13 maggio 2013

O suo figlio non capisce niente o è l’unico che ha capito (ma non lo sa)

50b130775ee25c95f6a537f2a3448c65

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La crisi della scuola è la crisi di un modello culturale che oggi non sta più in piedi.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU[/youtube]

Guardando questo video ho formulato un po’ di domande.

I disturbi dell’attenzione? Non sarà che il pupo s’annoia?

La conoscenza non dovrebbe tener svegli? Perché il pupo allora si addormenta?

Siamo sicuri che le classi debbano essere formate in base all’età?

Serviranno i test standardizzati come quelli Invalsi?

Funziona ancora un apprendimento basato sostanzialmente su conferenze?

Meglio una conoscenza che accade a partire dalle domande o una imposta a partire da risposte già date?

Come buttare l’acqua senza il bambino?

I ragazzi ci stanno lanciando segnali chiari, ma noi continuiamo a mettere toppe nuove su un vestito vecchio…

 

ps. presto la terza puntata dei post sul talento (Seconda Puntata)

 

18 responses to “O suo figlio non capisce niente o è l’unico che ha capito (ma non lo sa)”

  1. Silvia Imberti ha detto:

    Su un punto la scuola italiana funziona meglio che all’estero: i bambini imparano a collaborare! A volte per esplicita volonta’ degli insegnanti, a volte come metodo di sopravvivenza “contro il sistema”. In quest’ultimo caso la cosa viene vissuta negativamente, come un brutta abitudine italiana. All’estero pero’, dove gli studenti sono uno in gara con l’altro e quindi uno contro l’altro, non imparano questa qualita’ che si rivela poi fondamentale nel mondo del lavoro.

  2. Gianluca ha detto:

    Ken Robinson è un educatore che sta mettendo a fuoco alcuni dei problemi cruciali dei sistemi scolastici occidentali. Sul sito di TED si trovano tre video suoi, tutti intelligenti e divertenti, di cui uno recentissimo.

  3. narcisa ha detto:

    “Se sbagliavo qualcosa poco male. Era un sollievo per i ragazzi. Si cercava insieme. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Lei non sa fare scuola come me.
    Poi insegnando imparavo tante cose.
    Per esempio ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.” …
    (Lettera a una professoressa, Scuola di Barbiana) 🙂

  4. Roberto Potenza ha detto:

    A volte i genitori vengono a chiederti di aiutare i ragazzi a rimediare i voti che vanno a rotoli, e ti accorgi che quello che non va è tutto il resto: genitori assenti, scuola malandata, bacata da riforme a ripetizione più o meno scentrate (chi si ricorda le 3 I?), professori demotivati, pigri, iracondi o, forse peggio, patiti più per la loro materia che per i ragazzi; ti chiedi chi te lo fa fare e ti viene voglia di mollare tutto. Poi lo/la guardi negli occhi, scambi qualche parola, e capisci che non ce la fai a lasciar perdere proprio questo lui/lei: stringi i denti, ti proponi che questa sarà davvero l’ultima volta….. e vai.
    Roberto

  5. Emanuele ha detto:

    Personalmente apprezzo molto le idee e i modi di Alessandro, ma non condivido molto questo post: pur ammettendo la necessità di qualche riforma, credo che scuola e insegnamenti vadano stretti perchè siamo controeducati (prima di arrivare in scuola e per più del tempo che normalmente dedicano i genitori) dalla televisione, che tende ad attirare soprattutto ove è meno educativa…
    Inseguire gli allievi, sempre e comunque, sebbene possa aspirare a riportare al nucleo dell’uomo, che le sovrastrutture della società (e della stessa tv, ma anche gli insegnamenti convenzionali, se si vuole) coprono, ma più spesso limiterebbe a quell’hic et nunc che Alessandro stesso critica in un suo brano di cui si trova la citazione nella copertina di questo blog. Faccio riferimento,soprattutto, all’individuare i temi di discussione in base alle domande, invece che un programma; in una reiterata ricerca di colpe nel modo di porre le cose o dell’interesse delle cose stesse, piuttosto che interrogarsi su come e perchè certi “pupi” si distraggano e altri no; sul pensare a classi non-per-età, che possono andare bene solo in termini efficientistici, perchè la classe dei migliori di ogni età sarà un portento, mentre le altre si divertiranno a fare qualche disegnino: se può essere ammissibile proporre diversi modelli di crescita, ritengo opportuno che si permetta a ogni “pupo” di crescere confrontandosi con i propri pari e non con i propri “uguali”! La crescita può anche essere sfida per un “meno intelligente” (che non sono così sicuro esista) e disponibilità all’aiuto del più piccolo da parte dell'”intelligente” (che a sua volta ritengo solo un “più” benedetto, negli incontri, nelle esperienze,nelle scelte che genitori ed educatori vari hanno fatto per lui e, a volte, pure in meri fatti non riconducibili ad alcun uomo..).

    Spero di poter esser stato chiaro e sono interessato a capire se e dove mi sono sbagliato nell’interpretare quanto scritto sul blog, o, magari, più in generale…

    cari saluti (e complimenti ad Alessandro cui scrivo per la prima volta!)

    Emanuele

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie, Emanuele. Molti spunti interessanti. Io cerco di creare un dibattito, non cerco colpe. Per costruire il futuro occorre non ripetere gli errori della storia. Anche io ho alcuni dubbi su quello che viene proposto nel video, per questo pongo quesiti. Lavoriamoci.

    • Monica ha detto:

      Anche io trovo interessanti i tuoi spunti di riflessione, Emanuele. Una volta, ascoltando una conferenza di Giulio Giorello, mi sorprese sentirgli dire proprio ciò con cui esordisce il tuo commento: la scuola è per definizione “inattuale”, perché trasmette una tradizione che si oppone al modello “usa e getta” della contemporaneità.
      Poi è un problema vissuto dai docenti tutti i giorni quello di cercare la chiave “contemporanea” con cui avvicinare il mondo degli studenti a ciò che un insegnante ama di più… E in questo, ancora una volta, bello vedere come gli studenti sappiano far “squadra tra loro”, ed il più fortunato e generoso possa aiutare nella traversata fra tradizione e modernità…

  6. Omar ha detto:

    Ciao Alessandro.
    Le tue parole/domande mi fanno venire in mente quelle che si è fatto un giorno di non tantissimi anni fa anche Don Lorenzo Milani. Se rileggi (ma penso che uno come te ne conosca benissimo il pensiero) la sua esperienza pastorale/didattica, vedrai che entrambi parlate della stessa cosa: I CARE!
    E come la mettiamo allora?
    Pensi ci sia qualcuno (su in alto) interessato a queste riflessioni? Io non ne sono convinto. Penso che arriverà una nuova riforma che non farà altro che seminare noia e scelte assurde!
    Ma tanto a chi importa dei ragazzi?

  7. sonia ha detto:

    Grazie per il video! sempre interessante questi stimoli…! mi ritrovo molto nel video sul tema che la scuola sia organizzata per modello produttivo…e questo mi porta a riallacciarmi al tema del pedagosiat Chiosso che afferma che siamo passati dalla formazione al training in una epoca che stressa molto il concetto delle tecnoscienze come fossero loro stesse una ontologia, avendo dimenticato la dimensione di educazione globale della persona. Chissaà se sono stata chiara! grazie degli spunti!

  8. Alessia Nulli ha detto:

    Quanto mi piacerebbe una scuola impostata sulle domande e non sulle risposte già date. Una scuola in cui sono gli alunni che ragionando arrivano a capire un concetto anzichè i professori che offrono risposte confezionata a cui spesso non credono nemmeno loro.

    da una ragazzi di quarta !

  9. Silvia ha detto:

    Anche il nostro prof di filo ci ha fatto vedere questo video all’inizio dell’anno e sinceramente da alunna sono un po’ perplessa e diffidente… per tante persone questo discorso è soltanto una scusa per sentirsi una vittima del sistema… io non credo che la scuola o il sistema scolastico siano il problema: è chi le frequenta, noi studenti, che continuiamo a vederla solo da un punto di vista. Ci fissiamo sui voti, non partecipiamo alle lezioni, amiamo i lavori a gruppi solo perchè è un’occasione buona per far lavorare qualcun altro al nostro posto. Ci lamentiamo che nessuno cerca di appassionarci alle materie, ma chi dovrebbe farlo se non noi? E? che dare la colpa al sistema è molto comodo…
    Quanti modi diversi ci sono per frequentare una scuola? Beh, forse più di 200…

  10. Valentina ha detto:

    Anche io condivido in parte il pensiero di Silvia. Ci sono professori che non sanno cosa significhi fare il Professore e studenti che non sanno cosa significhi essere Studenti. Ognuno ha delle responsabilità e se cominciasse nel proprio piccolo a rispettare quello che è chiamato a fare magari il problema si potrebbe risolvere. Sicuramente è un sistema che non va, ma bisogna che ci sia un sincero “pentimento” e un riconoscimento degli errori prima di costruire un nuovo progetto, altrimenti si ricadrebbe nello stesso errore!
    Ho 18 anni e frequento l’ultimo anno di un liceo e di Professori e Studenti validi ne ho visti. Se cominciassimo a prendere esempio da loro sarebbe già un inizio. Non deve per forza essere un sistema imposto dall’alto, ma può diventare un sistema creato da chi ne è partecipe e da chi ne conosce le esigenze.
    Spero di essere stata chiara.

  11. Federica ha detto:

    Questo argomento tocca un mio nervo scoperto.
    Sono stata una brillante allieva di insegnanti tradizionali. Mi piaceva studiare, ma soprattutto superare me stessa e raggiungere buoni risultati.
    Mia figlia, seconda elementare è molto intelligente, le piace la scuola, ma ha un rendimento scolastico altalenante. Ad esempio: io so che ha imparato a leggere l’orologio, ma la verifica è andata male. Per non parlare di alcune prove invalsi. Io e mio marito la incoraggiamo e non diamo importanza al voto. ci interessa solo che abbia compreso gli argomenti.
    L’altro figlio il prossimo anno andrà in prima elementare e difficilmente raggiungerà la sufficienza, se non sarà supportato mediante un programma individualizzato. Mio figlio è sveglio, ha una certa autonomia, usa i congiuntivi, ma gli psicologi lo giudicano al limite della disabilità. Noi genitori siamo piuttosto preoccupati, perchè temiamo che la nostra scuola non saprà aiutarlo a far fruttare i suoi talenti.
    E’ una scuola per gli individui “standard” come me, ma i miei figli sono differenti.

  12. Monica ha detto:

    Che il sistema non sia adatto agli studenti di oggi ne sono sempre più convinta e continuo a vedere che si allarga sempre di più il divario tra la nostra impostazione scolastica e la realtà degli studenti. Non capisco perchè la scuola non provi ad aprire strade diverse, non osi, non sperimenti. Tutto questo è affidato, per ora, a singoli insegnanti che tentano proposte diverse, modalità alternative, ma non basta e così continuiamo a perdere l’occasione di incontrare gli studenti e dialogare con loro.

  13. gigi ha detto:

    Ho osservato con attenzione l’esposizione del “modello scolastico in crisi”, ho altresì letto i commenti esposti (di cui alcuni molto sagaci) e mi sono, come tutti, posto delle domande. La prima e più importante; a cose serve la scuola e che finalità si pone ? Credo che dalla risposta discendano una serie di implicazioni che ne tracciano un indelebile indirizzo. Anche se non ne sono interamente convinto credo che debba preparare i ragazzi alla vita adulta, di conseguenza subisce la correlazione al mondo del lavoro. Credo poi che l’insegnamento possa partire dalle domande ma deve espandare le risposte in modo da trattare l’argomento in modo compiuto e strutturato mettendo così a frutto anche la metodologia di insegnamento consolidata.
    Poi sicuramente c’è una forte componente personale degli insegnanti. Si devono adoperare per raccogliere sempre più interesse da parte degli alunni sugli argomenti trattati. Deve far pensare quando la classe non segue la lezione, forse bisogna cambiare registro.
    Infine gli stessi studenti, come qualcuno ha ben ricordato, hanno dei doveri (prima ancora di diritti) e devono profondere impegno e cura nell’apprendimento delle materie. Alcuni di loro per selezione si fermeranno e/o si dedicheranno ad altro; non c’è nulla di male perchè ogni essere umano è alla costante ricerca della propria vocazione professionale e lavorativa. Purtroppo credo che nella società ci siano delle distorsioni che andrebbero sanate (e parla un convinto liberista).Esse hanno creato una grande seduzione verso quelle professioni più intellettuali (meglio remunerate) relegando quelle manuali su una gerarchia più bassa.
    Concludendo credo che saremo sempre alla costante ricerca del miglior modello di istruzione scolastica che dipende da molti fattori che tra loro interagiscono. E’ certamente necessario che ognuno faccia la propria parte con intensità e continuità; inevitabilmente se la scuola è propedeutica al futuro resta strettamente correlata ai modelli di consumismo; infine da parte dell’Istituzione si rende forse necessaria maggiore flessibilità anche sui protocolli adottatti. E poi non stanchiamoci mai di cambiare i vari modelli educativi perchè solo col rimescolamento delle nostre conoscenze/esperienze potremo avvicinarci verso una società più etica, più nobile e più democratica nella quale molti di noi auspicherebbero di vivere.
    Si perchè se cominciamo ad educare (anche scolasticamente) su certi modelli e su certi valori poi avremo uomini e donne che saranno la nuova società.
    Scusate la filippica e spero di essere stato chiaro.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *