6 dicembre 2011

Capirsi con il cuore

La Stampa, 4 dicembre 2011

Tu come hai fatto a capire che quella è la strada per te, il modo in cui giocarti la tua intera vita?».
Così mi ha scritto una ragazza di 16 anni, dopo aver finito di leggere «Cose che nessuno sa», mentre stavo scrivendo questo articolo.

Si può morire restando vivi. Si muore in molti modi e il più diffuso è quello della solitudine causata dall’assenza di possibilità di raccontare la propria storia, unica e irripetibile, a qualcuno. Amiamo e vogliamo essere amati perché ci sia almeno un interlocutore a cui poterla raccontare questa nostra benedetta vita così grande e fragile. Alcuni giovani muoiono da vivi, per assenza di racconto. Il mondo che dovrebbe ascoltare le loro vite, quello degli adulti, giudica la loro tela assurda, prima ancora che tratti e colori di quella storia si siano potuti dispiegare.
Si muore giovani, e non perché cari agli dei, ma perché disprezzati da loro. Non per una guerra cruenta, ma per mancanza di sguardo: una vocazione, una unicità, per essere ha bisogno di essere percepita.

La gioia di vivere – mi hanno insegnato i miei genitori e maestri – non dipende dal successo, ma dal fatto di occupare il proprio posto nel mondo, nella fedeltà a quello che siamo chiamati a essere e fare, sulla base dei nostri talenti e dei nostri limiti, la conoscenza dei quali ha il suo spazio privilegiato nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima giovinezza. Ciascuno di noi è la propria vocazione, la propria chiamata, il proprio compito. Sul tempio di Apollo a Delfi c’era scritto «Conosci te stesso». Da lì prese le mosse il pensiero occidentale ed è lì che bisogna guardare per questa crisi che è prima ancora che economica, una crisi di senso e di identità.

Eraclito disse che il carattere dell’uomo è il suo destino. Platone immaginò nel mito di Er che un «dàimon» ci affiancasse, perché il destino di ciascuno si compisse. Tutti sappiamo che qualcosa ci chiama a percorrere un certo cammino. Magari non si tratta di un annuncio eclatante, ma di piccole spinte (un libro, un film, un incontro, un fatto…) verso una strada, mentre eravamo persi in una selva di vie possibili. Ognuno di noi è irripetibile e la libertà, diceva Hannah Arendt, è «esserci per un nuovo inizio»: a ciascuno di noi è affidato il proprio sé come inizio, compito e compimento. Solo questo genera gioia di vivere: armatura forte di fronte ai fallimenti, spada che consente di non rifugiarsi, impauriti dalla vita, in autismi virtuali ed emotivi (dipendenze di ogni tipo).

Quando un adolescente cerca di spiegare la propria strada, senza rendersene conto porta la mano al cuore, come se intuisse il mistero di sé. È uno dei momenti del mio mestiere di insegnante che amo di più: quando si «accorano», si attorcigliano attorno al proprio cuore per ascoltarlo e spesso accade quando sono ascoltati. Sarà proprio la scoperta di questa unicità, percepita, preservata, ricordata, difesa da chi ci ama a dare senso al quotidiano vivere, anzi proprio a quel ripetitivo copione darà brillantezza e novità. Questo vale in ogni epoca e in ogni congiuntura storica, anche e soprattutto le crisi, durante le quali si è costretti ad andare all’essenziale. Questo ai giovani non può e non deve essere tolto: la bellezza che alberga nell’unicità di ciascuno ha bisogno di ricevere uno spazio, un riconoscimento, per non morire. Questo spazio è la famiglia, questo spazio è la scuola.

I ragazzi chiedono ogni giorno questo riconoscimento. Hanno nostalgia di uno sguardo che riconosca la loro unicità, che non giudichi e inscatoli la loro vita prima ancora di averla accettata nel suo straordinario, scomposto, contraddittorio emergere, che è già segno di ricerca. Questo mi chiedono ogni giorno: «Aiutami ad essere me stesso». I giovani di oggi hanno questa fame, io lo vedo, ma questa fame di sé, questa fame di destino, questa fame di futuro è stordita dalla sazietà del benessere. Se non ho fame di futuro il mio presente sparisce. E ha un sogno solo chi si ferma a considerare i mezzi che ha per attuarlo. Ma se invece di conoscermi sonnecchio per riuscire a digerire l’eccesso di portate di cui vengo ingozzato, sarà tardivo e brusco il risveglio: chi sono io e che ci faccio qui?

Se so chi sono e che ci faccio qui è perché a 16 anni ho trovato chi mi aiutasse a unire i pezzi ancora sconnessi del puzzle della mia vita e a percepirmi come compito da realizzare. A 16 anni ho deciso di diventare insegnante perché avevo un insegnante che amava non solo ciò che insegnava, ma amava la mia vita con la sua irripetibilità. A 16 anni ho deciso che volevo dedicare la vita ai ragazzi perché il professore di religione della mia scuola, padre Puglisi, si lasciò ammazzare per provare a cambiare le cose.

A 16 anni i miei genitori mi hanno messo alla prova, e io che li mandavo a quel paese come ogni adolescente, in realtà toccavo la reale consistenza dei miei sogni. Questi mentori mi hanno insegnato che non è il successo il criterio per essere sé stessi, ma che essere se stessi è il successo. Molti ragazzi rimangono paralizzati all’idea che non riusciranno a realizzare i loro sogni e questo è il veleno di una società che lavora per produrre, comprare e consumare, anziché lavorare per costruire un tempo buono e ampio per appartenersi e appartenere attraverso relazioni e amicizie vere.

Se il criterio di giudizio dell’agire è il successo, si rimane prigionieri di un destino crudele, che può schiacciare prima ancora di mettersi in movimento. Invece ciò che rende felici è realizzare la propria vocazione, indipendentemente dal riconoscimento «della folla». Si può avere successo come madre, come insegnante, come panettiere. Basta essere pienamente ciò a cui si è chiamati.

È la crisi ad aver rubato ai giovani il futuro? No. La crisi farà venire più fame, costringerà a non accontentarsi del benessere per essere felici. Il futuro ai giovani lo rubano gli adulti che non li guardano, gli adulti che occupano i posti di potere e se ne fregano del bene comune, gli adulti che fanno diga per l’ingresso di nuove leve negli ambienti di lavoro, gli adulti che non sono disposti a mettersi al servizio della generazione successiva passando il testimone. Come tanti Crono se ne stanno seduti a digerire i figli che loro stessi hanno messo al mondo.

I sistemi educativi dovrebbero riconsiderare le loro priorità. Cominciamo a credere nella unicità delle vite che ci sono affidate, serviamole togliendo qualcosa al nostro egoismo. La cena con i figli è più importante di una pratica di lavoro sbrigata la sera tardi, una moglie stanca dopo una giornata infernale è più importante di una partita di calcio in tv, un alunno è più del suo 4 o del suo 8…

Dalla famiglia e dalla scuola si può ripartire: non si richiedono riforme strutturali, ma riforme del cuore e della testa. In famiglia e a scuola ho imparato a occuparmi degli altri e a non pensare di essere il centro del mondo. In famiglia e a scuola ho scoperto la mia vocazione.
Lo aveva già scritto in pochi versi Dante quando il suo maestro, Brunetto Latini, gli disse: «Se tu segui tua stella/ non puoi fallire a glorïoso porto/ se ben m’accorsi ne la vita bella/ e s’io non fossi sì per tempo morto/ veggendo il cielo a te così benigno/ dato t’avrei a l’opera conforto».

68 responses to “Capirsi con il cuore”

  1. Federico ha detto:

    Parlo da 25enne, che a tratti pensa di aver capito tutto, con delle pause in cui quel tutto sembra troppo difficile per meritare attenzione.
    Non credo nella casualità, non credo nelle colpe, negli sbagli. Tutto ciò che ci appare sbagliato nasconde un insegnamento, come la crisi economica che per forza di cose ci farà risvegliare. Scopriremo che non è affatto una sciagura, ma l’unico modo per far si che la storia vada avanti.
    Credo non serva opporsi con indignazione ad una vita che ci sembra crudele, vuota. Accusiamo tutti per aver paura di perdere ciò che crediamo di essere.
    Una foglia può essere maestra assoluta di vita se abbiamo l’umiltà di lasciarci guidare.

  2. Alice ha detto:

    Io a 33 anni non ho ancora trovato la mia strada. Faccio mille cose per riempirmi la vita, cose anche belle e importanti nel campo del volontariato, ma non sono soddisfatta di nulla. Non mi piace il mio lavoro e non lo posso cambiare, non mi piace la mia vita e non la posso cambiare. Vorrei una famiglia, una persona che mi ami e si prenda cura di me ma non sono capace di trovarla. Scusa lo sfogo è una giornataccia…

    • Prof 2.0 ha detto:

      Capitano anche a me queste giornate, Alice. A volte basta una buona dormita. A volte è il momento di mettersi in gioco di nuovo: la tristezza è parte della vita ed è al servizio della vita. Cerca di sfruttarla per qualcosa di nuovo!

  3. Rossana ha detto:

    Salve Prof! Ho letto entrambi i suoi libri e riguardo a quest’articolo penso che quando dice ” La cena con i figli è più importante di una pratica di lavoro sbrigata la sera tardi, una moglie stanca dopo una giornata infernale è più importante di una partita di calcio in tv, un alunno è più del suo 4 o del suo 8…” credo che questo mia madre l’abbia capito.. solo che non ne parliamo spesso, ma so che lo ha capito. Diverso invece è con mio padre, che non capisce che non sempre si ha ragione; vuole avere sempre la meglio su tutti e assume un atteggiamento autoritario, impone i suoi pensieri e non lascia grandi scelte: si fa come dice lui e con me è molto severo (ho 15 anni),a differenza di mio fratello(13 anni) tant’è che non ci parlo quasi mai! Il suo libro mi ha aiutata molto e soprattutto mi ha fatto riflettere sul rapporto tra Margherita e il padre. Lei va alla ricerca di suo padre, vuole di nuovo accanto a sè quell’uomo che sin da bambina le trasmetteva sicurezza, invece io ancora devo conoscere mio padre, ancora devo scoprirlo ma.. non ne ho il coraggio!Mi fa paura. Spero che un giorno riesca! Grazie mille per ciò che mi insegna! Ps, Ho trovato un’ottima idea quella del concorso fotografico, a cui partecipo! La fotografia è un’arte che amo molto e che ogni tanto mi aiuta a ricordare e fa scendere qualche lacrimuccia! A presto! Rossana

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Rossana, abbi pazienza con papà e scrivigli o digli quello che hai scritto a me. Vedrai che qualcosa succederà.

  4. Gabriella Giannone ha detto:

    Tenterò di condividere il contenuto meraviglioso di questo articolo con i miei alunni di terza media. Sono certa che qualcosa resterà nonostante la loro difficoltà (causa l’età) ad intuire alcuni passaggi.
    Ma come arrivare al cuore dei genitori o di alcuni colleghi che limitano l’insegnamento alla mera erudizione?

    • Prof 2.0 ha detto:

      Bella domanda. Io proverei a parlare loro, magari proprio a partire da uno spunto di riflessione condiviso come un articolo, un filmato, una cena…

  5. Mônica Leite ha detto:

    I totally agree, only through a careful eye everyday things, and our heart, we understand what our real vocation in the world.
    thanks for this very beautiful article! as an adult I have to remind me every day because I go out to work, to remember who I work for, for so do not get plastered …. Thank you!

  6. Francesca ha detto:

    a 36 anni, mi sto chiedendo se veramente non stia “sbagliando mira”… mi sto interrogando seriamente sul significato che ha il non aver realizzato il mio sogno, quello di avere una famiglia. Non ci ho creduto abbastanza? non era il mio sogno ma solo la realizzazione di desideri e aspirazioni di altri (i miei genitori)? non mi sono impegnata? non lo so, e ad oggi, non ho strumenti per capirlo…

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Francesca, mai annullare la vita passata: è un percorso, una storia. Adesso questa storia ti chiede di metterti in discussione. Gli strumenti li troverai poco a poco. In bocca al lupo!

  7. ElyB ha detto:

    Epiteto (mi sembra fosse lui…)diceva “innanzitutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fà ogni cosa di conseguenza”, tu hai chiuso il cerchio. Sei un bell’esempio da seguire, il tuo articolo è stato come un pugno nello stomaco. Spero di riuscirci anch’io in un giorno non troppo lontano anche se ho passato da un po’ i 16 anni…
    Sei fantastico.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara ElyB io non sono esempio di nulla. Un povero professore di liceo a cui è capitato qualcosa di più grande di lui. Parlo solo di quello che cerco di fare, con alti e bassi.

      • ElyB ha detto:

        Caro Prof, non fare il modesto… sei un povero professore ma fortunato perchè stai ogni giorno con i tuoi ragazzi, sei a contatto tutti i giorni con il futuro del paese, hai una responsabilità e una fortuna immensi: quella di aiutare giovani menti ad esprimere il loro potenziale ed una fonte di ispirazione inesauribile…ma non serve che te lo ricordi io se no non avresti fatto l’insegnante. Per me sei un esempio come coetaneo, non è facile a 35 anni esprimere tanta convinzione in quello che si fa come lo fai tu. Anch’io mi sono un po’ persa (un po’ come descritto nei loro post da Francesca e Alice) ma è una storia lunga e poi prof… sto andando fuori tema.
        Grazie per il “cara” Ely era un secolo che nessuno mi scriveva un messaggio cominciando così!
        Il 31 gennaio sarà il mio compleanno, chissà se riuscendo ad ascoltare le tue parole dal vivo non mi capiti di trovare l’ispirazione per colorare la mia pagina bianca!?!

  8. Beatrice ha detto:

    E’ davvero vero!! Leggere questo articolo risveglia dentro di me la voglia di scoprire me stessa e mi rende curiosa di sapere che viaggio mi aspetta, perché so che sarà unico!

  9. Bea Bucca ha detto:

    caspita è davvero vero ciò che dice.. lo provo anchio con i miei genitori.. che mi impediscono di credere nei miei sogni, di essere me stessa.. sarebbe bello che loro capissero ciò che tu dici

  10. Federica ha detto:

    Semplicemente…cosmico!!!
    Ok, avrei potuto scegliere tra un’infinità di altri aggettivi per definire questo articolo ma dalla mia testolina da liceo scientifico è uscito solo questo.
    E’ circa una settimana che vado avanti a leggere i suoi articoli dicendomi che prima poi un commentino ce lo lascerò vista la tempesta di riflessioni che scatena in me ogni volta che leggo un suo scritto, eppure non trovavo mai le parole. Poi oggi ho capito cos’è che proprio non riuscivo ad esprimere. La stima. La stima che ho per i professori come lei. Penso di essere una studentessa molto fortunata perchè più della metà del mio corpo insegnanti è costituita da persone che amano il loro lavoro e che trasmettono questo amore a noi ragazzi. E non è per niente scontato. Le loro lezioni non sono scandite dal suono della campanella, loro insegnano 24 ore su 24 e sanno stupirci, lasciarci a bocca aperta, assetati di conoscenza. Siete eroi, ecco.
    Ho una copia di “Cose che nessuno sa” sul davanzale della finestra, che funge da libreria ormai. Non ho il coraggio di metterlo in un armadio, so che ha da insegnarmi ancora molto, nonostante io l’abbia letto moooolto lentamente in modo da gustarne ogni parola. E magari, visto che viene a Milano, me lo farò anche autografare =)
    Grazie, prof!

  11. Aurora ha detto:

    Meraviglioso.

  12. Catia ha detto:

    purtroppo non sono una persona molto ottimista però leggendo il tuo articolo mi viene voglia di sperare che le cose possano cambiare. caro professore ho una figlia in prima superiore e un’altra in terza media e auguro loro, e a tutti i ragazzi come loro, di trovare professori e adulti come te….adulti che le sappiano guardare, aiutare e amare. mi impegno a cercare di esserlo anch’io. grazie infinite

    • Prof 2.0 ha detto:

      Io non dico queste cose perché sono ottimista, Catia, ma perché spero: mi impegno ogni giorno perché questo accada e questo non può togliermelo nessuno.

  13. marco ha detto:

    Grazie alessandro!!Stavo pensando come mediare l’incontro con i genitori che ho domani dove il tema e’: “Non cio’ che io voglio,ma cio’ che vuoi tu”,proprio sulla vocazione e sulla vita. Credo proprio che questo testo calzi a pennello per una bella riflessione,non e’ un problema se lo utilizzo?

  14. gabriella ha detto:

    Mi ha colpito molto una frase che hai detto alla presentazione di “COSE CHE NESSUNO SA” al Libraccio di Milano, un mese fa.
    Scusa Alessandro se non ricordo le parole precise, ma il succo era “il rischio che corrono i ragazzi quando non hanno un sogno da realizzare è di finire col realizzare il sogno di altri”.
    E’ una riflessione che non avevo mai fatto, ma che condivido molto.
    Grazie per questo articolo, trovo che sia uno dei più belli che hai scritto.
    Gabriella

  15. Elena ha detto:

    E’ per questo che non mi sono ancora veramente stancata di fare la prof. (nonostante i numerosi momenti di sconforto…), e la prof. delle medie, pur con una laurea in lettere classiche! E’ perché condivido le parole che hai scritto,innanzitutto per me, quindi per i miei figli e per i miei scolari! Ed è per questo che non mi stanco di leggere e di far leggere loro le storie universali (i classici, dall’epica in giù!), dove ognuno può ritrovare con stupore la propria storia per imparare a raccontarla (magari in modo goffo o sgrammaticato!)
    P.S.: Anche i libri di scuola (le – per me famigerate – antologie…) spesso mi appaiono come un banchetto fatto di un eccesso di portate con cui ingozzare i ragazzi, una farcitissima “happy hour”, in cui speluccare un po’ di tutto per finire con la sensazione di non sapere se e che cosa si sia mangiato… Meglio un invito a pranzo intorno ad una tavola apparecchiata con amore, dove gustare due o tre portate, quelle giuste, che ti lasciano dentro i colori, il profumo, il sapore che ricorderai e cercherai e riconoscerai ancora.
    A scuola si dovrebbe imparare a leggere davvero… Leggere è incontrare: trovare sé negli altri e gli altri in sé. Conoscere e conoscersi. Diventare grandi.

  16. Chiara ha detto:

    Sto iniziando il mio cammino da insegnante…ho intiuto fosse questa la mia vocazione lavorativa…per i motivi che dici tu, per la bellezza dell’incontro , dello sguardo di quello studente che con i suoi occhi ti chiede di aiutarlo a crescere, ti chiede di dissetarlo, ti chiede di E-DUCARLO per “far venir fuori” la sua compiutezza d’essere, li a scuola, con gli strumenti che hai, con quei libri, con quei programmi, con quelle storie vecchie…( come dicono molti di loro..)IL miracolo della scuola è questo. Nonostante il caos in cui vive ora… Ho iniziato le mie prime supplenze…con la fatica dell’incontro – scontro con la classe che ( soprattutto alle medie) sembra essere li da addomesticare più che da educare… spero di non dimenticare mai Il Senso più vero del nostro lavoro, spero di non tralasciare mai di guardare quello studente con gli occhi giusti che sanno vedere oltre, oltre a quella confusione che fa, oltre ai suoi 5, oltre alla sua maleducazione….Le tue parole, in questo articolo, mi hanno dissetata, mi hanno ricordato Il vero di tutta questa storia che è la Scuola , che è l’insegnamento…perciò..GRAZIE,Grazie, Grazie Davvero!

  17. Patrizia, Acireale ha detto:

    Questo tuo articolo è già un bellissimo regalo di Natale! Forse perchè c’è la Crisi (epocale, assurda per molti, spiegabile solo con strani versi stranieri…)ma regalare belle parole e pensieri profondi dovrebbe diventare un “must”(siamo tutti un po’ schiavi del gergo anglofono)per fare e farci del bene. In questo momento ti immagino come un giovane Babbo Natale con una slitta piena di tutti i tuoi scritti, libri e articoli, e stai volando sopra la nostra Italia con questi doni leggeri e vibranti:siamo propri fortunati a esser Italiani!

  18. laura ha detto:

    questo articolo riscalda il cuore. Nascono pensieri di profonda gratitudine e speranza.
    ciao
    Laura

  19. Leonardo DeCarolis ha detto:

    Io prof ci sono diventato per caso, per una domanda fatta quasi a mia insaputa da mia sorella…però amo questo mestiere, lo amo maledettamente per tutte le volte che mi permette di affacciarmi, sepppure in punta di piedi, nelle vite delle migliaia di adolescenti che sono passati dalle mie classi. E’ come se, vivessi contemporaneamente tutte le loro cose, che mi arricchiscono continuamente, ascoltandoli con interesse, voglia di conoscere, e voglia di sapere. Lo amo al punto di essermi persino appassionato alla materia che insegno, una chimica che mi sembrava fredda e impersonale….sono e mi ritengo una persona fortunata, fino ad una riforma che ha ridotto le mie ore ad..una sola settimanale

  20. Marta Viazzoli ha detto:

    “Cinquemila ore,mille giorni,cinque anni.E’ il tempo che passerete al liceo(…).Tutto questo tempo dovrà servirvi a qualcosa.Altrimenti l’unico scopo si ridurrà ad assolvere un dovere.” Pagina 35.”se tutto quello che studiate a scuola non vi aiuta a vivere, lasciate perdere.”
    Sono in V ginnasio, il primo anno di liceo l’ho passato ad assolvere un dovere e il secondo non sembra diverso.
    La vecchia e bisbetica prof. d’italiano,storia e geografia(te ne ho parlato in una “lettera” come commento all’articolo ” il primo giorno di scuola che vorrei”) non è andata in pensione.Le altre materie non mi interessano forse perchè i professori non mi stimolano.Il tempo che passo a studiare (per ottenere dei miseri 6 e mezzo)non mi permette di fare,come vorrei, quello che mi interessa e mi aiuta a crescere.Sto buttando i miei anni di liceo.Vorrei sapere un buon motivo per continuare a studiare.Quello che studio a scuola non mi aiuta di certo a vivere…lascio perdere?Eppure dentro di me c’è ancora un filo di speranza che mi porta a pensare che i miei sacrifici mi serviraranno a qualcosa.
    “Ché perder tempo a chi più sa più spiace”
    PS complimenti per la presentazione di Roma!

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Marta, se me lo consenti mi piacerebbe pubblicare la tua lettera sul blog e vediamo cosa succede. Ti risponderei all’interno del post se mi dai il permesso.

      • Marta Viazzoli ha detto:

        Certo,scrivi qui sul blog,per me non c’è alcun problema.Ho proprio bisogno di una risposta, le tue parole mi danno la forza per non mollare tutto.Grazie 🙂

  21. Rosa M ha detto:

    Ogni tanto leggo i tuoi posti, ci sono spunti per riflessioni,non solo per i ragazzi, ma anche per chi, come me, ha trascorsso 40 anni bellissimi ad insegnare nella scuola…

  22. Jose ha detto:

    Muy bueno el artículo. Me ha gustado mucho.
    Es el ejemplo de muchas vidas logradas.
    Ánimo con la batalla!

  23. Euly ha detto:

    Prof,
    leggendo il tuo ultimo libro non ho potuto fare a meno di chiedermi se esista una “Stella” nella tua vita o se ancora la stai cercando.
    Se non ti va di rispondermi vista la domanda un pò invadente,io cmq ti auguro di trovarla o se già c’è di essere felice.Ogni cuore merita di ricevere tutto l’amore che da.
    Continua a scrivere che ci riempi di gioia.
    Euly

  24. Fabio ha detto:

    Ho deciso che lunedì vado a comperare il libro. 🙂 A volte mi faccio “fregare” dalla Sinossi. Alcuni libri come i tuoi vanno scoperti piano piano…
    L’ho deciso grazie alle parole di questo post.
    Grazie ancora Alessandro per i libri che scrivi..
    un abbraccio
    Fabio

  25. Sunshine ha detto:

    Caro prof,
    la ringrazio perchè con i suoi libri mi ha regalato qualcosa di grande, qualcosa che si può capire solo se si scava dentro il proprio cuore.L’anno scorso mi è successa la stessa cosa di Leo..nella mia vita era tutto rosso..però poi di colpo il bianco ha invaso la mia strada..anche io come Leo però ho avuto la fortna di avere una prof che mi ha aiutata..ha messo una rete sotto a quella corda in cui io con molta insicurezza e paura camminavo.Il suo libro e le parole della mia prof mi hanno fatto riflettere molto..anche io ho dovuto dedicare giorni per ritrovare la mia anima che da qualche tempo era vuota. “La maturità non si dimostra nel voler morire per una nobile causa, ma nel voler vivere umilmente per essa” è tutto vero. Adesso vivo. Amo la vita e tutto ciò che ogni attimo mi offre, a partire dalle cose più piccole. La vorrei ringraziare perchè mi ha fatto ritrovare il coraggio di sognare..perchè i sogni non possono morire. Se non si sogna si muore. Quindi io sognerò per sempre.Grazie!

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Sunshine, grazie per le tue parole. Adesso l’importante è cominciare a mettere i piedi ai tuoi sogni perché diventino progetti!

      • Sunshine ha detto:

        E’ quello che sto facendo..ogni giorno accumulo la forza per andare avanti in modo sereno..affinchè la speranza mi dia scacco matto in ogni singolo istante della mia vita! Grazie.

  26. Elisa6782 ha detto:

    Ciao Alessandro. E’ un momento molto importante della mia vita nel quale sto capendo quello che avrei voluto davvero fare…ho 16 anni e frequento il liceo linguistico solo che mi sono resa conto troppo tardi che avrei voluto intraprendere un’altra strada. Ora leggendo quest’articolo hai risvegliato in me quelle domande che mi tormentano da giorni…io ho già le idee molto chiare e sento dentro questo grande desiderio di insegnare e soprattutto vorrei trasmettere agli altri la voglia che ho io di imparare e di conoscere…l’unico problema è che all’università avrei voluto fare lettere classiche …ma come posso intraprendere quella strada senza aver studiato al liceo approfonditamente latino e senza mai essermi avvicinata allo studio del greco? So’ solo che rimpiangerò a vita questa scelta perchè potrebbe privarmi di fare quello che ho sempre sognato di fare!!

    • Prof 2.0 ha detto:

      A che anno stai Elisa?

      • Elisa6782 ha detto:

        al secondo anno…

        • Eleonora ha detto:

          Ciao Elisa! Che bellissimo desiderio che hai nel cuore! Non abbandonarlo, conosco persone che hanno frequentato il Liceo Scientifico e si sono laureate in Lettere Classiche, e anche con ottimi voti. Sono pochi coloro che si iscrivono a Lettere Classiche senza aver frequentato il Liceo Classico,ma ci sono, anzi, un mio compagno di corso veniva proprio dal Liceo Linguistico e,anche se più lentamente di altri, ha raggiunto il suo obiettivo. Addirittura, i primi anni a Lettere Classiche lui è stato un esempio, tra gli altri, per me.
          Come dice il Prof. Sognatore: i sogni, per potersi realizzare, devono trasformarsi in progetti: e il tuo sembra già tale 🙂
          Sbaglio, Prof. Sognatore? 😉

          • Elisa6782 ha detto:

            Temo che sarà molto difficile che tutto questo si possa realizzare ma comunque una piccola speranza resta nel mio cuore ! <3
            Più che altro credo sia un percorso davvero difficile da intraprendere!!

  27. laura bruna ha detto:

    Non ho più quei 16 anni trascorsi da un pò,ma la memoria ritorna,salva,ci rende più umani se,andando avanti nella vita ci dimentichiamo quello che siamo stati.Di quegli anni ho ricordi di me,avanti e indietro dal mio paese fino a catania,con gli spartiti sotto il braccio,gli occhi assonnati per la levataccia mattutina,chopin nel cuore, prendere lezione di piano e poi tragitto inverso.Molti i sogni,tanti dei quali sfumati via.Non dò colpe al destino,nè agli adulti che hanno affiancato la mia vita,ma quanto avrei voluto una madre che mi ascoltasse,ma col cuore.Oggi insegno ai bambini a credere nei sogni,a non arrendersi,ad essere forti,ma forti dentro.un abbraccio al poeta che sei,Alessandro.

  28. chicca ha detto:

    Caro Prof,
    sono stata brevemente una sua indegna collega (piccola supplenza in un Liceo Scientifico, al biennio) e devo dire che quello che mi è rimasto, oltre al ricordo di uno stress da preparazione delle lezioni, correzione di quantità industriali di compiti e orrende riunioni, è la bellezza e la brillantezza di quelli che considero segretamente “i miei ragazzi”. Se un insegnante non ama i suoi studenti perde l’unica motivazione per il suo lavoro.
    Complimenti per questo bellissimo pezzo sui giovani
    Cari saluti
    chicca

  29. Mari ha detto:

    Carissimo profduepuntozero,
    leggendo la parte in cui dice che a 16 anni ha deciso di voler diventare insegnate sono riuscita ad immedesimarmi trovando bianco su nero i miei pensieri. questo è il mio sogno: fare nella vita qualcosa che mi piaccia e trasmettere la passione per la vita ai ragazzi, esattamente come sta facendo la mia professoressa di lettere.
    colgo l’occasione anche per farle i complimenti, ho letto entrambi i suoi libri che trovo davvero eccellenti, per come vengono trattati gli argomenti e per come sono diretti e d’impatto (inoltre, ADORO il suo modo di scrivere; come ha detto la scrittrice Arslan, la sua “lingua è soave e sfrangiata, ma sempre appoggiata su una cultura profonda e profondamente amata”.

    ps: aspetto con ansia un suo intervento in Friuli o Veneto!

    Mari.

  30. Cristina ha detto:

    Ciao Alessandro,
    ho finito da poco di leggere i tuoi ultimi due articoli. Devo dirti che mi sono quasi commossa. Non è ovvio pensare che ci sia ancora qualche adulto che pensi ai giovani e al loro futuro, adesso come adesso.
    Non so bene perchè, non credo al caso, ma in questi giorni mi è capitato più volte di parlare del mio futuro e del mio sogno. Non è il sogno da bambina piccola, ormai ho 17 anni. Dovrò segliere l’università, e mi piace molto matematica. Da una parte mi iscriverei subito a questa facoltà, ma dall’altra non lo farei mai, perchè mi piacerebbe molto andare a insegnare ma so che è molto difficile. Mi piace stare con i ragazzi, e mi piacerebbe poter essere un’insegnante diversa da tutti gli altri. Frequento un liceo scientifico, e tra tutti i 10 professori che compongono il mio consiglio di classe l’unico che riesce a guardarmi non solo per i voti che prendo, ma anche dal punto di vista umano è il mio professore di religione. Io vorrei essere un po’ come lui, e come te, nella mia totale pazzia di insegnare, per di più matematica. Sono una ragazza molto forte, e spesso vorrei poter cambiare il mondo, e questo credo sia il modo migliore.
    So bene che non è facile riuscire ad avere un lavoro fisso come insegnante. Ma questo è il mio sogno. E come posso fare a realizzarlo? Visto come sta andando questo paese, ogni tanto penso che inseguendo i miei sogni perdo solo tanto tempo…

    Grazie!!!

    • Alice ha detto:

      Cara Cristina, che piacere leggere che c’é ancora chi vorrebbe insegnare…. Matematica!!! Lo faccio da trent’anni e non mi sono ancora stancata. Decidi di fare quello che ti appassiona, anche se ti sembra difficile, perchè quando sarai in classe davanti a ragazzi che ti dicono: prof ora ho capito!! ti sentirai la persona più contenta del mondo. E poi vuoi mettere che bello sfidare tutti quelli che invece ti dicono che la matematica non serve, che è troppo difficile … Tu sarai lì ad indicar loro la strada per imparare strani passaggi con l’ultima bizzarra e strategica idea che ti è venuta in mente (gli insegnanti di matematica lo devono fare spesso). I ragazzi vedranno il tuo entusiasmo e anche se i risultati non saranno così soddisfacenti faranno del loro meglio. Verranno poi a trovarti per raccontarti che all’università ….. Vedrai, sarà bello! Ciao

  31. Fabiana ha detto:

    Caro Alessandro,
    ho letto per caso questo suo articolo e tutti i commenti che ha ricevuto in risposta. Sono commossa. Ho 15 anni e sto vedendo il mondo andare a rotoli. Diamo la colpa a politici, banchieri e chi più ne ha più ne metta. Io sono sicura che la colpa invece è nostra. Nostra perchè ci arrabbiamo per cose futili, piuttosto che farlo per cose importanti. Credo fermamente che la rabbia sia un’emozione fortissima, sicuramente sconvolgente o irrazionale, ma sicuramente un monito, una forza che ci aiuta a perseguire un obiettivo. E in questo momento sono davvero arrabbiata, vedo che ognuno di noi sta gettando al vento le proprie speranze, si parla di crisi, si parla di recessione, si parla di denaro, si parla di potere, quando la gente avrebbe bisogno di sentir parlare un po’ più di amore. Ci stiamo sottomettendo come animali in cattività, ci scanniamo l’un l’altro, non siamo più consapevoli dei nostri diritti e ci riesce facile dare la colpa ad altri. Mi chiedo come mai riusciamo a dare la nostra fiducia a fantocci che appaiono in TV (politici di destra o di sinistra, dissidenti imbellettati, ecc…) e non riusciamo a voler bene alle persone che ci sono accanto. Abbiamo pregiudizi, che ci avvelenano, ci distruggono. Quello di cui ho bisogno adesso forse sono parole di conforto, qualcuno che mi dica che andrà tutto bene e invece trovo soltanto persone che si rassegnano, che credono che la situazione potrà solo peggiorare. Probabilmente sarà così ma, caro Alessandro, io le mie speranze non le mollo. Lei cosa pensa che i giovani debbano fare per farsi valere? Odio la violenza e con questa manipolazione mediatica una manifestazione pacifica, e non pilotata, passerebbe inosservata. Conosco ragazzi con opinioni forti, che ogni giorno provano a farsi valere, siamo tanti, siamo arrabbiati, ci soffocano le grida in gola e nessuno ci ascolta “Tanto siamo solo ragazzi”. Cosa dobbiamo fare?
    Con affetto, Fabiana.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Fabiana, ti ringrazio per le tue righe che vorrei mettere in evidenza nel blog. Hai centrato il punto con una lucidità che mi ha colpito. Cosa possiamo fare di non violento? Me lo chiedo anche io, tutti i giorni. E credo sia impegnarsi ogni giorno nell’ambito di vita in cui ci muoviamo, ma anche farsi sentire, scrivere, parlare, ognuno al suo livello: giornali, video, blog… Cominciamo dalla tua lettera. Presto la vorrei mettere sul blog e magari in un articolo. Ti ringrazio di cuore.

      • Fabiana ha detto:

        Grazie mille per avermi risposto, non so cosa dire. Sono contenta che esistano persone che credano ancora in noi giovani e non si limitino a dire “che siamo il futuro” senza crederci davvero. Le parole che ti rivolgo vengono dal cuore e puoi farne quello che vuoi, grazie ancora!

        • Prof 2.0 ha detto:

          Sono io che ringrazio te. Domani su Avvenire c’è la tua lettera e la mia risposta.

          • Fabiana ha detto:

            Adesso ho finito di leggere il suo articolo, avevo bisogno di sentirmi dire tutto questo. Fino ad adesso mi sono sentita un po’ demoralizzata, perchè pensavo che i miei sforzi, come singola persona, fossero inutili. Adesso sono d’accordo con lei, ognuno di noi può contribuire ad un cambiamento positivo, alla creazione di una società migliore. Ho letto cosa pensa dell’educazione, inutile dirle che sono rimasta davvero colpita. Anch’io credo che l’educazione sia la chiave fondamentale, credo sia necessaria per poter aprire la mente di noi giovani ad un futuro migliore, al nostro futuro. Inoltre odio la parola “disciplina”, spesso i nostri professori dicono che siamo “indisciplinati”, ma a me non sembra un’offesa. Dire invece che siamo “maleducati” lo è. La disciplina mi sembra che sia qualcosa che viene imposto, un’ordine, l’educazione no. L’educazione è un impegno, non può essere trasmessa se colui a cui è destinata non ha la volontà necessaria per riceverla, è una libertà di scelta. Per quanto mi riguarda, continuerò ad impegnarmi per migliorare me stessa e un giorno spero di poter dare i miei consigli a giovani che ne hanno bisogno, proprio come sta facendo lei con me in questo momento. Grazie per le sue parole e anche per essersi preso la briga di rispondermi con un articolo. Le faccio i miei migliori auguri per il suo lavoro, anche se penso non ce ne sia bisogno! Buona serata!

  32. maria cavallari ha detto:

    ciao Alessandro,
    sono Maria,ho 30 anni e insegno italiano in una scuola professionale del mio paese,in provincia di Brescia.Ti ho conosciuto grazie a mia mamma che,
    l’anno scorso,mi ha suggerito la lettura del tuo libro(ne aveva letto la recensione su Avvenire)in classe con i miei ragazzi.
    Volevo ringraziarti per quello che tu sai scrivere,con una “disarmante”semplicità e profondità.
    Fondamentalmente volevo dirti due cose.
    La prima. I miei studenti(di cui brevemente ti ha parlato il direttore della mia scuola,invitandoti a venire a trovarci)sono ragazzi molto distanti dal mondo della scuola,tanti di loro non hanno mai letto un libro…il tuo testo ha permesso loro di apprezzare la”lettura”(da loro è venuta la richiesta di poterti incontrare,qualcuno ti ha scritto e adesso tutti vogliono leggere il tuo secondo romanzo),ma non solo…ha anche provocato in loro il desiderio di riflettere e discutere su questioni “grandi”…io non sarei mai stata in grado di affrontare queste tematiche senza gli spunti ricevuti dal tuo libro e da alcuni articoli pubblicati sul tuo blog……
    E qui veniamo alla seconda “cosa”…per me la più importante(anche perchè è ciò che alimenta la prima).
    In quanto tu scrivi io ritrovo la profondità e la complessità dell’animo umano(e di me stessa)dipinto,pur nella sua problematicità,con estrema chiarezza e semplicità.
    Ecco,semplicemente questo volevo dirti:anch’io,come te,cerco quel senso della Bellezza di cui tu parli,anch’io,però,quotidianamente,sperimento e combatto con quella sete di infinito e con quel senso di malinconia cui tu fai riferimento,anch’io credo che il segreto del “successo”nella vita sia diventare ciò che siamo chiamati a ESSERE.Lì risiede la nostra felicità.
    Questa è stata la chiamata che Giovanni Paolo II,alla giornata mondiale della gioventù del 2000,aveva fatto ai giovani.Il Papa,allora,diceva:”Signore,da chi andremo?Tu solo hai parole di vita eterna”…”Cristo soltanto ha parole che resistono all’usura del tempo…solo Gesù è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano”.In quell’occasione, io ho conosciuto Franco.Oggi,Franco,è mio marito,abbiamo cinque bambini,Matteo,Carolina,Teresa,Miriam e Giovanni e,nella mia vita con lui,nel dono di questi figli,ogni giorno sperimento la Bellezza dell’abbandono fiducioso a Dio,il senso pieno e appagante della mia chiamata a essere ciò che dovevo e devo.
    Anche grazie ai tuoi testi,dunque,posso riconoscere e apprezzare questa grande verità,intimamente mia,personale…ma è stato concretamente per il tramite dei tuoi testi,che ho trovato modo di comunicare questo anche ai miei alunni(apparentemente così diversi da me,ma,forse,nel profondo,non così distanti)e ho potuto dare un senso più pieno anche al mio lavoro di insegnante.
    Grazie ancora, Maria

  33. maria ha detto:

    ciao Alessandro,
    sono Maria,ho 30 anni e insegno italiano in una scuola professionale del mio paese,in provincia di Brescia.Ti ho conosciuto grazie a mia mamma che,
    l’anno scorso,mi ha suggerito la lettura del tuo libro(ne aveva letto la recensione su Avvenire)in classe con i miei ragazzi.
    Volevo ringraziarti per quello che tu sai scrivere,con una “disarmante”semplicità e profondità.
    Fondamentalmente volevo dirti due cose.
    La prima. I miei studenti(di cui brevemente ti ha parlato il direttore della mia scuola,invitandoti a venire a trovarci)sono ragazzi molto distanti dal mondo della scuola,tanti di loro non hanno mai letto un libro…il tuo testo ha permesso loro di apprezzare la”lettura”(da loro è venuta la richiesta di poterti incontrare,qualcuno ti ha scritto e adesso tutti vogliono leggere il tuo secondo romanzo),ma non solo…ha anche provocato in loro il desiderio di riflettere e discutere su questioni “grandi”…io non sarei mai stata in grado di affrontare queste tematiche senza gli spunti ricevuti dal tuo libro e da alcuni articoli pubblicati sul tuo blog……
    E qui veniamo alla seconda “cosa”…per me la più importante(anche perchè è ciò che alimenta la prima).
    In quanto tu scrivi io ritrovo la profondità e la complessità dell’animo umano(e di me stessa)dipinto,pur nella sua problematicità,con estrema chiarezza e semplicità.
    Ecco,semplicemente questo volevo dirti:anch’io,come te,cerco quel senso della Bellezza di cui tu parli,anch’io,però,quotidianamente,sperimento e combatto con quella sete di infinito e con quel senso di malinconia cui tu fai riferimento,anch’io credo che il segreto del “successo”nella vita sia diventare ciò che siamo chiamati a ESSERE.Lì risiede la nostra felicità.
    Questa è stata la chiamata che Giovanni Paolo II,alla giornata mondiale della gioventù del 2000,aveva fatto ai giovani.Il Papa,allora,diceva:”Signore,da chi andremo?Tu solo hai parole di vita eterna”…”Cristo soltanto ha parole che resistono all’usura del tempo…solo Gesù è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano”.In quell’occasione, io ho conosciuto Franco.Oggi,Franco,è mio marito,abbiamo cinque bambini,Matteo,Carolina,Teresa,Miriam e Giovanni e,nella mia vita con lui,nel dono di questi figli,ogni giorno sperimento la Bellezza dell’abbandono fiducioso a Dio,il senso pieno e appagante della mia chiamata a essere ciò che dovevo e devo.
    Anche grazie ai tuoi testi,dunque,posso riconoscere e apprezzare questa grande verità,intimamente mia,personale…ma è stato concretamente per il tramite dei tuoi testi,che ho trovato modo di comunicare questo anche ai miei alunni(apparentemente così diversi da me,ma,forse,nel profondo,non così distanti)e ho potuto dare un senso più pieno anche al mio lavoro di insegnante.
    Grazie ancora, Maria

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara collega, ti ringrazio di cuore per le tue parole. Anche io mi sento figlio di GPII. Ti abbraccio

      • maria ha detto:

        Grazie a te per avermi risposto!e scusa per aver inviato due volte il commento! Non sono molto pratica con il computer, pensavo di aver sbagliato qualcosa! Buon anno!

  34. Liliana ha detto:

    Caro Prof 2.0,
    proprio nel periodo di Natale ho scoperto quest’articolo e l’ho inviato al mio maestro di teatro, che ne è stato così colpito che ne abbiamo proposto la laettura durante un’occasione che raccoglieva gente di tutte le età. Ma ti dirò di più, il mio maestro sta tenendo un corso di lettura espressiva per insegnanti e uno dei testi su cui li fa esercitare, uno dei brani che fa studiar loro è questo articolo!

    Che dire, penso che oltre aver colpito me, questo articolo ne ha fatta di strada! 😛

    Grazie.
    Liliana.

  35. Sara ha detto:

    A me di sguardo me ne basterebbe uno solo…. uno solo.. 🙁

Rispondi a Elena Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *