24 febbraio 2026

Ultimo banco 277. Collezionisti di neve

«Ciò che è vivo non ha copie. Due persone, due arbusti di rosa canina, non possono essere uguali. E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne», questa frase all’inizio del capolavoro di Vasilij Grossman, Vita e Destino, mi ha sempre illuminato perché coglie la logica del creato.

Mi è tornata in mente guardando le Olimpiadi invernali: tante vite riunite in quella microscopica cattedrale che è il fiocco di neve. Un miracolo architettonico che infatti affascinò Johannes Keplero che, mentre scopriva le leggi che regolano le enormi masse dei corpi celesti che abbiamo studiato a scuola, scriveva un saggio su un altro corpo celeste, ma microscopico. «De nive sexangula» (Sulla neve a sei angoli, 1611) è infatti un libretto maturato negli inverni praghesi e ispirato dalla domanda: perché i fiocchi di neve cadono in forma esagonale e a sei raggi? Per rispondere Keplero pose con secoli d’anticipo le basi della cristallografia (struttura della materia) e dell’impacchettamento delle sfere (congettura di Keplero). Due secoli dopo di lui fu un ragazzino del Vermont ad andare oltre, chiedendosi come mai, nonostante una struttura così stabile che fa sembrare i fiocchi di neve tutti uguali, non ce ne siano di fatto due identici: norma ed eccezione, schema e variazione, essenza ed esistenza. Come ciascuno di noi.

Il breve saggio di Keplero, in latino, univa fisica, matematica e filosofia, ed era una strenna natalizia (regali tra geni) per un amico matematico, quando le intelligenze non erano artificiali ma carnali e non separavano ciò che lo stupore tiene insieme: scienza, umanesimo e fede (Keplero era anche un teologo cristiano). Partendo dall’assunto che in natura nulla è casuale, perché «in principio era il logos» (Gv 1), cercava la causa della «logica» ferrea (la forma esagonale) dei fiocchi di neve, anche per la somiglianza con strutture simili in natura: alveari, melograni, minerali…

Keplero, pur non conoscendo la struttura molecolare dell’acqua, aveva intuito che quella geometrica bellezza, la cui causa era ancora invisibile per motivi tecnologici, celasse una logica. E oggi infatti sappiamo che la struttura dell’acqua è una rete esagonale dovuta ai legami tra le molecole, un’impalcatura che le forze elettromagnetiche rendono stabile ed efficiente.

Ci aspetteremmo allora fiocchi tutti uguali, invece da una sola forma di base hanno origine infiniti esiti, come un inesauribile tema musicale su cui la vita fa le sue variazioni. Infatti una micro-particella di pulviscolo atmosferico, organica (batteri, spore…) o inorganica (polvere), attira l’acqua che a certe temperature cambia di stato, la condensazione in caduta poi cresce attraversando ambienti diversi per temperatura, umidità, correnti e altre collisioni. Così la struttura esagonale di base si stratifica in combinazioni illimitate, tanto che è praticamente impossibile che due fiocchi, anche vicini, siano identici.

Alla fine del 1800, quelle infinite configurazioni colpirono un quindicenne di una solitaria fattoria del Vermont, in America. Si chiamava Wilson Bentley e passava il tempo a osservare con un vecchio microscopio trovato in soffitta tutto quello che lo affascinava nei boschi attorno, per poi disegnarlo. Ciò che lo incuriosiva di più però cadeva dal cielo, i fiocchi di neve, ma si scioglievano troppo rapidamente per poterli osservare e disegnare: «Quando avevo diciassette anni, mia madre convinse mio padre a comprarmi macchina fotografica e microscopio, che ho poi unito nell’apparecchiatura che uso ancora oggi. Costarono, già allora, cento dollari! Mio padre detestava spendere tutto quel denaro per ciò che gli sembrava il ridicolo capriccio di un ragazzino. Ma mia madre riuscì a convincerlo, anche se lui non arrivò mai a credere che ne fosse valsa la pena. Lui e mio fratello maggiore hanno sempre pensato che stessi solo perdendo tempo, trafficando con i fiocchi di neve!» (D.C.Blanchard, The Snowflake Man).

Studiandoli, disegnandoli, fotografandoli e catalogandoli in base alle condizioni di formazione, Wilson divenne non solo fotografo professionista in micro-grafie ma il pioniere della fisica delle nuvole. Il suo marchingegno capace di fotografare i fiocchi prima che si sciogliessero permise di fermare una bellezza tanto fugace quanto immortale, proprio perché irripetibile. Lo fece per tutta la vita «collezionando» migliaia di fiocchi. A conferma del detto chestertoniano che le persone si spengono non per mancanza di meraviglie, ma di meraviglia, Wilson raccontava così la sua folgorazione adolescenziale: «Fui rapito dal desiderio di mostrare alle persone qualcosa di quella bellezza e dall’ambizione di diventarne, in qualche modo, il custode».

Una definizione perfetta di vocazione: bellezza ricevuta, da custodire e comunicare.

E così si meritò il soprannome di Snowflake Man, titolo scritto anche sulla sua lapide. Poco prima di morire uscì il lavoro di una vita, Snow Crystals, con 2453 micro-grafie di fiocchi tutti diversi, una galleria che fa impallidire i nostri musei e ha ispirato scienziati, architetti, stilisti, gioiellieri, poeti, decoratori… perché come diceva Bentley: «I fiocchi di neve non ci raggiungono solo per rivelarci la bellezza di ciò che in natura è microscopico, ma per insegnarci che tutta la bellezza terrena è fugace. Però, benché quella della neve sia passeggera come i colori dell’autunno o del cielo serale, se passa è solo per tornare ancora».

Le difficilissime evoluzioni del pattinaggio, le impossibili linee dello sci, le millimetriche strategie del curling, sono solo l’eco di «microscopici miracoli», come Bentley chiamava i fiocchi di neve. Aveva ragione Grossman, la vita è viva solo quando può essere unica: persino un silenzioso e fugace fiocco di neve non ha eguali. Un invisibile granello di pulviscolo vestito di infinite trame di cristalli celesti sussurra a chi, come Keplero e Wilson, sa ascoltare la sottile lingua del creato: a che punto sei della tua irripetibile discesa sulla Terra?

Corriere della Sera, 23 febbraio 2026 – Link all’articolo e ai precedenti

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