2 luglio 2013

CORTE-ggiare Milano

Copio di seguito il testo presentato oggi alla Milanesiana 2013, anche se non c’ero di persona, essendo impegnato con l’esame di maturità dei miei ragazzi. Dedico queste parole ad una città che mi ha consentito di realizzare i miei due sogni (insegnare e scrivere) e che mi sta regalando amicizie bellissime.

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Le città come le poesie si manifestano in figure retoriche.

Sono nato e cresciuto a Palermo e Palermo è sinestesia, una confusione di storie e sensi: si ascoltano profumi, si toccano colori, si gustano storie. Chi è entrato alla Vucciria lo sa.

Ho abitato undici anni a Roma e Roma è iperbole, con i suoi fasti imperiali e una storia troppo grande, che neanche lei ci crede più, e solo allora ti innamori del suo imperiale disincanto. Chi è entrato a Trastevere lo sa.

Mi sono innamorato di Genova, città dell’ossimoro che, come la Litania di Caproni, unisce gli impossibili, la bellezza con la rovina, la vita con il cadavere, l’Appennino con il Golfo. Chi si è perso tra carruggi e crose lo sa.

E Milano? Città d’elezione per il lavoro, nella quale per lavoro mi sono trasferito 6 anni fa? Dove bisogna perdersi a Milano per saperla?

Milano è litote se analizziamo la singola parola o reticenza se privilegiamo l’espandersi del periodo, ama svelarsi nascondendosi, dice “non sono brutta” per intendere “sono bella”, devi corteggiarla per scoprire che è una donna elegante, ritrosa tanto da sembrare, suo malgrado, snob. L’autore per eccellenza di Milano si serve – non a caso – di queste due figure retoriche come nessun altro. Chi saprebbe descrivere per litote un intero personaggio: “Don Abbondio non era nato con un cuor di leone”? Chi potrebbe inventare più spudorata reticenza sui piaceri erotici ed eretici a cui si concede la monaca di Monza: “Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose”. Quel “rispose” eccita il lettore più di qualsiasi dettaglio.

Milano è così. Eccita nascondendosi e svelandosi al tempo stesso. Forse gli si potrebbe attribuire quello che disse Monroe, non il quinto presidente degli Stati Uniti, ma proprio Marilyn: “I vestiti dovrebbero essere abbastanza stretti per dimostrare che sei una donna, ma abbastanza larghi per mostrare che sei una signora”.

Io non so se Monroe ci riuscisse, ma Milano sì: è donna con i suoi vestiti stretti che lasciano vedere le sue forme, senza essere volgare, perché quegli stessi vestiti sono allo stesso tempo larghi, quel tanto che basta, per trattarla da vera signora. E mentre una donna ti vien voglia di toccarla, una signora la osservi incantato, mentre conversi con lei incantevole. Nel primo caso sei protagonista, nel secondo comparsa: lei ti concede, con la sua compagnia, il privilegio di una bella figura, tutt’altro che retorica.

Nullus locus sine Genio diceva un romano antico: nessun luogo è privo di un Genio, di un dio che lo possiede e ne è posseduto, figuriamoci una città. Basta saperlo evocare sfregandosi contro le pietre della città, come lampade da mille e una notte. Quelle lampade a Milano sono le sue corti e ringhiere.

Tutti quei cortili nascosti dentro le case milanesi, dietro le facciate milanesi, fortezze a difesa di cosa, poi?

Di un quadrato di cielo?

Di piante rare?

Di voci umane?

No.

Del cortile stesso.

Devi suonare ad un campanello e inventarti una professione perché ti aprano: “scrittore” funziona sempre. “Sono uno scrittore, vorrei vedere il cortile”. Il portone si apre. Gli scrittori – tranne quando in crisi come quello di Shining – sono innocui sulla carne, incidono solo l’anima. Potresti trovare un giardino intero di alberi e piante che neanche nei giardini botanici. Potresti trovare il chiostro di una chiesa, con una specie rara di albero giapponese che fiorisce un giorno soltanto all’anno e quei quattro esemplari sembrano portare le nuvole a due metri da terra per una imminente teofania. Potresti trovare un giardino pieno di cose di altri mondi come in quello spazio a cui Ariosto si deve essere ispirato per la sua Luna d’oggetti smarriti. Potresti trovare una fontana di pietra circondata da un pergolato d’uva o semplicemente un albero di limoni come quelli di cui scrisse il poeta. Potresti trovare un eden intero dietro un portone di un palazzo e ti scroscerebbe dentro al petto, come gli orti dove Leonardo si riposava mentre inventava il Rinascimento dipingendo una Cena.

Milano è dietro i portoni, dentro i palazzi, nei cortili.

Il cortile va “strusciato”, il portone si aprirà e il Genio evocato potrebbe allora esaudire un desiderio.

Un Milanese dovrebbe saperlo di avere un giardino dentro la cassa toracica.

Basta accordargli l’amicizia discreta di uno scrittore, cioè di uno che ascolta, e aspettare che ti apra il petto, come quelle facciate che dissimulano le loro inattese corti, come litoti e reticenze.

E se la corte è l’essenza di Milano: ascoltarla è cortesia, farle la corte è conquistarla.

17 responses to “CORTE-ggiare Milano”

  1. Michela Serra ha detto:

    E’ un brano stupendo.
    Mi ha letteralmente rapito quell’accostamento delicatissimo di figure poetiche e città.

    Amore e non di più!

    Non ho altro da dire.
    Complimenti!!!

  2. maria rita ha detto:

    Una vera dichiarazione, questa tua! Uno scrittore sapiente che, innamorato, descrive la città che l’ha accolto,una Signora riservata e discreta, capace di donare stupore e calore sincero. Milano non è la mia città d’origine, l’ho scoperta da non molti anni, ma la ritrovo nelle tue parole, efficaci e come sempre molto accurate, da vero scrittore che ringrazia la sua attuale dimora!
    (Leggerti è sempre una meraviglia, grazie!)

  3. Giulia ha detto:

    Sono di Milano e capisco bene questo articolo. Milano è davvero come dici tu, una signora, perché bisogna conoscerla di persona per capire la sua bellezza e serenità.. Se ci si ferma all’apparenza sembrerà una donna snob con la puzza sotto il naso e sempre di fretta. Corteggiamola e capiremo perché ci piace così tanto vivere con lei.
    Lieta che un uomo che ha girato così tanto è riuscito a scoprire in così poco tempo la sua essenza. A me ci sono voluti 19 anni per capirla e accettarla.

  4. Quante volte, girando per le vie e viette di Milano, mi chiedo: “E cosa ci sarà dietro questo portone?”… E il mistero spesso è destinato a rimanere e lo stupore cresce verso una città che veramente si svela con grande lentezza… È come un vero amico…solo piano piano lo si conosce, con rispetto, e anche dopo anni scopri cosa incredibili e inedite….

  5. Splendido periodare, raffinato e sensualissimo, di una sè/duzione rara!

    Milano bella signora d’altri tempi, dal fascino sottile e dall’eleganza innata, mai costruita, miracolo che si cela e svela per chi sappia accostarvisi davvero nell’intento di farla propria oltre la mera apparenza, propria nell’ineffabile Sostanza.

    Solo chi possieda le giuste chiavi sarà in grado di penetrarne i segreti e i meandri che corrispondono ai camminamenti dell’Anima, le sfolgoranti guglie di gotica estensione alata! “Dal cielo vengo, al cielo tendo”, pare sussurri a chi la corteggia…

    E la corte ambita da ogni donna, reale o figurata, come i bastioni di un castello che resista nel segreto intento di essere espugnato alfine…

    Come Marlene Dietrich Milano canta di una nostalgia struggente e azzurra come l’angelo che in lei dimora.

    Alessandro milanese d’adozione e cittadino del mondo.

    Ti attende anche Varese per una corte altrettanto serrata, tra laghi e giardini Estensi in uno sfolgorante rigoglioso tripudio di petali aulenti…

  6. caterina ha detto:

    sono milanese e sottoscrivo in pieno tutto quello che hai scritto.
    Grazie per aver detto qualcosa di vero in modo bello e poetico sulla mia città, soffocata dai luoghi comuni!

  7. lucia ha detto:

    Vorrei scrivere parole, sulla mia Milano, che colpissero al cuore.
    L’ho lasciata nel 1964, quando mi sono sposata e trasferita a Novara.
    Non ho pianto, ma non riuscivo a dormire. Qui c’era troppo silenzio. Milano mi manca o forse mi manca la mia gioventù? Le camminate nella nebbia, le mattinate a Teatro, passeggiare in c:so V. Emanuele nei giorni vicino a Natale con le musiche caratteristiche che riempivano l’aria di note che donavano felicità al cuore. La paura dei cortei degli scioperanti. Piazza Fontana…Gli universitari con l’eschimo…VITA con la V maiuscola! Ciao e grazie!

  8. susanna ha detto:

    Un po’ difficile ma davvero poetico. Non dimentichiamo però le periferie (presenti in ogni città).Sapremmo coprirle di poesia? Forse sono quelle che richiedono ancora più amore…

  9. Ariane d'Auble ha detto:

    Città come tropi o figure…che meraviglioso esercizio di stile. Sono molto ammirata…

  10. Patrizia, Acireale ha detto:

    Sono nata a Milano. La amo. Di più da quando vivo in Sicilia.

  11. Nadira ha detto:

    E Napoli? Napoli cos’è? Se dovessi rispondere io direi che Napoli è essenza! Napoli è essenza perché di lei è l’essenza che ti colpisce: tolto il suo essere pacchiano, la sua voglia di far stupire, i suoi problemi resta l’essenza e l’essenza di Napoli la puoi sentire solo se ci vivi. Per coglierla devi saperci entrare superare tutti i pregiudizi e aprirti completamente ad essa. Alla fin fine è la speculare di Milano: per capire Milano devi farti aprire i portoni, per capire Napoli devi uscire dai portoni. È molto semplice, Napoli è, al contrario di Milano, la città che, per prima cosa, devi conoscere nelle strade, tra la gente; è questo il bello di Napoli: bisogna saperne cogliere il profondo eppure non si deve andare chi sa dove per trovarlo: basta scendere in strada, tra la sua gente; è così semplice e allo stesso tempo complicato perché Napoli si apre solo all’attento osservatore che ne riesce a cogliere quel fascino ricco e popolare. Milano è signora Napoli pure; Milano è delicata, Napoli è prepotente; Milano dice “non sono brutta per dire sono bella” Napoli che è bella te lo fa capire con quel suo fascino pieno e carnoso tipico delle sue donne; se Milano è la donna dell’eroe romantico: elegante ed irraggiungibile, Napoli è la donna della passione carnale e dell’amore in tutte le sue forme: è la Boccadirosa di De André ; se Milano è “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer allora Napoli è “Donna in colore rosso” di Damian Kłaczkiewicz. Alla fin fine Napoli e Milano sono due città speculari: le due facce della medaglia che è la nostra Italia.

  12. sharon m ha detto:

    Ero presente all’evento…la lettura è stato un momento magico!!

  13. Sara ha detto:

    Qualche giorno fa, tornando da un fine settimana lungo a Capri, ho cercato di descrivere in poche parole le impressioni che quel luogo incantato mi ha lasciato nei sensi…ri-vivo a distanza Posti, emozioni e situazioni grazie al correlativo oggettivo, che mi permettere di essere dov’ero.
    Io che sono milanese d’adozione condivido il tuo pensiero, così come quello su altre meravigliose città .Le emozioni che il sud mi regala sono ineguagliabili, perché quelle terre ti invadono i sensi.Tuttavia anche la nostra Milano ha scorci bellissimi, basta cercare.
    È sempre un piacere leggerti Alessandro, un abbraccio
    Sara

  14. Gio ha detto:

    Ciao! Questa cosa che racconti l’ho scoperta in università: stavamo facendo un workshop. Ci avevano assegnato Brera e avevamo una settimana per “raccontare” quella zona di Milano con un video. Alla fine ci siamo ritrovati a citofonare, presentarci e chiedere se si fidavano a farci entrare per girare delle inquadrature nelle corti nascoste dietro ai portoni. Posti bellissimi, quasi incantati, che non ti aspetti in centro città. Alla fine la scoperta migliore è stata la sacrestia della chiesa di Santa Maria del Carmine che si trova fuori dalla chiesa, dentro all’oratorio. Il parroco ci ha visto che cercavamo di fare qualche foto di prova dentro la chiesa, ci ha chiesto chi eravamo, gli abbiamo raccontato la nostra storia e lui ci ha detto che aveva qualcosa per noi (ancora oggi mi stupisce quella gratuità!): ci ha fatto entrare in oratorio e ci ha aperto questa sacrestia dell’800, tutta di legno massiccio che di lì a poco sarebbe stata chiusa per restauri; credo siamo stati tra gli ultimi ad averla vista prima dei lavori…

  15. Marina ha detto:

    Ciao Alessandro, sto leggendo il tuo libro in barca, tra un’immersione e l’altra, aspetto di essere asciutta per non bagnare le tue parole. In molti passaggi bellissime. Milano è la mia città, e la amo, ho scritto un paio di anni fa un articolo su Velvet parlando come te di come lei si nasconda nei suoi cortili di ciottoli. Dietro alla sua nebbia. Milano è bella senza strafare. Ha le lentiggini, ma le gambe corte.
    Spero di finire il tuo libro con lo stesso entusiasmo con cui l’ho iniziato. Grazie per la compagnia che intanto mi tieni in quest’estate di tesi, di prove di giornalismo e di isole Egadi.

    Marina.
    Ps: parlare di Milano al femminile, quindi forse ‘gli’ stona un po’ con la nostra città. Prima che i tuoi alunni puntualizzano. Nelle redazioni a correggere bozze, difetto passionale, che aspetta di diventare una professione.

  16. Adua ha detto:

    Caro Alessandro, ho iniziato ora a leggere i tuoi articoli (i libri li ho già letti e li commenterò se vuoi sentire cosa ne penso). Intanto volevo anche io dire due cose su quello che hai scritto, che sai fare arrivare arrivare al cuore. “Nessun luogo è privo di un genio”, e…se Palermo, è ascoltare quello che puoi odorare, toccare quello che emozionalmente tocca certe corde, gustare quello che odi ogni giorno della vita…e se Roma fastosa e immensa ti innamora con gli occhi del suo incanto là in Trastevere…e se Genova, nelle sue unioni, in cui non crederesti mai, diviene vita ricca di possibilità…e se Milano, accoglie nella sua culla scrittori, professori.. e poeti che sanno ascoltare, corteggiare con alte note interi paradisi accoccolati dietro ai veli, e pure l’anima di una donna…dovresti anche vedere questa mia Pistoia quanto è dolce, con quali profumi di pergolati di glicine in fiore riesce a colorare le piccole vie che si dimenticano, se non le guardi abbastanza..e quanta bellezza ci può essere dietro ai suoi cortili che appena scorgi dai marciapiedi assolati, ne appare tutto uno sgocciolare d’acqua dalle sue fontane, ed è fresca tanto che par di sorgente..E la notte, quando arriva la pace, quando l’entrata di quelle corti ti incanta, vedi la Luna e le Stelle con occhi diversi, sembrano anche più grandi e vicine…quanti sorrisi Leonardo ci poteva dipingere, e di quanti scrittori, professori, poeti avrebbe bisogno….proprio come una donna, che attende di essere corte-ggiata..

    Vieni a Pistoia, fai qualche incontro anche qui,sarebbe bello avere il piacere di conoscerti.

    Un caro saluto, Adua.

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