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	<title>Prof 2.0</title>
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	<description>Il blog di Alessandro D&#039;Avenia</description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 10:22:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Col talento non (sempre) si mangia, ma si vive</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli & Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ed eccoci alla terza puntata del percorso intrapreso nella complessa ed entusiasmante selva del talento. (Qui trovate la seconda e la prima).    Non dobbiamo correre il rischio di confondere il talento con la professione. Quando incontriamo una persona per la prima volta, gli chiediamo: che fai? È vero, il fare – oggi più che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ed eccoci alla terza puntata del percorso intrapreso nella complessa ed entusiasmante selva del talento. (Qui trovate la <a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/27/come-sta-storia-del-talento/">seconda</a> e la <a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/18/pranzi-di-futuro/">prima</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/05/8157ff299c47fb60c42fb2fdbd2a11dc.jpg"><img class="alignleft  wp-image-10125" alt="8157ff299c47fb60c42fb2fdbd2a11dc" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/05/8157ff299c47fb60c42fb2fdbd2a11dc.jpg" width="450" height="403" /></a>   Non dobbiamo correre il rischio di confondere il talento con la professione. Quando incontriamo una persona per la prima volta, gli chiediamo: che fai?</p>
<p style="text-align: justify;">È vero, il fare – oggi più che mai purtroppo –  definisce l&#8217;essere come sua lampante (e non esaustiva) manifestazione, ma se avessi posto questa domanda ad un mio caro amico qualche anno fa mi avrebbe risposto: l&#8217;impiegato in banca. Dopo cinque anni di studi di economia era felicemente sistemato. Ma soffriva come un cane, il suo talento era altrove, non nella sicurezza economica. Così ha mollato tutto per dedicarsi alla sua vera vocazione e talento, con tutti i rischi del caso, trattandosi del mondo delle storie e dei fumetti. Adesso guadagna meno di prima e probabilmente lavora anche di più di prima, ma è contento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il talento riguarda l&#8217;essere non il fare (anche se il fare ne è fortemente determinato).</p>
<p style="text-align: justify;">Imbarazzante forse, ma giusto, sarebbe chiedere ad una persona: tu chi sei? Cioè, secondo la definizione che del talento ho dato: quale centro di gravità fonda, attrae e nutre la tua vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Il talento riguarda l&#8217;essere: è un modo di stare al mondo e di relazionarsi con il mondo, gli altri, Dio. Il lavoro è una parte importante ma non totale di questa relazione. Molti sono costretti dalla vita a svolgere lavori non rispondenti al loro talento, ma non smettono di coltivare quel loro sguardo sapendo che è l&#8217;unico modo di affrontare tutto il resto. Chi ha la fortuna di unire professione e talento ha il privilegio di poter rispondere alla domanda “che fai?” con un “chi sono”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mio amico che si occupa di cinema mi ha raccontato che la sua passione per il cinema è cominciata da ragazzino. Nella sua famiglia si leggeva molto. Tutti tranne lui, che per questo era la pecora nera: leggeva la prima pagina di un libro e poi preferiva immaginarne il seguito. C&#8217;era in soggiorno uno scaffale pieno di numeri di una rivista che dedicava alcune pagine alle recensioni dei film. Così si divertiva a leggere quelle recensioni e a immaginare il film, dato che il cinema del suo paesino non proiettava un granché. Ancora una volta, come spiegavo qualche tempo fa, una mancanza diventa fondamento di un talento. Si è laureato e dottorato in cinema e da poco è stata pubblicata la sua bellissima <a href="http://www.inmondadori.it/scena-Hollywood-adattamento-Raffaele-Chiarulli/eai978883432448/">tesi di dottorato</a>. Si occupa di critica cinematografica e scrive storie per il cinema. Ed è felice, nonostante la crisi e l&#8217;ambito di cui si occupa sia ancora più in crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha coraggio e fortuna di portare fino in fondo il suo talento perseguendolo a livello anche professionale rischia di essere felice. Il lavoro lo alimenta anziché logorarlo e basta. Ma non a tutti è dato questo privilegio di guadagnare con l&#8217;aria che amano respirare. È quindi necessario scoprire il proprio talento e coltivarlo per tutta la vita, indipendentemente da ciò che nella nostra vita servirà a campare. Perché anche l&#8217;anima deve campare ed è proprio il talento che le consente di farlo, perché il talento è l&#8217;alfabeto di cui Dio ci ha dotato per dialogare con lui attraverso il pezzo di mondo che ci è affidato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Chiaramente questo tipo di “coltivazione di sé” &#8211; se non ha paletti professionali e non è retribuita &#8211; è più minacciata dalle urgenze della vita, e proprio per questo va difesa con forza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho una collega di storia dell&#8217;arte che non ha rinunciato a dipingere e sta realizzando varie mostre in giro per l&#8217;Europa; un collega di lettere appassionato di ebraico, lo sta imparando e passa regolarmente qualche mese a Gerusalemme a studiare i testi biblici nella lingua originale; una collega dedica molto tempo al volontariato con i bambini; un amico commercialista cura il giardino di casa come fosse l&#8217;eden; un collega di storia e filosofia ogni weekend scala montagne e ghiacciai con moglie e figli&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le volte che chiediamo ad una persona “chi sei?”, inevitabilmente ci parlerà del suo talento. Credo che nella scuola una parte considerevole dello sforzo educativo dovrebbe passare da questa domanda, per poi coltivare e proteggere quel centro di gravità, minacciato spesso dai copioni dettati dalle pretese certezze sul futuro, dalle aspettative familiari e culturali, dalla semplice contingenza della vita. Dimenticare il proprio talento è la vera minaccia alla nostra vita, perché è la vera minaccia alla nostra anima. Quando una persona parla del suo “talento” è capace di affascinare chiunque, perché è come una rosa fiorita: ti imbatti in lei e non puoi non guardarla.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Se si chiedesse ad una rosa: che fai? Risponderebbe con il chi sono: la rosa. A questo dovremmo guardare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">E sul talento non finisce qui.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola cosa può fare? Vi propongo un video che offre qualche spunto di riflessione.</p>
<p><iframe src="http://embed.ted.com/talks/ken_robinson_how_to_escape_education_s_death_valley.html" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>O suo figlio non capisce niente o è l&#8217;unico che ha capito (ma non lo sa)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 16:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colloqui con i genitori]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La crisi della scuola è la crisi di un modello culturale che oggi non sta più in piedi. Guardando questo video ho formulato un po&#8217; di domande. I disturbi dell&#8217;attenzione? Non sarà che il pupo s&#8217;annoia? La conoscenza non dovrebbe tener svegli? [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/05/50b130775ee25c95f6a537f2a3448c65.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10106" alt="50b130775ee25c95f6a537f2a3448c65" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/05/50b130775ee25c95f6a537f2a3448c65.jpg" width="435" height="375" /></a></p>
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<p>La crisi della scuola è la crisi di un modello culturale che oggi non sta più in piedi.</p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/05/13/o-suo-figlio-non-capisce-niente-o-e-lunico-che-ha-capito/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Guardando questo video ho formulato un po&#8217; di domande.</p>
<p>I disturbi dell&#8217;attenzione? Non sarà che il pupo s&#8217;annoia?</p>
<p>La conoscenza non dovrebbe tener svegli? Perché il pupo allora si addormenta?</p>
<p>Siamo sicuri che le classi debbano essere formate in base all&#8217;età?</p>
<p>Serviranno i test standardizzati come quelli Invalsi?</p>
<p>Funziona ancora un apprendimento basato sostanzialmente su conferenze?</p>
<p>Meglio una conoscenza che accade a partire dalle domande o una imposta a partire da risposte già date?</p>
<p>Come buttare l&#8217;acqua senza il bambino?</p>
<p>I ragazzi ci stanno lanciando segnali chiari, ma noi continuiamo a mettere toppe nuove su un vestito vecchio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ps. presto la terza puntata dei post sul talento (<a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/27/come-sta-storia-del-talento/">Seconda Puntata</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Che cosa è l&#8217;acqua?</title>
		<link>http://www.profduepuntozero.it/2013/05/10/che-cosa-e-lacqua/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 10:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il famoso discorso di David Foster Wallace è stato intelligentemente ridotto e tradotto in un video. Studiare serve a decidere cosa pensare su ciò che ci circonda. Se non lo facciamo saremo preda dei luoghi comuni. Non si può non pensare, ma si può decidere di mettere alla prova se quello che pensiamo è vero. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il famoso discorso di David Foster Wallace è stato intelligentemente ridotto e tradotto in un video.</p>
<p>Studiare serve a decidere cosa pensare su ciò che ci circonda. Se non lo facciamo saremo preda dei luoghi comuni. Non si può non pensare, ma si può decidere di mettere alla prova se quello che pensiamo è vero.</p>
<p>Alla fin fine è un discorso sull&#8217;empatia: la capacità di mettere gli altri al centro anziché noi stessi. Sperimentare la &#8220;pietà&#8221; che ci rende vicini e non potenziali nemici.</p>
<p>Rimane in sospeso qualche domanda.</p>
<p>Basta la cultura per riuscire a fare questa rivoluzione nella nostra testa? O si tratta di lavorare anche sul cuore?</p>
<p>Sono i pensieri che ci aprono alla realtà o è l&#8217;amore che apre i nostri pensieri alla realtà?</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/05/10/che-cosa-e-lacqua/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Re(g)ale bellezza del rospo</title>
		<link>http://www.profduepuntozero.it/2013/05/01/regale-bellezza-del-rospo/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 09:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi hanno segnalato questo bellissimo video realizzato per una campagna pubblicitaria. La furba trovata che ha guadagnato già 35 milioni di visualizzazioni al video originale (quella che vi segnalo è la versione con i sottotitoli in italiano) fa leva su quella fragilità che ci porta spesso a vederci peggio di come siamo in realtà (e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/05/01/regale-bellezza-del-rospo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">Mi hanno segnalato questo bellissimo video realizzato per una campagna pubblicitaria. La furba trovata che ha guadagnato già 35 milioni di visualizzazioni al video originale (quella che vi segnalo è la versione con i sottotitoli in italiano) fa leva su quella fragilità che ci porta spesso a vederci peggio di come siamo in realtà (e porterà a comprare il sapone della marca in questione), allo stesso tempo però viene raccontato qualcosa di molto interessante: possiamo cogliere la nostra vera grandezza se qualcuno ci guarda con occhi benevoli, accoglienti o persino innamorati.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo funziona come la luce del sole per le piante. Senza luce le piante, ho imparato da bambino, non possono operare la fotosintesi e quindi crescere e svilupparsi. La pianta si tende in ogni modo verso la luce e, proprio questa sua tensione, la costringe a mettere radici più profonde per non piegarsi o spezzarsi (semplici leggi fisiche). Lo sguardo fa lo stesso con noi.<br />
Cerchiamo lo sguardo che possa consentirci di fare la nostra fotosintesi: mettere radici più profonde dentro noi stessi, perché quello sguardo amante ci porta diritti dritti al centro del nostro essere, perché lo ama. E solo l&#8217;amore (e il dolore purtroppo) conduce a quel centro da cui sgorgano le nostre migliori risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaramente questa tensione verso lo sguardo può avere effetti negativi se quello sguardo non è liberante, ma imprigionante. A volte pur di avere quello sguardo siamo disposti a perdere noi stessi. Qui sta la differenza tra uno sguardo che libera e uno che imprigiona: dipende dalla qualità di chi ci guarda. Alcuni sguardi ci controllano invece di liberarci. Il vero sguardo amante ci solleva su noi stessi e sul nostro centro affermandolo nella sua &#8220;nucleare&#8221; bellezza (perché nasce dal nucleo centrale e perché è dotata di potenza &#8220;atomica&#8221;) e facendolo sviluppare. In qualche modo chi ci ama davvero diventa profeta di noi stessi: affermando il nostro meglio (che è comprensivo dei limiti) ci spinge a raggiungere la nostra altezza e quindi in qualche maniera ci fa diventare &#8211; nel tempo &#8211; &#8220;il meglio&#8221; di noi stessi. Il falso sguardo amante riempie invece un nostro vuoto d&#8217;amore che non vogliamo sopportare, pur di aver qualcuno che ci guardi, salvo poi crescere storti, come quegli alberi che pur di cercare il sole si contorcono e piegano fino a spezzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedo ragazze che si disperano perché a 16-17 anni non hanno ancora un ragazzo: nessuno mi guarda, forse sono sbagliata&#8230; Questo le porta a immalinconirsi, disperarsi, deprimersi e magari lanciarsi alla ricerca di uno sguardo che non le ama e libera ma che le imprigiona, pur di averlo. Questo rende ancora più fragili, anche se apparentemente disseta il vuoto e ci fa fare un po&#8217; di fotosintesi. L&#8217;amore è anche vittoria sulla solitudine radicale del nostro io e trasformazione di quel vuoto, ma non può ridursi solo a questo. Il punto non è essere guardati a tutti i costi (quel vuoto se c&#8217;è va riempito a partire dalla propria vita e non può essere affidato del tutto a qualcun altro) ma essere guardati &#8220;bene&#8221;, cioè essere guardati per &#8220;il bene&#8221; nostro. Questo si chiama Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le favole lo dicono in modo molto efficace trasformando rospi in uomini re(g)ali, con un bacio.  Solo l&#8217;amore che guarda liberando può farci scoprire la nostra re(g)ale bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mi ha insegnato E.Dickinson:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>We never know how high we are</em><br />
<em> Till we are asked to rise</em><br />
<em> And then if we are true to plan</em><br />
<em> Our statures touch the skies -</em><br />
<em> The Heroism we recite</em><br />
<em> Would be a normal thing</em><br />
<em> Did not ourselves the Cubits warp</em><br />
<em> For fear to be a King</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non conosciamo mai la nostra altezza<br />
Finché non siamo chiamati ad alzarci.<br />
E se siamo fedeli al nostro compito<br />
Arriva al cielo la nostra statura.<br />
L&#8217;eroismo che allora recitiamo<br />
Sarebbe quotidiano, se noi stessi<br />
Non c&#8217;incurvassimo di centimetri e centimetri<br />
per paura di essere re.</p>
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		<title>Dove ti iscrivo il pupo? Dove non c&#8217;è il latino&#8230;</title>
		<link>http://www.profduepuntozero.it/2013/04/30/dove-ti-iscrivo-il-pupo/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 16:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ I dati delle iscrizioni alle scuole superiori parlano chiaro: cala la richiesta di formazione umanistica (classico e scientifico tradizionale) e cresce quella applicata e spendibile (lingue e scientifico, nella versione scienze applicate o tecnologico , cioè senza latino). Questo riguarda quasi il 50% degli iscritti. L’altra metà continua a guardare alla formazione professionale e tecnica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/423a71d1ecef8248fc3d793e48a5463b.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10063" alt="423a71d1ecef8248fc3d793e48a5463b" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/423a71d1ecef8248fc3d793e48a5463b.jpg" width="550" height="840" /></a> I dati delle iscrizioni alle scuole superiori parlano chiaro: cala la richiesta di formazione umanistica (classico e scientifico tradizionale) e cresce quella applicata e spendibile (lingue e scientifico, nella versione scienze applicate o tecnologico , cioè senza latino).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo riguarda quasi il 50% degli iscritti.<br />
L’altra metà continua a guardare alla formazione professionale e tecnica che, per fortuna, rimangono forti (se solo le curassimo di più invece di farne troppo spesso un contenitore di frustrazioni sociali&#8230;). Le famiglie italiane e i loro figli si orientano quindi verso ciò che apparentemente dà più certezza di lavoro e quindi di futuro. Non tutti i mali vengono per nuocere. I ragazzi in questa epoca hanno bisogno di maggiore rigore logico. La loro relazione con la realtà è emotiva e reattiva.</p>
<p style="text-align: justify;">L’abitudine al ragionamento astratto, alla logica matematica, potrebbe aiutare ad acquisire maggior raziocinio e dominio di sé. Potrebbe. Resta chiaro che la formazione umanistica è in declino, come la cultura occidentale. I licei classici sono spesso luoghi autoreferenziali in cui ci si lamenta del fatto che i ragazzi non leggono più, non si interessano più, lo schermo del loro smart­phone ​è stranamente più interessante delle declinazioni&#8230; Prevale la geremiade senza soluzione. Per carità, la geremiade ha la sua ragion d’essere, ma viene spesso e giustamente da un docente attempato che non ha stipendio e voglia sufficienti a cercare soluzioni totalmente o parzialmente nuove.</p>
<p style="text-align: justify;">E non lo fa perché le soluzioni nuove – diciamocelo chiaro – richiedono più lavoro: più ore di lavoro. Se la scuola si salva è per il volontariato di quei docenti (di qualunque età) che amano lavoro e ragazzi e in qualche modo riescono a realizzare queste nuove pratiche in modo individuale o a piccoli gruppi, ma non riescono poi a farle diventare pratiche virtuose di sistema. Perché? Perché sono oggetto di invidia, pettegolezzo, in quanto minaccia per il quieto e pigro vivere generale. Non basterebbe chiedere ai professori migliori cosa e come fanno?</p>
<p style="text-align: justify;">Invece continuiamo a fare le nostre lezioni di greco, latino, italiano come si facevano vent’anni fa. Come le ho ricevute io, e allora andavano benissimo. Ma vent’anni fa la motivazione allo studio era implicita: realizzarsi, ripagare i genitori dei loro sacrifici e aspettative, rispettare l’autorità dei professori. Oggi il materiale umano è cambiato. La motivazione non è più implicita, ma va riconquistata con strategie diverse. Alla maggior parte dei ragazzi basta essere promossi, non importa ottenere voti alti, non servono neanche più per le facoltà a numero chiuso. Troppe le distrazioni e gli interessi conflittuali. Esaurite le motivazioni che portavano a certe professioni. È anche mutata la neurofisiologia del cervello: la logica aristotelica dei nessi causa-effetto è sovrastata dalla para-logica, basata su immagini ed emozioni più che su nessi causali.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle famiglie stesse sembra interessare relativamente che il figlio vada bene a scuola. L’importante è che non soffra troppo e trovi la facoltà giusta, e magari impari qualcosa che lo aiuti ad avere un lavoro. Il latino a cosa vuoi che serva? Eppure niente come il latino allena al <em>problem solving</em>, più della matematica, se volessimo fermarci a motivazioni puramente funzionali. Ma non è per questo che si studia il latino, piuttosto impara due lingue straniere alla perfezione (due lingue vive non valgono una morta?). Ma quella del latino è un’altra storia, su cui nessuno sta ragionando e che quindi finirà come sembra inevitabile finisca: male, perdendo uno dei fiori all’occhiello del nostro curriculum.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che la prevalenza della geremiade blocca le nuove soluzioni, che devono essere pensate e condivise. Spesso le soluzioni circolano tra le nuove leve di insegnanti, ma per un giovane di 20-30 anni oggi entrare nella scuola è impossibile, a meno che non si tratti di scuola non statale. L’unico criterio meritocratico della scuola italiana attualmente è l’anzianità, e non credo sia più tollerabile, soprattutto a fronte di risultati che lasciano indifferenti solo perché non toccano borse e spread. Attenzione non sono un &#8220;rottamatore&#8221; né un &#8220;cinquestelle&#8221; dell&#8217;insegnamento: dico solo che l&#8217;anzianità non è criterio necessario e sufficiente per essere  buon insegnante, così come non lo è essere giovani. Ho tanti colleghi &#8220;diversamente giovani&#8221; che sono maestri da cui vado ad imparare come si insegna chiedendo aiuto e consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica che ci troviamo ad affrontare è una crisi antropologica. È stata provocata da manager sconsiderati capaci di creare una bolla finanziaria dodici volte maggiore del Pil mondiale. Erano così bravi ad applicare le loro scienze che si erano dimenticati degli altri uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse un po’ più di anima non guasterebbe. La formazione umanistica insegna a non agire solo per profitto, ma anche per gli altri. Famiglie e ragazzi anelano a un lavoro e giustamente cercano il modo più rapido per raggiungerlo. Ma non ho letto tra i punti irrinunciabili delle varie parti politiche qualcosa che riguardi il rinnovamento della scuola. Non interessa. La politica oggi è periferia dell’economia, eppure riguarda il bene comune: e, per realizzarlo, bisognerebbe prima capire cosa è il &#8216;bene&#8217; e quando è &#8216;comune&#8217;. Così l’economia ritornerebbe parte della politica e dell’uomo, e non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola italiana ha un curriculum capace di affrontare la crisi dell’anima dell’Occidente, ma chi avrà forza, tempo e coraggio per rinnovarla di fronte alle sfide attuali, senza limitarsi a &#8216;riorganizzarla&#8217; o rifornirla di Lim e ipad?</p>
<p style="text-align: justify;">Non basta una mano di vernice, ci vogliono motori nuovi, uno scafo ribattuto, un porto chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Versione riveduta dell&#8217;articolo apparso su <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/chisiricordadellascuola.aspx">Avvenire, 27 aprile 2013</a></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: center;">Presto la terza puntata dei post sul talento (18 e 27 aprile). Se intanto avete tre minuti, ecco una <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-30c08ad6-ffd3-4523-a975-a47bcc504c0e-tg1.html">piccola intervista rilasciata al TG1</a></p>
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		<title>Com&#8217;è &#8216;sta storia del talento?</title>
		<link>http://www.profduepuntozero.it/2013/04/27/come-sta-storia-del-talento/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 14:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel post del 18 aprile ho affrontato il tema del talento attraverso l&#8217;immagine del giardino da custodire e coltivare e la necessaria preparazione per farlo, alla luce delle storie della torre e della guerra. I vostri numerosi e accesi commenti mi hanno fatto capire che si tratta di un nervo scoperto, del vero buco della formazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/Talento.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10055" alt="Talento" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/Talento.png" width="494" height="474" /></a>Nel <a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/18/pranzi-di-futuro/">post del 18 aprile</a> ho affrontato il tema del talento attraverso l&#8217;immagine del giardino da custodire e coltivare e la necessaria preparazione per farlo, alla luce delle storie della torre e della guerra. I vostri numerosi e accesi commenti mi hanno fatto capire che si tratta di un nervo scoperto, del vero buco della formazione scolastica. Per questo proseguo la riflessione, con qualche spunto pratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><span style="color: #ff0000;">talento</span></strong>. Parola ambigua che oscilla tra una specie di privilegio concesso a pochi fortunati da invidiare e un generico, fino a scomparire, dono che tutti abbiamo per il solo fatto di respirare. Vere, ma inutili, entrambe le interpretazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Qualche giorno fa un ragazzo di 17 anni mi ha chiesto come fare a scovare il suo talento. Sono molti a scrivermi al riguardo, dato che ne parlo molto sul blog, nei libri (come sogno nel primo come coraggio nel secondo), articoli e incontri.</span><br />
Che cosa è questo talento, tanto in voga oggi grazie al seguito planetario dei “talent show” che lo riducono a quei 15 minuti di visibilità di cui parlava Warhol, confondendolo quindi con il successo di pubblico?<br />
Dopo cinque anni di scuola con i miei ragazzi che, per continuità didattica, ho la fortuna (mia, non loro) di seguire dal primo anno alla maturità, posso dire con discreta certezza quale sia il loro talento: il loro modo di stare al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il talento è la forza di gravità che porta un uomo e una donna ad occupare il proprio posto nel mondo, perché è il suo modo unico e irripetibile di relazionarsi con il mondo (il creato, gli altri, Dio).</p>
<p style="text-align: justify;">Un mio amico architetto mi ha spiegato qualche giorno fa che il suo &#8220;talento&#8221; è nato dal fatto che, avendo perso il padre da bambino ed essendo il maggiore, ha dovuto risolvere mansioni spesso paterne in famiglia. Che c&#8217;entra con l&#8217;architettura? Una delle prime cose che gli capitò di dover risolvere ancora dodicenne fu un trasloco e toccò a lui ricostruire in pianta la nuova casa e collocare i mobili della vecchia, così da capire cosa portare, dove collocare ogni pezzo. Una mancanza lo ha reso creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il talento è un insieme complesso di caratteristiche maturate durante l&#8217;infanzia (soprattutto) e l&#8217;adolescenza (il loro emergere), frutto di predisposizione naturale e di fattori ambientali, che non si ripetono mai due volte, neanche in due gemelli.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esempio del mio amico mostra che la privazione genera creatività. Si sa che il bambino privato di qualcosa è costretto a mettere in atto la sua immaginazione per risolvere il dolore. Se un bambino chiede un secondo gelato e i genitori pur di non sentirne i capricci glielo comprano non solo lo viziano, ma gli tarpano le ali. Chi ha tutto non comincia mai la ricerca, perché non mette in moto l&#8217;immaginazione, la creatività, la sua relazione con il mondo a partire dalle proprie risorse interiori. Se i genitori resistono il bambino dovrà trovare altro per occupare il suo “bisogno” e lenire il dolore, magari sarà un gioco inventato sul momento: un mazzo di chiavi che diventa un amuleto, un bastone che diventa una spada. I bambini che hanno tutto e hanno tutto il tempo pieno, che non si annoiano mai, sono atrofizzati nella loro creatività, riempita dall&#8217;esterno e mai sgorgante dall&#8217;interno. E lo stesso vale per i ragazzi rimpinzati di oggetti e tempi pieni. Quelli che non si annoiano mai, sono fregati: il loro processo creativo, cioè lo scavare e scovare le risorse dentro di sé e non fuori, per arginare il vuoto e il nulla, rimane bloccato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">“Lasciate che i bambini vengano a me”, indica la necessità di essere bambini per accedere a Dio. Solo il bambino che è in noi può accedere, perché suo è il regno dei cieli, cioè il luogo in cui la chiamata di Dio, con i talenti ricevuti, è evidente. Purtroppo poi gli uomini a cui è affidato il talento di altri possono rovinarlo, schiacciarlo, distruggerlo, standardizzarlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il mio amico architetto mi spiegava che il suo non è altro che un modo di rapportarsi al mondo, di guardare le cose, maturato da quando era bambino e che lui non fa altro che applicare a tutto lo spazio circostante, con l&#8217;idea di metterlo in ordine e di renderlo funzionale per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il talento è cristallino nei bambini: basterebbe guardare un bambino per intercettarne a livello seminale e potenziale il talento che lo porterà ad occupare il suo posto nel mondo. E attenzione non sto parlando di posto di lavoro, ma di centro della propria esistenza che andrà coltivato indipendentemente dal lavoro che poi si riuscirà ad ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo chiedo ai miei ragazzi in crisi di futuro di stilare una lista di “10 cose che amano fare” e di “10 cose che sanno fare”. Se qualcosa tra le due liste coincide ecco emergere il talento. Si può amare ballare ma essere scoordinati: non si ha talento. Si può saper ballare ma non amare farlo: non si ha talento. La scrittrice Flannery O&#8217;Connor a chi le chiedeva perché scriveva racconti rispondeva: “Perché mi riesce bene”. E amava farlo più di ogni altra cosa. I risultati sono capolavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta trovato il talento si tratta di chiedersi: chi può aiutarmi a coltivarlo? Qual è il posto migliore per coltivarlo? Maestri e luoghi: andare a bottega. Sogno una scuola costruita su queste basi.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto il futuro è solo questione di fortuna, che come dice Seneca “non esiste, esiste il momento il cui il talento incontra l’occasione”.</p>
<p style="text-align: center;">Vi lascio con la scena di un grande film.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/27/come-sta-storia-del-talento/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">PS.</span> grazie a tutti quelli che mi scrivono dopo aver visto al cinema il film tratto da <span style="color: #ff0000;">Bianca come il latte, rossa come il sangue</span>. Perdonate se non riesco a rispondervi, ma siete veramente tanti.</p>
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		<title>Ribellarsi è giusto o sbagliato?</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 09:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così mi hanno chiesto alcuni ragazzi durante una trasmissione Rai a cui ho partecipato. Vi propongo il link dell&#8217;intervista su ribellione, perdono, scuola, scrittura, insegnamento, scelta, talenti, fallimenti&#8230; A un passo dal possibile. Ribellione e Perdono. Puntata VI &#8211; Ribellione e Perdono. Alessandro D’Avenia parla di Ribellione e Perdono. “Se smettessi di fare l’insegnante non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/902378_662615367086772_1638851629_o.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-10042" alt="902378_662615367086772_1638851629_o" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/902378_662615367086772_1638851629_o-460x258.jpg" width="460" height="258" /></a>Così mi hanno chiesto alcuni ragazzi durante una trasmissione Rai a cui ho partecipato. Vi propongo il link dell&#8217;intervista su ribellione, perdono, scuola, scrittura, insegnamento, scelta, talenti, fallimenti&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.raiscuola.rai.it/articoli/a-un-passo-dal-possibile-ribellione-e-perdono/20643/default.aspx">A un passo dal possibile. Ribellione e Perdono.</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Puntata VI &#8211; Ribellione e Perdono.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro D’Avenia parla di Ribellione e Perdono. “Se smettessi di fare l’insegnante non avrei più niente da raccontare”, rivela l’autore del bestseller “Bianca come il latte, rossa come il sangue, “perché affronto venti ragazzi nel periodo di ribellione, che è la benedizione dell’adolescente, quando finalmente inizia a gestire la sua libertà, inizia a toccare con mano la sua unicità (…), e questa è la finestra da cui entra la realtà delle storie che mi ispirano di più”. Parlando delle sue esperienze intrecciate di scrittore e insegnante, Alessandro D’Avenia spiega la sua idea di ribellione come motore del processo di apertura alla vita e al tempo stesso come elaborazione e scoperta di sensi indispensabile per lo sviluppo della capacità di perdonare e perdonarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ribellarsi è giusto o sbagliato?” &#8211; “Come facciamo a conquistare e soprattutto a conservare i nostri spazi senza ribellarci?” &#8211; “Il perdono può essere segno di debolezza?” &#8211; “Perdonare è più difficile di dimenticare?”. Questi alcuni degli interrogativi da cui partono i ragazzi del Liceo Albertelli di Roma per riflettere sul tema della puntata.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">PS.</span> Presto la seconda puntata del post precedente sui talenti da scoprire (<a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/04/18/pranzi-di-futuro/">link</a>), i vostri commenti mi hanno confermato che si tratta di argomento importante, nervo scoperto, buco della formazione scolastica.</p>
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		<title>Pranzi di futuro con gli studenti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 13:46:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In queste ultime settimane ho organizzato i “pranzi di futuro”. Per due giorni alla settimana le lezioni terminano alle 14, così mi fermo a pranzare al bar della scuola e lascio che i miei studenti di quinto anno, se vogliono, a turno, mi facciano compagnia nel mangiare un panino e mi raccontino che scelte stanno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-3.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-10028" alt="foto 3" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-3-460x386.jpg" width="460" height="386" /></a>In queste ultime settimane ho organizzato i “pranzi di futuro”. Per due giorni alla settimana le lezioni terminano alle 14, così mi fermo a pranzare al bar della scuola e lascio che i miei studenti di quinto anno, se vogliono, a turno, mi facciano compagnia nel mangiare un panino e mi raccontino che scelte stanno maturando o hanno maturato sul dopo maturità. Li ascolto e faccio loro da specchio, aiutandoli a diradare incertezze, paure e pressioni familiari o culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti di loro sono più preoccupati di fallire che pieni di entusiasmo per l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo. Tali sono le pressioni dell&#8217;ideologia stritolante del successo come riconoscimento della folla, che la paura finisce con l&#8217;offuscare la chiarezza della loro vocazione professionale che si è mostrata almeno parzialmente nel corso di 13 anni di scuola, dei quali ho assistito agli ultimi, i più importanti in questo senso. Devo sempre ricordare loro che il successo non è negli occhi degli altri, ma nell&#8217;essere se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola spesso allena a superare prove e non alla vita, a cui ci si allena solo con una progressiva conoscenza di se stessi (limiti e talenti) e scelte conseguenti. Shakespeare scriveva che “quando l&#8217;anima è pronta, allora le cose sono pronte”. La paura di ragazzi che non riescono a scegliere è frutto di un&#8217;anima che si sta ancora cercando, molti invece sono più sicuri della scelta e ne hanno sì paura, ma proprio perché è la sfida nuova della loro vita: riuscirò a realizzare il mio talento? L&#8217;anima è pronta, le cose a poco a poco, con sacrificio e passione, lo diventeranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo provare a impostare il lavoro educativo in chiave di talenti invece che di pratiche di addestramento, necessarie sì, ma non sufficienti. Che me ne faccio di un ragazzo che sa affrontare un test e non sa neanche se quel test è quello che gli serve per realizzare la sua vocazione professionale e portare a compimento i germi di destino che ha intravisto negli anni di scuola?</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei allora riferirmi ad una parabola spesso dimenticata, forse per il suo contenuto poco poetico rispetto a gigli, seminatori e alberi da frutto: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo dicendo: “Quest&#8217;uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto finire”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non si siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un&#8217;ambasciata per chiedergli le condizioni di pace” (Lc 14 28-32)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Mi è sempre piaciuta questa doppia parabola perché non fa sconti. Cristo sta parlando delle caratteristiche di chi vuole seguirlo, quindi proprio di un discorso &#8220;vocazionale&#8221;: chi vuole intraprendere qualcosa di grande, unico, nuovo, non può improvvisare. Sono fermamente convinto che per laici che vivono in mezzo al mondo, la strada per realizzare la propria vita è quella di vivere in pienezza la propria vocazione professionale, cioè il fiorire dei talenti, lettere di un alfabeto divino nell&#8217;umano, che gradualmente impariamo ad usare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Egli pone Adamo nel giardino perché “lo coltivi e custodisca” prima del peccato originale. Il modo di stare nel creato per l&#8217;uomo è coltivare e custodire il giardino: sviluppare le potenzialità intrinseche alle cose ma non ancora espresse (coltivare) e proteggere quel compimento (custodire). Proprio a partire da quel pezzo di mondo possiamo dialogare con Dio e fare intravedere agli altri la bellezza di questo dialogo nel quotidiano. Nella Genesi infatti si dice che Dio passeggiava con l&#8217;uomo nel giardino alla brezza della sera: quel giardino che l&#8217;uomo lavorava e custodiva. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Per questo credo sia così importante che un ragazzo trovi il suo pezzo di giardino da coltivare e custodire. Ma per far questo Cristo dice chiaro e tondo che bisogna sedersi a considerare mezzi a disposizione, fare calcoli e prendere decisioni: altrimenti saremo degni delle risate altrui (torre incompiuta) o sconfitti (guerra persa). Nella fede come nella vita è interpellato tutto l&#8217;umano: non possiamo improvvisare, basarci su emozioni passeggere o obbedire ad assurdi copioni culturali per le scelte professionali. Ne va dei nostri talenti e quindi del nostro stesso dialogo con Dio, che si sostanzia di quei talenti. Mi fa sorridere quando qualche ragazzo mi dice che Dio non parla, non dice niente. Io rispondo: parla anche troppo, nel quotidiano. Attraverso un libro, le parole di un amico o di un passante, ma soprattutto attraverso i nostri desideri, le nostre idee, i nostri limiti, i nostri talenti. Un cristianesimo fatto di cose straordinarie rischia di essere vuoto, disadattato rispetto alla storia, bigotto. Nell&#8217;ordinario di Dio ce n&#8217;è persino troppo. Basta avere i sensi aperti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Dante avrebbe detto che una rosa dà gloria a Dio essendo rosa, un uomo essendo quell&#8217;uomo che Dio ha sognato prima che quell&#8217;uomo fosse. La rosa lo fa e basta e tutti rimaniamo incantati di fronte alla sua grazia. Un uomo, a differenza della rosa, è libero di farlo e noi rimaniamo più o meno incantati di fronte al compiersi di quella stessa grazia. O disincantati e addirittura feriti se quella grazia sparisce o è violata, come una rosa sfarinata sotto il tacco di chi non crede più nella bellezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">I pranzi di futuro per me non sono altro che sedersi a considerare, con quello studente, come costruire la torre, come affrontare il nemico.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Solo se l&#8217;anima è pronta, allora le cose sono pronte. E il futuro fa meno paura.</p>
<p style="text-align: justify;">ps. l&#8217;immagine è un dipinto di una mia collega di storia dell&#8217;arte, che di pari passo con l&#8217;insegnamento coltiva il suo talento di artista.</p>
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		<title>Il film a parole e qualche immagine</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 11:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come sapete il film esce il 4 aprile. Abbiamo scelto di non fare un&#8217;anteprima, ma una Prima Evento in contemporanea in tutta Italia, per non penalizzare nessuno. Ci sarà un breve concerto speciale dei Modà e la presenza del cast in un cinema di Roma. A seguire la proiezione del film. Tutti quelli che vorranno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come sapete il film esce il 4 aprile. Abbiamo scelto di non fare un&#8217;anteprima, ma una Prima Evento in contemporanea in tutta Italia, per non penalizzare nessuno. Ci sarà un breve concerto speciale dei Modà e la presenza del cast in un cinema di Roma. A seguire la proiezione del film. Tutti quelli che vorranno potranno andare nei cinema collegati dalla loro città e partecipare all&#8217;evento concerto e poi godersi la proiezione. <a href="https://www.facebook.com/BiancaComeIlLatteRossaComeIlSangueFilm/app_152023361630630?ref=ts">In questa pagina di FB </a>trovate tutti i cinema collegati, dai quali durante lo spettacolo serale potrete partecipare all&#8217;evento. Occhio perché i biglietti stanno per finire&#8230;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>In anteprima per voi qualche scena del film, che abbiamo scelto accuratamente:</p>
<p>Chi non ha dovuto affrontare queste sabbie mobili?</p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/03/29/il-film-a-parole-e-qualche-immagine/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Chi non ha avuto almeno un prof che ha lasciato il segno nella sua vita?</p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/03/29/il-film-a-parole-e-qualche-immagine/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>E chi non ha dovuto lottare con ciò che ti porta via i tuoi sogni?</p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/2013/03/29/il-film-a-parole-e-qualche-immagine/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Se siete curiosi di conoscere il dietro le quinte, gli amici de La Stampa, Daniela Lanni in particolare, hanno fatto un bellissimo lavoro e li ringrazio. Ecco i due video in cui</p>
<p>1) Vi racconto un po&#8217; il film:</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/2013/03/28/multimedia/spettacoli/videochat-con-alessandro-d-avenia-qQCR8ThrHAhHb7HrCu5brI/pagina.html">http://www.lastampa.it/2013/03/28/multimedia/spettacoli/videochat-con-alessandro-d-avenia-qQCR8ThrHAhHb7HrCu5brI/pagina.html</a></p>
<p>2) Ve lo racconta Luca Argentero:</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/2013/03/28/multimedia/spettacoli/argentero-prof-rock-per-il-film-di-d-avenia-Ij2i8dzNnx0kz4z2atc2LN/pagina.html">http://www.lastampa.it/2013/03/28/multimedia/spettacoli/argentero-prof-rock-per-il-film-di-d-avenia-Ij2i8dzNnx0kz4z2atc2LN/pagina.html</a></p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/529970_10151542960546438_482854786_n-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10003" alt="529970_10151542960546438_482854786_n-1" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/529970_10151542960546438_482854786_n-1-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/221739_10151542654516438_1956273632_n.jpg"><img alt="221739_10151542654516438_1956273632_n" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/221739_10151542654516438_1956273632_n-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/580369_10151542655016438_1429391856_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10018" alt="580369_10151542655016438_1429391856_n" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/580369_10151542655016438_1429391856_n-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/579124_10151542960671438_421975566_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10017" alt="579124_10151542960671438_421975566_n" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/579124_10151542960671438_421975566_n-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Di sogno in sogno, la realtà mi è rimasta indietro.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 13:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prof 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bianca come il latte]]></category>
		<category><![CDATA[Cose che nessuno sa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Argentero]]></category>
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		<category><![CDATA[Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Scicchitano]]></category>
		<category><![CDATA[sognatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il regista si è voltato verso di me e mi ha detto: “Il primo ciak lo dai tu”, mi sono risvegliato da un sogno per entrare in uno più grande chiamato realtà. E così ho gridato, anche se ne è uscito un suono un po&#8217; strozzato e ridicolo a causa dall&#8217;emozione: “Azione!” E tutto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando il regista si è voltato verso di me e mi ha detto: “Il primo ciak lo dai tu”, mi sono risvegliato da un sogno per entrare in uno più grande chiamato realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">E così ho gridato, anche se ne è uscito un suono un po&#8217; strozzato e ridicolo a causa dall&#8217;emozione:</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione!”</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto si è messo in moto.<br />
Come tutto si era messo in moto ormai vari anni fa, quando la scintilla del romanzo ha acceso dentro la mia anima le polveri di una storia che volevo raccontare. Azione, Ale, datti una mossa!</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” era il sussurro pronunciato giorno dopo giorno da qualcosa di impalpabile dentro di me, quando quelle pagine erano solo un sogno di quelli che fanno tutti i giovani sotto i trent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” era l&#8217;incoraggiamento a scrivere di chi aveva letto le prime pagine e ci credeva più di quanto ci credessi io.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” era l&#8217;invito dei miei genitori, fratelli, anici a non aver paura, a fare qualcosa di buono per puro amore di quello che stavo facendo, a prescindere dai risultati.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” è stata la telefonata della casa editrice che aveva deciso di pubblicarlo a soli dieci giorni dall&#8217;invio del manoscritto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” è stato il passaparola febbrile dei ragazzi che lo hanno trasformato in un best e long seller in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” è stato lo slancio dei produttori che hanno creduto nella storia e hanno dato il meglio per realizzarla.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” è stato il lavoro con l&#8217;altro sceneggiatore per la scrittura di una storia che andava impastata nuovamente per lo schermo e io non volevo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” è stato il lavoro delicato e attendo del regista che non si dava mai pace se qualcosa non lo convinceva.</p>
<p style="text-align: justify;">“Azione” sono stati gli attori che mi chiedevano cosa mi aspettassi da loro per interpretare un personaggio e non riuscivo più a capire se dialogavo con i miei sogni o con la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">“Azione” è stato vedere il film con la colonna sonora di artisti che ne hanno amato ogni minuto arricchendolo di emozioni che solo la musica sa dare.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Azione&#8221; sarà vedere il film con i miei alunni, quelli che avevano letto al primo anno delle superiori il manoscritto del romanzo, e nell&#8217;anno della maturità saranno lì con me in sala.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">“Azione” sarà sedersi in sala, al buio, tra sconosciuti e godersi quel po&#8217; di felicità che riusciremo a strappare ai loro cuori e volti, che abbiano letto o no il libro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">“Azione” è il dono della vita che riesce a superare i nostri sogni più grandi se non abbiamo paura del fatto che siano troppo grandi.</span></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span><span style="color: #ff0000;"><a href="http://inlibreria.inmondadori.it/2013/03/20/incontro-con-alessandro-davenia-e-gli-attori-luca-argentero-e-filippo-scicchitano/"><span style="color: #ff0000;">Mercoledì 27 marzo in Mondadori Duomo alle 18</span></a><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">,</span>  s</span></span>arò con questi due signori, il Sognatore e Leo (<a href="http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2013/filippo-scicchitano-bianca-come-il-latte-401318501086.shtml">qui trovate una recente intervista a Filippo Scicchitano sul film</a>).</p>
<p>Proverò a intervistarli &#8211; ma non sono tipi facili &#8211; sul film tratto da Bianca come il latte rossa come il sangue che uscirà il <a href="https://www.facebook.com/BiancaComeIlLatteRossaComeIlSangueFilm">4 aprile nelle sale italiane con una sorpresa che non vi aspettate</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em id="__mceDel"><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_1521.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9969" alt="IMG_1521" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_1521.jpg" width="1840" height="1262" /></a></em>***</p>
<p>Intanto <strong><a href="http://www.profduepuntozero.it/libri/cose-che-nessuno-sa/">Cose che nessuno</a> sa</strong> è uscito anche in <a href="http://www.megustaleer.com/ficha/GR49102/cosas-que-nadie-sabe">spagnolo</a> e <a href="http://www.megustaleer.com/ficha/L388583/coses-que-ningu-no-sap">catalano</a>.</p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/GR49102.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9973" alt="314_GR49102.jpg" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/GR49102.jpg" width="314" height="480" /></a></p>
<p><a href="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/L388583.jpg"> <img class="alignleft size-full wp-image-9974" alt="314_L388583.jpg" src="http://www.profduepuntozero.it/wp-content/uploads/2013/03/L388583.jpg" width="314" height="478" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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