27 aprile 2013

Com’è ‘sta storia del talento?

TalentoNel post del 18 aprile ho affrontato il tema del talento attraverso l’immagine del giardino da custodire e coltivare e la necessaria preparazione per farlo, alla luce delle storie della torre e della guerra. I vostri numerosi e accesi commenti mi hanno fatto capire che si tratta di un nervo scoperto, del vero buco della formazione scolastica. Per questo proseguo la riflessione, con qualche spunto pratico.

Il talento. Parola ambigua che oscilla tra una specie di privilegio concesso a pochi fortunati da invidiare e un generico, fino a scomparire, dono che tutti abbiamo per il solo fatto di respirare. Vere, ma inutili, entrambe le interpretazioni.

Qualche giorno fa un ragazzo di 17 anni mi ha chiesto come fare a scovare il suo talento. Sono molti a scrivermi al riguardo, dato che ne parlo molto sul blog, nei libri (come sogno nel primo come coraggio nel secondo), articoli e incontri.
Che cosa è questo talento, tanto in voga oggi grazie al seguito planetario dei “talent show” che lo riducono a quei 15 minuti di visibilità di cui parlava Warhol, confondendolo quindi con il successo di pubblico?
Dopo cinque anni di scuola con i miei ragazzi che, per continuità didattica, ho la fortuna (mia, non loro) di seguire dal primo anno alla maturità, posso dire con discreta certezza quale sia il loro talento: il loro modo di stare al mondo.

Il talento è la forza di gravità che porta un uomo e una donna ad occupare il proprio posto nel mondo, perché è il suo modo unico e irripetibile di relazionarsi con il mondo (il creato, gli altri, Dio).

Un mio amico architetto mi ha spiegato qualche giorno fa che il suo “talento” è nato dal fatto che, avendo perso il padre da bambino ed essendo il maggiore, ha dovuto risolvere mansioni spesso paterne in famiglia. Che c’entra con l’architettura? Una delle prime cose che gli capitò di dover risolvere ancora dodicenne fu un trasloco e toccò a lui ricostruire in pianta la nuova casa e collocare i mobili della vecchia, così da capire cosa portare, dove collocare ogni pezzo. Una mancanza lo ha reso creativo.

Il talento è un insieme complesso di caratteristiche maturate durante l’infanzia (soprattutto) e l’adolescenza (il loro emergere), frutto di predisposizione naturale e di fattori ambientali, che non si ripetono mai due volte, neanche in due gemelli.

L’esempio del mio amico mostra che la privazione genera creatività. Si sa che il bambino privato di qualcosa è costretto a mettere in atto la sua immaginazione per risolvere il dolore. Se un bambino chiede un secondo gelato e i genitori pur di non sentirne i capricci glielo comprano non solo lo viziano, ma gli tarpano le ali. Chi ha tutto non comincia mai la ricerca, perché non mette in moto l’immaginazione, la creatività, la sua relazione con il mondo a partire dalle proprie risorse interiori. Se i genitori resistono il bambino dovrà trovare altro per occupare il suo “bisogno” e lenire il dolore, magari sarà un gioco inventato sul momento: un mazzo di chiavi che diventa un amuleto, un bastone che diventa una spada. I bambini che hanno tutto e hanno tutto il tempo pieno, che non si annoiano mai, sono atrofizzati nella loro creatività, riempita dall’esterno e mai sgorgante dall’interno. E lo stesso vale per i ragazzi rimpinzati di oggetti e tempi pieni. Quelli che non si annoiano mai, sono fregati: il loro processo creativo, cioè lo scavare e scovare le risorse dentro di sé e non fuori, per arginare il vuoto e il nulla, rimane bloccato.

“Lasciate che i bambini vengano a me”, indica la necessità di essere bambini per accedere a Dio. Solo il bambino che è in noi può accedere, perché suo è il regno dei cieli, cioè il luogo in cui la chiamata di Dio, con i talenti ricevuti, è evidente. Purtroppo poi gli uomini a cui è affidato il talento di altri possono rovinarlo, schiacciarlo, distruggerlo, standardizzarlo.

Il mio amico architetto mi spiegava che il suo non è altro che un modo di rapportarsi al mondo, di guardare le cose, maturato da quando era bambino e che lui non fa altro che applicare a tutto lo spazio circostante, con l’idea di metterlo in ordine e di renderlo funzionale per gli altri.

Il talento è cristallino nei bambini: basterebbe guardare un bambino per intercettarne a livello seminale e potenziale il talento che lo porterà ad occupare il suo posto nel mondo. E attenzione non sto parlando di posto di lavoro, ma di centro della propria esistenza che andrà coltivato indipendentemente dal lavoro che poi si riuscirà ad ottenere.

Per questo chiedo ai miei ragazzi in crisi di futuro di stilare una lista di “10 cose che amano fare” e di “10 cose che sanno fare”. Se qualcosa tra le due liste coincide ecco emergere il talento. Si può amare ballare ma essere scoordinati: non si ha talento. Si può saper ballare ma non amare farlo: non si ha talento. La scrittrice Flannery O’Connor a chi le chiedeva perché scriveva racconti rispondeva: “Perché mi riesce bene”. E amava farlo più di ogni altra cosa. I risultati sono capolavori.

Una volta trovato il talento si tratta di chiedersi: chi può aiutarmi a coltivarlo? Qual è il posto migliore per coltivarlo? Maestri e luoghi: andare a bottega. Sogno una scuola costruita su queste basi.

A quel punto il futuro è solo questione di fortuna, che come dice Seneca “non esiste, esiste il momento il cui il talento incontra l’occasione”.

Vi lascio con la scena di un grande film.

[youtube]http://youtu.be/vzJHTu1Vtrg[/youtube]

***

PS. grazie a tutti quelli che mi scrivono dopo aver visto al cinema il film tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue. Perdonate se non riesco a rispondervi, ma siete veramente tanti.

30 risposte a “Com’è ‘sta storia del talento?”

  1. Romiao ha detto:

    “Chi ha tutto non comincia mai la ricerca, perché non mette in moto l’immaginazione”. Ho adorato questa tua frase… Mi piacerebbe citarla (e citarti) nella mia tesina di maturità, “da fantasia a ingegno” 🙂
    Grazie per tutte queste cose che scrivi, davvero… Grazie di credere in noi. È bellissimo vedere quanto tu tenga al futuro dei ragazzi, e leggere gli articoli del tuo blog dà una carica fortissima… Personalmente, mi fa sorridere tantissimo, e mi fa pensare che forse una speranza per noi giovani di realizzarw i nostri sogni c’è davvero…
    grazie, grazie per tutto quello che scrivi… 🙂

  2. Giulia ha detto:

    Ciao Alessandro,
    non è la prima volta che ti scrivo (e ti ringrazio ancora per aver risposto alla mia prima e-mail, per quanto riguarda la seconda, capisco che avrai la posta talmente piena…..ma mi hai insegnato a sognare sempre in grande!!!). Mi chiamo Giulia e ho 21 anni. Studio lettere classiche a Milano, vorrei fare la giornalista. ora come ora scrivo su una rivista di Brescia (progetto di alcuni ragazzi bresciani, che ringrazio ancora per avermi coinvolta) e proprio poco fa stavo scrivendo l’articolo da consegnare nei prossimi giorni. Mi occupo della rubrica di cultura italiana e stavo scrivendo proprio sui professori di oggi e sul ruolo che loro (e gli adulti, più in generale) hanno oggi – o meglio, dovrebbero avere. Sono arrivata a un punto morto e ho deciso di fare un giro sul tuo blog perchè voglio che nel mio articolo compaia un tuo pensiero, come citazione. perchè vedi, come già ti avevo scritto, sei riuscito con i tuoi libri e con i tuoi articoli a farmi capire che “anche io esisto”, “anche io conto”. e grazie a te, sognando come Leo e con il coraggio di Margherita, anche io sono riuscita a trovare la strada giusta per seguire il mio sogno. ma sopratutto, voglio ringraziarti per gli articoli recenti sui talenti e soprattutto per il vangelo di Luca, perchè anche quando penso di essere inutile, Cristo ti usa come “tramite” per farmi ricordare che un talento, una vocazione, la ho anche io.

    Grazie Prof.

  3. Raffaella ha detto:

    Ci sono cose che non si dimenticano. Una di queste è stata la mia visita a Como, a Cometa, il giorno delle Palme del 2012. Riverbero della passione di chi ama tirar fuori e far crescere negli altri questi benedetti talenti. I miei figli più grandi credono di non averne, così come credono di non avere sogni. Come genitore finora mi sembra di non essere stata capace di far vedere loro la bella faccia che hanno dentro e che nascondono per paura. Ma capisco che non è compito mio. Prego ogni giorno che possano incontrare un Alessandro (D’Avenia, Mele, Magno o come sia) che li porti a guardarsi per la prima volta nello specchio, senza paure, con fiducia.

  4. Stefania ha detto:

    Grazie per trovare sempre le parole necessarie per farci sentire bene. Noi giovani siamo spesso attorniati da gente pessimista, cinica, egoista. E sapere che al mondo c’è ancora qualcuno tra i “grandi” che crede in noi non è bello, è spettacolare. Ora so di avere talento, grazie per avermi aperto gli occhi. Aspetto solamente che, come dice Seneca, “il mio talento incontri l’occasione”.
    Ancora grazie, prof sognatore, lei non si smentisce mai.

  5. Alessandra ha detto:

    Caro Ale, bellissimo questo scritto su come individuare e far sviluppare il talento . Ruolo importantissimo lo hanno i genitori con i loto figli , ed io essendo madre di quattro figlibdi diverse eta’ che vanno dai 19 agli 8 , ho potuto constatare che il talento e’ alcune volte innato., ed altre si sviluppa per indole stimolato da necessita ben precise .
    La mia figlia maggiore , maturanda , per esempio , fin da bambina aveva interesse per cose che riguardavano le malattie , le cure , aiutare chi fosse in difficoltà .
    Ha scelto medicina , vuole fare la psichiatra .
    La seconda , ha un talento artistico innato , disegno e canto e interesse per la giustizia ,
    Ha 16 anni , ancora non ha scelto , la lascio libera e la incoraggio , vedremo cosa sceglierà .
    La terza ha dieci anni , potrebbe fare recitazione , oppure la stilista , infatti ho disegna abiti , o recita scenette simpaticissime .
    L ultimo 8 anni , l unico maschio , ama la matematica , spesso chiedeva spiegazioni e ha imparato le tabelline solo ascolrandole dalla sorella a cui proprio non andavano a genio .. !
    Il compito di noi genitori inizia con intuirli per poi dargli possibilità di svilupparli senza forzature e in piena libertà ! !

  6. Benedetta ha detto:

    Scrivo la lista delle cose che so fare e sono ferma al punto 1..

  7. Caro Alessandro, innanzitutto complimenti per l’indubbia
    vocazione da “talent scout” che ti permette di scovarci
    se reticenti, distratti o spauriti non sfioriamo il”nervo scoperto”, per sua natura vitale e dolente!

    Nulla ti sfugge, ed è una forma di talento quanto
    mai raro l’intuizione, lo stabilire nessi, legami tra eventi in apparenza estranei…

    Se posso azzardare una personalissima definizione di talento, aleatoria e opinabile, oserei identificare quest’ultimo con la “rara capacità di EMOZIONARE, DI DESTARE STUPORE”. Il che può avvenire con una foto, un dipinto, un passo di danza, un arpeggio, una lirica, un racconto ma anche con un ricamo, un manicaretto ben riuscito, un giardino rigoglioso. Non vale più infatti la distinzione tra Arti maggiori e quelle artigianali, frutto di abilità tecniche, come nella Classicità.

    Se il talento è una peculiarità insita nella nostra Natura più profonda si tratta con un atto di coraggio estremo e di fedeltà alla matrice più autentica del nostro Essere di attingere a piene mani a tale fonte
    per portarla a rilucere.

    Talento è il midollo della persona, la nota caratteristica, il timbro, il colore, il tratto coreografico imprescindibile, incoercibile.
    La matrice incorrotta e purissima depositaria di Verità, di Autenticità che ci avvicina alla fonte primigenia della Vita e della Verità che ci trascende.
    Talento è vocazione ma soprattutto coraggio e fedeltà
    alla parte più autentica e fragile del Sè.

    Per non abdicare necessaria una notevole dose di intraprendenza e di abbandono, di superamento del timore di apparire ridicoli, fuori luogo, eccentrici o peggio dissonanti con quanto si proclama. Talento è coerenza tra tra ESSERE ED APPARIRE, tra quanto si è e quanto si crea…

    Talento è riconoscere un valore insito e come per Socrate con l’arte della maieutica portarlo alla luce
    con un atto simile al parto.

    Vi sono poi ostacoli e varianti legate alle condizioni
    esterne e all’indole individuale. Arduo una vocazione sbocci in un regime repressivo e assolutista, sia in ambito politico che sociale. Si dice vera rivoluzione in alcuni paesi avverrà quando le donne avranno facoltà di parola e non solo quella.

    Concordo sulle condizioni avverse che stimolino la fantasia e la creatività nel bambino: le strategie compensative da attuare per il raggiungimento dei suoi desideri saranno uno stimolo vitale, purchè non si valichi mai la soglia del rispetto e non si sconfini
    in atteggiamenti umilianti o di sfida impari per il
    futuro “artista”. Uso il termine con cognizione di causa, non per puro vezzo bohèmien, ma convinta il
    talento stia nel fare le cose “ad arte”, con quell’unicità in grado di rapire, conquistare,incantare
    senza fatica con una naturalezza ed un agio che
    sono dono e non ricerca affannosa.

    Certo restano anni di costruzione del Talento, che una volta scovato implica una formazione ad hoc perchè possa fiorire in ogni sua vena, anche la più sottile
    e recondita, perchè ognuno di noi è un unicum( la parola tedesca UNIKAT sta anche per capolavoro!)e non dovremmo
    smettere mai smettere di stupirci e meravigliarci
    delle magìe che Qualcuno ha reso possibili…

    Un abbraccio Alessandro perchè in un mondo dal bieco
    materialismo rivendico il primato degli affetti, del
    BELLO, DEL BUONO, DEL VERO, con sincera ammirazione,
    una tua collega…

  8. Bea ha detto:

    Caro prof,
    come mi aveva consigliato in una mail, stavo cominciando a fare una lista per capire qual è il mio talento, ma non sono riuscita a scrivere niente. Ho paura. Ho paura di sbagliare, di non essere adatta, di non portarlo a compimento. Il fatto è che non riesco a trovarlo. Ho passato in rassegna le cose che mi piacerebbe fare, ma che non sono capace di fare e ho pensato a quelle che oltre a piacermi mi riescono e cosa è venuto fuori: ……niente……
    Ho paura di non avere un talento. Una persona, a cui ho detto che non trovo il mio talento, mi ha detto che non tutti hanno un talento, che quelli che c’è l’hanno e che riescono a farlo fiorire sono rari, e che questo bisogna accettarlo. Ma io lo vorrei tanto avere….. Poi adesso ho letto questo suo articolo e mi ha rimesso un po’ di carica e di coraggio per ricominciare a cercarlo. Però faccio tanta fatica e ho tanta paura.
    Comunque la ringrazio, perché lei mi da sempre una “ricarica” di speranza, quando ormai la mia si sta per spegnere.
    Spero veramente che non sia come mi ha detto quella persona e che io possa avere un talento, un sogno da coltivare.
    Bea

  9. Mariarita ha detto:

    Sono in ospedale in attesa di conoscere la mia prima figlia. Essere madre è sempre stata una cosa che ho sempre desiderato, per scoprire se mi riesce bene però devo aspettare e vedere… 🙂

  10. Giulia ha detto:

    E se nella mia lista (già iniziata da tempo) ho trovato una cosa che amo fare e che so fare, ma allo stesso tempo ho paura a metterla in azione? Il talento è comunque presente? Devo insistere?

  11. arG ha detto:

    Dove la raccogli tutta questa sapienza prof 2.0?
    Grazie. Il tuo talento è davvero chiaro.

  12. Cristina Z. ha detto:

    Ricetta:
    Alla scoperta del proprio talento.

    Ingredienti fondamentali:
    tu
    la voglia di metterti in gioco
    qualcuno che stimoli a cercare
    qualcuno che guidi a discernere
    qualcuno che spinga a perseverare
    qualcuno che aiuti a compiere

    Preparazione:
    dopo aver reperito tutti gli ingredienti
    miscelarli accuratamente, seguendo l’ordine
    attendere un tempo variabile
    fino ad ottenere una persona realizzata

    Grado di difficoltà:
    molto alto
    alcuni ingredienti sono di difficilissimo reperimento

    Commenti:
    in caso di riuscita, il risultato è eccezionale

  13. Irene ha detto:

    E se entrambe le liste rimangono vuote?? 🙁

    • Gabrer ha detto:

      “I sogni sono come le stelle: le vedi brillare tutte quando le luci artificiali si spengono, eppure stavano lì anche prima. Eri tu a non vederle, per il troppo chiasso delle altre luci.”

      “[…] Secondo me quello di Silvia è il sogno giusto. Le chiedo di guardare i miei occhi e di dirmi quando brillano, così forse scopro il mio sogno mentre le parlo di qualcosa e magari sono distratto e non me ne accorgo. Lei ci sta. “Quando vedrò il tuo sogno brillarti negli occhi te lo dirò.” Bianca come il latte rossa come il sangue, pag 50.

      Lo spazio per i sogni (il silenzio) e gli amici.

      So che avresti preferito una risposta di Alessandro. Questo però sono pure sue, seppur indirettamente.

      Prof. ma lei quando si sperimentava a scrivere, le piacevano i risultati?

      PS: Nel primo tentativo di commento ho avuto problemi con le quotature 😛

  14. marco ha detto:

    Davvero bello l’articolo,specialmente la parte dove parla dei bambini,mi sento molto in sintonia con questo articolo,e’ proprio vero,piu’ riempiamo di cose i nostri figli piu’ gli rubiamo la creativita’.Ho sentito dire che in un’intervista al padre di Bill Gates gli hanno chiesto cosa avesse fatto per educare un genio cosi’ … risposta del padre: “ho tolto”. Mi e’ rimasta impressa questa risposta perche’ noi stiamo facendo esattamente il contrario! case piene zeppe di giochi,da far venire la nausea,dai piu’ complessi ai piu’ insignificanti,bambini storditi da ogni cosa,incapaci di inventarsi una semplice fionda fatta con i rami e la camera d’aria della bici….e’ preoccupante…

  15. gemma foschi ha detto:

    ciao Alessandro, mi permetto di darti del tu (ciò non esclude la mia grande stima e ammirazione) perchè siamo pressochè coetanei. Qualche settimana fa ho terminato di leggere il romanzo “Sia fatta la tua volontà” di Stefano Baldi (Newton compton editori 3.0). Nella seconda parte del libro vengono affrontate due pagine del Vangelo con la delicatezza e la umanità propria dei nostri giorni, del sacerdote di campagna che è vicino alla nostra quotidianità, alla nostra povertà (non economica!). La seconda è proprio la parabola dei talenti. Se ti riesce leggi queste pagine, non ho il dono di sapermi esprimere con le parole, ammiro la tua dialettica e chiarezza quando ti esprimi (ho avuto la fortuna di ascoltarti a San Patrignao in ottobre per i WE FREE DAY), ma sicuramente questo libro-percorso, potrebbe contribuire ad aumentare le tue argomentazioni su questo tema:
    grazie per tua grande testimonianza di fede,
    grazie perchè parli di Dio, del nostro Dio fatto uomo.
    grazie
    gemma

  16. Lucia ha detto:

    E se si pensa di non essere bravi in nulla?

  17. Nadia_73 ha detto:

    Grazie Alessandro…grazie non sai quanto…

  18. marta ha detto:

    E se uno pensa di avere più di una passione??? Io sono in 2 superiore quindi penso di avere ancora tempo… ma se mi ritrovassi dopo la maturità senza avere ancora un progetto? Io ho davvero tanta paura di ”sbagliare” e sprecare il mio talento. Quando mi pongo questo problema mi viene consigliato di scegliere un’attività che possa rendere di più, o solo in base alla disponibilità nel mondo del lavoro. Si può. Fare un lavoro che non è il nostro talento e coltivarlo invece solo come ”hobby”???

    • Prof 2.0 ha detto:

      Coltivare la passione è necessario. Chi riesce a farne una professione è fortunato. A te la scelta e il rischio.

  19. angela polichetti ha detto:

    Caro collega, vorrai scusarmi a se ti do del tu, ma volevo semplicemente ringraziarti per il libro “bianca….; e’ uno dei piu’ profondi e stimolanti che abbia mai letto in questi ultimi anni.Sono un’insegnante che,giorno dopo giorno combatte per trovare e vivere le ragioni del suo lavoro, ma non si arrende nonostante tutto: il preside, i genitori saccenti, i colleghi impreparati e/o pigri che fanno il proprio lavoro come se si trattasse solo di far passare la giornata e timbrare il cartellino.Saro’ un’illusa, ma penso che per insegnare bisogna avere un gran talento e leggere i tuoi libri ed articoli mi da forza perche’penso di non essere sola…….grazie!

  20. Rita ha detto:

    Alessandro, grazie per questo bellissimo articolo sul talento.

    Mi piace molto l’idea della “lista” delle 10 cose e proverò a suggerirla ai giovani con i quali avrò occasione di parlare.

    Complimenti anche per il film che ho visto e che
    ho apprezzato moltissimo.

  21. Maria O. Lloyd ha detto:

    È importante che questi bambini abbiano la possibilità di sviluppare il loro potenziale. Pertanto prima si riesce a riconoscere un bambino plusdotato, tanto più egli si realizzerà ed avrà la possibilità di vivere in armonia con se stesso e con gli altri, mettendo al servizio della società il suo talento.

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