5 aprile 2012

Dio non si tocca

Qualche giorno fa parlavo con una mia alunna ed è emerso il tema di Dio, con il quale – lei si lamentava – non si può avere un rapporto vero, perché non è “tangibile”. Nella nostra cultura scientista (non scientifica, perché i grandi scienziati hanno sempre ammesso l’esistenza del mistero) esiste solo ciò che è sperimentabile, ciò che è esperibile attraverso i sensi, dimenticando che gran parte di ciò che riteniamo vero lo crediamo per fiducia in chi ci testimonia qualcosa: credo che questi siano i miei genitori senza bisogno di fare una prova del DNA, credo che l’Australia esista nonostante non ci sia mai stato, credo che la composizione della materia sia molecolare, atomica e subatomica, pur non avendo mai visto un elettrone in vita mia… La nostra ragione aderisce alla verità tanto per fiducia quanto per prova diretta dei sensi.

In coincidenza con questa chiacchierata sulla quale riflettevo in queste ore e riguardo alla quale chiedevo qualche luce proprio a Dio, un amico mi ha mandato questo raccontino di tradizione ebraica. Mi è sembrata la risposta di cui avevo bisogno.

C’è un piccolo racconto cassidico in cui Moshé aiuta una pastore a mungere le pecore. La sera Moshé vedeva che il pastore prendeva la parte migliore del latte e, riempita una ciotola, la metteva su un masso al lato del pascolo. Dopo qualche giorno Moshé chiede al pastore cosa stesse facendo e il pastore gli spiega che il latte era per Jahvè che la notte veniva a nutrirsi della sua offerta. Allora Moshé si scandalizza delle parole del pastore, va nel deserto a pregare, e il giorno dopo spiega al pastore che Javhé è puro spirito e che pertanto non può venire la notte a bere il suo latte. “Questa notte nasconditi dietro un cespuglio e guarda bene cosa succede, vedrai che non è Javhé a bere il tuo latte”. Arriva il buio e, mentre Moshé è di nuovo nel deserto a pregare, il pastore obbedisce a Moshé e si accorge che – effettivamente – nel cuore della notte arriva una volpe che, dopo aver guardato prima a destra e poi a sinistra, va alla ciotola e lecca il latte. Il mattino dopo Moshé chiede al pastore cosa sia successo e il pastore gli racconta la verità. Moshé si accorge che il pastore è molto triste e gli dice: “dovresti essere felice invece: adesso infatti conosci Jahvé molto meglio di prima perché hai imparato che è puro spirito”. “Si – risponde il pastore – ma ora tu mi hai tolto l’unico modo di amarlo che conoscevo”. Allora Moshé, dubbioso da aver fatto la cosa giusta, torna nel deserto a pregare, e questa volta gli appare Jahvé che gli dice: “è vero che sono puro spirito ma è anche vero che ero contento che il pastore facesse felice una mia creatura, la volpe, che amava tanto quel latte”.

La “sperimentabilità” di Dio passa attraverso le creature.

Addirittura attraverso le cose, persino un po’ di pane e un po’ di vino, come ricorda la festa per la quale oggi molti sono in vacanza.

Vi regalo qualche minuto di questo film che, dinosauri a parte, lascia il segno.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xigx-FCnppM[/youtube]

25 responses to “Dio non si tocca”

  1. Laura ha detto:

    Condivido perfettamente con lei professore! Tutto ha un senso e tutto accade per un motivo! Purtroppo si invoca Dio solo quando le cose non vanno come noi vorremmo in realtà e per questo si é portati spesso a negare la Sua esistenza, ma Dio c’é sempre e non bisogna ricordarsene solo quando ci fa comodo.

  2. Vesna ha detto:

    La verità è che crediamo in miliardi di cose che non riusciamo a vedere, sentire o toccare e lei stesso ne riporta alcune. Io credo in Dio, e prima di sentirlo sulla mia pelle, l’ho visto negli occhi delle persone che mi circondavano e in tutto ciò che Lui ha creato. Come l’Amore, credo. In grandi cose ma soprattutto in mille piccole cose abbiamo la certezza che ci sia, sappiamo di poterci fidare e io per prima so che un giorno m’innamorerò. Anche se non lo percepiamo con i cinque sensi. Per me è Fede anche questa:)

  3. davide ha detto:

    Per far crescere la vita buona che Dio affida alle nostre mani, possiamo essere come il lievito, senza avere paura di sparire perchè mescolati e dispersi nella pasta della nostra vita. Amare e lasciarsi contaminare dalle cose concrete che si vivono per riconoscere la fragranza della sua presenza e rendere questa vita più buona! No, Dio non si tocca! E noi facciamoci toccare da Lui, ogni giorno, nelle cose che viviamo!

  4. fr. Matteo ha detto:

    “La “sperimentabilità” di Dio passa attraverso le creature.” e direi, caro Alessandro, più precisamente attraverso la creazione. Questo tuo pensiero rispecchia quello che la Letteratura Sapienziale Biblica esprime attraverso il libro dei Proverbi, Sapienza, Siracide… Nonostante l’ambiguità di quello che accade i Saggi hanno fiducia/fede che esiste un Ordine delle cose posto nel mondo da Dio stesso. Tale Ordine va compreso per vivere in armonia con esso!
    Come comprenderlo? Attraverso l’esperienza della vita. Per Israele (e oggi per noi) le esperienze del mondo erano sempre esperienze di Dio e le esperienze di Dio, esperienze del mondo.
    Per questo Dio non ha avuto paura di farsi carne, corpo…

  5. Maria Rita Tarantino ha detto:

    Purtroppo abbiamo imparato a guardarci attorno,anche le spalle… ma abbiamo smesso di guardare in Alto!
    Ti abbraccio: Maria Rita

  6. Marisa ha detto:

    Il racconto è molto bello ma la tua riflessione finale è ancora meglio.

    Che sia una Pasqua serena per te, caro Alessandro, per la tua famiglia e per tutti i tuoi lettori.

  7. michele ha detto:

    questa volta, Alessandro, non sono per niente d’accordo con il racconto che hai riportato.
    Prima di tutto non riporterei niente della tradizione chassidica, che è assolutamente deleteria per l’uomo. Non è l’ebraismo che apre a Cristo, ma è il giudaismo che nasce dalla chiusura a Cristo.
    Inoltre nel racconto scorre una sottile vena di spiritualismo anti cristiano, secondo me.
    Mi fa capire molto di più la carnalità del cristianesimo come Madre Teresa accudisse i suoi poveri o come li accudisce Padre Aldo Trento: “l’avrete fatto a me”. A Lui: non dice “è come se…” ma dice “l’avrete fatto a me”.
    Spero, carissimo Alessandro, che tu non prenda questo intervento come una critica, ma come un confronto: è solamente il mio punto di vista nato dalla percezione di ciò che ho letto.
    Ti ringrazio molto per quello che sei.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Capisco, caro Michele, ma io prendo il racconto per quello che è: un efficace immagine della “possibilità” che abbiamo di toccare Dio in questo nostro tempo.

  8. Luca ha detto:

    Il video qualcuno sa da che film è tratto?

  9. Sara ha detto:

    il video è tratto da L’albero della vita film della stagione 2010-2011…il regista è lo stesso de Il nemico alle porte..ciao!

  10. Elisa ha detto:

    Grazie. Una Santa Pasqua a lei e a tutta la sua famiglia.

  11. angela ha detto:

    Grazie Alessandro, mi commuove la capacità con la quale dai forma e concretezza a ciò che è dentro di me ,mi sono commossa perchè anche io, come il pastore sono contenta di “fare” per Lui,con in pìù la certezza della gioia che può procurarGli. Sempre grata, colgo l’occasione per augurarti Buona Pasqua.

    Angela

  12. elisa ha detto:

    Alcuni mesi fa mi ha illuminato questo testo: “Almeno 5” di Erri de Luca e Gennaro Matino…probabilmente lo conosci già… io ne ho apprezzato la profondità, l’attenzione alle scritture e le argomentazioni semplici che mi hanno fatto scoprire un Dio per me inedito. Un Dio che ha voluto rendersi esperibile con i sensi,(già nell’antico testamento), ma che ha voluto diventare uomo per abitarli fino in fondo i nostri sensi! A volte, forse per troppo ossequio,per timore di offendere il divino, ci dimentichiamo che Cristo ha voluto essere uomo come noi, e lo consideriamo solo come Dio. Lo abbiamo messo su un piedistallo: inarrivabile, inaccessibile, oggetto di ardue speculazioni filosofiche e teologiche… è quindi comprensibile che lo sentiamo così lontano da noi…Ma Lui è stato ANCHE uomo. Sinceramente, più mi avvicino a Cristo nella sua esperienza di uomo, che guarda, ascolta, mangia, abbraccia, piange, più mi rendo conto della sua straordinarietà come Dio, perchè, pur partecipando pienamente della nostra natura, ha saputo superarla per poterci indicare la strada. E ogni volta che piango, abbraccio, ascolto, mi piace pensare che anche Lui ha fatto questo…e mi sento più vicina a Lui e quindi a Dio. Forse, come il pastore, non sarò molto ortodossa…ma io riesco ad amarlo così 🙂
    Buona Pasqua Alessandro e a tutti i lettori del tuo blog.
    Elisa

  13. Maddalena Cassinari ha detto:

    Ciao,
    ti ringrazio per la riflessione, che per me oggi si è fatta “carne”. Oggi è nato Andrea, figlio di mio figlio Giovanni e di Camilla. Il miracolo della vita… la “sperimentabilità” di Dio passa attraverso le Sue creature. Grata a Dio del dono ricevuto. Nonna Maddalena

  14. margherita gabriella gaudioso ha detto:

    “Gesù si ferma in casa di Marta, Maria
    e Lazzaro: una famiglia molto cara a
    Gesù. Ad un certo momento della
    cena, Maria si alza, si inginocchia ai
    piedi di Gesù e li cosparge con l’unguento;
    poi li asciuga con i capelli.
    Per Giuda è uno spreco inutile. L’apostolo
    appare un uomo equilibrato,
    ragionevole e persino attento ai più
    poveri. In realtà, il suo interesse vero
    era per i soldi, non per i poveri.
    Gesù che guarda il cuore lascia fare
    la donna; quell’unguento anticipa
    l’olio con cui il suo corpo verrà cosparso
    prima della sepoltura. E poi
    aggiunge: «I poveri infatti li avete
    sempre con voi, ma non sempre avete
    me».” Da Gv.12,1 – 11.
    Tu ,caro Alessandro, lo hai spiegato in modo lirico, sublime…io più semplicemente con l’esempio della parola di Dio…ma in entrambi i casi ciò che ci preme sottolineare è …L’AMORE!!!
    cOMINCIARE LA GIORNATA LEGGENDO LA TUA MAIL è STATO BELLISSIMO…GRAZIE…DIO NON SI TOCCA…

  15. Beatrice ha detto:

    Da bambina credere in Dio era semplice come lo era credere nelle fate o nella magia della notte di Natale: Gesù Bambino doveva pur esistere, altrimenti chi mi faceva trovare tutti quei regali il 25 dicembre? Poi un giorno la mia insaziabile curiosità mi portò a scoprire il posto in cui i miei genitori nascondevano i giocattoli: da quel momento tutte le mie certezze crollarono e il Natale non fu più lo stesso. Se i miei mi avevano mentito su quello, come potevo essere certa che non l’avessero fatto anche su tutto il resto? Ma ero troppo giovane per pormi seriamente il problema se credere o meno in Dio. Così feci la confessione, la comunione e la cresima, perché per i miei era molto importante che facessi tutto ciò e io non volevo deluderli. I veri dubbi giunsero col burrascoso periodo dell’adolescenza, quando incominci a interrogarti sul senso della vita e della morte, sul perché esista il male, la malattia e la sofferenza e sul perché tutto ciò debba perseguitare te in particolar modo. Dov’era Dio quando avevo bisogno di Lui? Mi chiedeva di credere ad un mucchio di assurdità, che obiettivamente la ragione fatica ad accettare, sulla base di prove e testimoni vissuti 2000 anni fa, ma Lui cosa faceva in cambio per me? Perché si ostinava a rimanere lassù nella sua astratta onnipotenza senza mai utilizzarla per aiutarmi o semplicemente per farmi sentire il calore del suo amore e della sua vicinanza, come dovrebbe fare un padre che si rispetti? Poi ho capito che ero io a non vedere i segni che Lui mi mandava, perché ero troppo accecata dalla mia presunzione di voler capire tutti i misteri dell’universo e tutte le verità più insondabili, che solo l’intelligenza divina è in grado di comprendere. Insomma facevo come il bambino della storia di Sant’Agostino, che cercava di mettere tutta l’acqua del mare in una buca nella sabbia. Credevo che tutti quelli che erano considerati miracoli, avrebbero prima o poi avuto una spiegazione razionale grazie al lavoro di alcuni brillanti scienziati del futuro. Pensavo che soltanto gli uomini stupidi e deboli credessero nella vita oltre la morte per sfuggire così alla paura del nulla e per avere una consolazione ogniqualvolta perdevano una persona cara. Così ad un certo punto ho smesso di andare a messa, anche per ribellarmi ai miei genitori, ma soprattutto perché pensavo: o Dio non esiste o non si cura di me o mi odia. Ma Lui era sempre lì al mio fianco anche quando lo rinnegavo, anche quando pur credendo in Lui gli davo tutte le colpe della mia infelicità. Non si è mai arreso con me e alla fine mi ha mandato tutte le risposte che cercavo attraverso l’incontro con una persona speciale, una ragazza che aveva dovuto affrontare mostri molto più grandi dei miei, mostri che è riuscita a sconfiggere proprio perché nei momenti di grande sventura non ha mai perso la fiducia nell’amore di Dio. E alla fine le sue preghiere erano state ascoltate: il miracolo che aspettava era arrivato. In seguito, in quello che sarebbe stato il momento più difficile della mia vita, ebbi di nuovo una ricaduta in cui incolpavo Dio per quello che mi stava capitando, ma ad un certo punto, ricordandomi delle parole di questa ragazza, ho smesso di lamentarmi e gli ho semplicemente chiesto aiuto: non potevo sopportare tutto quel dolore da sola e così ho chiesto a Lui di darmi la forza per riuscire a farlo. Da allora le cose andarono meglio e cominciai a sentire la sua presenza anche nella più banale delle coincidenze. Lo sentivo quando, presa da un attimo di sconforto, un raggio di sole mi illuminava improvvisamente il viso e cominciavo a stare meglio. Lo sentivo nella meraviglia che provavo contemplando la bellezza di un cielo stellato. Lo sentivo quando, senza particolari motivi, nel bel mezzo della giornata, la tristezza svaniva e la speranza tornava a riscaldarmi il cuore. Lo sentivo la notte quando, nonostante l’angoscia, riuscivo a ritrovare la pace del sonno. Lo sentivo nella spettacolare visione dell’arcobaleno apparso davanti a casa mia in quel terribile 27 maggio 2011 della mia vita. Lui era sempre lì con me e nel mio cuore io lo sapevo, perché “Dio è come il vento: non lo vedo, ma lo percepisco”. Buona Pasqua a tutti!

    • Edwing ha detto:

      Cara Beatrice,
      sono pienamente d’accordo con te.
      Non so come ringraziarti per aver condiviso con me la tua esperienza… mi sei stata di enorme aiuto.
      Non per la mia fede, ma per aiutare amici e parenti che ora stanno affrontando quel periodo in cui la ragione prevale su tutto e tutti, quella cultura scientista di cui parlava Alessandro.
      Grazie, grazie davvero.

  16. katiuscia ha detto:

    “….se uno sa contare fino a sette non vuol mica dire che l’otto non può esserci….” (jovanotti “temporale”).

  17. Alessandro ha detto:

    Oggi ho assistito al suo intervento al Vittorio veneto che mi ha molto colpito, pero’ mi ero riproposto di farle una domanda che non ho fatto in tempo a proporle e che si può collegare al discorso religioso. Partendo dal fatto che sono ateo e piuttosto ignorante in fatti di religione, mi chiedo come possa essere inclusa, nel discorso della bellezza e di Dio, l’esistenza di malattie genetiche come quelle che tenta di curare mia madre. Malattie che, fin dalla nascita, ti impediscono di muoverti e parlare per tutta la vita, che sara’ sicuramente corta. Come si può rispondere a questo con qualcosa che non sia “bisogna avere fede”? Forse non si può ed e’ per questo che si e’ credenti o non credenti. Mi sarebbe piaciuto sentire il suo parere su questo argomento. Grazie 🙂

    • Prof 2.0 ha detto:

      Caro Alessandro, grazie per la tua domanda. Proprio a causa di domande come questa ho scritto un libro che si intitola Cose che nessuno sa. Forse lì potrai trovare qualche frammento di risposta o un modo di perfezionare la domanda. Io quello che posso dirti è che al dolore non riusciremo mai a dare una risposta piena, ma quello che so è che non siamo soli. Cristo sulla croce dice all’uomo che il dolore non è l’ultima parola, ma la vita lo è. Ogni dolore sarà curato e ogni uomo ritroverà se stesso e i suoi amati. A noi è chiesto di prenderci cura di quel dolore.

  18. Angela ha detto:

    non si vede + il video!!!

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