14 giugno 2013

Consigli inattuali per la maturità

ac3541eff742e319def99897825928b8Se Freud fosse stato italiano avrebbe dedicato gran parte del suo trattato sull’interpretazione dei sogni all’esame di maturità.

La sogniamo per tutta la vita, al contrario di altri esami che dimentichiamo un mese dopo averli sostenuti. No, la maturità è incubo per la vita, un incubo capace persino camaleonticamente di aggiornarsi. Se un tempo sognavo di dover sostenere l’interrogazione di matematica al posto di quella di greco (la mia maturità era quella da due materie con i commissari esterni), recentemente ho sognato che dovevo sostenere l’interrogazione di greco con la fu ministra Fornero che, di fronte al mio mutismo, stizzita mi garantiva che avrei pagato più tasse.

L’esame di maturità: un incubo multiforme, proiezione e sintesi di mille altre paure che si sedimentano nei meandri dell’inconscio sotto forma sognata di cangiante commissione inquisitoria e di sempre e comunque fatale inadeguatezza del candidato. Non c’è via di scampo, non ci sono consigli che vi salveranno da quest’esame. Ve la farete sotto, almeno un poco. Ed è giusto così.

Sì, perché non se ne può più di consigli per lenire la sofferenza fisica e psichica quasi si trattasse di un orrore. Quella sofferenza, quella paura, sono giustificate. Perché? Perché si tratta del primo vero serio esame della vita. E la vita è dolce e amara, altrimenti annoierebbe.

Non vi darò consigli su come allentare la tensione: tisane oppiacee, ore di sonno calcolate da algoritmi salutisti, trucchi per suggerire degni del miglior illusionista. Queste cose le sapete prima più e meglio di me. Ogni generazione ha trovato i suoi stratagemmi per superare queste Scilla e Cariddi senza lasciarci la pelle, lo scafo magari sì, ma la pelle no.

Il consiglio è uno solo ed è inattuale: studiate.

Studiate meglio e più che potete.

Preparate la tesina come un vero e proprio capolavoro, come se doveste scolpire la Pietà michelangiolesca.

E non fatelo per il voto o per fregare la commissione.

Fatelo per voi, per essere all’altezza di 13 anni di studi che vi hanno portato fino a lì e – si spera – vi trampolineranno nel futuro.

Fatelo per i vostri genitori che per 13 anni vi hanno seguito e hanno sofferto con voi, sobbarcandosi colloqui, ansie, paure e solenni incazzature.

Fatelo per i vostri insegnanti, quelli bravi, quelli che in questi 13 anni vi hanno dato qualcosa che non dimenticherete e che voi avete l’obbligo gioioso di restituire. 

E ricordate il verso di Shakespeare che ho usato come motto per la maturità dei miei ragazzi: “Quando l’anima è pronta, allora le cose sono pronte”.

Ma gli incubi li avrete lo stesso.

GRAZIA, 14 giugno 2013

27 responses to “Consigli inattuali per la maturità”

  1. Maturanda ha detto:

    Grazie per le belle parole. L’ansia non è data solo dalla consapevolezza di non poter, oggettivamente, essere pronti su tutte le materie come si vorrebbe, ma è data anche dal fatto che ci si rende conto che si sta concludendo un capitolo importante, il primo capitolo importante.
    In bocca al lupo a tutti i maturandi e che l’incubo abbia inizio e finisca presto!

  2. Laura ha detto:

    Un po` di ansia e` normale… e poi ti permette di dare il massimo. Grazie Ale per le tue parole!

  3. stella ha detto:

    Bellissma! grazie !!!

  4. Diego Andreoli ha detto:

    Grazie per queste belle parole!!! affronterò l’esame e come disse Ettore ad Achille:
    «Lo so che sei forte, ed io di te molto più debole.
    Ma, certo, tutto riposa sulle ginocchia degli dei,
    se io, per quanto più debole, abbia a strapparti la vita
    con un colpo di lancia, perché anche il mio dardo è aguzzo in punta». Spero l’esito sia diverso stavolta, buona fortuna a tutti!!!

  5. Annalisa ha detto:

    Mai parole furono più giuste! Anche io credo che soprattutto ci si debba impegnare per noi stessi, e poi anche per i nostri professori, quelli bravi, giustamente. Per la mia esperienza, la maggior parte dei ragazzi crede che la scuola ruoti solo intorno al voto in sé, e allora si copia con ogni mezzo tanto per accaparrarsi quella sufficienza che, presa così, non ha nessun significato. Pochi arrivano a capire che il voto, quello dato bene, è importante se meritato, e l’importante non è quanto sia alto quel numero, ma quanto ci siamo impegnati e abbiamo dato per ottenere un certo risultato. Quasi nessuno, poi, pensa agli insegnanti. L’impegno che mettiamo nello studio, oltre ad essere essenziale per il nostro futuro, è anche un grazie per quei professori che ogni giorno sono lì per noi, disponibili ad aiutarci ad affrontare il mondo. I professori non sono strane creature che si divertono a penalizzare i ragazzi: i veri professori sono quelli che si impegnano affinchè il ragazzo, uscendo dalla scuola, abbia imparato sia le materie di studio, sia, cosa forse ancora più importante, a relazionarsi con gli altri e a saper vivere onestamente in una società civile. Quindi, quel voto di maturità, quello tanto sudato ed ottenuto onestamente e con impegno, deve essere la testimonianza della crescita del ragazzo, in tutti i sensi, ed un ringraziamento per tutti quegli insegnanti che gli sono stati vicino.

  6. Marta ha detto:

    Caro Prof,
    approdo qui durante una piccola pausa dai libri che sono i protagonisti indiscussi della mia giornata, ma non solo nelle ultime ore, bensì proprio negli ultimi 13 anni di vita.
    Quest’anno la maturità tocca a me e più che del voto sinceramente mi interessa di come sarò in grado di sostenere questo esame. Di come riuscirò, e spero di riuscirci, a tenere sotto controllo l’ansia e la paura. Di come sarò in grado di affrontare questa prima piccola grande prova della vita. Spero di cavarmela, ma soprattutto di essere matura, almeno un poco, per affrontare la giungla che mi aspetta dopo. Come sempre grazie di queste parole. Ora torno a studiare.

  7. silvia ha detto:

    Ricordo il mio di esame di maturità nel 1996 per il diploma di ragioneria!! dire che avevo paura è poco… quanto preghiere ho rivolto a tutti i santi affinchè tutto filasse liscio… e poi… io che ero candidata al massimo voto (60/60)sbagliai il compito di tecnica bancaria (che disastro!!!). Alla fine uscii con 56/60, ma a distanza di 17 anni molti altri esami sono passati, più duri, più importanti che lasciano segni indelebili e ti fanno capire che la vita è un esame quotidiano da vivere con preparazione, ma senza paura. Non è fortuna è saper affrontare ogni prova con forza e determinazione, guardare avanti, avere un obiettivo… e questo ti fa superare le paure che alle volte possono oscurare la semplice realtà. In bocca a lupo a tutti i maturandi, ma non per l’esame bensì per la vita, che riescano a trovare quello che cercano veramente.
    Silvia

  8. Debora ha detto:

    Che strano: in dieci nove anni dalla mia maturità non mi è mai capitato di sognare quel giorno, neanche come incubo. Mai. Fino a qualche notte fa, e grazie al cielo mi sono svegliata! Sarà forse per il fatto che in questi giorni sono un po’ in ansia per gli esami di terza media del figlio di mia sorella, che per me è come il mio fratellino minore. O forse perché a breve usciranno i risultati della prova scritta del mio esame d’avvocato. Non so se il mio animo sia ancora pronto…

    P.S. : consigli per l’esame di maturità? STATE CALMI: se avete le idee chiare e nervi saldi, riuscirete a tirare fuori dalle vostre teste cose che non avreste mai creduto di aver appreso. Buona fortuna!!

  9. Nicoletta ha detto:

    La mia maturità è stata bella e forte e non l’ho mai sognata… Ho fatto nei 19 anni successivi incubi veri e propri sulle materie che mi angosciavano, la fisica e la matematica, materie che in quinta ho snobbato con arroganza perché sapevo che non sarebbero uscite. Il terrore dell’incompiutezza, dell’essere “sgamata” (si dice ancora così?), di dover ripetere tutto il liceo perché qualcuno, severo e inquisitore, aveva scoperto che io la maturità l’avevo superata col massimo dei voti solo facendo quello che mi piaceva: leggere, leggere, leggere… Freud si divertirebbe un sacco ad analizzare il disgusto che provavo allora per le false autorità, per i falsi voti, per il falso interessamento. I giorni della maturità son stati dei giorni di gloria! Avendo una commissione esterna, non ho dovuto essere carina con nessuno, ho dato il massimo e me la sono goduta… E l’adrenalina era a mille!

  10. GIulia ha detto:

    Grazie per l’articolo! L’ansia sale ogni giorno sempre di più perchè le cose da fare magicamente crescono e il tempo drasticamente diminuisce! Nonostante tutto, ho voglia di sostenere questa maturità! Si, ho voglia perchè segna un traguardo di 13 anni di studi, di sogni e di lotte. Ho voglia perchè ormai la scuola mi va stretta e per passare ad un livello successivo, passare questo esame, è inevitabile! La mia tesina mi rispecchia e la cura e la dedizione a preparala mi sprona per affrontarla nel miglior modo possibile. Esporre un cattivo elaborato significherebbe presentarmi come un prodotto scadente. Mi impegnerò ne sono certa e nel frattempo l’ansia sale.. anche scrivendo questo post, mi ripeto : “stai perdendo tempoooo”. Quindi scappo a studiare!
    Sognatore, grazie per il pensiero! 🙂

  11. Sara ha detto:

    Da prof. non posso che concordare con i tuoi consigli, caro Alessandro! Come del resto, pur non commentando mai ma seguendoti sempre silenziosamente, concordo con le tue idee e il tuo stile: mi rivedo spesso nel tuo modo di essere insegnante, una professione che anch’io vivo come una vocazione bellissima.
    Ma del post di oggi devo sfatare un mito, quello di una maturità tanto universalmente spaventosa: io l’ho vissuta in maniera assolutamente tranquilla, come avessi dovuto fare una passeggiata, allo stesso modo di tutti gli esami successivi, da quelli universitari a quelli assolutamente assurdi e inutili della SSIS. Sarà perché nei precedenti 13 anni di studio avevo sempre dato il massimo e con passione, sarà perché la scuola mi aveva sempre dato ciò che volevo e il Liceo Classico anche di più, sarà perché fin dalle elementari sapevo che la scuola era il mio mondo e già da allora dicevo di voler fare l’insegnante, ma la maturità per me è stata, né più né meno, come qualche giorno di scuola in più.
    A pensarci bene, però, effettivamente, la maturità è riuscita a preoccupare un po’ anche me, ma solo da quando devo affrontarla da insegnante e ho la responsabilità di preparare e accompagnarvi i miei alunni!
    Forza, ragazzi, il mostro – vi assicuro – non è poi così cattivo!

  12. Guia ha detto:

    mi dispiace, perché io vorrei davvero restare in linea con tutto l’articolo e dire cose come, ‘ha proprio ragione! bello! bravo’, ma non posso. sulla soglia dei vent’anni mi ritrovo a essere una ragazza sola e amareggiata da un sistema scolastico che non ha fatto altro che darmi delusioni e ferirmi profondamente (la stessa scuola che non è stata in grado di proteggermi dal bullismo, dall’essere picchiata nei bagni vicino alla palestra, che è stata costellata da insegnanti che mi sorridevano bonariamente quando esprimevo il mio sogno di diventare scrittrice e scrollavano le spalle quando esprimevo il mio forte disagio, che mi isolavano per via della mia tricotillomania), facendomi sentire una stupida incapace che nella vita potrà al massimo aspirare al minimo sindacale, un lavoro mediocre, una vita insulsa e nessun tempo per sognare e lavorare su me stessa. e mi dispiace, ancora, ma caro professore, il suo consiglio non è sufficiente. io l’anno scorso studiai per la mia maturità, ma lo stesso mi fu rifilato un 4 e mezzo alla prima prova che mi distrusse la media (benché io avessi da sempre la media del 10 a italiano) e portai la mia tesina, fregandomene, proprio come scrive lei, del voto. portai un argomento che ho amato da sempre e che non è stato capito: il fumetto. mentre ripetevo la tesina, i professori nemmeno mi guardavano. e io lì, cretina, a sperare di sortire nelle loro menti chiuse, un qualche minimo interesse. leggo spesso il suo blog e mi rendo conto, sempre più tristemente, che la scuola di cui parla non esiste dalle mie parti, e resta comunque un’esigua fetta di quello che rappresenta il fallimento del sistema scolastico italiano. e non basta, sa? non basta proprio studiare. perché tanto non importa a nessuno. e alla fine, non importa più nemmeno a me.
    mi dispiace, di nuovo, ancora e per sempre, di parlare così a uno che questo mestiere lo pratica con gioia: io di insegnanti come lei ne ho conosciuti 4, al massimo. e adesso questa è la mia vita, anche grazie alla scuola. e questa sono io, sulla soglia dei miei vent’anni che faccio tutto con rabbia, solo per poter chiudere la bocca a chi diceva che non potevo farcela, ma mai faccio qualcosa con amore, mai faccio qualcosa contenta e con gioia. mai faccio qualcosa fiduciosa di me stessa. perché in 20 anni di scuola, l’unico insegnamento che è davvero arrivato è che io non sono e non valgo nulla. e che niente di ciò che sogno o voglio arriverà mai. questo pensiero mi avvelena la vita. e io lo dico a lei, forse nella speranza di essere ascoltata, almeno una volta.

    • Prof 2.0 ha detto:

      CAra Guia, credo che questa sia una fase necessaria. La rabbia è sempre un sentimento secondario, con cui ci difendiamo dal troppo dolore. Lascialo entrare quel dolore e allontanalo da te: non hai colpe, altri lo hanno procurato. Perché fartene paralizzare se non è tuo? Hai tutto con te: testa e cuore. Li usi lucidamente. Adesso mettiamoli al servizio del tuo futuro. QUella scuola esiste proprio per qui 4 professori: non è la statistica con le sue maggioranze a fare la verità. Bastano quei 4. Diventa come loro, meglio di loro. Ritrova la gioia. Sono fiero di te.

  13. Anna ha detto:

    Ho letto gran parte dei suoi articoli ed entrambi i suoi libri, ma non ho mai voluto commentare nulla. Perché? Non lo so nemmeno io, però posso dirle una cosa certa: in ogni suo post, in ogni pagina dei suoi libri, lei mi fa vacillare. Forse ne sarà anche soddisfatto del fatto che mette in crisi i miei progetti, dettati più da una concezione materialistica che nemmeno da una passione fervente. Non voglio, però, parlarle di ciò, piuttosto di questo articolo, della mia maturità. Sì, anche io a breve mi ritroverò seduta su di banco, intenta a tirar fuori dalla mia mente le frasi più belle da scrivere, a ricordarmi qualche formula per risolvere i quesiti, a riempire 120 righe ed ad affrontare una commissione di sette professori, tra i quali quattro sconosciuti. Le confesso che, se non me l’avesse detto lei, nemmeno mi sarebbe venuto in mente che ho passato 13 anni della mia vita studiando. Ma lei non si limita a questo, lei, nelle ultime righe, lancia a me -ed a tutti i maturandi- una sfida: fare la maturità solo per se stessi e per chi ha creduto in loro, in primis genitori ed insegnati. A differenza di molti altri, ho trovato sulla mia strada tanti insegnanti che credevano in me, che, pur mantenendo il loro ruolo di professore all’interno della classe e non, sapevano dare un consiglio, un aiuto, un motivo per non lasciar perdere… Insomma, insegnanti che mettevano in pratica il pensiero di Don Bosco -che so bene lei lo conosce. Accanto al sostegno dei docenti, vi era -e c’è tutt’ora- quello dei miei genitori che mi dicono di stare calma e di pensare positivo. Eppure io, nonostante abbia molte persone che credono in me, io non ci riesco e sto sprecando quest’opportunità nel dare il meglio. Ho lavorato tanto durante ogni anno scolastico ed i miei 19 crediti ne sono una prova, ma non riesco ad aprire un libro e stare su quello per qualche ora, così come non riesco a non pensare che, a conti fatti, mi basta un 11/15 nel tema, un 5/15 in matematica, un 7/15 in terza prova ed un 18/30 all’orale per uscire ed ottenere il diploma. Uno spreco, secondo molti, se non per tutti. Le consideravo parole al vento, ma poi una mia amica e compagna di studi ha pubblicato il suo articolo e la mia barca fatta di convinzioni ha iniziato a vacillare. Continua ad oscillare, intrappolata nel mare del dubbio: vale proprio la pena impegnarsi per il massimo oppure accontentiamoci del minimo? Prontamente, mi rispondo:”Meglio un buon 60 e non se ne parla più”, ma la barca continua ad ondeggiare…

  14. Martina ha detto:

    Salve Prof,
    Le scrivo per ringraziarla perchè mi ha ridato l’ottimismo di cui avevo bisogno.
    In questi giorni sto preparando la famosissima maturità, prima non mi faceva affatto paura, ho sempre studiato e la mia media dell’8 scarso me la sono sempre guadagnata,sì non è la media del 10 ma sono orgogliosa perchè ho dato il meglio di me, sempre.
    La mia tesina l’adoro anche se è contrastata dal mondo. All’orale mi presenterò parlando di colori. penso siano importantissimi, vedere a colori il mondo, noi stessi e i nostri sentimenti rende tutto più bello.
    Questa notte sarà la mia ‘notte prima degli esami’, l’ansia inizia ad arrivare, seconda prova matematica ed è esterna. ho detto tutto. Nonostante i tre scritti e l’orale da affrontare non vedo l’ora di scappare dalla scuola, pensavo di trovare cose chiamate ‘valori’ come la giustizia e la lealtà, ma ovviamente ne ho trovati ben pochi. Sì, ringrazio quei 3 massimo 4 professori che mi hanno insegnato con gioia le loro materie ma sopratutto mi hanno dato quel qualcosa che cercavo.
    Dopo Tredici anni di studio nell’ambiente dell’istruzione italiana mi sento di dire che ci vorrebbe una selezione, non solo in base alla qualità delle conoscenze della relativa materia, ma bensì a cosa e quanto il professore in questione voglia insegnare a livello di valori che la nostra società ha terribilmente bisogno.
    Ora torno alla mia tesina e a tutto il resto.
    Grazie per avermi fatto compagnia! 🙂

  15. Beatrice ha detto:

    I giorni dell’esame di maturità io non li ho vissuti con ansia, ma con gioia, perché rappresentavano per me una liberazione: finalmente uscivo da quell’inferno che sono stati i miei cinque anni al liceo classico, inferno non per il carico di studio, ma per il trattamento subito ad opera dei miei compagni maschi. Più che un bullismo fisico (non sono mai stata picchiata) era un bullismo psicologico, fatto di quotidiani scherzi umilianti che minarono a fondo la mia autostima, tanto da farmi credere di essere una persona stupida, inutile e incapace di suscitare una qualsiasi forma di amore, simpatia o quant’altro. Il primo anno spinsero addirittura una mia compagna a cambiare scuola. Io, però, non lo feci, rimasi lì tutti e cinque gli anni, sia perché non sono una che si arrende alla prima difficoltà, sia perché era quella la scuola che volevo frequentare, il miglior liceo classico della mia zona, e niente mi avrebbe impedito di farlo. I professori cercavano di spronarmi a dare di più (una volta, quando presi 4 in geografia, la prof mi disse: “Tu sei una che può arrivare facilmente al 7 e anche oltre!”), ma mi mancavano completamente la motivazione e la fiducia nelle mie capacità, anche perché impiegavo già tutte le energie per resistere davanti all’emarginazione e alla solitudine in cui mi trovavo immersa quotidianamente, e così a casa invece di studiare cercavo un po’ di evasione dalla mia situazione attraverso la tv, la musica e i libri (da ragazzina leggevo soprattutto il fantasy, il genere più funzionale a quella fuga dalla realtà che ricercavo). L’ultimo anno non ce la facevo veramente più e, avendo l’opportunità di firmarmi da sola le giustifiche, cominciai a bigiare sempre più frequentemente, tanto che ad un certo punto la scuola chiamò a casa per dire che stavo rischiando la bocciatura per troppe assenze. Fu allora che decisi di smettere di fuggire e ripresi a frequentare la scuola regolarmente, perché il solo pensiero di allungare di un altro anno quella tortura era più angosciante della prospettiva di andare in quella classe qualche mese. Così finalmente arrivai alla maturità: uscii con un misero 74, ma non mi importava, perché ero troppo felice che quell’esperienza fosse finita per sempre. Mi iscrissi all’università soprattutto perché avevo una grande voglia di riscatto: dovevo dimostrare a me stessa che quei ragazzi si sbagliavano sul mio conto. Prima del liceo, c’era stato un periodo, in particolare alle medie, in cui avevo un’elevata autostima, alimentata dai giudizi positivi dei miei professori (la prof di matematica diceva che avevo l’intuizione logica particolare e ci rimase molto male quando scelsi il classico): questo e il fatto di essere riuscita a cavarmela senza mai prendere debiti e senza studiare un granché in un liceo duro come quello che feci, mi spinse a credere che in fondo non dovevo essere poi così stupida. Quindi all’università mi rimboccai le maniche e studiai sodo per riuscire ad avere voti alti e ogni volta che mi veniva voglia di mollare tutto, perché i libri erano dei mattoni noiosi, gli esami troppo difficili e i miei risultati insoddisfacenti, subito cambiavo idea, pensando alle persone che credevano in me e che non volevo più deludere, ma soprattutto pensando a quei ragazzi e ai loro ingrati giudizi: era tutto questo a ridarmi la carica. Nella vita ci sarà sempre chi mi giudicherà bene e chi male, ma questo non significa che debba cambiare continuamente opinione su me stessa sulla base di quello che pensano gli altri. Perché deve per forza aver ragione chi mi critica e non chi vede in me qualcosa di buono? Io penso che ognuno debba essere innanzitutto il fan di se stesso: ho capito che solo credendo in me stessa ho la speranza di far cambiare opinione ai miei detrattori, ma nel momento in cui incomincio a dar retta alle loro parole, allora è veramente finita, non avrò più alcuna possibilità di dimostrare loro quanto valgo. Niente dà più soddisfazione del riuscire a far ricredere qualcuno che ci sottovaluta, come è successo con il mio relatore, uno stimato professore di letteratura inglese contemporanea, che all’inizio non era molto entusiasta nell’avermi come tesista, perché non ero del corso di lingue. Poi, però, andando avanti col lavoro di stesura ha via via cambiato idea, tanto che è riuscito a farmi ottenere il massimo dei punti per la tesi, grazie al quale ho potuto raggiungere il tanto agognato 110! E quando l’ho detto alla mia prof di italiano delle medie, incontrata per caso in biblioteca, lei mi ha risposto: “non avevo dubbi!”. E solo questo è valsa tutta la fatica! Io non penso che il risultato della maturità sia così determinante per il futuro: con la buona volontà e la giusta determinazione anche chi non esce con 100 può raggiungere qualsiasi traguardo desideri. Ne è un esempio mio cugino: al liceo prendeva tutti 6 e 7 e oggi è vice-primario di cardiologia! C’è sempre la possibilità di migliorare, bisogna soltanto crederci! In bocca al lupo a tutti i maturandi!

  16. Ilaria ha detto:

    Per me ci vogliono ancora tre anni alla maturità, ma so gia che sia io che i miei compagni di classe saremo tutti molto agitati…ma spero che seguendo il suo consiglio, cioè studiare, ce la faremo tutti:)
    So che nella vita ci saranno esami ben più difficili da affrontare

  17. Elisa ha detto:

    Grazie prof! Bell’articolo, che ho “regalato” a un po’ di amici che stanno per affrontare la maturità quest’anno! Ho 20 anni, e ho superato la maturità da appena un anno, e devo dire la verità, l’ho vissuta come un bellissimo momento. Quello che ricordo è un’immenso impegno, fatica, determinazione che pensavo veramente di non avere. Ecco, la maturità ha tirato fuori la parte di me che pensavo proprio di non possedere! Ringrazio le persone che mi hanno fatto crescere, i miei professori, grazie ai quali il mio ultimo anno di liceo è stata una vera benedizione: tra il quarto e il quinto c’è stato un vero e proprio “salto di qualità”, improvvisamente e sopratutto nell’ultimo mese di studio per l’esame, tutto quello che facevo non era perché dovevo farlo, ma avevo un certo piacere nell’affrontare le cose da studiare, nel lasciarmi provocare e affascinare dalle cose che studiavo! E’ stata veramente un bel passaggio, non di quelli che dici “mi piacerebbe rifarlo” ma di quelli che è bello anche che siano passati, ma dei quali si ha un ricordo bellissimo! e alla fine, credo proprio grazie al fatto che ho cambiato prospettiva nel vivere la mia vita da studente, quel 100 me lo sono bello che preso!! Ma non mi prendo tutto il merito, il merito va al fatto che mi sono innamorata, mi sono innamorata delle cose che stavo studiando, mi sono innamorata del Paradiso di Dante, dello studio di funzioni lungo due pagine, di Montale, Ungaretti, di Einstein, di Maxwell, di tutto!!

  18. Elisabetta ha detto:

    L’ansia è tanta ma lo è anche la voglia di farcela! Grazie per l’articolo e spero che la tesina che ho preparato possa essere davvero il capolavoro di 13 anni di studio.
    P.s: La mia tesina l’ho scritta pensando al suo ultimo libro 🙂

  19. laBetta ha detto:

    L’unica cosa certa è che dopo la maturità la vita subisce una svolta: sta a voi, ragazzi e ragazze, decidere del vostro futuro. Siete VOI i veri protagonisti della vostra vita, quindi coraggio!!! In bocca al lupo a tutti per la prima prova!

  20. Sere ha detto:

    Parole meravigliose professore, come sempre. Il periodo della maturità è meraviglioso! Il consiglio è quello di vivere appieno ogni emozione:paura,ansia,gioie. Studiate, studiate e studiate. Non per il voto..ma per la vostra famiglia,per i professori che stimate e a cui tenete, sopratutto per voi e la vostra anima. Lo studio ci rende migliori e ci dà gli strumenti necessari per affrontare la vita. Vivete gli esami con determinazione,impegno e spirito di sacrificio per raccogliere ciò che di buono avete seminato durante il vostro percorso. L’emozione della maturità è stupenda,ma sopratutto irripetibile! In bocca al lupo!

  21. Giuseppe ha detto:

    bella prof!
    ieri terza prova, dopodomani orale lottando per il 100…

    e cmq direi di farli soprattutto per noi, perché la scuola d’oggi è al 90% fatta da carogne senza cuore né cervello: se dovessimo farlo per i prof, quelli bravi, perderemmo più tempo a trovarli che a studiare per gli esami…

  22. Cassandra ha detto:

    Caro prof,
    Dopodomani avrò finalmente l’orale di maturità al mio liceo, classico…e devo dire che sì, l’ansia c’è, ma per la mole insensata del lavoro!
    Per quel che mi riguarda sulla maturità c’è molto da dire. In primis, la tesina: sono cinque Anni che noi alunni non facciamo altro che ascoltare, prendere appunti, studiare, fare verifiche. Nessun professore, a parte uno di loro che a volte ci chiede qualcosa di noi, è interessato alle 20 teste che ha davanti, a cosa pensano, sognano. Tutti manengono le distanze (cosa giusta,forse, ma alienante). La scuola italiana non lavora sulla nostra capacità di ragionamento, di collegamento tra discipline nè tantomeno si ricollega vagamente al presente e alla civiltà moderna. Sono rare le volte in cui un professore crea legami tra la sua materia e la vita attuale. E poi, ecco che alla maturità improvvisamente ci viene chiesto di tirare fuori dal cappello una tesina interssante che colleghi diverse discipline e contesti, che sia qualcosa di nostro. Per la prima volta in cinque anni! Non lo trova ridicolo…?
    A proposito…Lei cosa ne pensa delle tracce del tema? Sarei curiosa 🙂 per quanto mi riguarda, il ministero dimostra la sua estraneità al mondo liceale. Personalmente mi interesserebbe anche leggere un libro sull’economia e la storia del brasile o del sudafrica, ma dove trovo il tempo? Quando ho un attimo di libertà non posso più vedere un libro, ed esco. (Tra due giorni finalmente potrò ridarmi alla lettura..!!) Inoltre, se a malapena si arriva agli anni 50 in storia, con che faccia mi venite a dire che quegli argomenti sono in programma?

    Infine, per quanto riguarda questo esame….per chi ha sempre studiato non è altro che una mazzata in più, mentre per chi non fa molto è un votarsi a qualche dio e poi liberarsi del giogo della scuola…personalmente ho affrontato cose ben peggiori di questi esami…e mi riferisco a paure, relazioni, progetti, delusioni. La vita non è la maturità. La maturità è una gara a chi passa più ore a ricordarsi pagine e pagine, di cui nessuno valuta se hai tratto degli insegnamenti, o quanto ti rimarrà di un d’Annunzio, o di un Montale. È un mero esercizio di memoria. Molti miei compagni odiano quello che fanno ma sono premiati perchè non hanno una vita sociale e passano le loro giornate a studiare. Altri, invece, sono molto intelligenti e acuti, hanno una capacità di analisi notevole, si interessano a ciò che a loro piace, ma studiano poco e usciranno con 70. Probabilmente non sono incentivati da questo metodo italiano…

    Ho scritto troppo, perdono 🙂
    Ps come dice lei, io studio per me…ma anche per uscire con un 85 che dimostri almeno l’impegno che ci ho messo in questi anni, l’interesse che ci metto e che non è stato mai pienamente riconosciuto. Poi, quello che veramente mi resterà e che porterò con me…solo il tempo potrà dirlo 🙂

  23. katia ha detto:

    Carissimo prof.io sono una mamma, la maturità l’ho fatta qualche anno fa … I prof. Erano severi ma avevano il cuore, oggi sono solo dei mostri, pronti a massacrare questi ragazzi,spegnere ogni loro sogno. Per loro i ragazzi sono solo dei numeri, una media matematica, il più delle volte non conoscono neppure il nome dei loro alunni… Mia figlia ha finito l’esame di terza media in questi giorni ma in questi tre anni non ha imparato niente,neppure il rispetto… Lei è una ragazzina molto sensibile, per questo a pagato, Visto che i prof. Stessi non sono stati dei maestri di vita. Peccato che prof. come Lei sono pochi anzi rari. Io ho una amica prof. ed.come Lei glielo dico sempre. Nei miei anni di vita ne go conosciuto due lei e la mia Amica. Troppo pochi, Che delusione… Io dico sempre che il maestro, il prof. … Non dovrebbero fare tutto questo come un lavoro,ma come una missione, tutti questi ragazzi ognuno con la loro personalità hanno tanto da dare, sono dei vulcani pieni di amore. Continui sempre così, non si lasci mai condizionare da nessuno, stia sempre vicino ai ragazzi hanno bisogno di Lei, quanto mi piacerebbe che mia figlia avesse l’opportunità di avere un prof. come Lei . Scusi lo sfogo, un abbraccio affettuoso. Katia

  24. lucy ha detto:

    Le lacrime che scendevano dal suo viso erano i cristalli del suo sogno infranto di fronte al cartellone degli esiti della maturità: 79! Bastava un solo maledetto punto x accedere ad Architettura, il suo sogno di sempre, non scelta dell’ultimo mese di scuola.
    I professori sapevano, perchè non le hanno permesso di proseguire la strada? Interruzione. Deviazione su percorso alternativo. Mi ha strappato il cuore quel viso deluso e bagnato della ragazza. Mi auguro solo che un domani benedica quello sbarramento perchè la strada secondaria è stata molto di più di del suo primo sogno frantumato.

  25. Lucilla ha detto:

    Quando lessi ” Bianca come il latte,rossa come il sangue ” mi chiesi se mai potesse esistere un prof come il sognatore, così attento ai suoi alunni e così appassionato del suo lavoro…dopo aver letto questo articolo so che c’è davvero…grazie =)

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