13 marzo 2012

Toglietemi tutto. Dante no.

Io sono lì che aspetto da anni una circolare ministeriale che mi costringa a leggere e commentare la Divina Commedia per intero – sì perché i programmi prevedono la lettura di una ventina di canti in tutto nel triennio – e dei “consulenti speciali” del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite propongono di depurare la Commedia da ciò che non è politicamente corretto. Un po’ come mettere le mutande ai personaggi della Sistina o il bikini alla Venere di Milo. Io sto lì a lottare terzina dopo terzina, cercando di evidenziare la grandezza profetica e poetica del poema, nonostante i suoi limiti storici spesso valicati (un suicida a guardia del Purgatorio, più di un non cristiano in Paradiso…), senza bisogno di nascondere nulla, e questi mi vogliono rubare terzine. Mi vogliono togliere Giuda dal XXXIV dell’Inferno perché la portavoce della società di consulenza dice che «Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore… e giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido di denaro, traditore. Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli, fonte dell’antisemitismo».

A parte l’evidente e brutale semplificazione, mi sembra che anche Gesù fosse ebreo, anche Maria, anche i discepoli. Che facciamo per par condicio depuriamo anche loro? Dicono che se proprio non eliminiamo queste terzine dobbiamo almeno spiegarle come si deve, noi professori, che proprio non lo sappiamo fare: «Studiando la Divina Commedia i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti». Io sono un professore, mica una SS. Chissà se chi avanza queste «purificazioni» dantesche ha mai aperto i commenti alla Commedia in uso nelle scuole, o se ha aperto anche la Commedia. Per rimanere in tema: Giuda all’Inferno è insieme a Bruto e Cassio. Giuda è punito come esemplare traditore in ambito spirituale (Cristo è fondatore della Chiesa) così come Bruto e Cassio in ambito politico (per Dante, Cesare è il primo Imperatore). Siamo infatti tra i traditori. Qualsiasi commento serio e professore sano di mente questo lo sa e lo spiega. Non ne approfitta certo per fare apologia nazista.

Io do retta piuttosto a un ebreo come George Steiner che, in apertura del suo testo più bello, Vere Presenze, afferma che «ogni discussione seria sulla natura dell’immaginazione poetica e sulle sue relazioni con l’interrogazione filosofica e la spiritualità è una postilla a Dante».

Io do retta piuttosto a un ebreo come Primo Levi che pone in esergo al suo capolavoro le parole «Considerate se questo è un uomo», dedicando poi un intero capitolo ai versi danteschi su Ulisse, che ne costituiscono l’appiglio di umanità proprio quando l’umano è del tutto naufragato. Proprio lui, in fila per un tozzo di pane, nel tentativo di ricordare versi sepolti nella memoria riesce a estraniarsi dall’inferno del lager: «Come se anch’io sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento ho dimenticato chi sono e dove sono». E sarebbe disposto a rinunciare alla zuppa, pur di saldare i lacerti di versi che ricorda appena.

Io do retta a un ebreo come David Grossman, che nel suo testo «Conoscere l’altro dall’interno», nel tentativo di capire le ragioni del nemico che gli ha ucciso il figlio in guerra, spiega che solo quando riusciamo a leggere la realtà «con gli occhi del nemico, allora quella realtà in cui noi e il nostro nemico viviamo e agiamo diventa improvvisamente più complessa, realistica; possiamo riprenderci parti che avevamo espunto dal nostro quadro del mondo». Non è “purificare” Dante che ci guarirà dall’odio e dai nostri eventuali pregiudizi, ma saranno proprio le sue terzine, spesso scomode, ad aprire il nostro sguardo «aumentando – continua Grossman – così le nostre probabilità di evitare errori fatali, e diminuendo quelle di incorrere in una visione egocentrica, chiusa e limitata». Magari solo per contrasto.

Ogni ideologia tende alla chiusura, all’espunzione, all’eliminazione. Solo chi affronta tutto senza paura, anche il pensiero del presunto “nemico”, può avviare una vera conciliazione.

Mentre i “consulenti speciali” delle Nazioni Unite depurano Dante, io sono ancora qui che aspetto la circolare ministeriale.

Avvenire, 13 marzo 2012

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48 responses to “Toglietemi tutto. Dante no.”

  1. nicola ha detto:

    io non aspetto più. quando posso, lo faccio e basta.

  2. Anna ha detto:

    Sono. Senza. Parole.
    Questi “bravi signori” che vogliono censurare la Divina Commedia dimostrano tutta la loro ignoranza in materia, banalizzando un concetto molto più profondo e complesso.
    Uno spera che nel 2012 le persone siano dotate di quel buon senso e quella ragionevolezza che li renda capaci di comprendere e interpretare nel modo più intimo queste parole, mentre in realtà se ne escono con queste affermazioni decisamente da ignoranti.
    Ribadisco: Sono. Senza. Parole.

  3. Maria Rita ha detto:

    Mi sa di nuova caccia alle streghe, di nouvelle inquisition, mah! Oggi al tg ci si chiedeva questo peccato contro Dante in quale girone poi sarebbe stato punito!! Speriamo non sia l’inizio di un nuovo Indice. Bisognerebbe sensibilizzare come te ora, fare una campagna contro queste decisioni pazzesche e prenderle sul serio, non ignorarle, perchè così nel passato si sono imposti gli orrori. E questo è un orrore nel campo della conoscenza!
    Cosa bisognerebbe aspettarsi allora, che si cancellino secoli di storia e bollare tutti i libri scomodi?
    E poi bisognerebbe definire il limite di ‘scomodo’, se scomoda è la Commedia?
    E allora epurare anche i testi di tanti Padri della Chiesa, eletti pure a santi nel tempo, e le loro invettive contro i ‘perfidi’ (in quanto carenti di fede!) giudei?
    Indro Montanelli ebbe a dire che un popolo che ignora il proprio passato non può conoscere e costruire il proprio presente, ovvio ma quanto mai vero! Ogni testo, ogni scritto, ogni fonte, anche iconografica, da che mondo è mondo ogni docente lo inserisce nel suo giusto contesto storico. Al che mi sorgono un paio di dubbi: o avranno pensato che siamo dei cretini… o che siamo venuti su male con queste ‘nefandezze’ lette ai nostri tempi!
    Ad maiora Alessandro: Maria Rita

  4. Elisabeth ha detto:

    nessuno dei tuoi studenti ti ha mai chiesto di andare oltre e leggere qualche cosa in più rispetto a quello che il programma ministeriale obbliga e/o richiede? Potrebbe partire una richesta dai ragazzi… mi rendo conto che sarà un’impresa più ardua che aspettare facendo la muffa la circolare dal ministero…:)

  5. giuliana ha detto:

    e di nuovo mi trovo a dire: “fama di loro il mondo esser non lascia / misericordia e giustizia li sdegna / non ragioniam di lor, ma guarda e passa” questo è Dante, il Meraviglioso, l’Intoccabile, l’Illuminato!

  6. Elisa ha detto:

    Che tristezza. Mi sento impotente. Mi consola il fatto che ci siano persone come te che magari hanno la possibilità di farsi ascoltare da qualche migliaio o milione di persone e di parlare anche per chi , come noi, non sa come farsi sentire! Intanto condivido l’articolo . Grazie per il lavoro che fai.

  7. Claudia ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo. Anch’io insegno e non c’è nulla come Dante che sappia parlare al cuore dei ragazzi.Oggi continua a rivelarci “forse il perché del nostro essere qui” come a Primo Levi. Grazie. Claudia

  8. Marisa ha detto:

    Grande Alessandro!

    Anch’io ho ne ho parlato sul mio blog.
    A parte il fatto che dicono cose senza senso, insinuano pure che noi non sappiamo come spiegare Dante. Ma scherziamo?!
    Anch’io aspetto la circolare … ma che ci aumentino il monte ore, però.

  9. maria rita guerrini ha detto:

    Queste assurdità sono il frutto delle ideologie, ma anche dell’indifferenza che in nome di un non ben chiaro egualitarismo propone solo il nulla, il vuoto, che rende l’uomo solo con se stesso, incapace di dare un senso alla sua umana esistenza, incapace di distinguere il bene dal male. E così non siamo più in grado di riconoscere la verità, facciamo fuori la bellezza, facciamo fuori Dante e la sua profonda esperienza di fede perchè non è politically correct. Che fare? continuiamo a spiegare Dante, i ragazzi ce lo chiedono, la nostra passione per l’uomo ce lo chiede. Buon lavoro, Alessandro, giovane insegnante, ma uomo vero e sapiente!

  10. Maria Teresa ha detto:

    Complimenti, Alessandro. Standing ovation.

  11. Santo ha detto:

    Debbo riconoscere che giorno dopo giorno e articolo dopo articolo, stai diventando per me, insegnante di lettere cinquantenne, un punto di riferimento per la tua passione educativa e il tuo entusiasmo. Ho consigliato i tuoi libri ai miei alunni. Spero di incontrarti a Palermo a fine mese.

  12. F. Campiotti ha detto:

    Caro Alessandro,
    penso che tu abbia colto in pieno la questione. Perché davanti a certe proposte uno può scandalizzarsi oppure mantenere inalterato il proprio punto di giudizio, da te ben espresso, che gli permette di vivere con passione questo nostro stupendo lavoro, nonostante tutto.

  13. Lisa ha detto:

    Di questo passo gli scenari distopici, quasi fantascientifici, che penseremmo impossibili, descritti in 1984 di Orwell, in Fahrenheit 451 di Bradbury, in Equilibrium (film che si ispira a questa letteratura) e in tanti altri romanzi o film, diventeranno tangibili, realistici, prossimo futuro. Se cominciamo a mettere il bavaglio, a censurare additando come non politicamente corretti opere come la Divina Commedia, siamo a un passo dalla negazione assoluta della libertà, della storia, della cultura. E di cultura deve averne veramente poca quella commissione dell’ONU, in particolare la signora Sereni, che giudica il capolavoro dantesco antisemita, antiislamico, antiecc, ecc, omettendo di contestualizzarlo nel suo periodo storico. Non solo, ma non é certo selezionando la conoscenza che fai crescere i giovani nella consapevolezza e nella scelta di cosa é giusto e di cosa è sbagliato. Ricordiamo che tutti i totalitarismi della storia si sono serviti della censura e dell’ignoranza, oltre che della coercizione, per diffondere e consolidare il loro potere. Nel caso specifico troviamo già la presenza di tutte e tre.
    Ribelliamoci alla censura, difendiamo la cultura, non neghiamo la storia e manterremo salda la nostra libertà.

  14. adalisa ferreri ha detto:

    carissimo, sono perfettamente in linea: ho un terzo anno del liceo classico e con la mie allieve abbiamo già studiato 16 canti dell’If! Adalisa Ferreri Moscato, centro scolastico Imera, un vero e proprio alveare operoso!

  15. Giulio ha detto:

    …Non mi perderei in tante considerazioni filo-logiche o filo-sofiche o filo-qualcosa.
    Credo piuttosto che dovremmo interrogarci su chi siano questi consulenti, che cosa consultino e soprattutto da chi ricevano propina. E sul motivo per cui siffati speculatori, come i Moody’s o dei Fitch in economia, abbiano il potere di influenzare gli esiti del lavoro (quello vero) della gente onesta. Al decuplo dello stipendio, per di più.

  16. Elena Palandri ha detto:

    Anche a me piace moltissimo Dante.. ho avuto la rara fortuna di avere una professoressa d’italiano alla quale brillavano gli occhi mentre spiegava.

  17. Afavordialibi ha detto:

    Non entro nel merito delle querelle di moltissimi insegnanti, in questi giorni, contro le osservazioni della commissione ONU ,quello che mi domando e che francamente non capisco, è la mobilitazione che nasce dall’idea di un “Dante intoccabile”.

    Tutti i grandi, sono stati oggetto di deformazioni e strafalcioni sul loro lavoro,in vita e in morte.

    Non è come sparare sulla Croce Rossa, datevi una calmata!

    • Marisa ha detto:

      Forse Dante è intoccabile perché è il padre della nostra letteratura? Forse lo è perché a lui si deve la paternità della nostra lingua? O forse perché fa parte del nostro bagaglio culturale che nessun osservatorio del cavolo (scusa ma sono alquanto arrabbiata) ha diritto di “toccarlo” basandosi su supposizioni campate in aria e che nulla hanno a che vedere con il dovere di tutelare popoli o religioni?

      Dobbiamo ritornare all’Indice dei libri proibiti? Nel qual caso la storia non ci ha insegnato nulla.
      Allora, perché non togliere dai libri di storia i capitoli sulle Crociate o quelli sul Nazismo e l’Olocausto?

      Una proposta come quella di questi sedicenti ricercatori è un insulto nei confronti degli insegnanti che, contrariamente a quanto pensano, sanno perfettamente spiegare la Commedia di Dante CONTESTUALIZZANDONE il contenuto e il messaggio. Non solo, è anche un insulto nei confronti dell’intelligenza dei nostri allievi.

      • Afavordialibi ha detto:

        A)”Perchè leggere i classici” di Italo Calvino dice questo :un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sè, ma continuamente se li scrolla di dosso.”

        La lezione su cosa sia la Divina Commedia e sulla sua importanza, io credo che basta farla in classe, ciò che contestavo non era questo.

        B) Il paragone con i fatti storici o la storia in sè , è qualcosa di più di un azzardo.

        C) Per concludere a mio avviso non va mai tolto niente,non approvo in nessuno di voi, modi, toni e supponenza e mi meraviglia questa replica, avendo io spiegato un banalissimo concetto in meno di tre righe.

    • Monica ha detto:

      E’ sacrosanto che tutto sia discutibile, ma penso che sia necessario anche un punto fermo, un riferimento fisso. Si può disputare sul fatto che un autore trasmetta o meno emozioni, insegnamenti degni di riflessione o semplicemente apra uno squarcio sulla Bellezza, ma perchè eliminarlo? Perchè volergli trovare difetti a tutti i costi? Soprattutto rischiando di essere surreali…
      In campo scientifico molte teorie sono state superate, ma nessuno scienziato ha gettato fango su chi lo aveva preceduto. Infine, permettimi la battuta: hanno provato ad abbattere anche le teorie di Einstein, ma è di poco tempo fa la notizia che tutto si è basato su un errore e dunque Einstein rimane ancora imbattuto. A volte, il gusto della critica, ci toglie il gusto ancor più grande della meraviglia.

  18. lore ha detto:

    io Dante lo leggo in seconda media. E faccio anche latino. E sacrifico un pò di antologia che spesso trovo noiosa e ripetitiva. E’ che alla fine ritengo utile una educazione al ‘bello’…e strumenti linguistici per il futuro….e l’Inferno dantesco per questi figli dei vampiri è anche divertente. E intanto imparano parole e circonlocuzioni bellissime mentre esplorano atmosfere a loro familiari….buttiamo le antologie e teniamo Dante e gli Autori. Incontriamo persone, insieme ai ragazzi, non testi da vivisezionare. E chiediamo agli insegnanti cosa cassare….almeno penso.

  19. Maria ha detto:

    Ho letto la tua newsletter stasera, e stamattina il mio prof di italiano ( una delle persone che più stimo tra tutte)mi ha letto questo articolo che segue che spero avrei il tempo di leggere:

    Da IlSussidiario.net
    IL CASO/ Abolire Dante islamofobo e antisemita? Prima sbarazziamoci dell’Onu
    di Valerio Capasa

    È da ieri che i giornali danno spazio all’ultima trovata di alcuni consulenti Onu dell’associazione «Gherush92»: La divina commedia è intrisa di «razzismo», «presenta contenuti offensivi e discriminatori» nei confronti di ebrei, islamici, omosessuali.
    Si tratta di «un’opera che calunnia il popolo ebraico», da Caifa (sommo sacerdote che «consigliò i Farisei che convenia» uccidere Gesù, e che Dante presenta «crocifisso in terra» e calpestato da tutti gli ipocriti), fino a Giuda, conficcato in fondo all’inferno in una delle tre bocche di Lucifero, mentre «’l capo ha dentro e fuor le gambe mena». Maometto, poi, «seminator di scandalo e di scisma», avendo spaccato l’unità del corpo cristiano, si ritrova per contrappasso diviso nel suo stesso corpo, «rotto dal mento infin dove si trulla» (cioè si scorreggia), mentre «tra le gambe pendevan» le interiora e lo stomaco («’l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia»).
    Caro Dante, i nuovi moralisti ti insegnano che così tu offendi Caifa, Giuda e Maometto con «termini volgari e immagini raccapriccianti»: «è uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e mussulmani, siano costretti a studiare opere razziste come la Divina Commedia». Da qui la richiesta al ministro dell’Istruzione «di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali»: «la continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani» e fomenta «le persecuzioni antiebraiche» addirittura «fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale».
    Dante ha ispirato Hitler, insomma. E in questo mondo in cui ormai siamo tutti tolleranti, va eliminato chi si permette di dire qualcosa di diverso da quanto piace alla mentalità comune. Pazienza se nessun altro più di Dante, proprio descrivendo lo stomaco di Maometto, ci lascia intravedere una possibilità della lingua poetica (ossia della ragione) così sorprendentemente realistica e lontana dai ragionamenti astratti.
    Il popolo dei permalosi si offende per ogni parola non approvata dal politically correct: «cieco», «negro», «ignorante», «handicappato» sono state tutte immolate sull’altare degli dèi del bon ton. Dire poi che Giuda ha tradito Gesù, che Caifa lo ha fatto uccidere, che Maometto ha portato divisioni non sarebbero constatazioni ma insulti. Da oggi in poi, se qualcuno mi dirà che non so giocare a basket, non dovrei prenderla più come constatazione bensì come offesa alla mia sensibilità, e chiedere a qualche ministro di proteggere i diritti dei «diversamente giocanti».
    C’è qualcuno che vorrebbe assimilare la poesia a una chiacchierata elegante ma vuota fra signorine col cagnolino ai bordi di un campo di golf: una poesia alla John Lennon («no heaven», «no countries», «no religion», «no possessions»), in cui non c’è spazio per nessun altro colore se non per i sette dell’arcobaleno, cioè per quello che la mentalità del momento suggerisce come ben accetto. La storia del messaggio positivo dell’opera d’arte nasconde una precisa ideologia, che cerca nell’altro soltanto la replica di se stesso: una noia mortale!
    L’arte invece, come la vita, è un incontro, e non c’è bisogno di essere già d’accordo con chi scrive o con chi parla: porta con sé tutto il gusto del rapporto imprevedibile con qualcosa d’altro. Cosa cerchiamo leggendo Dante? Soltanto la conferma alle nostre idee o – che è lo stesso – la dialettica con esse? È questo il punto debole dei nuovi catechisti dei diritti universali: non riescono ad aprirsi alla possibilità di scoprire qualcosa che è diverso da loro. Ma leggere non è una liturgia, in cui sappiamo già cosa aspettarci, bensì l’incontro con qualcosa che ci sfida: cosa ha scritto Dante? perché lo ha scritto? cosa c’è di vero? Dall’incontro con un’opera non si esce in accordo o in disaccordo, ma sfidati.
    Chi non accetta questa sfida, finisce per blaterare di rispetto per chi è diverso, ma non si accorge di desiderare un pianeta fatto di esseri tutti uguali, anziché ciascuno unico e irripetibile. A quel punto perfino Dante può finire davanti al tribunale delle proprie fissazioni conformistiche, che invocano sovieticamente epurazioni di Stato. Non è una lotta di principio, ma di potere: in fondo, non sono dispiaciuti né per Maometto né per Giuda, non conta la loro colpa né la loro salvezza; semplicemente, non avendo il talento artistico e conoscitivo di Dante, provano a vincerla a colpi di diritti, in modo da mettere nell’inferno non quelli che ci ha messo il poeta ma quelli che ci metterebbero loro. Per favore, però, «smettetela di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere» (Pasolini).
    In un mondo di «puritani apostati» (C.S. Lewis), ci è ancor più necessaria la libertà di Dante, che non si è fatto problema di invocare nello stesso poema le Muse e la Madonna, di parlare di Dio e della zanzara, di condannare i papi e di salvare le prostitute. Forse non aveva pensato al sindacalismo dilagante: doveva aspettarsi la querela dei lussuriosi, dei papi, degli omosessuali e dei traditori, perché tutti hanno diritto a esprimere la loro opinione. A Dante, però, non interessava la categoria astratta ma il singolo uomo: chiamava peccato il peccato, ma salvava perfino un indiano che «muore non battezzato e sanza fede». Non si è preoccupato di come schierarsi nei confronti degli ebrei né quando ha fatto di Giuda il peggior peccatore né quando ha messo in Paradiso altri ebrei come Gesù, la Madonna, gli apostoli, Davide ed Ezechia.
    Aveva ragione Giorgio Gaber: «Siamo talmente preoccupati per il sopruso fatto su un singolo individuo che non ci preoccupiamo affatto per il sopruso che subiscono tutti gli altri individui costretti a sorbirsi una valanga di cazzate». E «se abbiamo già sperimentato quanto faccia male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa far male la dittatura della stupidità».

    E’ come se le avesse scritte il mio prof di italiano queste parole, come se le avesse rubate a me. Cancellare la divina commedia dallo studio degli studenti italiani sarebbe una violazione di un diritto ben più grande di quello della “non tolleranza”, il diritto all’ascoltare qualcosa che ci possa smuovere dai falsi ideologismi che cerca di inculcarci la società pseudotollerante di oggi.
    Ammiro te,l’autore dell’articolo e il mio prof di italiano che siete e sarete sempre pronti a difendere la Bellezza che avete incontrato nella Divina Commedia.

  20. life ha detto:

    in questi giorni sto finendo di spiegare l’ultimo canto del Paradiso . quando lo faccio , vado in estasi anch’io ! questo i ragazzi lo sentono. e quando vado via, mi ringraziano per la lezione, ma soprattutto per le emozioni che sono riuscita a veicolare, le mie, quelle di Dante, in una parola la Poesia stessa.

  21. www.blog-news.it ha detto:

    Toglietemi tutto. Dante no….

    Io sono lì che aspetto da anni una circolare ministeriale che mi costringa a leggere e commentare la Divina Commedia per intero – sì perché i programmi prevedono la lettura di una ventina di canti in tutto nel triennio – e dei “consulenti speciali” del…

  22. Monica ha detto:

    Dante direbbe…”Non ti curar di lor, ma guarda e passa”
    🙂

  23. Luca ha detto:

    A parer mio La Divina Commedia deve restare, sia nelle scuole, sia nella vita quotidiana. Dante è un pezzo di storia italiana e che piaccia o no non può essere censurato perchè delle persone decidono di punto in bianco di eliminarlo solo perchè lo ritengono “offensivo”.
    Ma poi io mi chiedo: ma è da 600 anni circa che c’è la commedia; perchè non se ne sono accorti prima?

  24. Simo Bozz ha detto:

    Ciao alessandro,
    Sono uno studente di terza media. Proprio in questi mesi stiamo studiando la Divina Commedia e mi sta piacendo molto quindi, sia io che la mia prof. di Italiano, siamo pienamente d’accordo con te!
    Ciao Simo.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Bisognerebbe che molti ti leggessero, caro Simo!

    • Elena ha detto:

      Ciao! Sono molto contenta perchè l’anno prossimo verrò al San Carlo. Anche se NON farò il liceo classico, sono felice di poterla conoscere. Ho letto i suoi due libri, e devo dire che mi sono piaciuti veramente tanto: il primo in famiglia l’abbiamo letto tutti!
      Concordo con quel che hai scritto nell’articolo: secondo me senza Dante la scuola sarebbe diversa!

  25. Luca ha detto:

    Simo ha ragione! Anche io sono studente di terza media e sono proprio in classe con lui. Comunque è vero, sia io, che lui,la nostra prof di italiano e tutti i nostri compagni siamo pienamente d’accordo con te.

  26. MartìnGreco ha detto:

    Alessandro oggi l’abbiamo letto in classe e tra quelli che abbiamo letto il tuo era quello che mi ha colpito di più sei un grande

  27. […] spiegati, compresi, interpretati, criticati»: l’unica via per “spiegare bene Dante” – come ha magistralmente scritto Alessandro D’Avenia – è spiegarlo tutto, dal primo all’ultimo verso, con passione e con competenza. Non si tratta […]

  28. caterina ha detto:

    Dante ha lottato tutta la vita nella sua ricerca della Verità, Libertà, Bellezza, Giustizia. Ha lottato contro il Potere per cercare di essere libero. Noi che lo difendiamo scopriamo anche le sue stesse battaglie. La storia non cambia. Non cambia lo scontro tra chi vuole gli uomini liberi e chi li vuole asservire. Non dobbiamo né stupirci né arrenderci, camminando con passo mite ma deciso, con il sorriso un po’ beffardo di chi sa che non verrà fermato mai. Hai scritto un bellissimo articolo.

  29. gio colo ha detto:

    ciao alessandro da questo tuo articolo e da quello che sta succedendo solo adesso riesco a capire l’ignoranza del mondo difronte a una vera e propria opera d’arte quindi sono con te e saluto la mia proff e tutt i miei compagni con cui abbiamo discusso del tuo articolo (saluto simo bozz e luca che sono miei compagni di classe) dante non deve essere tolto perche e come un tesoro

  30. Federica ha detto:

    Sono rimasta davvero sorpresa da quello che ho letto qui sopra. Se davvero pensano che la Commedia di Dante sia politicamente scorretta, questi illuminati signori hanno mai dato un’occhiata in rete e visto quante “scorrettezze” ci sono? Ma forse si dimenticano che Dante, per l’Italia sicuramente, è la base di tutta la tradizione letteraria, della nostra stessa lingua. Se non fosse per i suoi grandi esperimenti linguistici, noi oggi parleremmo ancora latino (non che non mi piaccia, anzi, ma i cambiamenti portano sempre qualcosa di buono). Dante è stato una ventata di aria fresca da tutti i punti di vista, ha compiuto un’impresa che qualcuno difficilmente riuscirà ad eguagliare. Frequento la quarta in un liceo scientifico e, nonostante la mia professoressa si soffermi di più sulla contestualizzazione storica dei canti e sulla struttura poetica delle terzine, non posso fare a meno, leggendo tra le righe, di scorgere qualche riferimento a me e al nostro presente. Se mai riuscirò a diventare una brava insegnante come spero, mi piacerebbe trasmettere ai miei studenti le stesse emozioni che provo io tutte le settimante quando apro la Divina Commedia e il viaggio riparte. “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

  31. bea c. ha detto:

    ciao Alessandro!
    In questo momento a scuola stiamo trattando della divina commedia e io personalmente penso che non dovrebbe essere cancellata perché non è per niente offensiva e mi sta piacendo molto. Penso che se noi scrivessimo una nostra “commedia” metteremmo all’inferno quelle persone che più non sopportiamo e in paradiso quelle a cui siamo legati. Dante ha fatto esattamente la stessa cosa e visto che ormai la Divina Commedia si tramanda da più di 600 anni di generazione in generazione perché alle persone viene in mente solo ora di abolirla e non 20 anni fa ?? comunque io, la mia prof. di italiano e la mia classe siamo d’accordo con te e pensiamo che questa scelta sia stata fatta da delle persone ignoranti che non ne hanno capito il vero significato

  32. Teo Orlando ha detto:

    Attenzione! Anche se questi cosiddetti “consulenti speciali” del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite sembrano voler fare “sul serio”, ricordo a quanti l’abbiano già dimenticato che l’idea di espellere Dante dalle scuole italiane in nome del politically correct fu lanciata, come una provocazione ironica e antifrastica (quindi in realtà con l’intenzione opposta), da Dino Cofrancesco due anni fa. Ecco il link: http://www.loccidentale.it/articolo/petizione+al+ministro+gelmini+sulla+lettura+di+dante+a+scuola.0086640 Il canular era così ben confezionato che si faceva perfino riferimento alla fantomatica associazione ARRE (Associazione per il rispetto di tutte le religioni e la convivenza pacifica delle etnie culturali). Strano che pochi l’abbiano ricordato in quest’occasione, e tutti si siano limitati a qualche espressione di rituale indignazione.

  33. Silvietta ha detto:

    Beh, se il ragionamento è questo, allora dovremmo dire basta anche all’Iliade (basti pensare alla condizione di Briseide!!) e a tantissime altre opere, di grande valore culturale e letterario. Mah…!?

  34. laura ha detto:

    ma non è che qualcuno di questi signori che hanno fatto questa pensata, si rivedono per caso nel giudeo in senso offensivo e hanno paura di essere additati?
    Anzichè coprire i nudi, si spogliassero un po’ loro dell’ignoranza e dell’arroganza che indossano, forse sarebbe meglio.
    E comunque le opere come la storia si capiscono solo se messe in un contesto storico-culturale reale e non trasformato a posteriori.
    E poi da quando questi signori sono così pudici?!?!?!?
    va beh…

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