7 gennaio 2014

Zibaldino: l’eros è di pietra

15_17Sono andato a trovare Rodin. Se ne stava a Palazzo Reale con un po’ di opere, raccolte in file parallele su tavolacci di legno, in una di queste esposizioni minimal che bisogna dire che sono cool perché sennò non sei cool. A me sembrava solo cheap (fine dell’inglese), machissene. Io ero lì per Rodin.

L’ho guardato e l’ho guardato bene, Rodin. Alle mostre mi sembra di diventare bambino, quando si stava ore a fissare qualcosa. Non bambino grande, ma neonato. Mamma dice che guardavo le foglie degli alberi per ore (in realtà venivo abbandonato sotto un albero per ore, ma mamma questo non può dirlo…).

Alle mostre mi sento uno che impara a guardare, mi rifaccio gli occhi, presto attenzione. E noi vediamo veramente solo ciò a cui accordiamo attenzione. Sarà per questo che ci scontriamo spesso con altri per strada mentre guardiamo il nostro aifon? Noi diventiamo quello che guardiamo: i(un io)-phone(telefonante), appunto. Diventiamo telefoni ambulanti, terminali della rete che fa di noi un suo nodo, o un suo nodulo, in base al grado di dipendenza. Gli altri che ci sbattano contro.

Guardando Rodin si diventa Rodin. Si scopre che la vita, in sé e per sé, nuda cruda, è soltanto un blocco di marmo in-forme, senza forma, appunto. Per arrivare al volto, alla persona, ci vuole lo scalpello. A poco a poco dall’informe, passando per il deforme, si arriva alle forme. Dalla pietra informe della vita, alla pietra deforme della storia, alle forme levigate della persona e le sue scelte. Rodin scolpisce sempre questi tre stadi.

Rodin-FugitAmor(397x306)I corpi si liberano dalla pietra per cercare una identità come già i prigioni michelangioleschi, ma non si liberano e basta, perché ci ritornano anche nella pietra, quasi ne avessero nostalgia. La forma è un attimo che esce e rientra nell’informe. Noi abbiamo un volto tutte le volte che decidiamo di dare forma alla nostra vita: quando scegliamo, cioè quando amiamo, allora usciamo dall’indistinto della vita, allora diventiamo, scolpiti. Poi però ci capita di accomodarci su quella forma così morbida e levigata, così dolce, ma subito quella si disgrega, perde se stessa, (s)colpita dall’incessante scalpello della storia, che non gli lascia tregua: pretende un’altra scelta e un’altra ancora, per non precipitare di nuovo nell’informe passando per il deforme. Per questo sono sempre volti che emergono e s’immergono, mani che si fondono e confondono, corpi che confinano e sconfinano.

14aGuardando Rodin ho capito che l’eros può essere di pietra. Ci sono questi corpi che si toccano e nel toccarsi si fondono l’uno nell’altro, si confondono l’uno con l’altro, tendono sempre a concretizzarsi e a liquefarsi poi di nuovo. E non capisci mai se si cercano o si respingono:

e non lo capisci perché se si cercano è perché cercano qualcos’altro che li supera e va oltre loro: ancora ancora ancora, ripetono, nel tentativo di raggiungere ciò che li supera;

e non lo capisci perché se si respingono è perché sanno che quel possesso finisce, e hanno paura dell’ennesimo inganno.

Meglio desiderare ciò che non si ha o aver paura di perdere ciò che si è raggiunto?

Sempre di mancanza si stratta e di uno dei paradossi su cui si poggia, non comodamente, la vita. Ed è quella mancanza che Rodin scolpisce e con la quale colpisce chi lo guarda, quell’assenza che completa e quel completamento che si sottrae sempre, in ogni estasi vera che è un rimanere uscendo, un uscire rimanendo. Un concentrarsi fuori.

Sono lotte o sono amplessi? Sono entrambi. E due domande a Rodin le farei, una su Camille (sei sicuro fosse pazza?) e l’altra sulla sua barba (sei sicuro ti stia bene?).

Lotta o amplesso, per me pari son. L’amplesso è la ricerca di qualcos’altro che lo superi e renda eterno l’attimo d’estasi. La lotta è la delusione scaturita dal fatto che l’altro non riesce a dare questo qualcos’altro, anche se da lui lo si vorrebbe.

Lo ha detto già Platone nel Simposio: “Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza”. Credo più a Platone che a Schopenauer convinto che dietro ogni palpito o sospiro amoroso ci sia solo la volontà che spasima per riprodursi ed espandersi, niente di più. Questione di gusti. Anzi no, di esperienza.

Cosa è questo qualcos’altro intuito con immediatezza e inesprimibile se non l’Amore di cui amore è imitazione? Quello stesso Amore che porta a “concepire nella bellezza”, come Platone definiva la creazione artistica, fecondo incontro con eros.

06Ho guardato Rodin e lui scolpisce l’amore in vista dell’amore, perché anche io lo veda. Come due corpi amanti che escono da una mano.

“Dove sei Amore. Fermati un attimo con noi. Nella pietra” dice quel marmo.

“Vorremmo poggiare sulla tua roccia la nostra vita” rispondiamo noi.

9 responses to “Zibaldino: l’eros è di pietra”

  1. Lucrezia ha detto:

    Tendono a qualcosa di più eterno i corpi di Rodin..? Il loro contorcersi e fuggire l’una dall’altro sono preludio di un amplesso o di una lotta? E’ forse una dolce lotta l’incontro tra due corpi “amanti” (che si amano)? A volte è una lotta, in cui l’amplesso non è che la fine che stabilisce sempre un vincitore e un vinto; altre, al contrario, è l’incontro dolce e arrendevole di due anime (e corpi), il cui amplesso e fondersi ha già inizio da un solo bacio.

  2. Adua ha detto:

    Sì, rieccomi..ho scritto nel campo giusto questa volta, anche se vedo che me lo ha pubblicato ugualmente l’altro (che figua!)….volevo solo dire che questo articolo è talmente emozionante, coinvolgente, che non posso commentarlo subito, nè, forse, con poche righe..per cui riscriverò a breve, perchè neppure non si può non riflettere sull’essere umano..
    grazie per la bellezza illuminante che hai proposto, e che ti appartiene..
    Un caro saluto,
    Adua

  3. Cristina Z. ha detto:

    “Così la luce che rende visibile il mondo fa sempre sorgere nell’uomo una duplice percezione: quella della luce che permette di vedere e quella della luce stessa che egli vede. La nostalgia che c’è in lui è di vedere queste due luminosità coincidere.”
    (F. Cheng)

  4. Adua ha detto:

    Ecco una parte di quello del mio commento:
    E’ proprio vero, quello che dici tu, e ci credo molto. Sembra dire” dove sei, Amore, fermati un attimo con noi. Nella pietra. Perché noi vorremmo poggiare sulla tua roccia la nostra vita”.
    Sarebbe il desiderio di ogni uomo. Quando si ama, penso, si cercano le coincidenze nell’altro, la stessa intensità dell’amore che diamo noi, l’Amore con la A maiuscola, quasi a fermarlo perché non ci sfugga più, per potergli affidare anche la nostra vita…
    Penso che la nostra vita, poggia davvero sui paradossi e sui contrari: Eros/Amore, Lotta/amplesso, rincorrere l’amore ed afferrarlo, desiderio di averlo e paura di perderlo, trovarlo e rifuggirlo.. E tutto questo porta in luce un altro aspetto dell’uomo, forse quello che lo caratterizza, che fa anche paura e forse è giusto che sia così: ed è la fragilità.
    ..la ricerca di questo AMORE è una sfida, vale la pena di misurarcisi. Sarebbe bello, trovarlo e potergli dire un giorno, “ho scelto te e sento che sei qui, sento di poterti affidare pure la mia vita”.

  5. Felicetta ha detto:

    Alessandro leggendo il tuo scritto mi sono soffermata su una domanda che mi è nata dentro :”Chi è lo scalpello?” Possono essere le varie relazioni di spessore diverso che si intrecciano nello scorrere del tempo, le situazioni che incontriamo, che viviamo ogni giorno. tutto ciò che ci aiuta ad andare in profondità, sconfitte e fragilità comprese, quando tutto ciò è visitato da quell’Amore con l’ “A” maiuscola che scolpisce il nostro blocco di pietra fino a liberare la nostra vera identità e riesce a scolpire sempre di più il nostro vero volto.
    Mi viene in mente una frase di Michelangelo in cui sosteneva che scolpire era togliere dal blocco di pietra le schegge di marmo.
    Grazie per gli spunti sempre interssanti che sai offrire e condividere!

  6. Mi hai commossa come di rado accade, toccando le corde più sottili e recondite dell’ interiorità!
    Leggerti è guardarsi allo specchio, ritrovare la parte di noi che vorremo celare e ignorare: midollo morbido e fragile che ci espone alla sofferenza di una vita intera!
    Non aggiungo e non commento quanto di per sé è perfetto, resto in trepido e silente ascolto come una figura di Rodin che intrappolata nel marmo attenda la mano del Demiurgo che la liberi e con Amore in lei insuffli in l’élan vitale…
    Se le mie labbra di granito- parafrasando Emily Dickinson- restano serrate poiché sto dormendo un sonno profondo,sappi che con tutta me stessa vorrei in Eterno ringraziarti…

  7. Teresa ha detto:

    I due corpi amanti che si generano da una mano che ancora li avvolge sono l’atto creativo di Dio-amore che produce amore. E’ un modo diverso e piu’ umano di concepire la creazione: per Michelangelo era tutto in un punto, quel punto d’incontro tra due menti, Dio e Adamo, una convergenza e una scintilla di eternita’; per Rodin e’ il lento svolgersi di un abbraccio d’amore ininterrotto. Non so, forse fantastico, ma questo blog mi piace molto e mi fa pensare!

  8. Sara ha detto:

    Prof! Che super pezzo hai scritto! Veramente stupendo, e deg o di quelle opere.:)

  9. Luci ha detto:

    “Rodin non parte da figure che si abbracciano, non ha modelli da mettere in posa a da accostare. Inizia dai punti dove maggiore è il contatto, considerandoli i più importanti dell’opera; PROPRIO LA’ DOVE NASCE QUALCOSA DI NUOVO, egli interviene e consacra tutta la sapienza del suo strumento alle misteriose apparizioni che accompagnano il divenire di una nuova realtà. LAVORA PER COSI’ DIRE AL RIVERBERO DEI LAMPI CHE SI SPRIGIONANO DA QUESTI PUNTI E, DI OGNI CORPO, VEDE LE PARTI CHE NE VENGONO RISCHIARATE. Il fascino del grande gruppo “Le baiser” nasce da questa equa ripartizione di vita; da tutte le superfici in contatto sembra si levino ondate che penetrano i corpi, brividi di bellezza e di presagio e di forza. Ecco perchè si ha l’impressione che la beatitudine di questo bacio sia ovunque diffusa nei corpi; E’ COME UN SOLE CHE SORGE, E LA SUA LUCE SI POSA OVUNQUE.” Rilke.
    che altro può essere quel riverbero di luce e vita se non l’Amore?

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