7 aprile 2012

Solitudine e attesa

Ripropongo qualcosa che avevo scritto l’anno scorso per questo giorno crepuscolare che è il sabato di questa settimana. La riflessione per me è ancora valida.

***

«In verità siamo tutti in attesa». Così dice la voce narrante di un racconto di Cesare Pavese (“Piscina feriale”), che amo come si amano i testi che non siamo noi a leggere, ma che leggono noi. C’è un gruppo di persone che passano il tempo ai bordi di una bella piscina color verdemare, inebriata di luce: chi si tuffa, chi prende il sole. Non importa chi sia, tutti sono “in attesa” di qualcosa che sconvolga o dia senso a quella quiete, a quella bellezza, a quella compagnia che nasconde la solitudine: «Ciascuno di noi pensa che se la piscina fosse deserta, non reggerebbe a starsene solo, sotto il cielo».

Nessuno può sfuggire in questo racconto a ciò che hanno di più proprio uomini e donne attorno o dentro alla piscina verdemare della vita: «Non si sfugge nemmeno nell’acqua alla solitudine e all’attesa». Ecco cosa siamo: un miscuglio di solitudine e attesa. Cerchiamo di lenire la solitudine con la compagnia degli uomini. Ma l’attesa? Niente e nessuno può lenirla, neanche la bella piscina dei nostri sogni e progetti: non basta, non basta mai. Inoltre proprio quegli uomini che ci fanno compagnia, nello scambio di parole e gesti, riaccendono in noi l’attesa quasi per contrasto: «La compagnia che ci facciamo serve a distrarci dalla varia attesa». Chi potrà mai lenire questa ferita del destino che non si rimargina mai?

«Che cosa deve dunque accadere?», si chiede la voce narrante verso la fine. Tutti aspettiamo nelle nostre vite, tutti attendiamo che qualcosa accada, qualcosa di nuovo, di definitivo, di risolutivo, che riempia, soddisfi, disseti la nostra attesa. Nessuno ci ha promesso niente eppure siamo sempre lì ad aspettare qualcosa che ci salvi; e per quanto le cose belle di questo mondo possano riempire per un po’ il nostro orizzonte visivo e il nostro cuore, poi inevitabilmente, la vita ci delude. Ed è bene che ci deluda, e ci delude perché ciò che abbiamo raggiunto non è ciò che attendevamo, anche se ci eravamo illusi fosse così. La vita ci delude, perché attendiamo altro, ciò che aspettavamo non era la nostra bella piscina verdemare. Allora ci ritroviamo a fare i conti con una solitudine rinnovata e una rinnovata attesa, ora più forte: una nostalgia continua di qualcosa di nuovo e definitivo, raggiunto il quale non attendere più nulla, non avere più sete. Una nostalgia paradossale, volta al futuro, non al passato. Volta al per sempre, non ai ricordi: neanche quelli bastano mai.

L’arte tutta, dice George Steiner, ebreo agnostico, è nella condizione del sabato santo. Sospesa tra la sofferenza e la solitudine del venerdì e la speranza di liberazione, di rinascita della domenica, attende anche lei il riscatto definitivo dalle ombre. L’arte è in attesa, è l’attesa, per questo il cuore la ama e la crea, perché è come lei: attende ciò che non delude, lo cerca. Così è il sabato santo, il giorno che amo di più, perché è il giorno che assomiglia di più alla vita e agli uomini: giorno di solitudine e attesa. Il silenzio del sepolcro invade tutto e rischia di tradire ogni speranza nata attorno a quell’uomo che diceva di essere il figlio di Dio. Ma persino Lui ha deluso. Ha fallito.

«Ma siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso, qualcuno contorto, e dentro di noi c’è un vuoto, un’attesa che ci fa trasalire la pelle nuda». Così finisce il racconto di Pavese. L’attesa è dentro di noi, niente potrà strapparla via. Potremo forse ignorarla, ma non sopprimerla, restiamo inquieti: l’unica cosa che vogliamo sapere è se quell’uomo è risorto e quella resurrezione c’entra con me ora, in questo istante in cui scrivo. Questa è l’unica cosa che attendiamo, se quell’uomo risorge e c’entra con me, ora, l’attesa è finita. Per questo il sabato è il giorno della donna. Di chi sa attendere la vita nove mesi nel suo grembo: è «in dolce attesa» si dice di una donna incinta. Il sabato è il giorno in cui Lei sola attende, solo lei già sa che suo Figlio non ha fallito e può modulare, col cuore spezzato dai dolori di parto del venerdì, il canto perenne della domenica: Amore mio, amore mio, eternità!

Avvenire, sabato 23 aprile 2011

30 risposte a “Solitudine e attesa”

  1. Monica ha detto:

    C’è una poesia sull’attesa che a me piace molto, e certo conosci anche tu: è di Clemente Rebora, e si intitola “Dall’immagine tesa”. E il mio amico Luigi, come te, dice che la nostra vita è come aver sentito suonare il campanello, sapendo che chi deve arrivare è la persona più importante che c’è. E allora tutta la nostra vita è il tragitto, di corsa, per aprire quella porta.
    Buona Pasqua Alessandro!

  2. Marta ha detto:

    E’ vero quello che scrivi Alessandro.
    Molte volte quella sensazione insaziabile di sapeere quello che avverrà dopo, quel desiderio di voler sapere cosa ne sarà del proprio futuro, del proprio destino. Durante le mie giornate, molte volte mi capita di pensare a queste questioni…E quando penso, mi faccio sempre queste domande…E una risposta non esce mai fuori…Anzi, mi assale la paura…La paura che si prova quando non si hanno le certezze di cosa potrà succedere il giorno dopo…

  3. Valentina ha detto:

    “Per uno che non è stato fatto per questo mondo, devo confessare che mi è difficile lasciarlo. Ma dicono che ogni atomo del nostro corpo una volta era parte di una stella. Forse non sto partendo…forse sto tornando a casa.” – (dal film “Gattaca”)
    E’ semplicemente ciò che penso da tutta la vita.
    Sì, come dici tu: “amore mio, Eternità”! Che infinita nostalgia di Casa..

  4. LadyLindy ha detto:

    Buona Pasqua… che l’attesa porti solo felicità.

  5. francesca ha detto:

    gia l’attesa e qualcosa di inebriante ma anche di frustante, qualcosa che cela curiosità .leggo spesso le poesie di Pavese.

  6. suor barbara ha detto:

    Caro Alessandro, le tue parole, i tuoi scritti, le tue riflessioni sollecitano sempre molto la mia mente ed il mio cuore. Grazie! Oggi possiamo urlare con la nostra vita che il Signore è risorto, è veramente risorto e noi, se lo vogliamo, possiamo partecipare a questa esperienza, con la gioia nel cuore perchè oggi l’attesa è finita e può finire anche quella di domani….Buona Pasqua ogni giorno.
    suor barbara

  7. Beatrice ha detto:

    Condivido le tue parole. A volte l’attesa diventa vuoto incolmabile e solitudine di abissi. Ma poi dalla cenere si rinasce, dalla tomba si rinasce a vita nuova.Grazie per le tue parole

  8. Giulia ha detto:

    forse il segreto sta nel non attendere la felicità nel futuro, ma nel cercarla nel presente.
    “La felicità non si trova una volta tagliato il traguardo, ma proprio sulla strada che stai percorrendo, lungo il sentiero per raggiungere i sogni che hai deciso di inseguire”.
    (Sergio Bambarén)

  9. Roberta ha detto:

    L’attesa. Uno strano stato d’animo. Eppure così accogliente per ognuno di noi. Ci è familiare.
    Auguri Alessandro, di cuore.

  10. sandra ha detto:

    grazie mille per quste parole, proprio in questi giorni riflettevo sulla mia condizione,sulle mie attese…
    vedo i miei amici che si sposano, comprano casa, trovano un pò di sicurezza e stabilità e io invece combatto ancora contro il precariato e la mia solitudine… in attesa.
    aspetto il cambiamento e le tue parole sembrano descrivere la mia condizione.
    continuo a chiedermi se quella resurrezione c’entra con me.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Secondo me c’entra con tutti, credenti e non. Noi vogliamo quella roba lì, già su questa terra…

    • suor barbara ha detto:

      sono d’accordo…credere nella Risurrezione è un dono del Signore, ma sono convinta che chiunque, se apre occhi e cuore può vedere grandi e piccole risurrezioni ogni giorno. E avere vita.
      Auguro questo dono a tutti, a Sandra, ad ogni uomo e donna in questo mondo.suor barbara

    • michele ha detto:

      Sandra, per me è la stessa cosa. Ma non mollare. La responsabilità di sostenere e vivere appieno quell’attesa è la responsabilità più grande della vita, e la più personale… più grande che metter su famiglia. E a volte lo sposarsi e avere un lavoro “stabile” è solo un inganno in quanto questi aspetti vengono vissuti come palliativi, belle e comode abitudini che distolgono dalla ricerca dell’Amore vero e Infinito, che è l’unica cosa per cui vivere.
      Sì, anche il matrimonio oggi è nella maggior parte dei casi (se poi si cerca il matrimonio) solo una tappa, un aspetto, un soprammobile che ad un certo punto bisogna comprare. E non si sa neanche perché ci si sposa.

  11. Manuela ha detto:

    Grazie.
    Ho letto questo preziosissimo articolo quando Pasqua era già passata, ma come tutte le verità mi corrisponde pienamente anche adesso. Mi è venuto in mente l’angelus del Papa del 28 novembre, non a caso, penso.
    Un saluto pieno di gratitudine!

  12. Carmelo ha detto:

    “Che cosa deve dunque accadere?”

    Dice il verso di un salmo: la mia anima ha sete del Dio vivente. Forse l’attesa è come la sete: sete di una pienezza che a volte si può sentire pulsare in minuscole cose di ogni giorno: la bellezza impalpabile della luce o la grazia del vento che ti accarezza mentre cammini. Ogni tanto si sente questa pienezza e la si sente viva. Pulsa. Vibra. Spesso fugge. Ma è una pienezza che ci vuole bene.

  13. anna ha detto:

    grazie…

  14. caterina ha detto:

    Prof. Lei ha scritto : A colui che attende giunge ciò che attendeva, ma a chi spera capita ciò che non sperava. E’ una frase che mi ha colpito molto, ma faccio un po’ fatica a comprenderla… Mi potrebbe aiutare a capire con un esempio concreto?

    Caterina,una ragazza alla ricerca del suo vero sogno.

  15. Anna Orcese ha detto:

    Grazie!
    … ieri sera nel nostro paese il Parroco ha scelto per la via Crucis le vie più periferiche, partendo da un nuovissimo centro commerciale ci siamo addentrati in quel che resta di poca campagna. Strade non asfaltate, con sassi e pozzanghere, fra le fabbriche. Una fantasma mai aperta. Una che ha licenziato molto e che è presidiata dai lavoratori disperati. Sopra di noi nel blu del cielo di primavera una gigantesca luna. A ogni stazione invocavamo Gesù ed evocavamo la sola dolcezza che dà significato all’affannoso vivere…. E’ stato emozionante e la gente era silenziosa attenta e ha partecipato intensamente. Il nostro Parroco come te avete aiutato e guidato la nostra vita spirituale verso l’unico incantevole destino in nnostro Signore! Grazie!

  16. Marzia ha detto:

    L’uomo che attende qualcosa rischia di caricare di aspettative e desideri propri la realizzazione di un evento.
    L’uomo che spera in Qualcuno legge ogni più piccolo evento della sua vita come compimento dell’amore di Dio in lui. L’attesa è finita: la risurrezione di Cristo è certezza che Dio è vivo!

  17. giovanni pascente ha detto:

    quante attese durante la vita: il si della propria amata, la nascita di un figlio e andando indietro nel tempo papà che torna dal lavoro, mamma che torna dall’ospedale, il primo giorno di scuola, l’attesa per un colloquio di lavoro e poi l’attesa di qualcuno o qualcosa che ti dia una mano quando Satana colui che divide ti fa credere che sei solo nessuno, nessuno ti può aiutare.
    In fondo l’attesa non è che l’inizio di una nuova tappa è la stessa medaglia da un lato l’attesa dall’altro l’inizio di una nuova storia di cui noi saremo gli autori.

  18. Federica ha detto:

    Grazie Alessandro,
    Con le tue parole riesci a dare concretezza così umana e vissuta a idee anche molto difficili da afferrare..questa idea di Sabato Santo è nuova per me.
    Voglio dirti anche che ti conosco da poco ma mi sto letteralmente nutrendo dei tuoi libri..io e il mio fidanzato stiamo decidendo se sposarci o no e Stella e il Prof ci stanno aiutando a leggerci dentro.
    Grazie di cuore e Buona Pasqua.
    Continua così!

  19. Monica ha detto:

    Credo che dobbiamo imparare ad onorare la vita per quello che concede in ogni momento, consapevoli che nulla è finisce o si ferma in quell’istante, ma tutto porta sempre oltre. E si può guardare l’attesa non come una mancanza, ma come il richiamo a qualcosa di più “alto”, più vero, più autentico e quindi un invito a non sentirsi arrivati, a non accontentarsi.
    E si può imparare a vivere la solitudine, come la possibilità di guardarsi dentro, assaporare, contemplare.
    Buona Pasqua a te, Alessandro e a tutti i partecipanti di questo blog! 🙂

  20. Claudia Goggi ha detto:

    Grazie davvero! Riflessioni da tenere strette al cuore… Sul senso di attesa è indimenticabile anche Buzzati, Il Deserto dei Tartari! Buona Pasqua a tutti!

  21. michele ha detto:

    La riflessione per te è ancora valida, Alessandro. Per me è una delle più belle che hai scritto.

  22. Angela Fe. ha detto:

    Anche Kafka, nel “Messaggio dell’Imperatore”, dice che gli uomini sono fatti di desiderio e di attesa…

  23. morena rosciani ha detto:

    Grazie, caro Alessandro, per queste tue parole.

    Ti mando una poesia proprio sull’attesa del Sabato Santo di Bartolo Cattafi, poeta siciliano, vissuto a Milano (quante analogie con te!)su cui ho scritto la mia tesi di laurea.

    “Dall’altra parte”

    Dall’altra parte della mano tesa
    del petalo della foglia della rosa
    dell’aria azzurrina e del nembo
    del fulmine sghembo tra la pioggia
    tutto è pazienza e attesa
    che ribalti la pietra pasquale
    il lato tombale delle cose
    dall’altra parte il vero disegno
    il volto luminoso
    il regno il regno il regno.

    Buona Pasqua.

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