12 maggio 2014

L’adolescenza non è una malattia

Mi hanno mandato le riprese di un incontro informale in occasione di un premio. Magari ci tirate fuori qualcosa di buono. Ne approfitto per augurare a tutti un finale di scuola positivo, nonostante la fatica accumulata.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=uW_Osb9QJwI&feature=share&list=PL7EE7E4141654AC15&index=1[/youtube]

18 responses to “L’adolescenza non è una malattia”

  1. Sofia Matta ha detto:

    Salve prof.
    Oggi, mentre scorrevo la mia bacheca facebook come mi capita così spesso di fare (non nascondo di passare più di un pomeriggio al pc) mi è capitato di imbattermi in questo suo video. Mi ha attirato il titolo: l’adolescenza non è una malattia. Eppure io l’avverto come tale, anzi, mi arrabbio profondamente quando il mio psicologo mi ripete esattamente questo, che non è una malattia. Arriccio le labbra e tutto il volto mi si contrae. Ho la presunzione di pensare che voi, voi adulti, l’avete dimenticato cosa si prova, tutto il dolore, tutta la paura, l’incapacità di saper scorgere dentro di sè un seme che si vorrebbe piantare, se solo si riuscisse a vederlo. Ma lei mi ha fregato: mi ha fregato leggendo quella bellissima poesia dell’86enne.
    Ogni tanto mi viene da pensare che certa gente rimane adolescente per tutta la vita. Se la penso così, è facile notare quanto la mia concezione di adolescenza sia lontana dalla sua. Per me è una parola brutta. Vuol dire non essere abbastanza, non essere ancora, non capire chi si è, farsi troppe domande, piangere senza sapere perchè. Io prof, domenica faccio vent’anni. E il mio psicologo dice che dovrò ritenermi adolescente fino ai 25. Pensi quanto mi sono arrabbiata! Ma come? Ancora? Non è finita? E quanto devo penare ancora per capire finalmente qual è il mio posto nel mondo? Devo ancora vergognarmi di sentirmi così inesperta e così piccola?
    Ecco, ho visto questo suo video in un momento di profondo sconforto e mi si è aperto un mondo. Mi sono così emozionata che tutto finalmente è stato chiaro nella mia testa. Mi sono detta: wow, ma io sono tutto questo? Accidenti, c’è ancora qualcuno che sa parlare così bene della bellezza, della vita, dell’amore? Ma era davvero così semplice? Bastava che qualcuno credesse in me senza neanche conoscermi?
    Sì, basta questo. E non credo sia qualcosa da poco.
    Le scrivo per ringraziarla, perchè ne ho tirato fuori non qualcosa di buono, ma la carica necessaria ad affrontare tutto questo, la spinta, il tassello mancante. La voglia! La passione per la vita!
    E poi se mai leggerà queste righe, non dica che è uno sconosciuto. Ci siamo abbracciati ai Colloqui fiorentini un anno fa, perchè venivamo entrambi da “Palemmo”.
    Con affetto e stima, Sofia.

    • ivana ha detto:

      salve professore !
      Sono una studentessa di teologia e si spera futura insegnante.
      Volevo dirle di più riguardo la mia scelta universitria e chiederle alcuni consigli . esattamente un anno fa, dovendo fare una scelta importante ovvero scegliere la facoltà da seguire , ho riflettuto su i miei cinque anni di studi classici e ho notato che la filosofia che si studia nei licei é una filosofia scelta (perché si scelgono i filosofi più comodi o ltre che a i più noti) e strumentalizzata che tende a renderci tutti uguali. la mia scelta principalmente si basa anche sulla necessità di darsi ragione della propria fede. Ovviamente la mia scelta é stata discussa da i miei professori del liceo soprattutto dal professore di filosofia . ascoltando il suo discorso mi chiedo e le chiedo : come é possibile far appassionare i rAgazzi alla religione , disciplina molto sottovalutata e ridicolizzata ? il racconto del suo professore mi ha dato spunti e ho trovato del tutto esatto il suo consiglio di individuare un modello a cui rifarsi. per me lei é un modello completo , pieno di energia e soprattutto amante dei ragazzi! buona fortuna e la aspetto a bari per un’altra conferenza! buon pomeriggio!:)

      • Prof 2.0 ha detto:

        Secondo me non si tratta di fare appassionare i ragazzi alla religione, ma di fare appassionare i ragazzi alla realtà, con una mente aperta ad ogni sua dimensione, tra queste anche quella religiosa. C’è religione nelle orbite celesti e nella tavola degli elementi chimici. C’è religione nella sezione aurea di un segmento. C’è religione nel nascita dell’arte plastica in Grecia. C’è religione in ogni grande opera letteraria. C’è religione nella perfezione di un gesto sportivo. Dall’umano emerge il sacro. Chi esclude il religioso dall’uomo attua una menomazione ideologica sull’uomo, gli nega un arto, un organo. La religione allarga gli orizzonti della conoscenza, non li restringe.

  2. Paola ha detto:

    Da essere umano e da mamma di due adolescenti sottoscrivo persino le pause per quanto riconosco vero quello che ho ascoltato. Grazie

  3. Maria Susanna ha detto:

    Bravo, Prof! sono insegnanti di Anthropology (in inglese) al ultimo anno di liceo di una scuola per ragazze in Argentina. Mi piacerebbe molto vedere questo video con loro pero purtroppo nessuno parla italiano qui, anche se molti siamo di origine italiano. Quando ci sara la versione con sottotitoli in spagnolo (o inglese) la manda? grazie infinite da questi post!

  4. Eleonora ha detto:

    Buonasera!
    Oggi sono tornata a casa verso le 18.00 dalla comunione di mia sorella, e dovendo studiare, come al solito, ho deciso di farmi un giretto su fb per rimandare un po’la fatidica ora dei compiti. Ma poi ho visto questo video, e, credendo che non sarebbe durato quasi 1.30h (colpa sua se domani mi andrà male greco ahahah), ho deciso di ascoltare la sua conferenza. Mi ha colpito moltissimo, non c’è una cosa che io non condivida con lei. Amo i suoi libri, la sua passione, e il suo modo di relazionarsi non solo con noi ragazzi, ma con tutte le età. Spero un giorno di diventare un medico appassionato e competente come lo è lei nel suo lavoro. Nel frattempo, attenderò impaziente di crescere e di plasmarmi in questi anni “critici”…Aspetto con ansia un suo nuovo libro, buone vacanze (-17giorni!) e grazie (non so di preciso per cosa, ma mi sento di dirglielo).

  5. Roberta Tarsitano ha detto:

    Sto provando anche io ad educare giovani ed adulti ad occupare il loro posto nel mondo facendo quello che riesce meglio, tu sei stato davvero una ispirazione.
    Grazie
    rt

  6. Sara ha detto:

    Salve, da parecchio tempo la seguo e, guardando il suo video, non ho potuto far a meno di ripensare a due episodi che mi sono successi di recente. Il primo: ad un incontro di a.c.g (azione cattolica giovani) c’ é stato chiesto di farci un autoritratto che é stato appoggiato su un banco. Successivamente i nostri compagni avrebbero dovuto disegnarci dal loro punto di vista. É risultato subito evidente che gli altri mi consideravano molto piú bella di quanto io pensassi. Sí, quella notte ho faticato a dormire perché mi domandavo come si potesse vedere la bellezza in un viso deturpato dai brufoli, in dei banalissimo occhi castani e in un naso sproporzionato. Mi sono domandata se la concezione che ho di me stessa sia troppo critica, se dietro quella faccia si nasconda qualcosa che io,ragazza di quasi 16 anni, non riesco a cogliere. Una sorta di risposta mi é stata fornita da un incontro casuale in una banalissima fermata dell’autobus: un ragazzo, diciamo non di gradevolissimo aspetto esteriore, ha iniziato a parlare con un suo amico e ad un tratto si é trasformato, nel vero senso della parola. Il suo modo di parlare, la sua sicurezza sembravano sovrastare tutti i limiti del suo fisico. Forse il detto che l’aspetto fisico non conta non é solo una consolazione per i brutti, ma una perla di saggezza. Quella stessa saggezza che, forse , avró insieme alle rughe quando la bellezza mi avrà abbandonata. Adesso non avverto più la voglia di rimodellare la mia faccia ma ho il desiderio di modellare il mio carattere e migliorare la vera me stessa, quella parte di me che resterà per tutta la vita.

  7. Dany ha detto:

    Anche in altre età si può essere alla ricerca di qualcosa… ritornare a crescere o ripartire.
    Grazie Prof., per gli adolescenti di ieri e per coloro che si ostinano a guardare indietro…
    Un caro saluto,

    Dany

  8. Rita Salvini ha detto:

    Grazie Alessandro di esserci e di far sentire i tuoi pensieri … Quanta necessità di avere professori come te per i nostri ragazzi ! Troppo spesso ci imbattiamo in docenti cui non importa per niente delle “persone” che hanno davanti e si limitano a dare informazioni talvolta anche poco chiare ai propri alunni senza interessarsi se abbiano capito o no . Sono stata anch’io insegnante,credevo nel mio lavoro e sono cresciuta con i miei alunni… Saluti consapevoli e mille volte BRAVO

  9. alessandro ha detto:

    Più volte mi sono venuti i brividi per l’emozione ad ascoltare questo intervento. Sono un papà con due figli di 11 e 8 anni. Non conoscevo Alessandro D’Avenia fino all’altro ieri. Penso sia una persona fantastica che ha dentro di sè una forza immensa per comunicare le cose importanti che dobbiamo ricercare nella nostra vita.

  10. Daria ha detto:

    Carissimo professor D’Avenia, mi chiamo Daria e vengo da Agrigento. Ho visto il suo video sull’adolescenza a scuola, con la mia prof di greco. Mi ha colpito veramente tanto il fatto che lei ha definito l’adolescenza un rinascere. Ha pienamente ragione, il problema è che i ragazzi d’oggi, dopo il copione dei genitori, si ritrovano quello degli altri, che cercano in tutti i modi di cambiarli. In peggio. Fumano, si ubriacano, si fanno toccare o toccano, perdono la propria dignità, pur di seguire il copione. Io non so in che generazione mi sono ritrovata!

    • Prof 2.0 ha detto:

      Tu custodisci la tua identità e integrità, costi quel che costi e vedrai che alla lunga ne godrai tutti i frutti. Di quel che pensano gli altri? Fregatene.

  11. Daria ha detto:

    Carissimo professor D’Avenia, sono sempre Daria, le volevo dire che le ho scritto una mail e per me è molto importante che la legga. Non voglio sembrarle egoista, so che ha tanti impegni e che ha tante mail da leggere, ma voglio parlarle di un argomento molto importante, non solo per me, ma per molti adolescenti. Spero che lo faccia. Un saluto dalla Sicilia:)

  12. simone savoia ha detto:

    Salve professore.
    Mi chiamo Savoia Simone, sono laureato in lettere classiche con una tesi di laurea sull’antropopoiesi, concetto che forse si discosta un po’ ma neanche tanto dal tema che Lei tratta qui si questo sito.
    Nella mia ignoranza ritengo che l’adolescenza possa essere vista come una “malattia sociale” in cui convergono tutti i malesseri dell’individuo consapevole di non sapere come definirsi.
    Provo a spiegarmi meglio;in una società come quella spartana per esempio i ragazzi venivano strappati all’età di dodici anni dalle braccia della madre e seguivano un percorso formativo sotto molti aspetti(militare,caratteriale,fisico soprattutto) carente sotto altri(culturale).
    A Sparta così come nelle tribù dei nativi d’America in cui il passaggio o rito antropopoietico cioè di plasmazione e modellamento dell’individuo l’adolescenza non esisteva.
    La ragazza compie il rito della isnati awicalowan nel momento in cui ha le sue prime mestruazioni e diventa quindi subito donna seguendo un rito apposito che non sto qui a spiegare.
    Non crede che l’insistenza moderna e occidentale sulla fase adolescenziale abbia esasperato questa fase della vita di cui tantissimi popoli hanno fatto e fanno ancora oggi a meno?
    Sentendone parlare così tanto ed essendo stata a mio banale vedere tanto demonizzata il bambino o la bambina si avvicina a questa fase più o meno consapevolmente atterrito e inconsapevole salvo poi, non sentendosi nè carne nè pesce “scegliere” di aggregarsi alla massa ritendendola un punto di riferimento non riuscendo(giustamente) a capire che il capofila ha gli occhi più bendati di tutti.
    Ora mi rendo conto che non si possono mandare i dodicenni nel bosco o far sposare le ragazzine a 13 anni.Una revisione dei metodi educativi ma della cultura in generale non sarebbe auspicabile in nome della salvaguardia di tutti?.
    Scusate per la prolissità.
    Buon lavoro.
    Savoia Simone, 23 anni.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Caro Simone, le tue considerazioni sono molto interessanti e me ne occupo da tanto tempo. I modelli classici possono servirci proprio perché sono diversi dai nostri schemi interpretativi del reale, non è imitandoli pedissequamente che ne possiamo trarre giovamento. Se l’adolescenza è diventata quello che è non è per sovraesposizione, ma perché la stavamo perdendo. Ogni epoca sottolinea ciò che perde, occupandosene ossessivamente, con gli eccessi che ne conseguono. Si tratta di trovare un equilibrio tra modelli del passato e modo di vivere del presente, ma proprio la diversità del passato evidenza e mette in luce pregi e difetti del presente. Leggerò con piacere il tuo scritto se vorrai inviarmelo. Buona continuazione e grazie di cuore.

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