7 ottobre 2009

Tardi, ma non troppo

Ieri ho partecipato alla presentazione di un libro (“Antonia Pozzi e la montagna”) di un caro amico. Avevo in qualche modo contribuito alla versione definitiva dello scritto, che racconta la vicenda di Antonia Pozzi, la giovane poetessa italiana, apprezzatissima da Montale, morta suicida al culmine di una forte depressione nel 1938 a 26 anni. In un passo del diario che l’autore ha letto Antonia scrive:

“E questo terrore: mi perdo, non mi ritroverò, non mi riguadagnerò più. Piccole cose mi scalpellano, miserie mi corrodono. Quanto bene vorrei volere e non c’è nessuno e se qualcuno venisse, ormai è forse troppo tardi…”Quando ho sentito quel “troppo tardi” il cuore mi ha tremato di paura e di lacrime: “troppo tardi”. Mi ha tormentato quel “troppo tardi”, desiderio infinito di “voler voler bene” non accolto, inevaso, fino alla disperazione ultima.
Però a poco a poco quel “troppo tardi” ha fatto riaffiorare nel lago della memoria un altro tardi, simile e opposto, che mi sono andato a rileggere:

“Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica, eppure tanto nuova. Tardi ti ho amato.

Sì, perché tu eri dentro di me; io invece ero fuori e lì ti cercavo.

Tu eri con me e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le cose da te create, che sarebbero inesistenti, se non esistessero in te”. (S.Agostino, Confessioni, X, 27, 38)Nel mondo delle apparenze spesso si fa troppo tardi, solo al centro del cuore c’è un luogo dove non è mai troppo tardi, anche se “fuori” tardi si è fatto. Quel luogo, in qualche modo, è fuori dal tempo, perché non è al tempo che appartiene. Lì, nascosto, inabissato, sotto strati di urgenze e complicazioni, tutto si unifica e si semplifica. Lì non è mai troppo tardi per nessuno.
Mai.

11 risposte a “Tardi, ma non troppo”

  1. 1sorriso ha detto:

    "al centro del cuore […] sotto strati di urgenze e complicazioni, tutto si unifica e si semplifica"

    Queste tue parole "sono risuonate in una zona già mia… l'hanno fatta vibrare e ne ho colto nuovi spunti dentro di me…"
    Grazie!

  2. Anonymous ha detto:

    Quindi secondo te il voler bene a qualcuno, l'amare qualcuno che non sia solo Dio, è apparenza?
    Vincenzo

  3. Anonymous ha detto:

    ottima domanda vincenzo

  4. Carmen ha detto:

    Non è mai troppo tardi nemmeno per "fermare" il tremore del cuore di paure e di lacrime.
    Se solo cercassimo di guardarci realmente dentro un pò di più e di capire che "il mondo delle apparenze" è un riflesso di un mondo più grande, che l'amore "delle apparenze" è il riflesso di un amore più grande…ma non per questo non vivibile, anche se fa più male.
    Perchè l'uno non esclude l'Altro.
    Ciò che da sempre "è dentro di noi" non esclude ciò che possiamo far entrare in noi.

  5. Anonymous ha detto:

    Concordo con Carmen.
    Soprattutto con le ultime due frasi.
    Forse, Vincenzo, "il mondo delle apparenze" era solo un modo per indicare il mondo reale, quello degli uomini. L'amore fra esseri umani, che come scriveva Carmen, fa più male(a volte aggiungo!).
    Ma apparenza in quanto reale, terreno. Forse, no prof?

  6. Anonymous ha detto:

    E dai prof anche nella vita reale non è mai troppo tardi!
    In fondo siamo legati a Lui, perchè aver paura?
    Un ex alunno affezionato

  7. Prof 2.0 ha detto:

    1sorriso: ne sono felice

    Vincenzo: è strano perché non l'ho scritto da nessuna parte, ma evidentemente dal mio testo si evince questo. La risposta è contenuta in ciò che dice Carmen. Sarei folle a pensare che l'amare qualcuno che non sia Dio sia apparenza. Non avrei capito nulla dell'amore e nulla di Dio. Giovanni scrive "se non ami il tuo fratello che vedi come fai ad amare Dio che non vedi". Se quanto scritto sembra dire il contrario ho scritto male.
    Posso solo aggiungere per esperienza che amare Dio mi aiuta ad amare gli altri come io non sarei capace di fare.

    Carmen: un unico cuore per amare il creato, i genitori, gli amici, Dio…

    Anonimo: mondo delle apparenze era solo per dire mondo esteriore, ma capisco che il termine risulti ambiguo.

    'Notte

  8. Anonymous ha detto:

    Grande 1sorriso! Sei riuscita ad unire due post in un unico commento!Bello bello!

    "Ciò che da sempre "è dentro di noi" non esclude ciò che possiamo far entrare in noi."- bella, però su Carmen,fai uno sforzo sii meno enigmatica.Ho capito che si riferisce alla frase di S.Agostino però non ho capito il tutto.
    R.

  9. Carmen ha detto:

    Il significato è lo stesso della frase la precede: l'uno non esclude l'Altro.
    L'amore per qualcuno(genitori, amici, creato, fidanzato\a, marito\moglie)non esclude l'Amore di e da Dio e viceversa.
    Quindi ciò che è dentro di noi(si spera che l'Amore di Dio ci sia)non esclude che un altro tipo di amore, che dell'Altro è il riflesso, possa entrare in noi e quindi darci la vera felicità, ma dall'interno, perchè "è entrato in noi", non come qualcosa di esterno che ci darebbe solo "un'apparente" felicità.
    Spero che ora sia chiaro…

  10. Anonymous ha detto:

    Pensavo che non rispondessi.Comunque chiarissima.Grazie.Me la segno sull'agenda!Non è male ricordarsi di questo.
    R.

  11. Pepita Jimenez ha detto:

    LETTERA AD ANTONIA POZZI

    Cara Antonia,
    è da poco che ti conosco e grazie a questo blog.
    Poco dopo averti conosciuta in questo articolo ti ho sentita nominare nel corso di una conferenza dedicata alla Natura.
    Sono coincidenze che, tutte insieme, mi hanno spronata a dedicarti queste righe-riflessioni.
    Chissà se le mie parole arriveranno a te lassù… Mi piace pensare a un “angelo postino” che ti recapiti lettere e parole da parte degli uomini peregrini sulla Terra.
    Chissà se in quella dimensione ultraterrena ti giungono le lacrime e le grida dell’umanità di questa landa desolata, di questa “valle di lacrime” ; oppure, essendo nel riposo nelle mani di Dio, sei lontana dagli echi del dolore e dagli arabeschi della sofferenza dell’umanità.
    Non so come “funzioni” lassù.
    Divagazioni teleologiche a parte, appena ti ho conosciuta sei entrata subito nel mio cuore e ho cercato di approfondire di più la conoscenza circa la tua vita e le tue poesie.
    Mi rivolgo a te quasi come se fossi viva. Non sono i morti dei viventi in una dimensione immateriale?
    Anzi, per me sei viva, anche se non più qui.
    Dall’articolo ho appreso il perché e il come della tua morte : per mancanza di amore dato e ricevuto e perché pensavi fosse troppo tardi per amare ed essere amata.
    È questo uno dei motivi per cui ti scrivo : per analogia.
    Ripensando alla tua storia, ammetto di aver pensato un poco anche alla mia.
    Anche io alle volte penso sia troppo tardi, troppo tardi per tutto, a volte vedo tutto buio… La “notte dell’anima” la nominava un santo, forse San Giovanni della Croce.
    Poi mi è arrivata l’illuminazione, il “cogito” cartesiano e ho capito che nella vita non è mai troppo tardi.
    Intanto non è mai troppo tardi per prenderci cura di noi stessi. Lo dobbiamo fare perché non si può amare gli altri senza prima aver amato
    se stessi. Amarsi per amare, comprendere per comprendersi.
    Ripartire da sé è il primo passo, coccolarci, prenderci cura di noi.
    Quello che viviamo noi oggi è un tempo e uno spazio di crisi. Siamo in una brutta congiuntura spirituale, sociale, economica. Io parlo di ” governo della crisi” (non solo politica).
    È difficile avere un lavoro, mantenerlo, credere nel futuro, “l’epoca delle passioni tristi”, ma anche delle istituzioni tristi.
    Se a questo aggiungiamo le crisi personali, piccole o grandi che siano, allora può essere davvero difficile venirne fuori.
    Penso che, nel corso della storia, si sia sedimentato abbastanza materiale per depressione e per disperazione. E queste sono (e sono state) le mie continue, esasperati, succulente tentazioni. La voglia di mollare la speranza e la meraviglia è stata tanta. Rimanere a letto tutto il giorno con la depressione e l’impotenza del troppo tardi.
    “Troppo tardiii” mi suggeriva una vocina tentatrice capace di avvelenarmi il cuore.
    “Dove vai? Cosa vuoi fare? Ma non vedi? Non servirà a niente! A nienteeee! È tutto finito! Rassegnati”. Voci suggerite e urlate contemporaneamente.
    “Voci” da non ascoltare.
    Ho fatto i miei errori, purtroppo, ma ho deciso di non ascoltare le voci mute della depressione e della disperazione. Mi sono detta che se fossi stata a letto tutto il tempo non ci sarebbero state più possibilità, più “Letti da rifare”. (Se rimani tutto il giorno a letto con la depressione, non c’è più bisogno di rifarlo quel letto).
    È così ho deciso di ri-prendermi, di dare una svolta alla mia esistenza. Di non ascoltare più quelle persone del passato che mi intimavano di avere sfiducia in me e nel futuro.
    Ho capito che anche il dolore può essere uno sprone e dare una scossa alla vita a volte anestetizzata.
    Si, il dolore può servire per ripartire con grinta.
    Per questo ho deciso di “rigenerarmi”.

    In definitiva, penso che non sia mai troppo tardi per dare una svolta alla propria vita e guardare il mondo con occhi rinnovati!

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