Ciò che inferno non è

  • Anno 2014
  • Collana Scrittori italiani e stranieri
  • Pagine 300
  • Formato 14x21,5 cm
  • Legatura Brossura
  • Prezzo € 19,00
  • ISBN 9788804647126
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Federico ha diciassette anni e il cuore pieno di domande alle quali la vita non ha ancora risposto. La scuola è finita, l’estate gli si apre davanti come la sua città abbagliante e misteriosa, Palermo.

Mentre si prepara a partire per una vacanza-studio a Oxford, Federico incontra “3P”, il prof di religione: lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende, sorride. 3P lancia al ragazzo l’invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere, prima della partenza. Quando Federico attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita, quella vera. La sera torna a casa senza bici, con il labbro spaccato e la sensazione di avere scoperto una realtà totalmente estranea eppure che lo riguarda da vicino. È l’intrico dei vicoli controllati da uomini che portano soprannomi come il Cacciatore, ’u Turco, Madre Natura, per i quali il solo comandamento da rispettare è quello det- tato da Cosa Nostra. Ma sono anche le strade abitate da Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò e tanti altri che non rinunciano a sperare in una vita diversa, che li porti lontano quanto il pallone quando lo si calcia fortissimo nel campetto di terra battuta. Le strade dove si muove Lucia, che ha il coraggio di guardare il mondo con occhi luminosi e di non voler fuggire, perché il solo lievito per un cambiamento possibile è nascosto tra le mani di chi apre orizzonti dove il destino prevederebbe violenza e desolazione.

Con l’emozione del testimone e la potenza dello scrittore, Alessandro D’Avenia narra una lunga estate in cui tutto sembra immobile eppure tutto si sta trasformando, e ridà vita a un uomo straordinario, che in queste pagine dialoga insieme a noi con la sua voce pacata e mai arresa, con quel sorriso che non si spense nemmeno di fronte al suo assassino, con il coraggio di chi nell’atto stesso di morire insegna come vivere a noi che restiamo. Un uomo semplice ma capace di generare la sola epica possibile oggi: quella quotidiana, conquistata passo dopo passo sul confine tra luce e lutto, parola e silenzio.

Unendo il respiro antico di una narrazione corale e l’intensità di un’invocazione, questo romanzo ci parla di noi, della possibilità – se torniamo a guardare la vita con gli occhi dei bambini che tutti siamo stati – di riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.

Booktrailer

Dietro le quinte, nei luoghi del romanzo

Interviste e presentazioni

Rassegna Stampa

VIDEO

Servizio Tg2 sera

Servizio Tg3 Sicilia – min.13.55

Videochat su La Stampa con le vostre domande

Mizar Rai2 – Speciale dedicato a Ciò che inferno non è con intervista all’autore (puntata del 22.11.2014)

Rai Radio3 FAHRENHEIT – Libro del giorno del 17/12/2014 – intervista di Loredana Lipperini

Trinacria News: intervista a Piero Grasso, presidente del Senato, già procuratore antimafia, e all’autore

GIORNALI

Recensione sul Corriere della Sera (A.Arslan) (link online)

 Recensione e Anteprima TUTTOLIBRI inserto La Stampa (A.Iadicicco) (link online)

Intervista su Libero (A.Rivali)

Lettera a La Stampa – I migliori libri della nostra vita 

Intervista su IlGiornale (S.Vitulli) (link online)

Recensione e intervista su Repubblica (A.Falsone)

Intervista su Repubblica (A.Briganti) (link online)

Intervista su IoDonna inserto del Corriere (R.Carretta) (link online)

Intervista per Huffington Post (G.Fantasia)

Recensione e anticipazione su Avvenire (A.Zaccuri) (link online)

Intervista e recensione su Secolo XIX (G.Manganelli)

Reportage su Famiglia Cristiana nei luoghi del romanzo (F.Anfossi) (link parziale)

Intervista su IlSussidiario (M.Leonardi)

Recensione su Cogito et Volo (G.Vassallo)

Recensione e intervista Gazzetta del Sud (F.Musolino)

Recensione e intervista GiornalediSicilia (A.Filippi) (link online)

Recensione e intervista La Sicilia (F.Mannoni)

Recensione e intervista su Gente (V.Crippa)

Reportage su una delle presentazioni del libro su Oggi (R.Cenni)

Intervista IlGiorno (B.Guerriero)

Intervista per Oggimedia

23 ottobre 2014 | 60

Altre edizioni

  • Anno 2014
  • Collana Flipback
  • Pagine 576
  • Prezzo € 15,00
  • ISBN 9788804647911
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  • Anno 2014
  • Collana Narrativa moderna e contemporanea
  • Pagine 324
  • Formato eBook con Adobe DRM
  • Prezzo € 8,99
  • ISBN 9788852057243
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Edizioni estere

60 risposte a “Ciò che inferno non è”

  1. Martina ha detto:

    Ho fatto fatica a leggere “Ciò che inferno non è”. Ma non perché non sia un bel libro, anzi. Ad ogni parola mi si parava davanti un ricordo della mia esperienza di volontariato in un quartiere molto simile a Brancaccio: lo ZEN. Le emozioni si sprigionano dalle parole e prendono vita, bruciando nella memoria di chi le ha vissute in prima persona, seppur in una realtà leggermente diversa; le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono talmente verosimili che è impossibile non riconoscerci persone realmente conosciute: ragazze madri troppo presto, bambini soli troppo presto e ragazzi cresciuti troppo presto secondo le leggi della strada. Avere la capacità di riportare la realtà con delicatezza ma allo stesso tempo con estrema fedeltà, tanto da farla rivivere così intensamente a chi la conosce, è un dono di pochi. Che meraviglia!

  2. Eleonora ha detto:

    Caro Prof,
    Sull’onda delle incredibili emozioni suscitatemi dalla fine della lettura di ”Ciò che inferno non è” La vorrei rendere partecipe delle mie emozioni. Ho acquistato il libro il primo giorno della sua uscita con lo stesso sentimento di un bambino che aspetta con ansia la mattina del 25 dicembre per aprire i regali a lui destinati sotto l’albero di Natale. Il 28 ottobre è stato per me il 25 dicembre e gli scaffali della libreria il mio Albero di Natale. Ho letto e ripreso i primi due capitoli del libro per ben tre volte, quasi come non volessi mai davvero iniziare per paura di finire troppo presto. Poi però mi sono fatta coraggio e, addentrandomi tra le magnifiche pagine di ”Ciò che inferno non è”, sono stata protagonista di un viaggio bellissimo, di uno di quei viaggi che non vorresti finissero mai perché ti lasciano dentro così tante emozioni e così tanti ricordi a cui è davvero difficile poi rinunciare. Fin da subito ho provato un forte senso di emozione e l’ho capito ancor di più quando, man mano che continuavo a leggere, tendevo a soffermarmi su frasi o pagine intere, al fine di ricordare il più a lungo possibile quelle parole, quei detti, quelle emozioni contrastanti. Le prime lacrime hanno rigato il mio volto durante la lettura del capitolo della visita di Federico e Don Pino Puglisi a Giuseppe, rinchiuso al Malaspina. Lì, Federico, è diventato davvero un uomo. Lì, il grano è riuscito a separarsi dalla zizzania (che, a parer mio, era anche la realtà buona ma irreale della quale Federico faceva parte fino ad allora) e ha piantato altri semi destinati a far nascere grano. La paura, più che giustificata, di Federico di aiutare P3 a Brancaccio non ha prevalso su quell’incredibile forza che le parole di Don Pino e l’Amore per Lucia sono entrati dentro la sua anima. Con la forza e l’entusiasmo e la passione che solo un ragazzo di 17 anni può avere, Federico ha rinunciato al suo viaggio in Inghilterra per poter compiere un altro viaggio, ben più intenso, ben più ”pericoloso”, ben più intimo. I suoi giorni passati a Brancaccio, le sue ore trascorse ad insegnare a Totò a suonare la chitarra, il Canzoniere del suo amato Petrarca regalato a Lucia, le terribili botte prese, lo hanno fatto diventare uomo, lo hanno reso migliore di quanto già non lo fosse prima. Solo che prima gli mancava il coraggio, quel coraggio che Don Pino, Lucia, Totò e Brancaccio tutta gli hanno fatto trovare. Ho pianto, tanto, alla morte di Don Pino, ho pianto quando Totò, al funerale di Don Pino, recita ”senza maschere e senza costumi” i versi dell’Orlandino. Ho pianto anche nel leggere la sua postilla e i suoi ringraziamenti, perché lì davvero si capisce quanto Lei ci abbia messo dei suoi insegnamenti ricevuti, della sua vita e della sua esperienza, nello scrivere un libro che è diventato, ieri, oggi e per sempre, il mio libro preferito. E non lo dico per compiacerla ma perché mi sono sentita scavata dentro l’anima nel più profondo, perché per tutto il pomeriggio, dopo aver terminato il libro, ho sentito un peso nel petto e ho avuto difficoltà a respirare. Queste e tante altre cose avrei voluto dirle per ringraziarla infinitamente del bellissimo viaggio che mi ha fatto fare in questi giorni, per le bellissime emozioni che mi ha fatto provare, per le intense parole che ha usato per raccontare a me e a tutti i suoi fedeli lettori una storia così vera e così bella che scalfisce ogni anima, anche quella più dura, proprio come l’acqua pian piano scalfisce la roccia.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie di cuore, Eleonora. Le tue righe mi riempiono di gioia e fosse anche solo per te valeva la pena scriverlo. un abbraccio

  3. Marika ha detto:

    Salve prof..Mi chiamo Marika, avevo scritto un commento per quanto riguarda cose che nessuno sa,forse qualche anno fa, e non ha idea di quanto le sue parole siano state importanti per me..È stato un libro che mi ha cambiato la vita e considerando la mia esperienza familiare particolarmente simile a quella di margherita mi sono sentita protagonista del libro.. Come se in qualche modo quella storia parlasse di me.. Quello come i suoi libri sono doventati per me delle guide da cui trarre ispirazione e consiglio ogni volta che ho pensato di sentirmi sola tra tanti. Ho letto quest’ultimo libro senza prendere respiro, ed è inutile dire che non ne sbaglia una. Mi ha fatto vivere una storia dura e cruda che tende ad essere dimenticata un po’ da tutti, in prima persona da me nonostante sia siciliana. A soli15 anni non credevo di poter provare tutte queste emozioni insieme leggendo.. Ma con i suoi libri sono riuscita a ricredermi… Spero di poter fare come lei un giorno, non c’è nulla di più bello del portare il proprio pensiero tra la gente senza paure e timori del giudizio altrui… Detto questo grazie di cuore.
    Marika.

  4. Silvia ha detto:

    Ciao Prof!
    Ti ringrazio per le tue “parole sirena” in grado di rapire anche la nostra generazione, che spesso necessita di parole portatrici di messaggi positivi.
    Un buon libro è quello per il quale sei disposto a fare la nottata pur di finirlo.. quello che ti fa dimenticare il mondo circostante, i problemi, mettendoti a confronto con una nuova ma tristemente nota realtà: Brancaccio.. quello che quando è finito ti viene istintivamente da abbracciare , come se venisse ringraziato per le emozioni trasmesse. E “Ciò che inferno non è” è l’unico che mi abbia fatto provare tutto ciò.
    Grazie di cuore, Prof. Tutti vorrebbero avere un Prof come te 🙂

  5. Maria ha detto:

    Caro Prof,
    Il suo libro ha dato vita a diverse emozioni in me che ormai pensavo fossero andate perdute. Inutile dire che i suoi libri sono come finestre sul mondo, quest’ultimo in particolare. Ho dovuto dare forza a me stessa per poter leggere questo libro e devo dire che non è andata male. Ho avuto modo di vedere come fosse vivere in un’altra città che vista dall’esterno sembra solo mafia ma vista con gli occhi di un ragazzo della mia età, ha la sua bellezza anche nei momenti peggiori. Non nego che un po’ ero spaventata da questo libro. Temevo una delusione da parte sua, soprattutto perchè questa volta non si parlava di temi adolescenziali, ma uno dei protagonisti era proprio un Prete. E non mi ha delusa affatto. E per questo devo dirle grazie. Grazie perchè Federico è riuscito un po’ a capirmi, perchè io e lui siamo molto simili, abbiamo le stesse paure e abbiamo paura di affrontarle ma prima o poi ci riusciamo e diamo il meglio di noi stessi. Ho sentito questo libro anche un po’ mio, e non c’è niente di più bello che sentire i libri parte di se stessi. Ne è davvero valsa la pena aspettare tre anni per questo libro meraviglioso.
    Non smetta mai di scrivere, per favore. Ormai il mondo sta diventando triste e monotono. Solo i libri possono salvarci dal diventare come lui.

  6. maria ha detto:

    Caro Alessandro ho appena finito di leggere la tua ultima storia che mi ha regalato nuove e vive emozioni. Riga dopo riga, pagina dopo pagina ho sentito quel calore che solo un “fuoco” puo’ sprigionare. Un fuoco vivo che solo nel cuore è possibile trovare , energia pura dell’amore … cio che inferno non è . grazie Maria

  7. Alessandra ha detto:

    Ciao prof. volevo prima di tutto ringraziarla per tutto quello che mi regala per ogni libro, per ogni pagina, per ogni frase. Io non abito a Palermo, ma bensì a Napoli, dove abbiamo un altro tipo di criminalità organizzata: la Camorra. Forse non sarà proprio la stessa cosa, ma anche qui la situazione è difficile. Ma abbiamo una cosa in comune: persone dal cuore grande, che continuano a sperare in una vita migliore. Ma ti arrabbi, perché la tua terra è conosciuta SOLO per le malvagità, sono per quei gli atti commessi dagli uomini certamente con poca coscienza. Ho trovato affascinante questo paragone, rendermi conto della realtà delle cose. Il mio personaggio preferito è Francesco. Un bambino curioso e intelligente, ma non abbastanza bambino da aver compreso cos’ è la vita. Una parte che mi ha emozionata è stata, appunto, quando confessa alla sua mamma che lui non vuole rompere le cose, ma vuole aggiustarle. Un’altra “storia” che mi ha emozionata è quella della bambina e la sua Bambola. La rabbia che ho provato verso il male degli uomini in quel momento è indescrivibile. Non è una semplice storia, per me rispecchia quello che succede davvero nella realtà. Per non parlare di quella che ho provato per Don Pino. Dire che mi sono emozionata, che ho pianto, non è abbastanza. Sapere che invece questa storia è vera, che degli uomini educati al male hanno davvero commesso un reato del genere, ti fa venire voglia di reagire. Ma non sai come, verso questa crudeltà. Puoi solo sperare in futuro che questa società cambi, che capisca la differenza tra il bene e il male. La speranza, quella che ci fa andare avanti, quella che ha fatto sì che Brancaccio non venisse del tutto oppressa da Cosa Nostra. Grazie prof. Ciò che inferno non è mi ha cambiata, mi ha fatta crescere moralmente.

    P.S. Frequentando il terzo anno delle scuole medie, sono più che d’accordo sul fatto che tutto ciò non viene insegnato nelle scuole.

  8. Sr. Cristiana ha detto:

    Carissimo Alessandro, è un libro diverso, Ciò che inferno non è, è stato più difficile leggerlo come romanzo gli aspetti che lo ancorano drammaticamente alla vita sono tanti e attuali, ogni tanto dovevo dirmelo: è un romanzo… La prima impressione la sintetizzo così: autoritratto impressionista, c’è molto di te in queste pagine, certe cose non si inventano (un modo di parlare dell’amore, un modo di guardare e sentire Dio, un modo di guardare il male…) però le consegni velate a volte in modo lieve a volte a tinte forti, ci sono contrappunti e contrasti nella storia che racconti. E’ un bel quadro!
    La seconda impressione è: un inno al realismo. L’essere dentro la realtà è l’unico modo per non farla mai coincidere con l’inferno, la realtà supera sempre i suoi particolari, i suoi frammenti. La realtà è il quadro completo e nella realtà c’è più luce, anzi Luce che tenebre.
    La terza e ultima impressione è che tra le tue righe scorre un riconoscimento, un evidenza ed è che la Vita vince anche nella sconfitta, il sorriso di Don Pino è l’emblema di questa resurrezione umile, talvolta umiliata ma reale di cui solo la Vita è capace.
    Per ora mi fermo, verrà a galla altro, ora lascio sedimentare un po’nella testa e nel cuore quello che ancora non ha forma. Un ultima parola: GRAZIE! Per il lavoro, per la testimonianza, per la fiducia. Sr. Cristiana

  9. Giulia ha detto:

    Ogni volta con semplicità e delicatezza riesci a entrare nel cuore di chi ti legge. Spero che continuerai a riempirci delle tue storie,come hai fatto finora

  10. mari ha detto:

    Questa è la recensione che una mia amica ha fatto sul suo blog. Ci tenevo che anche lei la leggesse.
    “Leggi un buon libro quando arrivi all’ultima pagina e vorresti prolungare quell’azzurro di parole in cui ti sei immerso, avanzando timoroso sotto l’arco della copertina. Sapendo di essere giunto su una nuova costa, forse una nuova isola nel mare dei pensieri, cerchi di rinfrescarti con le ultime gocce dei ringraziamenti, pur di impregnarti ancora di parole, bramoso di iniziare nuovamente il viaggio perché consapevole che questa volta, sotto l’arco, camminerai a passo deciso.
    Sai che qualcosa ti è sfuggito, sai che di tanta bellezza percepita è impossibile conservarla tutta e vuoi continuare a sprofondare nell’inferno di quelle pagine prima che il profumo di carta svanisca, prima che tutto ciò che inferno non è venga schiacciato dal peso del libro chiuso. Tentenni, temporeggi, ma qualcosa si è inevitabilmente perso. Eppure, sebbene non esista più nelle parole in sé e per sé, lo percepisci nell’alone di pensieri che ti avvolge, un alone di una pesante leggerezza kunderiana.
    Di questo romanzo, non voglio riportare la sinossi, né analizzare la struttura e lo stile. Non mi importa dire che il racconto è diviso in due parti, né elencare i personaggi. Non voglio dare delucidazioni sul contesto che accoglie lo svolgersi dei fatti, facilmente reperibili su qualsiasi motore di ricerca digitando, tra gli altri nomi, “Pino Puglisi”. Di questo romanzo, dirò ciò che mi ha lasciato, racconterò non ciò che c’è, ma ciò che si disperde e viene raccolto in porzioni e in modi diversi da lettore a lettore. Di questo romanzo, non parlerò del mare che si intravede oltre i portici, né della bambola in primo piano, emblema di un’infanzia a cui una delle bambine del romanzo si aggrappa metaforicamente. Di quella scintilla di luce, o meglio di quell’insieme di minuscole scintille che creano un alone di luce intorno al pilastro destro, o ancora del contrasto tra l’idea della luce, intoccabile, informe e cangiante, e il pilastro, immobile, imponente e trascurato: di questo, parlerò. E per parlarne, come ci insegna Federico, allievo atemporale di Petrarca, bastano cinque parole. Le mie sono: pietra, deserto, voce, bianco, cerchio. (Parole che, come gli ossi di seppia, ci suggeriscono qualcosa altro. Parole che, per altri, saranno altre.)
    Senza essere pedante, se cercate delle informazioni precise e oggettive, le avrete: Palermo, estate 1993, Federico, protagonista, 17 anni. L’attenzione di Alessandro D’Avenia per l’adolescenza, come ammette direttamente nei Ringraziamenti, è centrale anche in questo suo terzo romanzo, dove l’età in bilico, l’età incerta, l’età di ricerca, rispecchia l’identità contraddittoria di Palermo, della Sicilia, dell’Italia, della società. Una società fatta di persone che si amano ma che non amano, che odiano ma che non si odiano, e un luogo che è inferno, che è male, che è sofferenza, ma che è al tempo stesso tutto ciò che inferno non è: amicizia, collaborazione, passato, famiglia, sole. Attraverso la descrizione delle scene di città, bambini che giocano, bambini che prendono a calci un cane, fratelli che litigano, fratelli che si aiutano, adulti che proteggono, adulti che uccidono, la storia di Federico si srotola lentamente presentandoci gradualmente la sua vita e i suoi progetti per l’estate appena iniziata. Ma la vera storia, il vero interesse, non è per Federico, ma per Pino Puglisi, sacerdote che cammina tra le pagine con le sue grandi scarpe, senza far rumore ma lasciando le impronte. Vero protagonista non è l’uomo, non è il sacerdote, non è la battaglia contro l’inferno, è il principio che l’inferno si dilaga velocemente, ma può essere contenuto dall’idea che raccoglie tutto ciò che invece non è inferno, e che non ha un nome specifico perché raccoglie tanti elementi, i quali possono decidere, come gli uomini, di bastare a loro stessi, o possono legarsi l’un l’altro per creare un unico sentimento che li comprende tutti. Vera protagonista, potremmo allora dire, è l’idea di comunità, o forse ancora meglio, l’insegnamento dell’idea di comunità.
    La linearità del racconto procede piacevolmente attraverso l’alternarsi di punti di vista diversi che offrono alla stessa storia numerose angolature, fino a quando, quasi d’un tratto, si ha la sensazione che qualcosa sfugga di mano. Il male è contagioso e porta altro male. Ma la stessa logica vale anche per il bene. Tutto ciò che è tuttoporto è anche spasimo. La dualità che accompagna i concetti alla base del racconto non è mai netta, perché anche tutto ciò che inferno non è ha dentro di sé la parola “inferno”.
    Che altro potrei dirvi? Potrei parlarvi della scoperta dell’amore da parte di Federico, di un amore che porta il nome di Lucia, dei riferimenti intertestuali che arricchiscono il libro, della circolarità del racconto che si chiude con una scena simile, ma diversa da quella iniziale. Potrei parlarvi dei dialoghi dallo stile colloquiale e della capacità di entrare nei personaggi nel discorso diretto, non affiancata da una medesima capacità di calarsi nei pensieri degli stessi, soprattutto dell’adolescente, che appare distante dalla realtà. O anche, poteri parlarvi di Pino Puglisi, di chi era veramente, di cosa ha fatto, di perché è centrale nel libro, ma mi rimetto – come sopra – ad un motore di ricerca. Ho deciso di parlarvi di quello che non c’è nel libro, ma dell’eredità che porta e che lascia. “Ciò che inferno non è” porta con sé un pezzo di storia, quella individuale, di un diciassettenne palermitano che si innamora, e quella comunitaria, di un gruppo di bambini di Brancaccio che apprendono i valori dello stare insieme, e infine quella Storia che prende i nomi di Falcone e Borsellino e che si intreccia alla storia delle singole vite e di tutta l’Italia. “Ciò che inferno non è” porta con sé una fetta di letteratura e riflessioni, gioco di erudizione mai casuale. Ma soprattutto, “Ciò che inferno non è” porta con sé la bellezza della conoscenza velata attraverso il ricamo di una storia, la capacità dell’insegnamento, come era quello di Pino Puglisi, attraverso un racconto rappresentativo, la sensibilità di comprendere valori e tematiche attraverso personaggi e luoghi. Tutto ciò, non c’è nel libro, c’è in me che mi ha lasciato il libro. Tutto ciò viene per mezzo del libro.”

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie di cuore, scritta con passione e maestria. 🙂

      • mari ha detto:

        prof grazie a lei!
        la sto tartassando ovunque.. noi la vogliamo a Vasto! Vogliamo organizzare un evento..la vogliamo con noiiii!!!!! Ci teniamo tantissimo e in qualche modo faremooooo ! Per invitarla dobbiamo usare il modulo che c’è qui? 🙂 graziee

  11. Anna barbui ha detto:

    Grazie! Uno dei più bei libri che ho letto! Bello soprattutto per il grande messaggio di speranza: sono proprio d’accordo che la disperazione è un alibi e che l’ottimismo costa fatica! Hai il grande dono di saper usare le parole e con queste puoi arrivare al cuore di tante persone e spero di tanti tanti giovani…Buon lavoro:-) io mi sento meno sola nel mio e spero di farti sentire in compagnia!!! Ciao Anna

  12. raffaella ha detto:

    è stata come sempre vincente la scelta di portare un libro ambientato in un posto, proprio lì dove la storia prende vita.
    Così in viaggio a Palermo tutti e cinque a festeggiare un anniversario di 25 anni di famiglia (così lo chiamo io…)e “Ciò che inferno non è” sotto al braccio.
    Prima lo legge Maddalena di 15 anni e non commenta. Poi lo inizio io e vedo che le descrizioni del libro e i posti che viviamo si rincorrono. E’ stata un’emozione senza fine che ci ha portato anche a Brancaccio a pregare nella Chiesa di Don Pino.
    Ti ringrazio davvero di cuore!

  13. Gloria Tramontana ha detto:

    Ho letto il libro per un compito assegnatomi a scuola (primo liceo scenzie umane)…lo trovato bellissimo e stupendo. Ho invitato anche i miei compagni a leggerlo, perché ci insegna tante cose di una vita che non conosciamo. Grazie. Gloria

  14. Federica ha detto:

    Questo libro racconta con estrema accuratezza,forza e delicatezza realtà spesso dimenticate.
    Vorrei ringraziarti per le parole contenute nei tuoi tre libri,perché mi hanno accompagnata in questi anni dandomi sempre nuovi spunti di riflessione.
    Grazie per questo ultimo romanzo,ha la capacità di prendere il cuore e tenerlo in pugno fino all’ultima parola.
    Grazie di cuore professore

  15. Marco ha detto:

    Avevo già letto per “caso” bianca come il latte rossa come il sangue, e devo dire che ne ero rimasto colpito quasi in maniera imbarazzante da quanto mi aveva aperto ad una visione completamente diversa alla lettura. Beh dopo aver letto anche Ciò che inferno non è sono ormai del tutto convinto della grandiosità e della enorme capacità comunicativa che riesce a trapelare da quelle pagine. Sono perfino arrivato a smettere di leggere per la commozione! (mai successo in anni di accanita lettura).

    Per farla breve, COMPLIMENTI. Attendo con ansia una nuova opera.

  16. Anastasia ha detto:

    Ho appena finito di divorare questo libro, e come mi aspettavo leggerlo è stato come viverlo in prima persona, come camminare per le vie di Palermo insieme a Federico, Lucia e tutti gli altri ragazzi… C’È stata perfetta empatia con ognuno dei personaggi sin dall’inizio, mi sono sentita completamente catapultata in quei quartieri, tanto quasi da arrivare a percepire gli odori del pesce, della carne e delle spezie sui banconi dei mercati…
    Avevo già letto gli altri due romanzi “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e “Cose che nessuno sa” e in entrambe ho trovato tante risposte e tanti consigli di vita… Poi ho letto “Ciò che inferno non è” e sembra proprio che i libri certe volte ci chiamino e stiano parlando proprio a noi… E cosi è stato per me con quest’ultimo romanzo; ho ritrovato nella figura di 3P un mio caro e affezionato prof. Che purtroppo ha lasciato tantissimi ragazzi troppo presto e con ancora troppe domande… Lui metteva la stessa passione che metteva 3P nella sua missione, nell’insegnamento ma non solo della matematica, ma soprattutto della vita; anche per lui questa era la sua missione: Svelare i segreti del mondo che ci circonda e apprezzare ogni minima cosa, perché in essa e nella sua formula matematica è racchiusa la potenza del Creatore, il matematico più potente di tutti i tempi. Per me come dice Federico di 3P questo prof. È stato maestro e amico… Con questo voglio ringraziare lei prof. Che con il suo romanzo mi ha quasi rievocato e fatto sentire vicino il mio caro prof.di cui avrò per sempre un ricordo magnifico … Non smetterò mai di leggere i suoi romanzi perché in ognuno è nascosto un pezzetto di quello che è la vita di ognuno di noi…Grazie davvero di cuore!
    Con immensa stima e ammirazione le auguro buonanotte! =)

  17. Anastasia ha detto:

    Stanotte ho finito di divorare questo libro, e come mi aspettavo leggerlo è stato come viverlo in prima persona, come camminare per le vie di Palermo insieme a Federico, Lucia e tutti gli altri ragazzi… C’È stata perfetta empatia con ognuno dei personaggi sin dall’inizio, mi sono sentita completamente catapultata in quei quartieri, tanto quasi da arrivare a percepire gli odori del pesce, della carne e delle spezie sui banconi dei mercati…
    Avevo già letto gli altri due romanzi “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e “Cose che nessuno sa” e in entrambe ho trovato tante risposte e tanti consigli di vita… Poi ho letto “Ciò che inferno non è” e sembra proprio che i libri certe volte ci chiamino e stiano parlando proprio a noi… E cosi è stato per me con quest’ultimo romanzo; ho ritrovato nella figura di 3P un mio caro e affezionato prof. Che purtroppo ha lasciato tantissimi ragazzi troppo presto e con ancora troppe domande… Lui metteva la stessa passione che metteva 3P nella sua missione, nell’insegnamento ma non solo della matematica, ma soprattutto della vita; anche per lui questa era la sua missione: Svelare i segreti del mondo che ci circonda e apprezzare ogni minima cosa, perché in essa e nella sua formula matematica è racchiusa la potenza del Creatore, il matematico più potente di tutti i tempi. Per me come dice Federico di 3P questo prof. È stato maestro e amico… Con questo voglio ringraziare lei prof. Che con il suo romanzo mi ha quasi rievocato e fatto sentire vicino il mio caro prof.di cui avrò per sempre un ricordo magnifico … Non smetterò mai di leggere i suoi romanzi perché in ognuno è nascosto un pezzetto di quello che è la vita di ognuno di noi…Grazie davvero di cuore!
    Con immensa stima e ammirazione le auguro buona giornata!=)

  18. Gabriella ha detto:

    Caro Prof. ho appena finito di leggere “Ciò che inferno non è”. Mi ha rapita, emozionata…Sono mamma di due adolescenti e credo che se tutti i ragazzi leggessero le tue pagine e la speranza che riescono a trasmettere, il loro mondo e il nostro sarebbero migliori. Mi hai fatto venire voglia di regalarlo, per far provare a chi amo, le stesse emozioni che ho provato io nel leggerlo.
    Grazie di cuore. Una mamma

  19. Carmen ha detto:

    Hola;
    soy española (no sé italiano) y me gustaría saber cuando van a pulicar el libro “Ciò che inferno non è” en español.
    gracias

  20. Chiara ha detto:

    Caro Alessandro,
    ho letto il tuo ultimo libro e mi ha colpito molto. E’ stato uno dei miei regali di Natale e sicuramente non mi sono pentita di averlo richiesto. Mi ha colpito come tu conosca così a fondo il cuore dell’uomo. Conosci don Luigi Giussani? tu hai qualcosina simile a lui. Ma leggendo mi è sorta spontanea una domanda: tu, Alessandro, hai trovato la risposta alla felicità di cui tratti molto nei tuoi scritti?
    La risposta mi interessa moltissimo.
    A presto.
    Chiara, una ragazza liceale

  21. Ivana ha detto:

    Complimenti davvero, ho appena finito di leggere questo libro stupendo, ho parenti a Palermo e ho visto la Chiesa dello Spasimo e tutta la verità che hai descritto nei gesti, nelle parole, nei modi di fare e negli sguardi dei siciliani con grande cuore e grande fede!!! La sera stessa che avevo finito il libro hanno trasmesso in seconda serata “Alla luce del sole” con il bravissimo Luca Zingaretti, l’ho rivisto per la seconda volta, ma con una nuova consapevolezza!!!!! Grazie

  22. Martina ha detto:

    Caro Alessandro,
    la presentazione del tuo nuovo romanzo ad Alassio è stata molto edificante; nei due giorni seguenti ho letteralmente “divorato” “Ciò che inferno non è”. Un libro che una volta terminato crea una rivoluzione interiore, grazie per averci donato una storia del genere, ma soprattutto un ringraziamento per fermarti a parlare con i tuoi lettori, non chiedendo semplicemente il loro nome ma chi sono e i loro sogni;un gesto di una grande umanità.
    Una curiosità: la maestra Gabriella presente sia in “Cose che nessuno sa” che in “Ciò che inferno non è” è stata una tua insegnante e l’hai menzionata per renderle omaggio? Oppure Gabriella da Palermo si è trasferita al Nord,creando così un ponte tra il terzo e il secondo romanzo? Qual è la sua storia?.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Martina, grazie a te per le tue parole. La maestra Gabriella è stata la mia maestra d’asilo e non la dimenticherò mai. Sta ancora a Palermo e quando posso vado a trovarla.

  23. Federica ha detto:

    Caro Alessandro,
    volevo ringraziarti per aver scritto questo libro. Mi sono commossa tantissimo e mi ha davvero aperto il cuore.
    Il più bello che abbia mai letto, perché mi ha riempito di desiderio di bellezza, di voglia di fare e di riparare ciò che è rotto. Sei una bella persona da cui prendere esempio, così come i personaggi dei tuoi libri. Grazie e aspetto presto un altro tuo capolavoro!

    ps. io ho un blog dove scrivo di libri, non è molto aggiornato ma qualche volta ci ritorno perché mi piace scrivere, ma “Ciò che inferno non è” è stata la lettura che più mi ha reso difficile mettere per iscritto ciò che provavo! Direi che è un buon segno 😉

  24. Anna ha detto:

    Ciao Alessandro, tre giorni fa non avevo idea della tua esistenza, oggi ho acquistato il tuo libro. Mi hai conquistata con una sola un’intervista! Vedremo se anche il libro saprà fare altrettanto…

  25. Silvia ha detto:

    Caro Alessandro,
    ho appena finito di leggere il tuo ultimo libro. Meraviglioso. Sono qui per complimentarmi con te e per porti una domanda. Cosa pensi di Comunione e Liberazione? Tu guardi il mondo con la stessa affezione con cui noi siamo stati educati a vivere.
    Grazie

  26. Nicolò ha detto:

    Ciao Alessandro. Ho 16 anni. Non sono mai stato un grande lettore.
    Un giorno la mia prof. ha dato una lista di libri, noi alunni dovevamo leggerne uno di quelli elencati, avevo voglia di qualcosa di nuovo così ho scelto il tuo primo libro “Bianca come il latte, rossa come il sangue” in 3 giorni lo ho finito (di solito ci metto un paio di settimane al minimo). Da quel giorno ho letto tutti i tuoi libri, ognuno di questi mi ha insegnato qualcosa di importante.
    Non ho mai trovato uno scrittore in grado di mescolare la poesia con la scrittura odierna i miglior modo.
    Aspetto con ansia un altro tuo libro

  27. Alessandra ha detto:

    Caro prof.,
    non so se lei si ricorda di me, ma sono la stessa ragazza che le ha scritto sempre su questo blog, quella di Napoli; quella che sperava e spera ancora in una vita migliore. È passato tanto tempo da quando ho letto Ciò che inferno non è. Ma questa settimana, quando il prof di religione ci ha chiesto di portare il libro da presentare alla classe, ho parlato del suo ultimo libro. Da allora non riesco a smettere di pensare a questa storia stupenda e a lei, prof.
    Volevo ringraziarla per le sue parole, che sono un dono. Come dicevano degli scrittori, esprimono una pluralità di significati. Possono far male, ma donano anche amore. Come Federico, io cerco le parole giuste, per comunicare, per esprimere me stessa e forse per capire io chi sono. Le parole mi hanno spinta alla lettura. Per cercare delle risposte, ma in realtà sono qui ancora oggi piena di domande, sorte proprio grazie ai libri. Ma credo che queste domande aiutino a cercare il senso della vita e ad affrontarla.
    Molto spesso ho una gran voglia di scrivere. Una storia, una lettera, una pagina di diario, qualsiasi cosa, pur di colmare il vuoto. Molto altre volte, mi sento esattamente come si è sentito Leo prima di scrivere la lettera a Beatrice: mi fermo, davanti a quel foglio vuoto da riempire, ma non riesco ad esprimermi.
    Alcuni dicono che i libri servono ad uscire dalla realtà, ma a me fanno l’effetto opposto. Mi avvicinano, mi aprono gli occhi, mi aiutano a crescere, proprio come è accaduto con “Ciò che inferno non è”. Questo è un romanzo che non riesco a dimenticare, è uno di quelli che mi hanno lasciato più domande che risposte. Perché gli uomini sono così avidi di potere? Perché vogliono il controllo? Perché Dio è così silenzioso? Perché siamo stati mandati qui a soffrire? Queste sono tra le tante domande senza risposta.
    Semplicemente a volte penso che ogni nostra singola scelta ci determini. Quelle fatte con amore e altre fatte con odio e rancore.
    Beh prof., non credo servano altre parole, a volte ne bastano poche. Volevo solo ringraziarla, perché le sue parole mi hanno nutrito l’anima. Grazie a lei sono riuscita ad aprirla alla forza, all’amore e alla vita. Se Dio ha fatto un grande dono ad ognuno di noi, a lei ha donato la comunicazione.

    • Prof 2.0 ha detto:

      cara Alessandra, a me sembra che le parole le usi molto bene e andando dritto al punto. Sono io che ringrazio te. Continua in questa ricerca e in questa tensione verso qualcosa di bello. Cerca i maestri. Un abbraccio

  28. Federica ha detto:

    Salve prof, ho appena finito di leggere il suo ultimo libro. Avendo già letto gli altri suoi libri, quattro giorni fa ho iniziato a leggere Ciò che inferno non è. Grazie alle sue parole, ai suoi insegnamenti che trasmette attraverso i suoi libri mi aiuta a toccar con mano le cose importanti della vita che spesso mi sfuggono (il rapporto con Dio, la salute e la malattia, l’amore in senso universale). In particolare nel suo ultimo libro mi ha fatto render conto di quanto ignoriamo ciò che ci circonda, spesso involontariamente. Sono siciliana come lei, so cos’è la mafia ma non avrei mai immaginato quanto essa possa essere crudele, che potesse arrivare a tanto e dove possa arrivare l’uomo per disperazione. Le sue parole, le vicende di Don Pino, Federico e gli altri bambini mi hanno commossa come non mai. Trasmettendomi una tristezza e una dolcezza infinita. Spero di portarmi questa storia sempre nel cuore. La abbraccio.

  29. Francesco ha detto:

    Salve prof!
    Ho letto in appena tre giorni “Ciò che inferno non è”, approfittando di ogni attimo libero per tuffarmi ed immergermi, seppur leggendo delle sue piaghe che si nascondono tra le ombre delle sue bellezze (terra bella ma disgraziata, si dice) nella mia Sicilia, a cui sono e resto profondamente legato, ma da cui sono attualmente lontano, abitando a Roma per gli studi universitari.
    Credo che quando un libro riesce a catturarti, a farti viaggiare nella mente fino a farti addirittura commuovere, lasciandoti dentro qualcosa di positivo, allora quello senz’altro è un bel e buon libro. Il suo “Ciò che inferno non è” è uno dei pochi libri che ho letto fin’ora che è riuscito a farmi commuovere nel vedere come, anche in mezzo a tanto male, possono celarsi i sorrisi di 3P, i sorrisi dei bambini innocenti e le carezze di due ragazzi innamorati.
    Ho letto le sue pagine come si ammira un’opera d’arte, e ogni pagina, come un’opera d’arte, mi lasciava una sensazione talmente bella dentro, che mi invitava a leggerne un’altra, e un’altra e un’altra ancora. Anche in tarda serata, anche nella confusione della metropolitana di Roma, anche nella pausa del quarto d’ora accademico all’università. Ogni occasione era buona per leggere il suo libro.
    Complimenti per il bellissimo lavoro che ci ha donato, e grazie di cuore per le bellissime sensazioni che mi ha fatto provare! Aspetto con gioia il suo prossimo lavoro.

  30. Pilar Zamora ha detto:

    Le conté la historia de Ció che inferno non é a una amiga. Le mencioné la frase de “la vida para poseerla debes perderla por alguien” y nos conmovimos muchísimo, incluso yo que ya había escuchado la frase antes y la historia ya la tenía leída. Luego pensamos en qué diferencia habría en la vida de nuestras demás amigas si supieran esa verdad acerca de la felicidad que usted menciona en la frase. Pensamos en cómo fuera tener un profe de reli como Don Pino. Después de una hora disputando y llenándonos el alma de ideales y ganas de cambiar el mundo concluímos que aunque no tenemos profes así, tenemos la literatura, que para abrirnos los ojos para eso sirven los libros. Así que en nombre de ella (se llama Cristina) y mío le pedimos una traducción al español. Ella y yo nos encargamos de introducirlo posteriormente en el programa académico de bachillerato de nuestro colegio.
    Saludos,

    Pilar

  31. Letizia ha detto:

    Caro Alessandro,
    io… Che dire? Ogni volta che leggo un suo libro, l’anima mi va in frantumi. La sento che cade e che si spacca pian piano. Ma stia tranquillo, da parte mia è il più grande complimento che possa fare a qualcuno che sa centrare i punti giusti, quei punti che riescono a smuovere qualcosa nel cuore di chi legge.
    “Ciò che inferno non è” ha fatto proprio questo con me, come lo hanno fatto anche “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e “Cose che nessuno sa”. Ogni suo libro mi ha aperto gli occhi su un aspetto diverso della vita; aspetti, lati che a volte tendo a lasciare un po’ in disparte perché non fanno parte del mio “quotidiano”.
    “Ciò che inferno non è” mi ha soprattutto ricordato che la vita non è sempre rose e fiori, che non bisogna avere paura delle difficoltà che la vita può mettermi davanti. L’ho sentito fin dentro le ossa, mi creda (forse anche perché la situazione a casa non è delle più rosee, ma cerchiamo di fare il possibile per non demoralizzarci tutti – io per prima, come figlia maggiore, a volte sono il perno portante di alcune situazioni).
    Prima di chiudere qui, vorrei dirle due cose.
    La prima: grazie; grazie dal più profondo del cuore per aver condiviso con noi lettori una storia simile (una perla, come dico sempre quando parlo dei suoi libri). La prego di non smettere mai e di non perdere mai la passione che mette nel fare ciò che più le piace (glielo dico perché ho visto delle sue lezioni di italiano su YouTube e, cavolo, un po’ invidio i suoi alunni, sa? Ora che sono in quinta superiore e a luglio ho l’esame, non posso fare poi molto; ma giuro che non mi sarebbe dispiaciuto averla come insegnante).
    La seconda cosa è: tengo un blog da qualche mese e giusto oggi ho postato la mia recensione al suo libro; se le andasse di darle un’occhiata mi farebbe davvero tantissimo piacere! Le lascio qui il link: http://alittlenerdsshelf.blogspot.it/2016/04/recensione-libro-cio-che-inferno-non-e.html
    Detto questo, la saluto con tanto affetto! A presto!
    Un bacio, Letizia

  32. Letícia Valle ha detto:

    Ciao, Alessandro! I don’t speak Italian, but I love it for so long I feel it’s like a home to me. The few times I sent you something through Twitter or Facebook, I tried to write a little, and I’m rejoicing that today I achieved to type an entire tweet and received a reply from you. 🙂 Since I’ve read Cose che nessuno sa and Bianca come il latte rossa come il sangue, your words touched me in such a deep way that I can’t forget them. Both of these books are in my heart, and I think that, even if I did speak Italian, I would never be able to tell you how important they are to me. I’m looking forward to finally read Ciò che inferno non è, and to be amazed with your poetry once more. I’m sure Federico will be a great friend to me as long as I wander through your words again, soon. Grazie mile per inspirarmi. Saluti brasiliani. 😉

    • Prof 2.0 ha detto:

      Thanks a lot, Leticia, i’m very glad to know you and to know that my novels have fantastic reader as you! Saluti italiani. 🙂

  33. Luca ha detto:

    Professore, mi chiamo Luca sono Sicilianissimo anche se ormai da anni vivo e lavoro a Milano. Ho avuto l’onore di leggere il Suo libro, ricercato e curato nei minimi dettagli e piano di amore verso la ns. terra e verso la giustizia. Sono un appassionato di letture varie, ma Le posso garantire che raramente mi sono commosso nel leggere un libro, il suo è pura poesia.
    Di Persone come lei dovrebbe essere piano il Mondo.

    Grazie di esistere…

    Ad maiora

  34. […] parole, in quell’ingenuità, in quei trasporti ed in quei sogni. E così lui, anche in Ciò Che Inferno Non E’, fa raccontare a loro la sua storia: storia pesante, storia di scelte, storia di crescita, storie […]

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