19 maggio 2020

Ultimo banco 36. L’arte di naufragare

Morto il compositore Ezio Bosso, con la sua musica e la sua storia ...

Per le fredde strade di Milano un ragazzo rivolge a tutti i passanti un sonoro: «Buongiorno!». La gente, di fretta, lo ignora, finché a un tale, che gli chiede perché lo abbia salutato dato che non si conoscono, dice: «Per dirle veramente buongiorno». Per tutta risposta l’altro lo manda a quel paese. È una scena di Miracolo a Milano, bellissimo film di Vittorio De Sica del 1951. Tra il buongiorno del ragazzo e il vaffa del passante c’è il nostro Paese, esteriore e interiore: rendere agli altri la vita migliore o peggiore, con la nostra presenza. Privandoci delle cose superflue a cui ci aggrappavamo come fossero necessarie, la pandemia ci sta mostrando ciò che definisce il valore di una vita: la somma di amore che sa ricevere e dare. Possiamo fare a meno del calcio ma non delle madri, possiamo fare a meno delle cene fuori ma non degli infermieri, possiamo fare a meno delle aule ma non degli insegnanti… È necessario chi fa spazio dentro di sé all’altro e gli permette di esistere un po’ di più: con un buongiorno, una telefonata, un «come stai» sincero (che significa dire, dopo aver ascoltato la risposta: «Raccontami perché»). Come fare ad avere, per persone e situazioni, questa apertura che libera le energie creative imprigionate dall’indifferenza, dall’abitudine o dalla tristezza?

C’è uno strano romanzo del 1912 che lo racconta: Uomovivo (Manalive) dello scrittore inglese G.K.Chesterton. Innocent Smith, il protagonista, è un uomo che ha il potere di risvegliare tutti dai grandi nemici della vita (noia, tristezza, abitudine, pigrizia, paura…), perché sono la morte in vita. Lui invece è follemente «vivo», perché sa godere di tutte le cose per cui molti hanno smesso di gioire, non riuscendo più a riconoscerle come fonte di felicità «a portata di mano». E come ci riesce? Facendo, in ogni situazione, la parte del naufrago: «Solo quando si naufraga davvero, si trova ciò che si vuole davvero. Quando ci si trova davvero su un’isola deserta, ci si accorge che non è affatto deserta. Se ci trovassimo nel nostro giardino, sotto assedio, scopriremmo centinaia di specie di uccelli e di bacche di cui non ci siamo mai accorti. E se fossimo barricati in stanza a causa della neve, ci precipiteremmo a leggere i libri che stanno sugli scaffali e di cui non c’eravamo accorti». Grazie all’arte di naufragare, Innocent, ogni giorno, si innamora della moglie e si stupisce di tutto quello che ha e gli capita. Il suo segreto è «ricevere» (dal latino: prendere di nuovo, cioè come nuovo) tutto, come un regalo o, come diceva mia nonna, un «presente». Ma per ricevere il «presente» bisogna accettarlo: a scatola chiusa. A renderci vivi è l’apertura rischiosa e fiduciosa a persone e situazioni, perché la vita sgorga e si libera solo quando la scegliamo senza limitarci a subirla. Innocent lo scopre a 18 anni ribellandosi al suo amato professore di filosofia che, in una lezione, aveva detto che la morte è la liberazione da questa vita così infelice. Il ragazzo capisce che, se è vero, dovrà per coerenza suicidarsi: se la vita è infelicità perché continuare a vivere? Allora decide di mettere alla prova il suo maestro. Lo porta alla finestra e lo costringe a scegliere: saltar giù, coerentemente con quanto ha affermato, o fare un atto di fede nella vita, comprese le tende a pois che il professore riteneva l’evidenza della bruttezza della vita. Messo alle strette, egli sceglie di vivere: rispetto al nulla tutto diventa bello e, se non lo è, tocca a noi cambiare occhi e far qualcosa: magari anche solo cambiar le tende… La ricetta di Innocent tiene al riparo dal pessimismo (andrà tutto male) e dall’ottimismo (andrà tutto bene), che offuscano la vista e paralizzano l’azione. Non è un ingenuo, sa che la vita è anche fatica e angoscia, ma invece di scappare, ribellarsi a parole o lamentarsi invano, Innocent re-agisce, cioè agisce creativamente: lotta per ricevere e riparare il mondo anche in modo folle, come quando punta la pistola contro un uomo disilluso, che non vuole più festeggiare il proprio compleanno. Per Innocent quell’uomo è già morto e sparargli potrebbe avere l’effetto contrario: aprirgli gli occhi su ciò che non vede più e, quindi, riportarlo in vita…

Il virus sta facendo la parte dell’Uomovivo: è il naufragio che ci ha aperto gli occhi su balconi, cucine, riti e relazioni quotidiane, mostrandoceli come un approdo. Solo se mi ci aggrappo come un naufrago, il presente diventa, da isola deserta, luogo delle concrete possibilità date alla vita per fiorire. Non è un illusorio «penso positivo», ma un coraggioso «prendo posizione»: le potenzialità delle situazioni si scoprono solo se le «riceviamo» come si fa con i regali. Dire e dare il buongiorno a tutto è un rischio capace di trasformare il quotidiano in «presente», come fa il ragazzo del film, come faceva il maestro Bosso, che conosceva bene l’arte di naufragare, il segreto per essere vivo.

Corriere della Sera, 18 maggio 2020 – Link all’articolo e ai precedenti

8 responses to “Ultimo banco 36. L’arte di naufragare”

  1. Salvatore Carramusa ha detto:

    Salve prof., sono un insegnate di religione, palermitano come lei, volevo chiederle questo:
    alla luce della sua esperienza di allievo di 3P, è disponibile a registrare un breve video in cui racconta qualche piccolo aneddoto sull’insegnante Padre Pino Puglisi?
    Proprio due anni fa il nostro Vescovo Lorefice ha istituito Padre Pino Puglisi patrono degli insegnanti di religione della diocesi di Palermo e, per questo motivo, ma anche perché si parla poco di 3P insegnante, mi piacerebbe condividere la sua testimonianza nella mia pagina Fb “Religione a distanza-Salvo Carramusa” nella quale da poco tempo pubblico le mie video lezioni di religione rivolte agli alunni della scuola secondaria di primo grado ma anche agli adulti che desiderano approfondire alcune tematiche.

    Spero che almeno leggerà questo commento.
    Gliene sarei grato,
    Saluti.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Caro Salvatore, grazie per le tue parole. Trovi tanti vide, articoli e testimonianze in cui ne parlo: basta cercare in questo sito. E soprattutto un libro intero: Ciò che inferno non è. Aggiungere altro diventa superfluo e ridondante. Buon lavoro

  2. Laura ha detto:

    Grazie per questo articolo!
    Le sue parole sono state di sprone per reagire anziché lasciarmi sopraffare dalla frustrazione.
    Mi sono laureata a ottobre in giurisprudenza e a novembre ho iniziato la pratica forense. A marzo avrei dovuto iniziare un tirocinio di 18 mesi presso il T.A.R. Liguria, ma per ovvi motivi non è stato possibile.
    Il problema è che, ad oggi, non sono stati presi adeguati provvedimenti a tutela dei praticanti. Senza 18 mesi di tirocini vari un laureato in giurisprudenza non può accedere a diversi concorsi ed esami.
    Non potendo iniziare il tirocinio presso il T.A.R. prima di settembre è escluso che io possa concludere i 18 mesi di tirocinio prima di dicembre 2021 per potermi iscrivere al concorso da magistrato di giugno/luglio 2022.
    Negli ultimi tempi ero un po’ amareggiata al pensiero di dover attendere un anno in più, visto che la strada di per sé è già lunga: 5 anni di università +18 mesi di tirocinio. Senza contare che si tratta di un concorso estremamente selettivo (oltre mille candidati e i trecento posti disponibili non vengono mai coperti).
    “Perdere” un anno equivale sostanzialmente ad un tentativo in meno.
    Non aiuta neanche il fatto che per altri concorsi pubblici cd. “minori” sono richiesti come requisiti non solo la laurea, ma anche il dottorato o il titolo di avvocato iscritto all’albo da almeno due anni (l’Italia non è un paese per giovani).
    Le sue parole però mi hanno dato grande conforto. Non potrò sostenere il concorso prima del 2023, ma magari l’aver atteso così tanto mi renderà più determinata e tenace nel mio percorso e nell’affrontare la prova.
    Grazie ancora per il suo articolo: l’averlo letto mi esorta ancora di più a cercare di rendere produttivi questi mesi.
    Sto cercando di rendere lo studio meno “nozionistico” rispetto a quello universitario.
    Invece di limitarmi ripetere i manuali dell’università , voglio provare a partire da problema pratico e a risolverlo con il solo ausilio dei codici per confrontarmi solo successivamente con libri e articoli.
    Un grande abbraccio,
    Laura

    • Paola Fiorito ha detto:

      Che bei propositi Laura!
      Certamente sarai più determinata, più tenace, ma ancor di più preparata ad affrontare questo concorso.

  3. Giovanna ha detto:

    Caro Alessandro,
    è già la seconda volta che accade una coincidenza tra quello che scrivi tu e quelle che sono le mie riflessioni, che questa volta ho messo per iscritto la settimana scorsa in un breve racconto. Ho parlato di “naufragare”, alludendo anche a Ulisse. E ho lasciato però una domanda in sospeso, citando il famoso ossimoro di Leopardi. Forse pensando che per alcuni senz’altro il naufragare può essere dolce, quindi positivo, può portare a re-agire, per altri invece no, purtroppo. Tu, con la tua riflessione, dai uno stimolo a chi appunto si chiude e agisce con l’indifferenza.
    Se ti fa piacere leggerlo ti riporto qui il brevissimo racconto.
    Grazie ancora per le tue parole.

    *Tempi caldi*
    Sono uscita, questa volta quel cretino in bici non è passato, ma è passata una sua compare, che se non mi si incastrava l’ombrello tra il passeggino con mia figlia sopra e la porta di casa, sarebbe finita lei sul parabrezza, con la mascherina.
    Questa volta il vento fuori soffia forte. Io e Anna siamo dirette all’alimentari in centro. Ho come l’impressione di camminare senza avanzare, ma non sono la sola. Tutti intorno mi sembrano correre senza scorrere. Tutti soffocati mentre respirano. Tutti dallo sguardo sbiadito. Ehi ma guarda dove vai! Quel cretino, un altro, con la mascherina abbassata sul mento e la testa pure, mentre guarda il cellulare invece che la strada. Peccato che lui sia in macchina e noi sulle strisce pedonali.
    Effetti covid? Dove i giorni continuano a essere eterne domeniche mentre noi pretendiamo che siano di nuovo loro stessi.
    Entri in negozio e speri di fare in fretta, ma accidenti c’è quello nella corsia di destra, allora vado a sinistra, no attenta un uomo avanza verso di te, allora torna indietro, no perché arriva la signora alle spalle. Allora che faccio? Trattengo il respiro, chiudo gli occhi e divento tutt’uno con i detersivi, mentre Anna mi guarda perplessa.
    Preso tutto, dai veloce Anna che fuori inizia a piovere! Dai dai, ma dai che. La cassa è là, io sono qua dopo 1, 2, 3, 4 persone che x 2 metri di distanza fanno in totale 16 metri, cioè meglio se torno alla partenza. Un gioco dell’oca insomma.
    Dopotutto un po’ mi sembra di avere giocato in questo periodo. Che bello lo scherzo del lockdown! Bufera di sentimenti, sensazioni, emozioni, in un tempo senza tempo, tempo sospeso, di una sospensione che neanche le sospensioni delle auto sono così sospese. E noi, alcuni, a navigare con il vento di poesia, e altri a naufragare su isole deserte e sconosciute, come tanti Ulisse in cerca di Itaca.
    Ma veramente il naufragar m’è dolce in questo mar…Dolce veramente?
    Sì Anna adesso andiamo a comprare un buon cioccolatino! Hai ragione.
    Cammina e cammina, in piazza tutto è chiuso, giostra, ombrelloni del bar e tavolini come sagome in cerca di vita.
    I negozi sembrano brulicare di apertura. Il 18 maggio è vicino, tutti sulla linea di partenza. Pronti, attenti, via! Beng! O meglio, puuf! E come per magia tutto sembra come prima. Cioè vorremmo che lo fosse, ma siamo costretti a fare finta che qualcosa, per due mesi, ci sia stato.
    Patto tra realtà e finzione, dove però non si sa chi sia l’una o l’altra. Forse è stata finzione per due mesi? Forse lo sarà ora? O dopo? Oppure tutto è reale e lo è sempre stato?
    Siamo in balia di quello che ci vogliono fare percepire, che tocca la pancia prima che la mente.
    Ma come, vuoi un altro cioccolatino?
    No no, Anna, per oggi basta!
    Anna dove vai? Quella mi sfugge via come un fulmine, su e giù dai marciapiedi come niente fosse. Non si ricorda più le regole della strada, accidenti!
    Anna, smettila! Sali sul passeggino che torniamo a casa, dai!
    Un vortice di vento ci prende alla sprovvista. Il cielo è grigio e minaccia pioggia.
    Ci fermiamo, un po’ sballottate. È quel tempo che ti incute timore, perché rabbioso, è quel tempo che re-agisce al nostro agire sempre sfrontato.
    È lo stesso tempo che, domani, sarà anche sconosciuto.
    Sarebbe facile avanzare nell’ignoto con le armi della presunzione, che se va bene va bene altrimenti pago pegno.
    Anna, stiamo ferme, e aspettiamo.
    Spetiamo, mami, spetiamo.
    Sì, aspettiamo che il tempo torni sereno.
    Do una sbirciata all’ora, caspita è tardi!
    Che faccio? Vado o non vado?
    Sento le gambe irrigidirsi. Lentamente il corpo assume le sembianze di un tronco di albero. Manca poco che mi cadano le foglie, anche se è primavera!
    Poi arrivò il fulmine, che colpì l’albero, che diventò fuoco, che bruciò a lungo, provocando scintille per un tempo incalcolabile e indefinito.
    Mami? Ho caldo.

  4. Elena Maria De Maio ha detto:

    Grazie grazie grazie, molta gente dormiente, da per scontato ciò che ha, non è grato, non sa che un sorriso ha un valore inestimabile, come un abbraccio, Contemplare la natura in tutte le sue forme, sono il Dio Onnipotente Onnipresente che si mostra così come tutto il creato, siamo distratti da cose insulse, noi facciamo parte di questa natura e per quanto abbiamo l’obbligo di venerare, di amarci come tutto il creato!

  5. Maria Rosaria ha detto:

    Caro Professore,
    -il “Buongiorno” che apre questo articolo mi ha fatto pensare a quel Buongiorno che mi è stato insegnato di dare sempre, a chiunque si abbia occasione di incontrare al mattino, guardando la persona e porgendolo come augurio per la giornata che va ad iniziare affinché sia benedetta,vissuta al meglio,di giovamento.
    E’ un ottimo punto di osservazione del ” Buongiorno” il tavolo di un bar dove restare seduti per un po’ mentre si prende un caffè e si sfogliano i quotidiani di primo mattino. Passa di là un vario campione di gente molto interessante da studiare, mentre la città si va animando. Ascoltare le voci, i toni e guardare i gesti può aiutare a comprendere cosa ci potrebbe essere nel sottosuolo di ciascuno . L’apparenza non è la realtà, i paesaggi interiori, i caratteri sono diversamente ricchi e sorprendenti. Le reazioni ad un saluto sono molteplici. Mi è capitato che persone sconosciute mi abbiano ringraziato per un “Buongiorno”, altre hanno abbassato lo sguardo e risposto a bassa voce, altre che hanno detto:ieri mi è mancato il suo Buongiorno. Oppure che mi abbiano guardato con fare interrogativo senza rispondere, magari solo perché introversi.C’è un mondo dietro lo scambio di un semplice saluto che dipende da ciò che ciascuno ha nel cuore.
    -La risposta al “come stai” che di solito rivolgiamo a persone di famiglia o amiche o conoscenti che può essere: benissimo,abbastanza bene, meglio di così?……E’ difficile da interpretare perché dietro la risposta data ci può essere la verità,una mezza verità,dell’ironia oppure una bugia.
    Un “come stai ” chiesto per strada frettolosamente è solo un modo garbato di avviare una breve conversazione e la risposta è quasi sempre il formale “sto bene” pronunciato nei modi più vari che fanno percepire a chi ha una sensibilità maggiore che c’è un contenuto diverso, più autentico nelle parole pronunciate. Altra cosa è “chi fa spazio dentro di sé all’altro” disponendosi ad un ascolto (in verità ne sono rimasti pochi) perché dietro quel “come” ci sono mille modalità in cui si può trovare un’anima. Lo “stai” sottintende il tu che è singolare e la domanda è quindi personale, intima:cosa fai?,dove e con chi vivi?,la salute?,il lavoro?, cosa provi?, quali sentimenti abitano il tuo intimo essere?, la vita cosa ti sta offrendo e cosa ti chiede?.
    -Poi c’è il “presente”parola antica, smarrita, lei dice che la usava sua nonna.
    Io ricordo mia madre che diceva:non si può andare senza portare un “presente”.
    Il “presente”a differenza del dono manca di una connotazione affettiva, è un semplice omaggio. Chi lo riceve accetta quel qualcosa di inaspettato,presentato alla sua attenzione come atto di riguardo,anche se non sempre è conforme ai suoi desideri.
    -Penso alle tante persone non lontane da noi, in questo strano periodo, che non hanno né balcone, né cucina e neppure una stanza ,un letto, figuriamoci un giardino o libri da leggere,chissà cosa avranno pensato dell’assenza improvvisa di tanti umani dalle vie della città e chi avrà comunicato a loro che si è aggiunto un nuovo pericolo, ai tanti che conoscevano già, al vivere per strada.
    Certo è difficile andare a dire a chi è privo del necessario o sta sprofondando ora nella miseria,cercando di conservare la dignità, qual è il segreto di essere vivo.
    L’estate di quest’anno sarà per molti pesantemente diversa dalle precedenti per l’impossibilità di spostarsi e andare liberamente in vacanza a divertirsi ma per altri sarà quella di sempre,semplicemente la stagione calda, piena di sole e luce dai quali cercar riparo e da trascorrere senza la pretesa,ma forse la speranza,di ricevere un po’ di acqua e cibo da volontari sconosciuti.
    Costoro sono un esempio di come si può sopravvivere con i resti di un naufragio.

    Un grazie speciale per il grande contributo che si adopera a dare quotidianamente per il bene di tutti.

  6. Paola Fiorito ha detto:

    Buongiorno Alessandro!! 😃

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