14 agosto 2014

Arrivederci, Robin, grazie per il tuo verso

carpediem2C’è un tempo della vita in cui la pelle e la carne si slabbrano per poter coprire lo spirito che finalmente si stira, all’alba della consapevolezza della propria libertà e unicità (checché ne dicano i minimalisti dell’esistenza, nessuno ha mai avuto né mai avrà le impronte digitali uguali alle mie). Quel tempo, d’ebbrezza e dramma insieme, inizia con l’adolescenza, che per questo è una stagione vorace di storie che costituiscono veri e propri momenti di epifania: l’evidenza di ciò che il futuro potrebbe regalarci, come il tempo che corre tra il primo sguardo di una coppia e il loro primo figlio. A contatto con modelli (persone portatrici di storie che risvegliano la nostra) sentiamo aggregarsi le nostre forze e speranze verso una meta che unifica passato presente e futuro in un unico attimo, non fuggente. Così mi è accaduto, quando avevo 16 anni, di decidere di diventare professore. I modelli che hanno chiamato a raccolta le mie forze e le mie speranze sono state tre storie, due in carne e ossa (un insegnante di italiano, Mario Franchina, e uno di religione, padre Pino Puglisi), una sullo schermo: il professor Keating dell’Attimo Fuggente, interpretato da Robin Williams, con quella grazia che quasi solo una volta un attore raggiunge nella sua carriera.

Per questo, alla notizia della morte di Keating-Williams mi sono sentito un po’ orfano. Non c’era più il volto di quel personaggio, incontrato per caso una sera primaverile del 1993, facendo zapping, alla ricerca dell’ennesima scusa per non fare i compiti. Mi ricordo ancora quel professore che chiede ai suoi studenti, con le parole di Whitman, che verso aggiungeranno al poema della vita. Mi identificai sia con gli adolescenti alla ricerca tumultuosa dei loro talenti e passioni, frustrati dai loro limiti e fragilità, sia con l’insegnante carismatico che di quei talenti era pro-vocatore, colui che chiama al coraggio e alla libertà chi entra nel raggio d’azione del suo carisma (parola che deriva da grazia e non da narcisismo). Sono rimasto in silenzio a fissare i titoli di coda (mai fatto prima). Quella notte non dormii. Mi ripetevo: io voglio essere come quello lì, io voglio fare questo nella vita. Il presente mi si riempì di futuro e divenne mio. Senza storie siamo analfabeti di futuro e chi è privo di futuro perde anche il presente, e dorme sonni troppo tranquilli.

Ieri mi sono sentito orfano non tanto di quel tipo di professore, che nella narrazione mostra una pedagogia talvolta zoppicante (narcisistica, emotivista, simbiotica con gli studenti), ma del modello rappresentato. Non “modello” come lo intende la cultura dominante (la star) che abbaglia generando solo imitazione, ripetizione, scimmiottamento e quindi passività, ma il modello che provoca, mette in crisi, accende, sveglia il nocciolo più autentico della persona: il desiderio di mettersi in gioco in prima persona, di realizzare la propria unicità per metterla al servizio altrui, di non sclerotizzarsi su copioni scritti da altri, ma appunto di aggiungere il proprio verso al grande poema della vita in cui siamo capitati, come una nota, che lo si voglia o no, insostituibile. Il vero modello non schiaccia le possibilità di chi lo ammira, ma le risveglia, libera, dilata, spingendo verso risoluzioni proprie. Questo è il carisma, quella grazia (charis), capace di far sgorgare la vita negli altri, a partire da quella che sgorga in noi.

Robin Williams nella parte di Keating diede un volto a quel “modello”. A 16 anni, guardando quel volto, sentii le mie forze chiamate a raccolta e un’ipotesi di futuro, tutto da costruire ma più che mai presente e reale. Non ho idealizzato Keating, per fortuna, altrimenti avrei fatto molti più danni a scuola, ma ho semplicemente compreso che l’insegnante, capace di mettere in moto libertà e unicità dei ragazzi, attraverso le cose che amavo studiare e le storie che volevo raccontare, era il modello di professore che mi interessava essere. Ancora oggi ne sono convinto e non me ne sono pentito, il mio sogno di sedicenne è ancora intatto, dopo 14 anni di scuola.

Anche se il demone del vuoto, dei fallimenti, degli errori, della solitudine, delle dipendenze, ti ha forse asfissiato nei tuoi ultimi istanti, nessuno potrà toglierti il merito di aver donato il tuo volto a personaggi che, in qualche modo, ci hanno cambiato. Se non addirittura, chiamato.

Arrivederci, Robin, e grazie per il tuo verso.

La Stampa, 13 agosto 2014

[youtube]http://youtu.be/IMHfKfzYtRg[/youtube]

27 responses to “Arrivederci, Robin, grazie per il tuo verso”

  1. Laura ha detto:

    Non si riesce a rimanere indifferenti alla scomparsa di una persona straordinaria come Robin Williams… Sono cresciuta con i suoi film. Il mio preferito rimane l’attimo fuggente.
    Grazie per le tue parole Alessandro!

  2. graziana campa ha detto:

    Grande uomo…peccato prof.D’Avenia che molti dei suoi “colleghi”non abbiamo per nulla trovato ispirazione dal magnifico del prof.Keating….

  3. Claudio De Ponti ha detto:

    mi spiace aver letto stamane su Il Sussidiario un articolo di Gianni Mereghetti che stronca il tuo articolo sul prof. Keating. Stimo Mereghetti, ma in questo caso non ha colto ciò che anche per me, nel 1989 studente alle prese con l’esame di maturità e oggi docente di religione in un liceo dell’hinterland milanese, ha rappresentato quel film e quella figura, sia pur dai tratti ambigui.
    Con stima, Claudio

    • Prof 2.0 ha detto:

      Viva la pluralità di opinioni. Grazie, Claudio. Io credo che molti abbiano paura della libertà. Eppure è Dio stesso che ce ne ha fatto dono…

  4. Morena Rosciani ha detto:

    Caro Alessandro,
    mi ritrovo in pieno nelle tue parole. Anche io sedicenne fui folgorata da quel prof. Ricordo ancora il posto al cinema in platea, le due amiche con le quali ero… oggi insegno anche per quel “futuro” che avevo intravisto buono, possibile e affascinante come te nel prof. Keating. Con la stima di sempre.

  5. Rachele ha detto:

    Mi ci ritrovo molto nelle tue parole Alessandro.
    Frequento l’Università di Scienze dell’Educazione per diventare Educatore e pochi mesi fa a lezione ho rivisto un pezzo dell’ Attimo fuggente. Questo perché dietro a quel personaggio ci sono alcune grandi verità sull’insegnamento e l’educazione. Sono convinta che molte di queste siano state inconsciamente anche una spinta verso la scelta del mio percorso. Quando vidi per la prima volta a scuola questo film mi colpì profondamente e se ora queste emozioni non sono ancora svanite (anzi tutt’altro e mi auguro che non succeda mai) vuol dire che le sento un po’ anche mie e spero di poter trasmettere anche solo la metà di queste grazie allo splendido lavoro che farò.

  6. Manuela ha detto:

    Salve Professore!
    Lei ha ben delineato l’immaginario che il personaggio interpretato da Robin ha lasciato nel cuore di tanti. Ed è fortunato ad avere avuto accanto, nel Suo giovane cammino, maestri che l’hanno ispirata. Posso dirLe che in Lei c’è molto di Keating: la passione e lo stupore di fronte alla vita, che insegnano, sostengono, condividono, incoraggiano, provocano. Grazie di esistere Professore, per il Suo amore per l’insegnamento, per i Suoi libri, per il Suo essere “figlio dello scirocco”.

    • Sonia ha detto:

      Condivido le parole espresse da Manuela riguardo al fatto che Alessandro D’Avenia è simile al prof. Keating per la passione e lo stupore di fronte alla vita, che insegnano, sostengono, condividono, incoraggiano, provocano.
      Sarebbe troppo bello se tutti gli insegnanti fossero così!

  7. Lanfranco ha detto:

    Grazie, Alessandro. C’è un poeta in ogni adolescente. E ogni poeta va preso per il suo… verso.

  8. Cristina ha detto:

    Sono una studentessa del Liceo Classico. E posso affermare con certezza, caro prof. D’Avenia, che come John Keating è stato un modello per Lei, Lei lo è stato per me. Quando mia madre mi presentó i moduli d’iscrizione al Liceo, non sapevo ancora esattamente quale indirizzò scegliere. Solo leggendo i Suoi libri e i Suoi articoli mi sono sentita provocata, messa in crisi. Grazie a Lei mi sono messa in gioco, ho iniziato a scommettere anche su me stessa. E sa che Le dico? È una scommessa che ho vinto alla grande! E se apprezzo e amo quello che faccio, lo devo a Lei e al professor Keating. Studiando il greco, il latino, la poesia sento che “la vita esiste ed io posso contribuire con un verso”. Quindi, caro Professore, non posso far altro che ringraziarLa per essere stato ed essere ancora uno dei miei modelli, insieme a John Keating, Bob Dylan, John Lennon e mia madre (la quale, ex-studentessa del Liceo Classico, La ringrazia per avermi fatto trovare la mia strada e avermi fatto fare la scelta migliore,molto più di quanto non fosse riuscita a fare lei stessa).

  9. Luciana ha detto:

    Spostare il baricentro dei nostri pensieri e della preghiera dalle necessità personali a quelle degli altri, siano essi amici, parenti, conoscenti o addirittura nemici è il salto che Gesù ci invita a fare…possiamo compierlo anche ora in questa occasione triste e che ci vede impreparati. Grazie Alessandro delle tue parole che aiutano a riconoscere la Misericordia di Dio!

  10. loredana ha detto:

    Davvero significativo vedere quante persone sono unite nel ricordare il prof Keating/ Robin…abbiamo sempre più bisogno di trovare qualcuno, uno sguardo, che colga e tiri fuori la poesia che c’è in noi, in ognuno di noi…coraggio, amore per la Vita, bellezza, ironia…arrivederci Capitano, mio Capitano… grazie prof Alessandro e continua così

  11. antonella fasoli ha detto:

    Strano destino quello di Robin Williams, uno dei piu` grandi attori contemporanei e uno dei miei attori preferiti.
    Ne “L’attimo fuggente”, il ragazzo che vuole fare l’attore, l’allievo piu` promettente della classe del prof. Keating, si suicida perche` suo padre gli vuole impedire di recitare, in quanto ha in mente per lui una professione piu` seria.
    Ho sempre amato questo film anche se la fine tragica della storia mi ha turbata e mi ha posto degli interrogativi sui confini del compito dell’insegnante, che esercita l’arte maieutica con i suoi allievi, e sulla vocazione e sul destino dell’artista. Ora leggo la fine di questo film bellissimo come un triste presagio, un’anticipazione della conclusione tragica della vicenda umana e artistica di Robin Williams. Robin Williams e` stato un attore formidabile, geniale. Tutti noi abbiamo trovato in lui uno specchio dove vedere riflessi i nostri sentimenti, le nostre emozioni e tutto cio` che e` tipicamente umano, la bellezza e la bruttezza dell’esserci. Robin Williams ha incarnato la vita in maniera piu` concentrata e piu` intensa di tutti noi, giocando in una varieta` di ruoli e di tipi umani, toccandoci il cuore, facendoci ridere e piangere.
    Mi chiedo perche` troppo spesso lo scotto che un artista deve pagare per la sua incontenibile energia creativa, per la sua corrente vitale continua, per la sua capacita` estrema di “soffrire al posto di”, sia la disperazione del senso di vuoto interiore, il silenzio assordante dell’anima. E` forse il prezzo da pagare per chi si avvicina troppo alla Luce, per chi si fa “portatore sano di un messaggio piu` grande di lui?
    Per questo non posso credere che tutto sia finito li’, nel chiuso di quella buia stanza di casa sua. Voglio pensare che ora la sua grande anima si libri sopra il cielo, finalmente libera da quel suo corpo che come la sua vita gli stava troppo stretto.

  12. Massimo Altobelli ha detto:

    Ho letto anch’io l’articolo di Gianni Mereghetti e secondo me lui ci invita a fare un passo in più rispetto alla novità che introduce il prof. Keating: non basta rompere gli schemi, occorre soprattutto proporre un metodo: guardare alla realtà secondo tutti i suoi fattori. Allora balza evidente agli occhi che siamo fatti per essere felici per sempre. Niente di meno ci può bastare. Da qui può iniziare la più grande ricerca:”la risposta alla domanda di felicità”. Anch’io sono un insegnante, in particolare di scuola primaria, dove “la domanda” si esprime ancora in modo “puro”,
    forse per poco…

  13. enrico maranzana ha detto:

    “Pedagogia talvolta zoppicante” ma innovativa e coinvolgente, che arricchiva l’immagine della disciplina insegnata, valorizzandone il metodo .. superando la tradizionale visione fondata esclusivamente sulla conoscenza. Proprio come enunciano, inascoltati, i regolamenti di riordino del 2010.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Non è cosa che si cambia a partire dalle leggi. Solo le persone possono fare quel riordino, dentro di sé. Nessuna regola esterna lo potrà fare…

  14. regina ha detto:

    Non è detto che il genio, il creativo, debba necessariamente fare una brutta fine, travolto dalla sua energia. Credo che, come tutti, abbia da scoprire e vivere la sua dimensione di piccolezza, di finitezza, di limite. Il genio, come tutti, è un uomo, e solo nell’Oltre e nell’Altro, Gesù Genio Creatore, può trovare la pienezza, la completezza, le risposte al suo spirito in movimento perenne. E’ tutta questione di un Incontro, fondamentale. Che purtroppo Robin non ha avuto qui in terra, ma ha ora in cielo. Finalmente. Perché il Genio ci unisce tutti, prima o poi.

  15. angela ha detto:

    Non ho apprezzato sempre Robin William come attore, soprattutto in quei ruoli troppo caricati e, secondo me, falsamente comici, ma vi sono stati almeno tre suoi films che sono veramente dei Signori films: Good morning Vietnam, Il talento di mister Ripley, ed il migliore di tutti: L’attimo fuggente. In questo ultimo, che lo si guardi dall’ottica studente o professore, io colgo, se sei giovane, lo sprone a non farsi scivolare addosso la vita ma esserne consapevolmente protagonista, segnarla con le nostre scelte e mostrarla, senza vergognarci delle nostre debolezze, a tutti coloro che incroceremo nel viverla, con la speranza che non vi sia il giudizio ma l’accettazione. Se sei maturo, il film ci fa capire che ciò che abbiamo ricevuto in dono ha un senso solo se non ci chiudiamo nei nostri egocentrismi, ma riusciamo a” salire sui banchi” per vedere più in là del nostro abituale vedere ‘’distratto,’ gli altri. Coloro che cresceranno intorno a noi, saranno tanto più motivati a ‘’lavorare sul loro formarsi come persone’’ se sapremo essere i primi a mettersi in gioco e lavorare su noi stessi. Riflessioni di una vecchia maestra elementare.

  16. Elena Santorelli ha detto:

    Caro Alessandro , condivido ogni parola che hai scritto, perché anche io a 16 anni, in una fumosa platea di un cinema d’essai , fui folgorata dal prof. Keating e decisi che un giorno sarei salita in piedi su una cattedra. Ora insegno, continuo a insegnare nonostante la scuola, le riforme, gli stipendi, i Presidi, i colleghi, gli alunni maleducati, i proclami dei politici e del mondo…Credo che abbiamo la stessa responsabilità di un neurochirurgo , perché interveniamo direttamente sul cervello…ma , per certi versi, maggiormente esposti a critiche e insuccessi perché agiamo su più individui CONTEMPORANEA MENTE!!!!
    Cerchiamo, piuttosto , di incoraggiarci, noi insegnanti, di sostenerci in questo compito, ricordandoci di rendere straordinaria la nostra vita e quella dei nostri ragazzi. Un caro saluto

  17. Cristina ha detto:

    Aspettavo questo articolo 🙂
    Grazie.

    Anche per me è stato uno choc la notizia di quel giorno.
    Il MIO film era Al di là dei sogni e sono certa che non ha avuto il tempo o la lucidità di poter credere all’unico Amore capace di salvarlo, ma confido in quello che avrà trovato subito dopo.
    Di certo, gli faremo celebrare messe.

  18. Eleonora ha detto:

    Carissimo Prof. Sognatore,

    grazie di cuore per questo bellissimo articolo!!! Come sempre, l’ho letto tutto d’un fiato. Ringrazio anch’io Robin Williams, mi unisco al tuo ringraziamento per il verso che ti-ci ha regalato: grazie a quel verso ha permesso ad un allora sedicenne di capire chi avrebbe voluto essere e ci ha donato un Prof, sceneggiatore e scrittore davvero “sognatore”. Grazie di cuore a Robin Williams, grazie a Te. E immagino quando Voi vi ritroverete, in Paradiso, infatti gli hai scritto “arrivederci”, in quel momento in cui dirai a Dio che sei stato un “Alessandro D’Avenia” unico, per citare te stesso. Se sei stato, sei e sarai un Alessandro D’Avenia così unico, lo dobbiamo anche al Prof. Keating. Grazie davvero.

  19. Eleonora ha detto:

    La scomparsa di Robin Williams è stata inaspettata, cruda, straziante. Ho avuto la sensazione di aver perso un caro amico che non vedevo da tanto tempo e ho riscontrato la stessa cosa in molti commenti scritti in sua memoria. La maggior parte dei ruoli interpretati da Robin Williams rappresentano uomini in tutta la loro fragilità ed umanità, ma anche in tutta la loro forza e capacità di rialzarsi. Dei lottatori malinconici. Dei modelli reali. Il professor Keating, lo psicoterapeuta di Will Hunting, Patch Adams, il marito e padre in Al di là dei sogni. Pensare che un uomo, un attore che ha ispirato milioni di persone attraverso questi personaggi si sia suicidato, disarma e fa riflettere. Per quanto i social network, il cinema e la tv possano mettere in contatto vite, storie e persone, per quanto si dia l’impressione di entrare nella vita di qualcuno, c’è sempre una distanza e un’alterazione.Il dolore, la depressione, la disperazione e le dipendenze dell’uomo Robin sono terribili, tristi, crudeli. Avrei voluto vedere realizzato il suo ultimo progetto di portare in scena la sua vita e i suoi drammi, con il sarcasmo, l’ironia e la serietà mescolati insieme, come solo lui sapeva fare. Avrei voluto vedere che questo percorso lo stava salvando, ma nell’attimo estremo della disperazione non è riuscito a perdonarsi. L’uomo e attore Robin ha rappresentato e rappresenta molto per me. Associandolo al verso oraziano pronunciato dal professor Keating (Carpe diem, quam minimum credula postero) ricordo che il mio professore, per spiegarci il significato profondo del verbo reggente di questa esortazione, ci donò l’immagine di un uomo caduto in mare. Quest’ultimo si sente perduto non avendo nessun appiglio a cui sostenersi, ma all’improvviso trova un pezzo di legno e, con la foga e la forza che solo il senso di sopravvivenza possono dare, lo afferra e vi si aggrappa. È questo il senso profondo ed intimo di “cogliere il giorno, l’attimo”. Afferrare con tutte le proprie forze, trattenere e godere di quel tempo e di quelle cose che ci sono ora. Il domani è un’illusione, un fantasma che ci perseguita. Quello che possiamo sapere è solo ciò che ci è dato adesso.

    Capitano, forse quel pezzo di legno, quell’appiglio non è passato o non lo hai visto. La notte era troppo nera e l’acqua così gelida che il mare ha preso il sopravvento.

    Ma io so che “ciò che è vero nella nostra mente è vero, che gli altri lo sappiano oppure no.”

    Sarebbe bastata una mano protesa e un sorriso, forse, a spezzare il buio.

    Bye, Genie.

  20. Maria Teresa Petrone ha detto:

    Ogni volta che leggo un tuo post non posso fare a meno di stupirmi per quanto tu riesca a esprimere a parole anche i miei sentimenti, le mie emozioni…. Anche io il giorno della morte di Robin Williams mi sono sentita orfana,oltre che un po’ delusa, devo dire: i personaggi interpretati da questo grande attore sono tutti fuori dall’ordinario, sopra le righe, anticomformisti ma coraggiosi, e il coraggio a lui è mancato in un momento decisivo della vita. Anche io sono stata “segnata” da L’attimo fuggente. Quando è uscito il film stavo pensando alla tesi, che grazie alle sue sollecitazioni si è intitolata “Il CARPE DIEM e la fugacità della vita umana nella poesia minore tra 4 e 500”. Dopo la tesi è arrivato il lavoro, e quale esempio migliore di prof carismatico ed empatico del prof. Keating? Dunque a lui, come interprete e come uomo, tutto l’affetto che si prova per la persone che diventano FARI nelle vite degli altri!

  21. Sara ha detto:

    Questo articolo potrei averlo scritto io: anch’io da bambina, dopo aver visto L’attimo fuggente mi dicevo: “Voglio diventare così. Voglio far questo!”
    E me lo riguardai altre 11 volte.
    Spero di riuscire, oggi, a mostrare il meglio che posso ai miei alunni, al servizio dei quali cerco ogni giorno di celebrare la Bellezza.

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