9 ottobre 2016

Uno ti aspetta

 

4c8c369538107e85a839f626c0d1163eIn qualche lontana città che non conosci e dove forse non ti accadrà di andare mai, c’è uno che ti aspetta. In una antica angusta stradetta della sterminata città orientale, là dove si nascondono gli ultimi segreti della vita, giorno e notte resta aperta per te la porta del suo palazzo favoloso; il quale, a chi passi in fretta per la via, può sembrare una casa come tante.”

Così comincia un brevissimo e vertiginoso racconto di Dino Buzzati, dal titolo Uno ti aspetta, in cui lo scrittore immagina la presenza di questa porta che ci attende ma: “Tu stenti qui la vita, vai vestito di grigio, perdi già i capelli. Sei uno dei tanti. Di anno in anno ambizioni e speranze si rattrappiscono. Ma laggiù, nella città di cui ignori il nome, un potente signore ti aspetta per toglierti ogni pena: per liberarti dalla fatica, dall’odio, dagli spaventi della notte. Non ci sarebbe bisogno di spiegazione, non avresti da pronunciare neppure il tuo nome, potresti arrivare anche vecchio, sudicio, impestato”.

Quella porta potrebbe immetterci nel segreto della nostra stessa esistenza, un luogo in cui siamo conosciuti e amati senza bisogno di dire il nostro nome, un luogo di assoluta misericordia, senza la quale la nostra vita diventa anonima e invecchia, perché non ha un’origine e quindi un futuro. Solo chi è figlio ha un’origine e quindi un’originalità da realizzare.

Quella porta potrebbe anche non essere in una città lontana, ma in un luogo dove siamo attesi senza bisogno di dovercelo meritare: “Potrebbe darsi invece che sia molto più vicino. Forse il signore potente ti aspetta in una delle nostre città che tu conosci”. Se la trovassimo e la varcassimo vedremmo “scomparire l’abbandono, la povertà, il sudiciume, tutto ti apparirà allegro e lucente. È arrivato! È arrivato! grideranno dalle profondità della dimora”.

Addirittura questa porta potrebbe essere nel nostro stesso condominio o, incredibile a dirsi, “anche molto più vicino, veramente a due passi, tra le mura della tua stessa casa. Sulla scala, al terzo piano, hai mai notato, a destra del pianerottolo, quella porta senza campanello né etichetta? Qui forse, per agevolarti al massimo, ti attende colui che vorrebbe renderti felice: ma non ti può avvertire”.

Sono segnali tenui quelli della misericordia, ma troppo poco noi li cerchiamo, sono in quel sussurro di vento leggero in cui il profeta Elia trovò il Signore, perché mentre la tempesta non lascia scampo, il sussurro del vento, che non sai da dove venga e dove vada, richiede attenzione e ci lascia liberi: “Perciò prova, la prossima volta che ci passi davanti, prova a spingere l’uscio senza nome. Vedrai come cede. Dolcemente ruoterà sui cardini, un impulso irragionevole ti indurrà ad entrare, resterai sbalordito”. Potremmo lasciarci sorprendere più spesso da questa fonte di perdono che rinnova ogni nostro gesto, relazione, caduta, fallimento o gioia, basterebbe riscoprire il dono della confessione. Eppure qualcosa dentro di noi resiste, nonostante la vicinanza della porta di fronte alla quale passiamo tutti i giorni: “Ma tu non provi ad aprire, indifferente, ci passi davanti, su e giù per le scale, mattina e sera, estate e inverno, quest’anno e l’anno prossimo, trascurando l’occasione.”

Ma forse la ricerca, rincara il narratore, è ancora più facile: “Ma come escludere che sia ancora più vicino colui che ti vuol bene? Mentre tu leggi queste righe egli forse è di là dalla porta, bada, nella stanza accanto; se ne sta quieto ad aspettarti, non parla, non tossisce, non si muove, non fa nulla per richiamare l’attenzione. A te scoprirlo. Ma tu, uomo, non ti alzi nemmeno, non apri la porta, non accendi la luce, non guardi. Oppure, se vai, non lo vedi. Egli siede in un angolo, tenendo nella destra un piccolo scettro di cristallo, e ti sorride. Però tu non lo vedi. Deluso, spegni, sbatti la porta, torni di là, scuoti il capo infastidito da queste nostre assurde insinuazioni: fra poco avrai dimenticato tutto. E così sprechi la vita”. Senza misericordia la vita va sprecata.

La porta è dentro di noi e il Dio, che Agostino chiamava “più intimo a me di me stesso”, non è neanche dietro di essa, ma nella stanza più interna del nostro cuore, e noi non riusciamo a vederlo, perché siamo noi stessi la porta chiusa sulla misericordia di Dio, che ci ama più di quanto noi possiamo amare noi stessi, più del nostro stesso istinto di sopravvivenza, e che è già lì: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse, 3,20). Se aprissimo tutti i giorni, più volte al giorno, la nostra vita non si stancherebbe, i nostri minuti non sembrerebbero tutti uguali. Basterebbe una richiesta semplice, magari ancora cieca ma piena di fiducia, come quella dei due di Emmaus: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” e a tu per tu, finalmente, la chiarezza ci raggiungerebbe come raggiunse i discepoli che, spazzata via la tristezza dei senza fede, trovarono subito le forze per rimettersi in cammino, nel cuore della notte che li aveva fermati, ormai senza paura di nulla e nessuno.

Avvenire, ottobre 2016

7 risposte a “Uno ti aspetta”

  1. […] continua a leggere qui  […]

  2. Jasmine ha detto:

    Vado a Messa alle 18.30, mi confesso avendone molto bisogno e da un pochino, torno a casa e quando vado a dormire, mentre sto facendo la preghiera prima di mettermi a dormire vado su internet per trovare la liturgia e mi ritrovo la newsletter. Bello. 🙂

    • Gabriella Di Tizio ha detto:

      Io invece, Jasmine, ero di rientro da una giornata di ritiro nella quale si è parlato di dimore e di domande importanti come:”dove abiti?” e anche io, prima di addormentarmi ho letto questo articolo che…mi ha tolto il fiato. La porta di quella dimora dove Lui abita può essere la porta di una dimora che non so varcare o chissà, che varco ogni giorno senza guardare Chi, con lo scettro di cristallo in mano, mi attende e mi guarda e mi sorride da sempre.
      Ma io chiudo persino irritata quella porta…

  3. […] Dino Buzzati di cui, di seguito, riporto un estratto. Vi segnalo inoltre questo bell’articolo a riguardo di Alessandro D’Avenia, pubblicato su […]

  4. Nico ha detto:

    Da molto tempo mi sento smarrita, soddisfatta della mia vita sì, perché tutto ciò che faccio mi riesce bene, ma, allo stesso tempo, traboccante di un fascio di emozioni che non riesco ad esprimere, e che vorrei tanto esprimere. Mi sento come se avessi qualcosa da dire, ma non sapessi da dove incominciare. E ho cominciato tante volte, diversi anni fa, a esprimere questo mio senso di meraviglia nei confronti del mondo, nei confronti della vita, nei confronti di Dio. Non ho mai trovato il modo giusto.
    Professore, ho cominciato a leggere il suo ultimo libro, che poi parla di uno dei miei poeti preferiti, che mi ha da sempre regalato emozioni vive e sacre: lo sto assaporando poco a poco, la sera dopo una giornata di studio intenso, o sull’autobus, di ritorno a casa dopo un esame importante, e anch’esso mi regala emozioni, emozioni e riflessioni che da sola non sarei in grado di introdurre nel mio cuore.
    Io non la conoscevo, se non avendo sentito dei suoi bellissimi discorsi sulla scuola e sull’insegnamento. Ho scelto il suo libro tra tanti così, a scatola chiusa, come piace a me. E vi ho trovato un tesoro, non solo per le parole che lì sono racchiuse, ma soprattutto perché adesso conosco lei, e leggo il suo blog e ho scoperto che mi sono privata di tanti spunti meravigliosi, come questo articolo, che questa notte è l’ultimo testo che leggo, e che faceva proprio al caso mio in questo periodo, in questo momento.
    Grazie. Grazie per essere strumento prezioso nelle mani di Dio.

  5. Pepita Jimenez ha detto:

    Bello questo articolo. Mi scusi Prof se mi permetto di curiosare e scoprire articoli datati ogni tanto…

  6. Carla Oriani Mazzola ha detto:

    Davvero misterioso questo Signore che mi aspetta nel cuore della notte. Sono sveglia e cerco sul sito della Chiesa di Milano il commento al Vangelo di oggi, 9 sttembre 2021. L’altro ieri, ” per caso” avevo ascoltato la meditazione quotidiana che in questa settimana è affidata a don Paolo Alliata. Cercavo un commento al Vangelo sull’amministratore disonesto…..e ho “incontrato” questo sacerdote e la sua spiegazione, convincente. Da qui la decisione di riascoltarlo. Oggi mi ha pro-vocata la sottolineatura che don Paolo fa del Signore misericordioso che ci aspetta, Si parte da un racconto di Buzzati che non conoscevo. Col desiderio di saperne un po’ di più mi sono imbattuta sempre
    ” per caso” in questo articolo. Grazie prof 2.0 da parte di una prof in pensione solo sulla carta, ma in costante aggiornamento. Proprio in questi giorni ho iniziato la lettura del Paradiso di Dante editato da Mondadori, commentato da Franco Nembrini, prefazione di Alessandro D’Avenia. Leggo: ” Chi rinuncia all’amore è
    all’inferno già in vita” Per questo anche oggi la mia porta si apre all’Amore:
    ” Resta con me Signore perché si fa sera”.
    Grazie prof
    carla

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