13 ottobre 2026

Se non ridi (ti) perdi

Qualche giorno fa un’anziana signora che ha da poco perso il marito usciva triste dal parrucchiere, e un ragazzo sconosciuto, incrociandola, in modo gratuito e inatteso, le ha detto: «Come sta bene, signora!». Non poteva sapere che proprio quella frase gliela ripeteva il marito quando si faceva bella.

L’episodio mi ha ricordato «Passing Humanity» (Umani di passaggio), un gioco inventato da Bernard De Koven, teorico della «giocosità» come stile di vita e ribellione al controllo, che ho ripreso a fare: per strada sorrido a chi incontro, magari con un saluto o un commento; se risponde, sorridendo o altro, assegno un punteggio da 1 a 10 agli Umani, se resta indifferente o si infastidisce i punti vanno a Coloro che Trascurano l’Umanità.  Il gioco dura un tragitto: in città perdo quasi sempre, in montagna stravinco. È più facile far punti con chi ha bambini, sorridendo prima a loro. A volte non c’è partita: gli occhi sono solo per il cellulare.

Le reazioni negative mi ricordano la commedia latina in cui un tale, preoccupato per le fatiche del vicino, viene invitato a farsi gli affari propri. Lui allora risponde con la frase che ha scolpito il concetto di humanitas e che traduco così: «Sono umano, tutto ciò che accade agli altri lo sento mio». Le neuroscienze lo confermano: se vediamo un’emozione, la proviamo anche noi, come avviene con gli sbadigli. A chi vede un sorriso il cervello sorride, anche se non ricambia. E confesso che io vinco anche quando ai punti perdo: torno a casa col sorriso. Ricreato.

Corriere della Sera, 12 ottobre 2026 – Link all’articolo e ai precedenti

3 risposte a “Se non ridi (ti) perdi”

  1. Donatella Mansi ha detto:

    Caro prof. D’Avenia,

    leggo da anni i suoi articoli, condividendoli e citando le frasi lapidarie che rispecchiano la sua attenta analisi di problematiche educative e antropologiche.
    Mi sembra che “La ricreazione” sia una scelta editoriale che non le consenta, in poche righe, di esprimere giudizi e fare riflessioni che possano offrire ai lettori giudizi, interpretazioni, considerazioni che introducano, nel mainstream generale polarizzato e confuso, una novità ed una bellezza di cui il grande pubblico ha estremamente bisogno.

    Con stima e simpatia

    • Prof 2.0 ha detto:

      Gentilissima Donatella,
      la ringrazio per le sue parole. Dopo sette anni ho sentito il bisogno di cambiare la rubrica, per scelte del Corriere che non ho condiviso, per ragioni di tempo personale e perché quello che avevo da dire era giunto al termine. Quelle letture rimangono a disposizione di chi vuole. Questa è una nuova sfida che mira a dare uno spunto, sarà poi il lettore a decidere che cosa farne. Ogni tanto scriverò anche articoli più approfonditi e lunghi, come quelli della precedente rubrica, come richiami a un pensiero più lento e argomentato. Ma a volte si riesce a dire molto anche in poco spazio. Ci provo. Buona lettura!

      • Vincenzina Caputo ha detto:

        Caro Alessandro io sorrido a tutti e in particolar modo quando incontro un volto triste , scuro, pensieroso e distante. Lì per lì mi guardano strano , sbalorditi quasi offesi . Ma io insisto una prima una seconda volta , insomma sempre sempre!! Ti assicuro che nessuno mai non ha infine
        risposto con un eguale accoglienza. Grazie sempre.

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