L’arte di essere fragili – Sorpresa n.2 – Anteprima

coverUn estratto dall’ introduzione del libro in uscita il 31 ottobre 2016

Esiste un metodo per la felicità duratura, uno stare al mondo che dia il più ampio consenso possibile alla vita senza rimanere schiacciati dalla sua forza di gravità, senza soccombere a sconfitte, fallimenti, sofferenze, anzi trasformando questi ultimi in ingredienti indispensabili a nutrire l’esistenza? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?

Giunto alla soglia dei miei quarant’anni, tempo fecondo di bilanci, il segreto di quest’arte di esistere senza paura di vivere, o meglio accettando anche la paura, credo di averlo trovato, ed è quanto di più prezioso io abbia. In queste pagine, caro lettore, vorrei raccontartelo, come in una chiacchierata fra amici, magari nella penombra di una sera senza incombenze. Anzi, preferirei che te lo raccontasse l’amico che me lo ha svelato, colui che quando avevo diciassette anni varcò la soglia di camera mia per non uscirne più. Nella nostra stanza facciamo entrare solo chi ha il diritto di vederci scoperti, senza difese, persino nudi. (…)

Pensa, lettore, a ciò che ti sta accadendo adesso, all’atto di sconsiderata fiducia che si consuma nel leggere un libro al fuoco antichissimo e moderno di una lampadina, nella condizione orizzontale del proprio letto: stai permettendo a un estraneo di entrare nella tua notte, il momento in cui abbassi le difese. Con questo gesto affronti la paura del buio e ti rendi disponibile al mistero.

Così è accaduto a me con chi mi ha svelato il segreto de la felicità, l’ultimo a cui avrei pensato, da ragazzo, di concedere la chiave della mia stanza: Giacomo Leopardi.

(…)

Leopardi ebbe presa sulla realtà come pochi altri, perché i suoi erano sensi finissimi, da «predatore di felicità». A guidarlo era una passione assoluta. La custodiva dentro di sé e la alimentò con la sua fragilissima esistenza nei quasi trentanove anni in cui soggiornò sulla Terra; per questo ebbe un destino scelto e non subìto, pur avendo tutti gli alibi per subirlo o per ritirarsi da qualsiasi passione. Fu invece un cacciatore di bellezza, intesa come pienezza che si mostra nelle cose di tutti i giorni a chi sa coglierne gli indizi, e cercò di darle spazio con le sue parole, per rendere feconda e felice una vita costellata di imperfezioni.

In queste pagine pongo domande (la letteratura serve a fare interrogativi, non interrogazioni) e rispondo a Leopardi, che mi ha a sua volta accolto amorevolmente nelle sue «stanze» (così si chiamano le strofe delle poesie) scrivendomi lettere accorate e vigorose: questo è un epistolario intrattenuto con lui in uno spazio-tempo creato dall’atto della lettura, lo spazio-tempo della bellezza, che vince sul tempo misurato dagli orologi ed espande la vita come solo amore e dolore, scrittura e lettura possono fare.

Ma questo libro è anche un atto di fedeltà a due dei progetti mai realizzati da Giacomo. Egli avrebbe voluto scrivere una Lettera a un giovane del ventesimo secolo, come accenna nello Zibaldone nell’aprile del 1827, e mi piace immaginare che a ricevere quella lettera sia stato proprio io, nato centocinquant’anni dopo quella nota, nel secolo verso il quale egli si sentiva proiettato. Leggere ciò che un altro uomo ha scritto è entrare in relazione epistolare con lui: lui ci scrive, noi, a distanza di migliaia di ore, rispondiamo. La poesia è un messaggio in bottiglia, che vive della speranza di un dialogo differito nel tempo. Questo è stata per me, adolescente naufrago nella sua stanza, la poesia di Leopardi.

L’altro progetto che lasciò incompiuto era un poema, in prosa e versi, sulle età dell’uomo. Costretto a vivere più in fretta di tutti noi, per via delle sue condizioni fisiche, Leopardi mi ha insegnato ad accostarmi alle età della vita con parole precise, rendendole così reali e abitabili, e mi ha aiutato a trovare gli strumenti dell’arte del vivere quotidiano in ogni tappa dell’esistenza, identificando il fine per cui esiste e la passione felice che deve attraversarla e guidarla.

Il libro è quindi diviso in sezioni che segnalano i passi dell’esistenza umana e ciò che può illuminarli dall’interno. Leopardi ha distillato, come si fa con gli ingredienti dei profumi, le tappe che ci accomunano tutti, qualunque siano longitudine e latitudine di appartenenza, qualunque sia la «dote» che la vita ci ha offerto. Queste componenti fondamentali dell’essenza della vita le chiamo: adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. Arte è ciò che chi ha talento per la vita (tutti) può imparare e migliorare giorno per giorno, perché ogni tappa sia illuminata, guidata e riscaldata da un fuoco che non si spegne, quello della passione felice di essere al mondo come poeti del quotidiano e non stremati superstiti o pallide comparse. Non esclamiamo forse, di un momento di gioia: «È pura poesia»?

Queste pagine non contengono soluzioni semplici, perché semplice la vita non lo è mai, e non lo è stata per Leopardi in particolare, ma suggeriscono come un po’ più semplici potremmo essere noi, con uno sguardo più puro sulla vita (…) e la sua possibile felicità, che, come scrive Leopardi, non ne è che il compimento, per raggiungere il quale «è necessario alle cose esistenti amare e cercare la maggior vita possibile a ciascuna di loro» (Zibaldone, 31 ottobre 1823).

Se ti fidi, lettore, prometto di aiutarti a cercare questa vita e a risvegliare questo amore.

La Stampa, 28 ottobre 2016 – link all’articolo  

La rassegna stampa aggiornata la trovate qui: rassegna stampa 

29 ottobre 2016 | 26

26 risposte a “L’arte di essere fragili – Sorpresa n.2 – Anteprima”

  1. Stella ha detto:

    Ma Napoli sará prevista come tappa?
    Mi piacerebbe molto

  2. Francesco ha detto:

    Ho un’esperienza “unica” dello Zibaldone dei pensieri.
    Tempo fa, preparandomi preventivamente per un compito di letteratura (il primo compito dell’anno), ricordo di aver fatto quella prima e temuta esperienza proprio con Giacomo Leopardi, l’autore che tu ci presenti come un amico a cui bisogna voler bene; Quel compito andò male, presi 0 (l’unico in tutta la mia carriera scolastica) ma la colpa certo non fu sua (dell’autore).
    Volevo parlare di una bellezza che non conoscevo, a parer mio confusa e troppo distante dalla realtà in cui viviamo.
    Lo Zibaldone dei Pensieri era la traccia da sviluppare, le sue ampie tematiche mi colpirono (così come mi folgorò il titolo di queste memorie) ma non ero ancora pronto per concepire “il bello”.
    Forse nessuno è mai pronto quando bisogna svelare il “sublime”.
    Scelsi imprudentemente quella traccia, mi costó uno 0 (un danno non da poco considerando che fa media), ma credimi caro Prof., ancora oggi, a distanza di anni, conservo un ricordo così piacevole: un adolescente che sfiora ingenuamente i margini di ciò che semplicemente è bellezza.
    Una bellezza irraggiungibile per chi bello non è.
    Per chi a quell’età (narcisistica) si è spesso poco inclini ad affidarsi a forme estetiche superiori: la poesia, il romanticismo, l’amore.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie per questo breve e significativo racconto, Francesco. Sappi però che non si può dare 0 in un compito, forse chi doveva giudicarti non lo sapeva…

      • Giuseppina ha detto:

        Mi sono fidata di Lei, caro prof., e mi sono fatta accompagnare tra le pagine straordinarie di questo libro. Sapevo che non sarei rimasta delusa, avendo già letto tutti i suoi libri precedenti: ma la caratura di quest’ultimo li supera, vuoi perchè scandaglia a fondo l’anima (e non solo quella degli adolescenti), vuoi perchè comunque esalta la Bellezza umana e divina al contempo. In un tempo in cui sembrano emergere solo brutture, ecco la “ginestra” nel deserto (il suo libro per l’appunto). La mia avventura non finisce qui: ripercorrerò il cammino tracciato in quelle pagine, con passi lievi e accorti, per riscoprire e
        catturare ancora particolari di questo meraviglioso affresco dell’anima. Grazie di vero cuore.

  3. Ramona ha detto:

    Ho già contattato telefonicamente la libreria mondadori di San Benedetto del tronto (ap).il libro è arrivato questa mattina e già molte copie sono state vendute!!ho chiesto loro di riservare una copia per me!!!oggi pomeriggio la vado a ritirare e non vedo l’ora di leggerlo!!!

  4. Francesca ha detto:

    Buonasera Prof. Bari è nei suoi pensieri?
    Un bacione, Francesca

  5. Fiorella ha detto:

    Biglietto ordinato per il 15 novembre! Io mi fido! Sarà emozionante… Non vedo l’ora! 😊 A presto.

  6. Simona Di Martino ha detto:

    Buongiorno! Ho fatto tardi e non sono riuscita ad “accaparrarmi” i biglietti gratuiti per me e le mie adolescentissime gemelle per il 15 a Milano! Poco male, ma sono acquistabili? Grazie e complimenti davvero

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Simona, iscrivetevi lo stesso in lista d’attesa, perché qualche altro posto si libererà. Spero possiate farcela.

  7. Carla ha detto:

    Buonasera Alessandro, quando verrà a Roma? Non avuto ancora il piacere di ascoltarla dal vivo, ma solo via web!

  8. BEATRICE ha detto:

    Oserei dire che la fragilità è un’arte per pochi. In un mondo nel quale apparire è più importante che essere, in un mondo che ci spiega passo per passo come dobbiamo fare ad essere belle e forti, la fragilità è diventata un difetto. Un qualcosa da nascondere, da mascherare.
    Eppure penso che non esista amore senza fragilità, che non possiamo essere noi stessi se non mostriamo agli altri, ma soprattutto a noi stessi, la nostra fragilità.
    La vera forza non è nascondere le debolezze, ma conoscerle ed accettarle.

    Beatrice, studentessa di pedagogia, presente oggi al firma copie a Milano.
    Sono rimasta colpita e affascinata da come si sia sinceramente interessato di ogni singola persona presente li.
    Un’arte di pochi.
    (Spero) a presto.

    • Prof 2.0 ha detto:

      grazie Beatrice, per la tua pazienza e le tue parole

      • Miriam ha detto:

        Salve prof!
        Due giorni fa sono andata a prendere il suo nuovo libro, “L’arte di essere fragili” e ho ritrovato, in modo particolare nel primo capitolo, molte frasi che mi hanno fatta riflettere.
        Quante volte vediamo per strada visi annoiati i cui occhi non manifestano quasi più voglia di vivere? Quante volte noi stessi ci lasciamo trascinare passivamente dalla vita senza agire e avere la forza di attivarci per dare il nostro contributo al corso degli eventi?
        Come avrà intuito dalle domande sono anch’io un’adolescente e, come tutti i miei coetanei, anch’io mi trovo sommersa da un mare di domande a cui non riesco sempre a dare una risposta.
        Non le sto scrivendo per sottoporle queste domande ma soltanto per dirle “grazie”. Grazie non solo per l’ultimo libro che ha scritto ma anche per tutti gli altri perché da ciascuno di essi ho appreso qualcosa e mi sono immedesimata ora in Leo, ora in Margherita o Giulio, ora in Federico. Nell’ “arte di essere fragili” così come in “Cose che nessuno sa” e negli altri suoi due romanzi, ho ritrovato tanti valori positivi in cui credo e in cui, penso, tutti dovrebbero credere per vivere meglio.Grazie per essersi reso portatore, attraverso il suo lavoro, di messaggi pieni di speranza e di fiducia.
        mimivent

  9. Haidi ha detto:

    Bologna 3 novembre
    C’è chi la fa la fila per la nuova collezione moda autunno-inverno.
    C’è chi fa la fila per un autografo, uno sguardo e una parola dell’autore di un libro, non semplice, ma splendido.
    C’è chi non fa nessuna delle due. Tristezza!!!!
    In attesa della presentazione teatrale……
    GRAZIE, davvero!!!

  10. maria ha detto:

    Caro Alessandro grazie per avermi fatto questo dono : tu e Giacomo una coppia perfetta ! Sono un’eterna adolescente rapita dalla vita . Spero di vederti a Como, la mia città.
    un abbraccio carico d’affetto, Maria .

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie a te, Maria. Buona lettura!

      • maria ha detto:

        Caro Alessandro sono ancora io e volevo dirti che , avevo letto “Cio’ che inferno non è” appena uscito due anni fa e ogni tanto rileggo qualche pagine qua e la, non so perchè , mi piace molto … a settembre quest’anno sono stata a Palermo per la prima volta e sono stata affascinata da questa città ricca di tutto : arte, storia, colore, profumi, e tappa obbligata é stata lo “Spasimo” di Palermo . Con il naso all’ insu mi sono sentita improvvisamente vicino a DIO ! tornata a casa ho riletto le pagine del tuo libro dedicate allo Spasimo e avevi ragione mi sono sentita spasimante e rapita da quella Chiesa che porta il nome di Maria ma nessuno lo sa , quella chiesa con il soffitto che da sul cielo … questo e INFINITO ! grazie per avermi condotto in questo luogo meraviglioso. con affetto Maria

  11. Simona Di Martino ha detto:

    Buonasera, non sono stata abbastanza veloce e fortunata e non sono riuscita a prenotare i biglietti per me e per le mie ragazze al Carcano… Ho comprato il libro e lascio che lo leggano prima le mie gemelle quattordicenni, però rimane il rimpianto di non essere riuscita ad essere in teatro. Non è che magari pensa di renderlo fruibile su YouTube? 😊 Grazie e davvero complimenti per quello che fa. Simona

  12. Salvatore ha detto:

    Sono stato con mia moglie al Teatro Biondo. Che avvenimento di Bellezza!!! Che speranza !
    Che voglia di educare… anche se faccio l’avvocato.
    Un abbraccio fortissimo e Grazie!!!.

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