21 aprile 2009

Il dolore che non parla

Cosa fai nel tempo libero? – chiedo ad un ragazzo di 16 anni per cercare di capire quali sono le sue passioni, quali i suoi punti di forza, dai quali partire per motivarlo a prendere un po’ di più le redini della sua vita.

Silenzio.
Insomma a cosa dedichi il tempo quando hai finito i compiti e lo sport?
…Facebook.
Ok, ma una passione? Qualcosa che ti prende la testa e il cuore?
Non lo so…

Aveva ragione Nietzsche, siamo in un’epoca che si surriscalda, ma non ha passione.

Dietro la ricerca di emozioni che si accendono sfrenate e si consumano come un fiammifero – quasi senza traccia – nascondiamo un cuore freddo. E l’indifferenza (incapacità di cogliere le differenze) è la manifestazione del ghiaccio che abbiamo nel cuore.
Perché non sappiamo più cercare, quando abbiamo smesso di farlo?Compito per casa: un pomeriggio ad annoiarsi, senza facebook, senza ipod, senza computer…
Solo quando ci si annoia si scopre cosa ci manca. E il cuore comincia a sciogliersi in lacrime di dolore, di nostalgia, di sete.
E le coperture, in quanto tali, non sono soluzioni, ma anestetici…

***
Da’ parole al dolore:
il dolore che non parla
sussurra al cuore greve
e gli comanda di spezzarsiShakespeare, Macbeth, atto 4, sc.3

8 responses to “Il dolore che non parla”

  1. fr ha detto:

    forse è vero..riempiamo la giornata di cose inutili come facebook ecc..ma x alcune persone ,tipo me,staccare tutto e pensare a cosa ci manca è + ke doloroso..cosi preferiamo stare ore ed ore fissi davant ad una pagina web che ci mette in contatto con tutti i nostri “amici”..ci esaltiamo x una notifica e intanto il tempo passa…e quando non avremo + l’eta x stare su facebook o quando non ci arriveranno+ richieste di amicizia allora si che ci sentiremo davvero soli..

  2. Anonymous ha detto:

    Non è tanto, mio modesto parere, l’essere soli senza stare su facebook e senza richieste di amicizia…è più pericoloso essere soli senza mai aver trovato le vere amicizie, quelle che riescono a farti vedere il mondo anche da una prospettiva diversa se serve, quelle che non ti danno sempre ragione e che ti sanno far ragionare.
    Ed è ben più pericoloso, svegliarsi la mattina ad un certo punto della vita e non sapere “cosa” riesce a far battere il cuore e a far lavorare la mente…le vere passioni, i veri ideali, i valori per cui lottare.
    “Intanto il tempo passa” dice fr…appunto!…forse è meglio non lasciarlo passare troppo dimenticandoci di noi stessi e sotterrando le nostre identità in questo modo.
    Carmen

  3. Prof 2.0 ha detto:

    fr: prova ad affrontare quel dolore, scoprirai che è più salutare e sopportabile di quanto pensi, se lo riempi di senso. Se cerchi ciò che ti manca (leggi quello che dice Carmen). Se ne parli con chi ti vuole bene e può guidarti.

    Carmen: lo hai detto meglio di me. grazie!

  4. Claire ha detto:

    Non so se ho davvero imparato a dar voce al dolore,però posso dire che da un po’ di tempo a questa parte ci sto sicuramente lavorando su.E devo dire che serve,serve davvero,che sia una chiacchierata con qualcuno che sappia scuoterci,o anche una passeggiata chiarificatrice durante la quale “scandagliare” noi stessi.
    Magari scoprire anche che le cose non sono così grave come sembrano,anche se non sempre è così.

    Ciao,Claire.

  5. Prof 2.0 ha detto:

    Chissà perchè è così difficile farsi vedere fragili…

  6. Anonymous ha detto:

    Molto spesso, per non entrare in contatto con i propri sentimenti più intimi, ci si rifugia davanti ad un computer, facebook o la chat di msn..
    Crediamo di sentirci in compagnia, ma non è così: sono mezzi che ti invitano ad isolarti dal resto del mondo, a rimanere intrappolati per ore davanti ad un monitor e non avere più un dialogo con i genitori e gli amici.
    Tutti noi stiamo davanti al pc, o per lavoro o per svago, l’importante è non farlo diventare il fulcro della propria vita.
    Poi c’è questo blog, che se aperto ogni giorno (come se fosse un sito meteo =)..), ti aiuta a riflettere.
    Possibilmente gli argomenti entrano nelle coscienze e si sviluppano nella realtà..magari fuoriescono nuove passioni, anche se a volte queste richiedono fatica.
    Grazie mille prof

  7. Prof 2.0 ha detto:

    Caro anonimo, spero sia così. Altrimenti non varrebbe l’impegno che il blog comporta!

  8. Anonymous ha detto:

    Per me lo è! Grazie.
    Un altro Anonimo

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