13 novembre 2014

Ciò che inferno non è – Dettaglio incontri del 2014

GENERALE

D'avenia-Inferno_pagina Rep 18

 

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13 responses to “Ciò che inferno non è – Dettaglio incontri del 2014”

  1. Luca Salvadei ha detto:

    Buongiorno

    Volevo venire domani ad incontrarla a Milano, ma da più siti trovo notizie contrastanti.
    Qui sul blog si parla di un incontro al Franco Parenti alle 11.00 e uno alla Mondadori alle 14.30.
    Sul sito Mondadori, invece, si parla di un incontro all’Università Sacro Cuore alle 10.30 e nessun incontro presso il multicentre mondadori.

    Nel caso si tenesse la sessione di firme alla Mondadori, presso quale multicentre sarebbe (a Milano ce ne sono tre).

    Grazie per l’aiuto. Spero vivamente di vederla domani.
    Anche perché sarebbe un regalo per mia figlia Anna (15 anni)
    Luca

    • Luca Salvadei ha detto:

      Ho trovato una conferma sull’incontro al multicenter, in una pagina seminascosta della Mondadori.
      Nel suo sito viene indicato inoltre che il multicenter è quello in duomo.
      Credo che ci vedremo li domani.
      Nel frattempo grazie di tutto.
      Luca

  2. Cristina ha detto:

    Buongiorno prof, quand’è che viene a trovarci a Brescia? Mi piacerebbe molto sentire la presentazione del suo libro!

  3. ORIELLA ha detto:

    una bella settimanina intensa, eh…
    ci vediamo domani a Bologna!!!

  4. ORIELLA ha detto:

    Grazie per l’incontro di stasera al Duse! Avrei voluto salutarti ma ho lasciato posto ai giovani… so quanto ti piace! Hai ancora un bell’accento palermitano, eh! Però sei magrino, mangi abbastanza?
    Alla prossima. Una mamma

  5. Carmen ha detto:

    Salve prof! Ci saranno altri incontri al sud, o più precisamente in campania? Grazie 🙂

  6. elis ha detto:

    ciao prof !!! un giretto in Molise no ???? 🙁

  7. Calo ha detto:

    Grazie a Federico! E grazie a te! ^_^

    http://serenementeinquieta.wordpress.com/2014/12/21/parole-per-ormeggiare-lanima-in-un-porto-sicuro/#respond

    Buone feste per te e per quanti porti nel cuore.

  8. Beatrice ha detto:

    sono Beatrice, 17 anni, Roma. Ti seguivo già da tempo sulla tua pagina di Facebook, ma ciò che inferno non e’ e’ stato il primo libro tuo che ho letto. Mi ha cambiato la vita, e non ti ringrazierò mai abbastanza. Faccio il liceo psicopedagogico, sono stata bocciata quest’anno. Non ho avuto voglia di studiare o non sono stata invogliata da una professoressa che mi ha fatto odiare questo mio anno di vita. Sono stata punita ingiustamente con una bocciatura per aver fatto valere la mia idea, e cioè che questa professoressa fosse incompetente e che non merita di essere chiamata “professoressa”. Tu ti chiedi mai se meriti di essere chiamato “professore”? ti da forza essere amato e voluto dai tuoi alunni? se potessi ti vorrei come professore, perché fin’ora nessuno ha saputo capirmi e farmi crescere come hai fatto tu in questo momento. Questo e’ essere professore, poi dopo vengono Boccaccio e Catullo. A scuola ti insegnano le cose come devono essere, non come sono. Tu li elimineresti i voti? per loro io non sono Jessica, per loro sono un numero. Voi professori dovete formarci vero? dovete insegnarci a crescere, ma almeno voi avete abbastanza maturità per salvare una persona che ha paura della vita? io ho perso fiducia nella scuola. “rispondimi ancora male e ti sbatto dalla preside” la parola “preside” mi ha sempre messo paura, come se mi stessero mandando in guerra. Ora le riderei in faccia per lo schifo che ha permesso. Non minacciate con note e preside se non siete voi per primi coerenti o in grado di affrontare una critica. Non tutti nascono professori. Io voglio sentirmi protetta da un professore, come quello dell’anno scorso, in un tema parlai di un ragazzo che mi aveva fatto soffrire e il professore mi disse “mi dici chi e’ e dove vive? gli vado giusto giusto a spaccare la faccia” ogni settimana mi chiedeva se pensavo a lui. Capiva dai nostri occhi come stessimo. Non dovrebbe essere forse questa la scuola? non dovrebbe essere la nostra seconda casa ? non dovreste essere i nostri secondi genitori? tu lo accetti il confronto con un alunno senza urlargli contro che tu sei il professore e hai sempre ragione? Posso dirti chi sono io? sono una persona che dorme sempre, e’ l’unico modo di scappare a se stessi. Mi piacciono molto le parole, per me sono come le ancore, servono a far star ferme le cose. A volte sembra che io voglia scomporre le cose in tanti piccoli pezzi per averli sotto controllo, “non puoi controllare tutto”, ma io i cambiamenti non li voglio. Ci metto una vita a farmi accettare, figuriamoci ricominciare. Neanche quando ho rotto tutto intorno a me voglio scappare. Prima si, ma ora ho capito che se sei un disastro puoi scappare dove vuoi, cambia il posto ma resti sempre tu.
    Io voglio fare la maestra. Dicono tutti che ci so fare con i bambini. E’ l’unica cosa buona che riesco a fare nella vita e l’unica cosa che mi rende felice, realizzata, soddisfatta di ciò che sono. Dare amore a dei bambini, aiutarli a combattere le loro guerre insieme, prenderli per mano, vincere e crescere insieme, darsi tutto reciprocamente. Io non credo sia da tutti. Non per vantarmi. Faccio volontariato con bambini figli di mafiosi o con genitori drogati. Bambini che la notte vengono svegliati dai carabinieri che portano via i genitori. Una volta lavai 80 bicchieri e un bambino figlio di mafiosi gli diede un calcio buttandoli tutti a terra, lo sgridai, prese un coltello e per scherzo inizio’ a puntarmelo in pancia. lo sgridarono e dalla volta successiva mi abbraccia e fa i compiti con me. Mi avevano affidato otto bambini, ora ne ho 27 che vogliono solo me. Probabilmente ho un dono. Io non voglio essere una ragazza che si mostra, ma che si manifesta. Io voglio lasciare un impronta nella vita di questi bambini, e mi riesce. Alla faccia tua stronza, vengo giudicata come una ragazza da bocciare e poi il tuo lavoro lo so fare meglio io. Quando vado a volontariato non mi importa che quei bambini facciano alla perfezione i compiti. me importa che loro si sentano protetti da me, mi importa che si fidino di me se gli dico che 2+2 faccia quattro. Io voglio che amino la vita, che imparino perché piace a loro, che facciano ciò che devono per affermare se stessi, per maturare, voglio che non ripetano su qualcun’altro gli errori che hanno subito a loro volta, io voglio che ne facciano un punto di forza e che siano migliori, che imparino a dare quell’amore che non hanno mai ricevuto. Trovo inutile mettere un voto a un bambino perché ti dice a memoria la seconda guerra punica. Io voglio che capiscano che su quel libro leggono “guerra” ma c’è chi l’ha subita, non e’ solo storia, non e’ solo un ammucchio di parole su un libro da imparare a memoria per un interrogazione. Devono imparare a vivere e a combattere per ciò che e’ giusto per loro. Guardo quella stanza piena di bambini contenti che disegnano, giocano, recitano, ballano.. sono loro la polifonia della vita. Ho imparato a distinguere chi e’ semplicemente maleducato da chi e’ educato al mare. Ho imparato a non arrabbiarmi con quel bambino che chiama a un altro “sporco negro”, perché e’ lui il primo che sta soffrendo e pensa che non sia giusto che sia solo lui a soffrire. Ma che te ne fai di studiare a memoria se poi muori dentro e vorresti avere una vita normale come tutti? Quei bambini non hanno la testa per studiare, e li etichettate con un voto, li bocciate perché così vi levate un problema, e magari quel bambino voleva essere salvato da te professore, aveva bisogno che tu capissi che dietro quel rispondere male e cercare giustizia era perché soffriva. Un bambino non guardato e’ un bambino perduto. A volte non serve per forza guardare dentro di lui, a volte basta guardarlo come gioca a calcio o come riesce a mantenere il respiro sotto l’acqua, guardarlo e farlo sentire “grande” come sogna già di essere. La scuola non ti insegna un cavolo. Ma a te non da fastidio quando devi chiamare “collega” uno che non sa fare il suo lavoro? Sono nata e cresciuta in una famiglia evangelica. E Don Pino non ha parlato di Dio a quei bambini, glie lo ha mostrato, Dio. Dio bisogna prima darlo, poi dirlo. Don Pino mi ha insegnato a non giudicare Francesco che maltratta i cani o il bambino che ha rotto il labbro a Federico. Don Pino mi ha insegnato la pazienza di aspettare i frutti che stava seminando. Credevo di essere “già” e invece non sono che “appena”. Credevo di fare già tutto quello che mi chiedeva Dio, e invece ho giudicato tante volte tante persone senza conoscere. E che me ne faccio di andare al classico se non imparo questo? ma soprattutto, e che te ne fai di essere un liceo umanistico se non mi insegni a capire e amare l’uomo che nasconde il suo dolore dietro la cattiveria? che te ne fai di insegnarmi Boccaccio se prima non mi insegni a vivere?
    Mi manca Don Pino. Odio la realtà, e mi rifugio nei libri, gioisco e soffro insieme a ogni personaggio. Ho pianto leggendo della sua morte. Io ho ancora bisogno di lui. Ho bisogno che mi insegni tante di quelle cose, come ad avere pazienza, a sopportare, a imparare a non farmi vincere dal male ma vincerlo col bene. Ho davvero bisogno di lui. Mi manca sentirlo citare versetti della bibbia. Li sapevo tutti leggendoli, ma lui Dio me lo ha mostrato. Non erano solo parole le sue. “Molti marosi e minacciose tempeste mi sovrastano, ma non ho paura di essere sommerso, perché sono fondato sulla roccia. Cosa dovrei dunque temere? la morte? per me vivere e’ Cristo e il morire un guadano. e se Cristo e’ con me, di chi avrò paura?”, “la cosa più importante è che in due diventate Cristo. La vita di cristo entra in voi e da quel momento il vostro amore risorge ogni volta che muore”.
    Don Pino ha saputo rasserenarmi. Io sono questo libro. Io sono Federico che ha imparato a fare un percorso e a giudicare con il giusto peso. Don Pino e’ il mio esempio da seguire, e io voglio essere come lui, sempre più attaccata a Dio, sempre più brava a lasciare un impronta nella vita di quei bambini, sempre più brava a DARE Dio, non a DIRE Dio.
    Magari anche questa bocciatura mi farà bene. So che sono passata da un discorso all’altro, ma era quello che sentivo di dover tirare fuori. E volevo che tu lo sapessi. Grazie per essere stato il mio professore il tempo di 317 pagine.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie, care Beatrice, per queste parole piene di rabbia e speranza. Abbi pazienza, un passo alla volta, costruisci quello che sai essere bello, vero, buono e lascia perdere chi non merita la tua vita. Un abbraccio

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