Prof 2.0

Il blog di Alessandro D'Avenia

Col talento non (sempre) si mangia, ma si vive

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Ed eccoci alla terza puntata del percorso intrapreso nella complessa ed entusiasmante selva del talento. (Qui trovate la seconda e la prima).

8157ff299c47fb60c42fb2fdbd2a11dc   Non dobbiamo correre il rischio di confondere il talento con la professione. Quando incontriamo una persona per la prima volta, gli chiediamo: che fai?

È vero, il fare – oggi più che mai purtroppo –  definisce l’essere come sua lampante (e non esaustiva) manifestazione, ma se avessi posto questa domanda ad un mio caro amico qualche anno fa mi avrebbe risposto: l’impiegato in banca. Dopo cinque anni di studi di economia era felicemente sistemato. Ma soffriva come un cane, il suo talento era altrove, non nella sicurezza economica. Così ha mollato tutto per dedicarsi alla sua vera vocazione e talento, con tutti i rischi del caso, trattandosi del mondo delle storie e dei fumetti. Adesso guadagna meno di prima e probabilmente lavora anche di più di prima, ma è contento.

Il talento riguarda l’essere non il fare (anche se il fare ne è fortemente determinato).

Imbarazzante forse, ma giusto, sarebbe chiedere ad una persona: tu chi sei? Cioè, secondo la definizione che del talento ho dato: quale centro di gravità fonda, attrae e nutre la tua vita?

Il talento riguarda l’essere: è un modo di stare al mondo e di relazionarsi con il mondo, gli altri, Dio. Il lavoro è una parte importante ma non totale di questa relazione. Molti sono costretti dalla vita a svolgere lavori non rispondenti al loro talento, ma non smettono di coltivare quel loro sguardo sapendo che è l’unico modo di affrontare tutto il resto. Chi ha la fortuna di unire professione e talento ha il privilegio di poter rispondere alla domanda “che fai?” con un “chi sono”.

Un mio amico che si occupa di cinema mi ha raccontato che la sua passione per il cinema è cominciata da ragazzino. Nella sua famiglia si leggeva molto. Tutti tranne lui, che per questo era la pecora nera: leggeva la prima pagina di un libro e poi preferiva immaginarne il seguito. C’era in soggiorno uno scaffale pieno di numeri di una rivista che dedicava alcune pagine alle recensioni dei film. Così si divertiva a leggere quelle recensioni e a immaginare il film, dato che il cinema del suo paesino non proiettava un granché. Ancora una volta, come spiegavo qualche tempo fa, una mancanza diventa fondamento di un talento. Si è laureato e dottorato in cinema e da poco è stata pubblicata la sua bellissima tesi di dottorato. Si occupa di critica cinematografica e scrive storie per il cinema. Ed è felice, nonostante la crisi e l’ambito di cui si occupa sia ancora più in crisi.

Chi ha coraggio e fortuna di portare fino in fondo il suo talento perseguendolo a livello anche professionale rischia di essere felice. Il lavoro lo alimenta anziché logorarlo e basta. Ma non a tutti è dato questo privilegio di guadagnare con l’aria che amano respirare. È quindi necessario scoprire il proprio talento e coltivarlo per tutta la vita, indipendentemente da ciò che nella nostra vita servirà a campare. Perché anche l’anima deve campare ed è proprio il talento che le consente di farlo, perché il talento è l’alfabeto di cui Dio ci ha dotato per dialogare con lui attraverso il pezzo di mondo che ci è affidato.

Chiaramente questo tipo di “coltivazione di sé” – se non ha paletti professionali e non è retribuita – è più minacciata dalle urgenze della vita, e proprio per questo va difesa con forza.

Ho una collega di storia dell’arte che non ha rinunciato a dipingere e sta realizzando varie mostre in giro per l’Europa; un collega di lettere appassionato di ebraico, lo sta imparando e passa regolarmente qualche mese a Gerusalemme a studiare i testi biblici nella lingua originale; una collega dedica molto tempo al volontariato con i bambini; un amico commercialista cura il giardino di casa come fosse l’eden; un collega di storia e filosofia ogni weekend scala montagne e ghiacciai con moglie e figli…

Tutte le volte che chiediamo ad una persona “chi sei?”, inevitabilmente ci parlerà del suo talento. Credo che nella scuola una parte considerevole dello sforzo educativo dovrebbe passare da questa domanda, per poi coltivare e proteggere quel centro di gravità, minacciato spesso dai copioni dettati dalle pretese certezze sul futuro, dalle aspettative familiari e culturali, dalla semplice contingenza della vita. Dimenticare il proprio talento è la vera minaccia alla nostra vita, perché è la vera minaccia alla nostra anima. Quando una persona parla del suo “talento” è capace di affascinare chiunque, perché è come una rosa fiorita: ti imbatti in lei e non puoi non guardarla.

Se si chiedesse ad una rosa: che fai? Risponderebbe con il chi sono: la rosa. A questo dovremmo guardare.

E sul talento non finisce qui.

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La scuola cosa può fare? Vi propongo un video che offre qualche spunto di riflessione.

O suo figlio non capisce niente o è l’unico che ha capito (ma non lo sa)

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                          La crisi della scuola è la crisi di un modello culturale che oggi non sta più in piedi. Guardando questo video ho formulato un po’ di domande. I disturbi dell’attenzione? Non sarà che il pupo s’annoia? La conoscenza non dovrebbe tener svegli? [...]

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Che cosa è l’acqua?

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Il famoso discorso di David Foster Wallace è stato intelligentemente ridotto e tradotto in un video. Studiare serve a decidere cosa pensare su ciò che ci circonda. Se non lo facciamo saremo preda dei luoghi comuni. Non si può non pensare, ma si può decidere di mettere alla prova se quello che pensiamo è vero. [...]

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Re(g)ale bellezza del rospo

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Mi hanno segnalato questo bellissimo video realizzato per una campagna pubblicitaria. La furba trovata che ha guadagnato già 35 milioni di visualizzazioni al video originale (quella che vi segnalo è la versione con i sottotitoli in italiano) fa leva su quella fragilità che ci porta spesso a vederci peggio di come siamo in realtà (e [...]

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Dove ti iscrivo il pupo? Dove non c’è il latino…

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 I dati delle iscrizioni alle scuole superiori parlano chiaro: cala la richiesta di formazione umanistica (classico e scientifico tradizionale) e cresce quella applicata e spendibile (lingue e scientifico, nella versione scienze applicate o tecnologico , cioè senza latino). Questo riguarda quasi il 50% degli iscritti. L’altra metà continua a guardare alla formazione professionale e tecnica [...]

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Com’è ‘sta storia del talento?

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Nel post del 18 aprile ho affrontato il tema del talento attraverso l’immagine del giardino da custodire e coltivare e la necessaria preparazione per farlo, alla luce delle storie della torre e della guerra. I vostri numerosi e accesi commenti mi hanno fatto capire che si tratta di un nervo scoperto, del vero buco della formazione [...]

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Ribellarsi è giusto o sbagliato?

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Così mi hanno chiesto alcuni ragazzi durante una trasmissione Rai a cui ho partecipato. Vi propongo il link dell’intervista su ribellione, perdono, scuola, scrittura, insegnamento, scelta, talenti, fallimenti… A un passo dal possibile. Ribellione e Perdono. Puntata VI – Ribellione e Perdono. Alessandro D’Avenia parla di Ribellione e Perdono. “Se smettessi di fare l’insegnante non [...]

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Pranzi di futuro con gli studenti

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In queste ultime settimane ho organizzato i “pranzi di futuro”. Per due giorni alla settimana le lezioni terminano alle 14, così mi fermo a pranzare al bar della scuola e lascio che i miei studenti di quinto anno, se vogliono, a turno, mi facciano compagnia nel mangiare un panino e mi raccontino che scelte stanno [...]

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Il film a parole e qualche immagine

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Come sapete il film esce il 4 aprile. Abbiamo scelto di non fare un’anteprima, ma una Prima Evento in contemporanea in tutta Italia, per non penalizzare nessuno. Ci sarà un breve concerto speciale dei Modà e la presenza del cast in un cinema di Roma. A seguire la proiezione del film. Tutti quelli che vorranno [...]

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Di sogno in sogno, la realtà mi è rimasta indietro.

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Quando il regista si è voltato verso di me e mi ha detto: “Il primo ciak lo dai tu”, mi sono risvegliato da un sogno per entrare in uno più grande chiamato realtà. E così ho gridato, anche se ne è uscito un suono un po’ strozzato e ridicolo a causa dall’emozione: “Azione!” E tutto [...]

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