Prof 2.0

Il blog di Alessandro D'Avenia

La lezione frontale non basta più

5

creative-envirSe sapessi di avere una classe di 30 e più ragazzi prima mi dispererei poi mi rimboccherei le maniche, come mi è capitato. Se il lavoro dell’insegnante fosse quello di “erogare” lezioni i numeri non conterebbero, caricheremmo le nostre lezioni sulla rete e ci risparmieremmo l’odore della classe. Se teniamo in piedi il sistema “analogico” è perché siamo convinti che insegnare sia una relazione attuale: spazio e tempo condivisi nel dinamismo della vita e delle vite, qualsiasi odore abbiano. In classi fatiscenti o belle, sovraffollate o ordinate, abbiamo sempre tre compiti dettati dalla professione: amore per ciò che si insegna (conoscenza e passione: studium), amore per il chi a cui si insegna (empatia: non sentimentalismo né psicologismo d’accatto, ma riconoscimento dello studente come soggetto di un “inedito stare al mondo” e non oggetto da cui ottenere prestazioni), amore per il come si insegna (creatività didattica che rinnova ogni lezione in base ad allievi e contesto: metodo).

Ma perché il lavoro in classe sia efficace occorre essere messi nelle condizioni di poter curare queste tre dimensioni: avere troppi studenti mina (oltre che la pazienza) l’efficacia del lavoro. Ho sempre contato le mie ore di insegnamento non sulla base delle ore in classe (le famose 18 ore), ma delle ore che richiede il numero di alunni: interrogazioni, colloqui con i genitori e con lo studente, programmi mirati, correzione compiti, attività di potenziamento fragilità e di sviluppo talenti. Aggiungerei al dibattito sulla buona scuola (anche se sarebbe tempo di agire più che discutere su problemi evidenti da anni) di considerare la possibilità di aggiungere un coefficiente correttivo del numero di ore in cattedra, basato sul numero di alunni per classe. Conterei quasi come doppie le ore in una classe da 30 e più alunni, considerato 15 il numero ideale. Con tutti i precari in cerca di ruolo è proprio necessario mortificare insegnanti già oberati e stanchi, invece di investire in modo coraggioso su nuove leve?

Ma mentre si dibatte noi entriamo in classe lo stesso: proprio per quei 30 e più. Si può insegnare in una classe così? Forse sì a fronte del correttivo proposto sopra, ma non solo.

Siamo tuttora ancorati ad un tipo di lezione frontale in cui i ragazzi sono oggetto del nostro sapere da conferenzieri: la disposizione dei banchi lo dimostra. Tutto il contrario del cosiddetto “apprendimento cooperativo”: attività, sperimentate da anni, che permettono al docente di essere meno protagonista in classe e più nella preparazione della lezione (obiettivi, strategie, tempi, verifiche molto chiari e dichiarati: non si fa così sul lavoro?). L’insegnante diventa orientatore e i ragazzi soggetti dinamici e protagonisti dell’apprendimento.

In una cultura dal sapere sempre più reticolare, collaborativo, induttivo ed euristico, è necessario rinnovare una scuola ancora basata quasi del tutto su processi di apprendimento frontali e generici (ognuno prende quello che può dalla stessa conferenza), individualistici (attività svolte quasi del tutto singolarmente, soprattutto in fase di verifica), deduttivi e ripetitivi (nozioni da applicare in esercizi e interrogazioni, addestramento e non scoperta sollecitata da motivazioni interne).

Metodi collaborativi liberano dall’angoscia dei grandi numeri, delle scadenze, dell’improvvisazione. Chi li usa lo sa: la classe diventa un insieme di gruppi di scopo, connessi in un tipo di apprendimento attivo e responsabile anche verso gli altri, senza per questo abbassare l’asticella dell’impegno, anzi la si alza. L’apprendimento solipsistico ci rende insensibili alle difficoltà degli altri e insensatamente conflittuali, al contrario di quando bisogna occuparsi e poter contare sul sapere altrui: conosco una classe in cui la presenza di un disabile ha reso il gruppo unito, collaborativo, aperto e più impegnato. Presi da narcisismo auto-affermativo e da guicciardiniano interesse per il nostro “particulare”, molta della nostra italica difficoltà a occuparci del bene comune trova in classe le sue radici e, in una scuola rinnovata, la sua possibile cura.

La Stampa, 15 settembre 2014 

***

Oggi è stato il primo giorno di scuola dell’anno. In questo stesso giorno, 21 anni fa, veniva ucciso 3P, padre Pino Puglisi, professore di religione del mio liceo, quando io cominciavo il quarto anno. Grazie a lui sono insegnante e mi piace ricordarlo col suo sorriso sempre contagioso e con una scena del bellissimo film “Alla luce del sole”.

puglisi-foto

 

Immagine anteprima YouTube

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scuola il rischio noia se si perde la meraviglia

11

L’alternativa ad una scuola noiosa non è una scuola divertente. Non esiste una scuola spensierata e senza fatica (e il digitale non la renderà tale), ma questo non vuol dire che debba essere noiosa (e il digitale ci darà una mano). La vera alternativa è una scuola interessante. Interesse (essere dentro) vuol dire coinvolgimento con […]

Continua a leggere»

Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza

15

Ho scritto un articolo in vista dell’inizio della scuola. Si tratta di una modestissima riforma alla portata di tutti, perché non è di sistema, ma di testa e cuore del singolo. Per il resto vi rimando a quest’altro articolo del Corriere. *** La società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo. Una cultura […]

Continua a leggere»

Arrivederci, Robin, grazie per il tuo verso

27

C’è un tempo della vita in cui la pelle e la carne si slabbrano per poter coprire lo spirito che finalmente si stira, all’alba della consapevolezza della propria libertà e unicità (checché ne dicano i minimalisti dell’esistenza, nessuno ha mai avuto né mai avrà le impronte digitali uguali alle mie). Quel tempo, d’ebbrezza e dramma […]

Continua a leggere»

La classe è… acqua

23

Ho scritto queste righe per l’inserto La Lettura del Corriere della Sera, nell’ambito del dibattito sulla scuola affrontato dal giornale nelle ultime settimane. *** Le parole abusate sono segnaletica della nostalgia, fosforescenze di ciò che perdiamo. Scuola: tutti ne parlano, mentre rantola. Se dovessi distillare il succo di 14 anni di insegnamento, di incontri in […]

Continua a leggere»

L’adolescenza non è una malattia

11

Mi hanno mandato le riprese di un incontro informale in occasione di un premio. Magari ci tirate fuori qualcosa di buono. Ne approfitto per augurare a tutti un finale di scuola positivo, nonostante la fatica accumulata.

Continua a leggere»

Ma il peccato è dimenticare la bellezza

36

 Mi è stata chiesta una riflessione sulle letture in classe, a partire dall’episodio accaduto in un liceo classico di Roma. Non conosco il libro in questione, mi sono quindi limitato a considerazioni nate da anni di studio e di esperienza sul campo. *** Denunciateci, cari genitori, ma non per quello che facciamo leggere ai vostri figli, […]

Continua a leggere»

Zibaldino: nullità feconda, mafia & Still life

19

Da un po’ di tempo non scrivo sul blog. Sono in una di quelle fasi della vita interiore in cui – mentre la vita là fuori continua come sempre piena di impegni, gioie e fatiche – si è più disposti a ricevere che a dare, in cui non si scrive perché la parola nasce solo […]

Continua a leggere»

Toccare è essere toccati

17

“O Amor, divino Amore, perché m’hai assediato? Da cinque parti vedo che tu m’hai assediato: audito, viso, gusto, tatto e odorato” Così il mistico e poeta Iacopone da Todi si lamenta con un Dio opprimente. Assedia i suoi cinque sensi, che percepiscono in ogni luogo e momento il Dio geloso dell’Antico Testamento e lo Sposo […]

Continua a leggere»

La Grande Nostalgia

9

Era il 1964 quando 8 e ½ vinse l’Oscar come miglior film straniero. Sono passati 50 anni e Paolo Sorrentino, nel ritirare lo stesso premio, ha rievocato il maestro. Nel capolavoro di Fellini il protagonista è Guido, un regista che dovrebbe girare un film, ma finge, la sua arte è in crisi perché è in crisi […]

Continua a leggere»