Almeno dieci
Un famoso artista cinese a cui il re chiese il disegno di un granchio disse di aver bisogno di cinque anni. Passato il lustro non aveva ancora iniziato e ne chiese altri cinque. Allo scadere dei dieci prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò il granchio più bello che si fosse mai visto.
Così Italo Calvino chiude la sua lezione sulla «Rapidità», non quella di chi offre soluzioni prive di attrito con il mondo ma di chi mette anima e corpo nella perfezione del gesto. Lo sa la scrittrice da Pulitzer Donna Tartt che ha promesso cinque libri in 50 anni, uno ogni dieci, perché ogni sostantivo abbia decennale sostanza.
Dieci, come le dita e il voto, è numero-simbolo di compiutezza e perfezione: gli anni del ritorno di Ulisse, i comandamenti, i cieli del Paradiso di Dante la cui Commedia è fatta di dieci per dieci canti, come le novelle del Decameron (dieci giorni per dieci giovani) di Boccaccio… Fuor di simbolo per far qualcosa di eterno ci vuole un tempo, diverso per ciascuno, che sia però «tutto il necessario» in termini di studio, esercizio, errori, fatica e gioia, perché non ha consistenza fuori di noi ciò che non l’ha prima in noi.
La rapidità che non nasce dall’incontro prolungato con le cose è solo fretta, come lo studio a scadenza, il successo senza lavoro quotidiano, la risposta dell’IA. La precipitazione decàde, la dècade resta: per fare un libro, una canzone, una cena, una lezione, una carezza… memorabili, ci vogliono «dieci» anni, cioè tutto il tempo di cui ciascuno ha bisogno per amare e conoscere qualcosa a tal punto da ri-crearla: darle una vita che non muore. È la bellezza.
Corriere della Sera, 19 ottobre 2026 – Link all’articolo e alla rubrica

BELLISSIMO
Buongiorno. Forse la magia del 10 sta nel fatto che questo numero è il risultato della somma dei primi 4 (1+2+3+4); per quanto riguarda la lentezza… credo di aver imparato la lezione: una paralisi cerebrale infantile a nemmeno un anno di vita e un ictus ischemico a 48 anni, mi hanno costretto ad essere più vicino ad un bradipo che a un ghepardo, in fatto di velocità. C’è un proverbio: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Essere rallentati significa anche avere il tempo di rendersi conto di ciò che ci circonda, di apprezzare la bellezza e il profumo di un fiore, la maestosità di una montagna, ecc… ecc…