo bene! Sei capace di una disillusione tale che mi dispiace per te. Mi auguro invece che i giovani che leggono o stanno per leggere Harry Potter possano farlo attingendo da questo contributo o chiave di lettura profonda che propone Alessandro.Trovo inoltre che, a prescindere dalla tua opinione su Harry Potter, sia interessante quando nell’articolo Alessandro dice “Lì dove si posano i sensi di un ragazzino di 14 anni si trova il suo panorama di vita, la fetta di mondo che lo interessa e lo riguarda.” Questo è un dato di fatto, l’enorme successo di questi libri è palpabile da tutti, dunque può essere veramente una grande opportunità, al di là dei gusti personali, approfittare di ciò che piace ai ragazzi per conoscerli e portare anche loro stessi a conoscersi di più. Tutto è un’occasione.
      Ultimissima cosa sulle “macchiette”: tu dici Marco “In Harry Potter non esiste il grigio, l’uomo che racchiude in sé il bene e il male (vedasi la saga di Martin), ci sono le macchiette, i buoni e i cattivi.” Trovo che in Harry Potter ci siano personaggi che racchiudono in sè il bene e il male, ma personaggi poi capaci di SCHIERARSI LIBERAMENTE dalla parte del bene O del male.
      Jessica

      Jessica
      (17:18 del 8 luglio 2011)

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