8 dicembre 2010

Dare del tu alle cose

Ho avuto la fortuna di partecipare ad una lettura di poesie di Montale al Teatro Dal Verme di Milano.

Per due motivi: ho conosciuto Mario Calabresi e ho ascoltato Montale. Incontrare, cioè imbattersi (belle queste due parole fatte con il prefisso dello stato in luogo in- e il concetto di lotta, combattimento…), è la fortuna della vita: stando nella tua identità qualcuno o qualcosa ti viene contro, senza che tu lo abbia cercato, e sta a te decidere se lasciare entrare nel tuo “in” chi ti viene “contro”, trasformando la “battaglia” iniziale in “compagnia” (qualcuno con cui dividere il pane: cum+panis).

Ma non è questo il racconto, ma quel che è accaduto ri-ascoltando un verso de I limoni:

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto…

Vedere nel silenzio: condizione per cui le cose siano sé stesse e tradiscano il segreto volto che nascondono.

Le cose del mondo rimandano ad un oltre, non dicono solo sè stesse. E se fosse di più?

Se il mondo fosse il volto attraverso cui il divino ci guarda e ci insegna a dargli del tu? In una persona, in un cielo stellato, nel disegno delle ali di una farfalle, nell’armonia aurea dei petali della rosa…

Si rischia il panteismo, ma la parola “attraverso” mantiene la giusta distanza tra ciò che si manifesta e il suo essere, tra la percezione estetica e la presenza del sacro.

Forse il silenzio è il tu delle cose?

Dare del tu alle cose, nel silenzio, cioè lasciandole essere, è forse dare del tu a Dio?

14 responses to “Dare del tu alle cose”

  1. monica ha detto:

    “Dicono / che di terrestri divinità tra noi / se ne incontrano sempre meno …
    Eppure / se una qualche divinità, anche d’infimo grado, mi ha sfiorato / quel brivido mi ha detto tutto e intanto / l’agnizione mancava …” (Montale, Divinità in incognito, da Satura II).
    Dopo 43 anni (’25-’68), Montale aveva ancora la stessa tua domanda…
    Bello davvero l’incontro al Dal Verme, ha smosso tanto anche in me e in quelli con cui sono venuta!

  2. Myriam ha detto:

    Sentirsi, come dice Ungaretti “una docile fibra dell’universo”, creatura fra le creature, nota perfetta sullo spartito di un’armonia sublime: più che a dare del tu a Dio contemplare la natura, nel suo silenzioso abbandono, mi insegna a sentirmi vivere in Lui.
    Grazie, Alessandro.

  3. anonimo ha detto:

    Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall’anima. ( Giovanni della Croce)
    .e fù sempre da una parola che venne creato il cielo..le stelle..la terra..gli oceani..l uomo.. tutto il creato..
    ogni parola del creato continua ad essere pronunciata ..
    ogni cosa possiede l eco autentico della voce di dio..”perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall anima”
    “..e in un eterno silenzio sempre la ripete”
    tante cose belle..

  4. Roberta ha detto:

    Che meraviglia…il silenzio. Ha il suono della voce Dio. Un brano di Bruno Ferrero parla di come Giovanna D’Arco andasse a pregare nel bosco. Alla domanda “Perchè ti rechi laggiù? Cosa c’è di tanto diverso?” lei risponde “Nel bosco IO sono diversa”. Forse ci sono silenzi in cui Dio riesce a raggiungerci meglio.

  5. Afavordialibi ha detto:

    Calabresi è un grande!Al festival del giornalismo è stato il più bravo,secondo me.
    A parte questo, il ragionamento è macchinoso assai.
    Nel silenzio vediamo le cose come realmente sono e fino a qui niente da dire.
    In questo caso,a parer mio, inserire Dio non serve,per il semplice fatto che è Dio.
    Se è dovunque e in chiunque,perchè fare notare che sia lui a suggerire questa lettura dell’Universo?
    La fine del tuo post,mi ha fatto pensare ad Eco che magari in maniera meno mistica scriveva”non possediamo che nudi nomi”,tu hai inserito il Sacro nel discorso,è bello,ma non lo sapevamo già?

    • Prof 2.0 ha detto:

      I punti sono due. Noi possiamo dare del tu alle cose perchè le cose ci interpellano in questo modo. Non sono io che introduco Dio, ma mi viene il sospetto che questo poter umanizzare le cose come fossero un dono è già la presenza del sacro. Inoltre il sacro non è prerogativa esclusiva di Dio, ma dimensione religiosa del reale. Uso la parola Dio come la usava Aristotele. Certo è che il percepire questo come dono mi dà l’idea di un Dio non solo motore, ma donatore. Ma questa è un’altra storia, che richiede un’altra categoria: non il sacro, ma il santo. Se avessimo solo nudi nomi non potremmo neanche parlare.

  6. Doris ha detto:

    Dare del tu implica per me accorgermi della presenza delle cose presenti. Senza questa iniziativa non riesco a conoscere nulla, o meglio mi illudo di conoscere e in realtà predomina soltanto l’immagine che mi sono fatta delle cose. Il punto più acuto è proprio dare del tu ad un volto umano…..possibilità di una avventura infinita o prigione di uno schema!! E allora dico grazie che ci sei Ale!

  7. monica ha detto:

    Non so se capisco bene il filo del discorso… non tutto, almeno. Ma mi sembra di capire questo. 1) Parto sempre da Montale: nei “Limoni” parla di “rami amici”, di una “dolcezza inquieta”, prima di arrivare appunto ai “silenzi in cui le cose si abbandonano”: il paesaggio è quello della sua terra, con tutto ciò che rappresenta per il poeta. Io sono capace di stare in silenzio di fronte alle cose se ho un’ipotesi positiva di corrispondenza con esse, di significatività, perché almeno in parte le ho sperimentate nella loro bontà per me.
    2) Sta di fatto che, come ha detto bene un mio caro amico, il “Tu” è la parola più alta del vocabolario umano: è l’alterità per eccellenza, ciò che si svela ma rimane pur sempre inafferrabile, misterioso, come è inafferrabile il tu di una persona cara; inafferrabile, eppure di cui abbiamo bisogno per essere.
    In questo senso, sono pienamente d’accordo con le ultime frasi del tuo post!

  8. Stefi ha detto:

    “E ora che ne sarà

    del mio viaggio?

    Troppo accuratamente l’ho studiato

    senza saperne nulla. Un imprevisto

    è la sola speranza. Ma mi dicono

    che è una stoltezza dirselo.”

    Questa mi colpisce ogni volta.

    Lunedì è stato magnifico, GRAZIE 1000, a te e a Calabresi!
    spero di vederti presto al Leonardo DaVinci!!! ti aspettiamo…

  9. Manuela ha detto:

    Salve, mi chiamo Manuela, ed in una notte ho divorato il suo libro signor D’Avenia.. domani verrà a trovarci a Marsala x la presentazione del suo romanzo…ed avrò il piacere, se lei me lo consentirà, di conoscerla di persona e di intervistarla per una trasmissione locale..Non attendo altro!
    Ps: davvero complimenti per il libro=)

  10. Simona ha detto:

    Ciao, mi chiamo Simona. Sono una ragazza del Liceo classico di Marsala. Oggi lei è stato da noi. E’ stata un’esperienza che non potrò mai dimenticare! Le sue parole, il suo libro. In sole due ore mi ha fatto amare la vita. COMPLIMENTI.
    Ciao Prof.
    P.S = perchè non insegna a Marsala ? 🙂

  11. federica patricola ha detto:

    sono passate due ore circa dalla fine dell’incontro con lei al magistrale di trapani… ed ha proprio ragione sono tornata a casa con una “strana” angoscia… le scrivo solo per ringraziarla : primo, per le emozioni che ha suscitato in me il suo libro, anche se dopo aver scoperto da lei che il romanzo era stato ispirato solo con quei 60 secondi di supplenza ha acquistato per me ancora piu importanza… e secondo perche mi ha dato una lezione di vita… spero di riuscire a compensare le sue parole con le mie scelte e le mie azioni.. anche se è facile a dirsi e difficile a farsi… ma se non si rischia… non saro mai la “custode” della mia vita. grazie mille ancora di cuore… federica patricola 2 F magistrale-linguistico (trapani)

  12. Monex fraud ha detto:

    Faccio pi cose in simultaneama non scavo profondit in nessunae non ricavo nientesinesteta purovedo una candela che sa di pannaproprio dove c era altitudine sempre cosi pensi di non farcelama poicosa succede fra la periferia e il centro. siamo esseri meccanicisiamo esseri meccanicinel processo di robotizzazione della new wavela drum-machine mi rende vivo dentro uno schema e nel ripescaggionon voglio sentirmi vecchiofra le cose che ho sfumato sulla tavolozzaperch indelebilicome questo no al passatoche un autodifesa fortissimariuscir a gestire il mio corpo? Le tue cose migloridicono tu le abbia scritte senza viverlesolo lurto della noia il grasso della sonnolenzacome un orfano circondato damoreassumevi morfina dai giocattoli ed eri l orgoglio del parentadoin quella mammografiacera un piccolo miracolo di non appartenenzae solitudine viziosa.

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