Prof 2.0

Il blog di Alessandro D'Avenia

Zibaldino: nullità feconda, mafia & Still life

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ed3337f946008fc48e800ed041a0edf4Da un po’ di tempo non scrivo sul blog. Sono in una di quelle fasi della vita interiore in cui – mentre la vita là fuori continua come sempre piena di impegni, gioie e fatiche – si è più disposti a ricevere che a dare, in cui non si scrive perché la parola nasce solo dal silenzio. D’altro canto si scrive se si ha qualcosa da dire, e non per dire qualcosa. Sono momenti che amo molto, è come se lo spirito si liberasse di molte parole superflue, si semplificasse e si facesse più femminile e disposto ad accogliere, ad essere fecondato, a farsi piccolo per ricevere il mondo. In una cultura in cui si cerca a tutti i costi di affermare il proprio ego, periferia debole della nostra identità, che proprio per questo ha bisogno di avere nemici per ingrandirsi e farsi largo (litigi dappertutto e di tutti, fatica, malattie…), i periodi ricettivi sono benedizioni. Annoia la parola continua e che tiene in piedi la facciata di cartapesta dell’ego, la bandierina piantata sulla Luna, come se questo la facesse diventare propria, come se la Luna ce l’avessero messa l’America o la Russia lassù.

Il silenzio è il grembo della parola, il femminile della parola, quella ricettività che è farsi piccoli fino ad essere quasi un nulla, che è tipica dei poeti e dei contemplativi, come diceva in versi Ungaretti nel 1916 “Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso” e come spiegava in prosa la poetessa russa Marina Cvetaeva nel 1926:

“Io ascolto, tra i [critici] non professionisti, ogni grande poeta e ogni grande uomo, meglio se tutti e due in uno…

Chi ascolto ancora? Presto ascolto ad ogni grande voce, a chiunque appartenga. Se delle mie poesie mi parla un vecchio rabbino reso saggio dal sangue, dall’età e dai profeti, io sto ad ascoltarlo. Ama la poesia? Non lo so. Forse non ne ha mai letta. Ma ama (sa) tutto ciò da dove viene la poesia, le fonti della vita e dell’essere. È saggio, e la sua saggezza basta e avanza per me, per i miei versi. Presto ascolto al rabbino, presto ascolto a un bambino di sette anni – a tutto ciò che è saggezza e natura…

Chi ascolto ancora, oltre la voce della natura e della saggezza? La voce di tutti i mastri e maestri. Quando recito una poesia sul mare e un marinaio che non capisce nulla di poesia mi corregge, io gli sono riconoscente. Lo stesso con il guardaboschi, il fabbro, il muratore. Ogni cosa che mi viene donata dal mondo esterno mi è preziosa, poiché in quel mondo io sono una nullità. Ma quel mondo mi è necessario ogni ora, ogni minuto”. 

Benedetti i momenti in cui proprio perché siamo una nullità diventiamo grandi, perché torniamo alle fonti dell’essere ad abbeverarci e non da quella pozza noiosa dell’ego. Periodi in cui smettiamo di affermare la vita e riscopriamo che la vita va solo ricevuta, accettata, difesa, coltivata, data. Periodi che portano la pace nel cuore, come la preghiera, perché si diventa liberi dal mito dell’auto-realizzazione e dell’autonomia. E si è finalmente più liberi, perché tutto è necessario, originario, primario per chi può solo ricevere. E la vita diventa subito grande, perché grande è la vita, non l’ego.

***

1556289_695771733817740_1083151220_oTra le cose belle, bellissime che ho ricevuto in questi giorni c’è stato un incontro per ragazzi insieme a Piero Grasso, il presidente del Senato, che ho accompagnato in una presentazione del sul recente Lezioni di Mafia. Di fronte a ragazzi, genitori e insegnanti si è parlato di come la Palermo di sangue delle stragi abbia determinato e paradossalmente fecondato la vita di entrambi. Quello che più mi porto nel cuore è la reazione dei ragazzi. Un silenzio pieno di riflessività, un cuore che si fa pensiero e non effimera emozione, comprende (cioè sente e sa) che la vita non si può dare per scontata, e che ci si attacca più che mai alla vita proprio quando la vita più si frantuma. Fare del ricordo memoria è passare una tradizione, perché il ricordo può rimanere sterile, invece quando diventa memoria feconda la vita di altri, perché è vita di nuovo in azione, anche se è passata. E si è ancora una volta attraversati, fecondati e fecondi.

***

locandinaQualcosa di analogo è avvenuto guardando il film Still Life. Non un film di grande richiamo, perché non proprio pieno di effetti speciali, se non quelli di una vita ordinaria. La vita ordinaria di un uomo che si sforza di raccogliere quel che resta di persone morte senza nessuno che li ricordi, neanche al loro funerale. Con amorevole cura quest’uomo salva quello che in ogni vita c’è da salvare e restituisce la grandezza alle vite, anche le più piccole e apparentemente insignificanti. E la sua diventa quella di un eroe, proprio perché è piccola sino quasi ad essere trasparente, ma come il percorso del film mostra, una vita che si ingrandisce a dismisura proprio perché al servizio di quelle degli altri. Un film in controtempo e proprio per questo pienamente contemporaneo.

***

Scrivere qui è condividere e sempre più vorrei questo spazio si arricchisse dei vostri apporti. In questi momenti di silenzio guardo le cose, le persone, la vita con la verginità di chi le scorge per la prima volta. Assomiglia così tanto a pregare che sembra di non fare altro. Ed è una pace che nessun fallimento turba.

 

 

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