Cara Valeria Fedeli…

Il giornale La Stampa ha pubblicato la mia/vostra lettera al ministro dell’Istruzione, a cui la Fedeli ha risposto, in modo solerte, ma purtroppo troppo vago. Riporto le due lettere.

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Gentilissima Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,

le scrivo per farle presente alcune situazioni in cui versa la scuola italiana, situazioni che immagino conoscerà molto bene. Nel suo discorso di insediamento ha affermato che, a motivo della sua storia professionale e politica, si sarebbe battuta per le pari opportunità. Spero quindi che le seguenti testimonianze, ne ho scelte solo due tra le tantissime che ricevo in qualità di insegnante e di scrittore, possano servire da ulteriore sprone per la sua azione politica, perché, secondo la nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Caro professore, frequento la quinta superiore, ma devo dirle che sono veramente stanca. La scuola mi ha delusa profondamente! Sono stanca di andare a scuola per girarmi i pollici: molti dei miei professori sono spesso assenti e purtroppo tantissime volte ci ritroviamo in classe senza fare nulla… Sono ben due anni che le cose vanno così. Ogni volta che torno a casa, mi sento demoralizzata e stanchissima. La mia professoressa di italiano non ha voglia di fare nulla. In questi anni, abbiamo saltato gran parte dei programmi. Adesso, a pochi mesi dalla maturità, siamo davvero indietro e abbiamo svolto un solo tema durante tutto il primo quadrimestre. Non ci sentiamo pronti! Il preside si è sempre disinteressato delle nostre continue lamentele, ci ha definiti “polemici” e ha detto che dobbiamo arrangiarci perché ha le mani legate. Ci sentiamo presi in giro… So bene che posso studiare gli argomenti autonomamente, ma avere dei professori che facciano il loro lavoro non è forse un mio diritto? Sono preoccupata per la maturità e perché vorrei continuare gli studi, ma purtroppo a causa delle numerose assenze dei miei insegnanti, ho diverse lacune. Non ce la faccio più, vorrei solo imparare!

Caro professore, io e la mia classe (frequento la quinta di un Istituto Tecnico) siamo in lutto. Ci sta per essere tolto il nostro professore di inglese, uno dei migliori insegnanti che abbia mai avuto. In tre mesi è riuscito a fare un lavoro incredibile con la classe, appassionando alla materia anche chi per l’inglese non è proprio portato. Ha cercato di far emergere le nostre qualità attraverso lezioni coinvolgenti e vicine ai nostri interessi. In questi mesi ho capito che l’inglese non è solo un insieme di regole grammaticali o di pagine da studiare a memoria; ho capito che, se mi impegno, posso raggiungere buoni risultati anche in questa materia. E non sono stata l’unica a migliorare. Durante le lezioni TUTTI i miei compagni lo ascoltavano senza fiatare e anche i più “turbolenti” della classe intervenivano nel corso della lezione. Pensandoci bene, forse, quello che mi ricorderò per sempre sarà la grande fiducia che questo professore ha avuto in noi, in ciascuno di noi. Purtroppo questa favola pare essere giunta al termine. Un termine che si sapeva, che era stabilito da uno di quei contratti che non tengono conto di noi alunni, che non tengono conto della bravura di un insegnante che, stando così le cose, da domani mattina si ritroverà disoccupato. Fa rabbia pensare che nella scuola ci siano docenti che entrano in classe con venti minuti di ritardo e che passano il resto della lezione a leggere svogliati un libro. E questi professori rimangono ancorati alla loro cattedra nonostante tutto, nonostante si sappia del loro comportamento. Il nostro insegnante di inglese, invece, per restare un altro mese e mezzo, dovrebbe accettare di coprire un piccolo numero di ore che non gli permetterebbero nemmeno di coprire i costi della benzina. Ci ha detto che se fosse per lui, nonostante il discorso economico, sarebbe disposto a tenere la nostra classe ma si creerebbe lo stesso problema a breve e avremmo un’insegnante nuova a pochi mesi dalla Maturità. Inutile dire che tutti, un po’ egoisticamente, lo abbiamo pregato di rimanere perché un insegnante come lui, in Italia, si incontra una volta nella vita ed è molto più prezioso di un voto che sicuramente non rispecchierà il nostro impegno e le nostre conoscenze.

Il contenuto di queste lettere denuncia lo stato dell’arte, ma anche le possibili soluzioni. Non si tratta certo di una situazione generale, ma statisticamente rilevante. Le famiglie a volte non reagiscono per stanchezza, a volte per disinteresse, perché spesso neanche le autorità competenti agiscono, dal momento che – come dice bene una delle due lettere – “hanno le mani legate”. Perché è così difficile creare un sistema virtuoso in cui possa insegnare chi veramente svolge un servizio di qualità? Perché chi, per le ragioni più varie che non voglio giudicare, non riesce o non vuole più insegnare, non è aiutato a migliorarsi o a rivedere il suo percorso? Perché tantissimi paesi ci riescono e noi no? Inorridiamo di fronte a dipendenti pubblici che timbrano e poi sono assenti. Perché a scuola non pretendiamo la stessa qualità che chiediamo agli altri funzionari (espressione riduttiva per un insegnante, ma la uso per mantenere il paragone) pubblici? Di esempi virtuosi, come quello del professore di lingue, ce ne sono tantissimi e sono altrettanto rilevanti statisticamente, ma perché non creare le condizioni per portare a sistema gli esempi virtuosi, garantendo ai ragazzi la continuità didattica ed educativa? Queste sono domande che riguardano la politica, perché in questo momento in alcune scuole italiane si va contro i diritti dei cittadini; contro le pari opportunità dei docenti sballottati da cattedre frammentate e spesso lontanissime dalle loro famiglie, e non tutti possono permetterselo; contro la reale ed effettiva possibilità di sviluppo di tutti gli studenti, e non solo di quelli che, per condizioni di partenza più fortunate, possono risolvere autonomamente. Nell’agenda politica attuale quasi nessuno parla di scuola, benché i diritti umani siano uno dei temi più dibattuti al momento. Una persona con la sua storia professionale e politica può fare molto, perché credo ancora, come lei, nel fatto che – in democrazia – le cariche siano al servizio del bene dei cittadini. La ringrazio per l’attenzione, non risponda a me, ma ai ragazzi.

La Stampa, 15 marzo 2017 – Link all’articolo

Caro professor D’Avenia, la ringrazio per avere raccolto le testimonianze di alcune studentesse e di alcuni studenti, per avere sintetizzato le loro perplessità, dato forma al loro disagio e alle loro speranze, e per avere fornito a me l’occasione di rispondere alle loro richieste. Come la ringrazio di aver scelto di aprire il suo intervento citando l’articolo 3 della nostra Costituzione, che rappresenta la linea guida del mio incarico al Ministero che ho l’onore di servire. Raccolgo il suo invito e mi rivolgo direttamente alle studentesse e agli studenti.

Care ragazze, cari ragazzi, delle vostre lettere mi hanno colpito profondamente due sentimenti che esprimete: la delusione e la fiducia. La delusione che avete provato nel vedere disatteso il rispetto dei vostri diritti, della vostra sete di conoscenza e delle vostre ambizioni. E la fiducia che comunque nutrite nei confronti della scuola, a cui chiedete di garantirvi insegnanti che sì vi impartiscano lezioni, ma anche che credano nelle vostre potenzialità e riescano a trasmettervi passione e consapevolezza delle vostre capacità.

Voglio dirvi che la scuola che stiamo cercando di realizzare per voi è esattamente quella che desiderate. Una scuola che sia capace di trasmettervi nozioni e informazioni basilari per la vostra formazione, e insieme vi proietti nel futuro, mettendovi in relazione con diversi settori della società, orientandovi, facendovi acquisire consapevolezza delle competenze che avete già e di quelle che dovrete potenziare, aiutandovi nel vostro percorso per divenire cittadine e cittadini informati, consapevoli, attivi. La scuola deve essere il laboratorio in cui definite cosa sarete e per questo non può esserci in essa alcuno spazio per la stanchezza, la delusione, la rassegnazione. Né vostra, né delle vostre e dei vostri insegnanti. Agiremo per eliminare queste parole dal vostro «vocabolario scolastico».

Lo faremo lavorando ogni giorno per garantire la qualità dei percorsi formativi e la continuità didattica. Sappiamo che la scuola è per le studentesse e gli studenti. Per questo serve alle vostre e ai vostri insegnanti, che non possono restare appesi per anni ad un destino incerto. E serve soprattutto a voi, che avete diritto a trovare le docenti e i docenti in cattedra dal primo giorno di scuola. Con il tempo si è creato un sistema di precariato e di incertezza che ha mortificato la dignità delle e degli insegnanti, che sono, lo dico senza retorica, figure centrali nella costruzione del futuro di un Paese.

In continuità con il Governo che ci ha preceduti, stiamo cercando di mettere ordine e stiamo tornando a dare centralità al ruolo delle docenti e dei docenti, come è giusto che sia: abbiamo stabilizzato nel corso degli scorsi anni molti di loro, fornendo tutele alle loro vite ma anche garantendo costanza nell’insegnamento che ricevete; stiamo lavorando al rinnovo del loro contratto, un passaggio ineludibile e atteso da anni; e stiamo definendo le modalità del nuovo percorso di reclutamento affinché possiate avere guide di qualità, aggiornate e in grado di fronteggiare con voi le sfide che questi tempi ci pongono innanzi. Siamo convinti che caratteristica peculiare di un insegnante debba essere una forte motivazione nel suo lavoro di ogni giorno. Ma che questa non basti se non diamo solidità e riconoscimento al suo impegno.

I docenti rappresentano una componente fondamentale per la vostra formazione, ma la fiducia – in voi e nel futuro – che reputate ineludibile nel vostro percorso di crescita passa anche da altro.

Il Piano Nazionale per la Scuola digitale, gli interventi per l’edilizia scolastica, i decreti attuativi della Buona Scuola, l’alternanza Scuola Lavoro, la formazione dei docenti sono tutti elementi di qualificazione del sistema a cui stiamo lavorando e che stiamo portando avanti.

Abbiamo poi predisposto un piano in dieci azioni – stanziando oltre 840 milioni di euro di fondi europei – per fare della scuola un luogo di innovazione, di apertura al territorio e al mondo del lavoro, di inclusione per chi è disabile o straniero, di cittadinanza europea e globale. Questi sono i primi doverosi passi di una piccola rivoluzione culturale che portiamo avanti per voi. Per darvi un domani ricco di opportunità che dovrete far germogliare in base alle vostre inclinazioni e ai vostri sogni.

Capirete bene che il vostro apporto è indispensabile per riuscire a portare a segno questo impegno. Siete voi il centro di questo lavoro. È con voi che vogliamo confrontarci, è con le vostre famiglie, con le vostre insegnanti e i vostri insegnanti, con le comunità scolastiche in cui vivete che vogliamo dialogare. Vogliamo fare tesoro delle vostre esperienze per costruire una scuola – e con questa una società – giusta, di pari opportunità e di uguaglianza nei diritti. L’ascolto è e sarà cifra distintiva del nostro operato. Mi auguro che anche chi verrà dopo di noi prosegua questo cammino, facendo di voi, nuove generazioni, fulcro dell’azione di governo, fuori dai tira e molla politici che in passato hanno prodotto danni a voi e al Paese. Ho fiducia che sarà così. Ho fiducia in voi. Abbiatene in noi: gli uffici di Viale Trastevere sono la vostra «casa», lavoriamo insieme perché il nostro impegno, la nostra volontà, i nostri scopi sono condivisi.

La Stampa, 16 marzo 2017 – link all’articolo

16 marzo 2017 | 6

6 risposte a “Cara Valeria Fedeli…”

  1. Paola ha detto:

    Non mi convince una risposta del genere, non solo perché qualunque ministro dell’istruzione di qualunque governo della Repubblica potrebbe averla scritta, ma semplicemente perché non risponde. Quella ragazza e quel ragazzo autori delle lettere restano nella stessa identica deludente condizione. Non è il progetto ideale (ideologico?!) di una scuola futura che si ammanta di consultare gli utenti a colmare le lacune prima della maturità o a ridare la fiducia nella scuola come possibilità di crescita e maturazione, nè riporterà il professore appassionato di inglese ai suoi studenti.
    Non è una risposta.

  2. Anna Pecoraro ha detto:

    Caro Alessandro,
    Ti ringrazio per averci almeno provato…Purtroppo la risposta che è pervenuta è stata scritta dal Ministero della istruzione e non dal Ministro.

    Oggi sono una donna di 44 anni, ben avviata nel mio lavoro ma con dell’ amaro in bocca.Perchè?
    Beh, in primo luogo perchè non è giusto che in alcune scuole, i bimbi debbano portarsi la carta igienica da casa o cose del genere.Poi, perchè la scuola non ha più fondi per acquistare materiale didattico innovativo di supporto nello studio…..e tante altre potrei scriverne.
    Io ho studiato per fare la maestra elementare, ci tenevo davvero, eppure, quando ho provato, tanti anni fa a fare il concorso mi hanno riso in faccia e mi hanno esplicitamente chiesto se è chi mi “raccomandava”.Ho dunque compreso che l’ insegnamento, pur essendo una vocazione, non sempre funziona così.
    Me la prendo dunque con quella classe politica che, negli anni, ha fatto di tutto per abbassare il grado di cultura generale di tutti noi….e purtroppo ci sono riusciti.
    Vedi Alessandro, penso che il male del secolo, oggi, non sia il cancro ma sia l’ ignoranza….dalla ignoranza sono nate le grandi guerre….
    Anna Pecoraro

    • antonio ha detto:

      Siamo tutti d’accordo che la risposta “Istituzionale” non è più sufficiente. Al punto in cui siamo arrivati (non ci sono soldi per il necessario, scuola intesa come ammortizzatore sociale dove inserire persone inadatte al ruolo, sindacati che tutelano il posto di lavoro ma non la “professione”, famiglie allo sbando senza punti di riferimenti e incapaci di affrontare le problematiche scolastiche e non scolastiche …) occorrono risposte concrete. Ma dobbiamo anche metterci un pò di empatia e immedesimarci nel ministro. E cosa fa assume subito l’insegnante precario? e agli altri cosa va a raccontate ?
      E’ necessario che Persone – come il prof D’Avenia e tutti gli Insegnanti che fanno davvero il loro mestiere, nonostante tutto – siano coinvolte nel ripensare completamente il sistema scuola! Non è un concorso che può stabilire se un uomo o una donna può insegnare! Oggi diventare insegnante è un calvario (lo vedo con mia moglie che nonostante la laurea e una predisposizione tutta sua all’insegnamento e all’accoglienza non può insegnare col “titolo” e deve “farlo un un contesto non pubblico … ). Bisogna investite pesantemente e a mio parere mettere in piedi un progetto tutto nuovo che piano piano spazzi via queste situazioni assurde(che ho vissuto anch’io, classe 1977!) Ma sei governi si succedono solo per questioni di potere, come si fa a mettere in piedi un progetto così lungimirante ? Ci vorrebbe forse un “patto nazionale” di tutte le forze politiche per avviarlo e obbligarsi a continuarlo con ogni casacca ? Io sono davvero dispiaciuto che noi cittadini”qualunque” abbiamo abdicato al mestiere della politica e che le abbiamo permesso di fare di tutti i settori, anche della scuola, scorribande finalizzate a raggiungere momentaneamente il potere…Ma sono anche convinto che dobbiamo , necessariamente dobbiamo trovare la forza e la strada per un vero cambiamento , proprio partendo dalla Scuola, fin dalla materna!

  3. sergio ha detto:

    Buongiorno caro professore ho letto questa mattina la risposta che le ha dato il ministro Fedeli. Mi scusi ma di quale genere letterario fa parte”l’aria fritta”.
    Grazie
    Sergio

  4. Davide ha detto:

    Ministro Fedeli, tutto fumo, niente arrosto.
    E quando serve l’arrosto, è bruciato… (vedi i tanti milioni di euro sprecati per diffondere il Gender nelle scuole…)

  5. bottero ha detto:

    non commento per evitare denunce di offesa all’autorità (sic!)

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