12 aprile 2011

L’adolescenza nell’Italia dei vecchi

Mai come in questo momento si parla tanto di giovani e così poco con i giovani.

Mai come in questa stagione culturale si racconta tanto l’adolescenza (appartengo ai colpevoli, sia come scrittore sia come insegnante) e così poco si sa leggerla in questa contingenza storico-culturale.

La contraddizione è soltanto apparente. Ogni cultura si concentra su ciò che non mette più a fuoco e sta perdendo, e sulle parole che nominano quelle cose. A parte cuore, amore, dolore che attraversano tutte le epoche, perché non se ne ha e sa mai abbastanza di quelle tre cose lì, ogni epoca ha le sue parole.

Una parola perduta e per questo oggi abusata è «adolescenza», perché la vita quando perde qualcosa si concentra come un’ossessa sulle parole che risvegliano la nostalgia per ciò che si è perduto. Il nostro non è un Paese per giovani e quindi non si parla d’altro. Abbiamo «adultizzato» (o adulterato?) l’adolescenza e «adolescentizzato» l’età adulta. Per questo la vita grida attraverso di noi ciò che le spetta di diritto, che ogni età realizzi la tensione che le è propria, senza essere soffocata, saltata, pervertita: adulti che fanno gli adolescenti perché non sono stati adolescenti, e quindi non sanno come si faccia a essere adulti; adolescenti disillusi come gli adulti, bruciata la loro capacità somma: creare.

L’adolescenza è l’età in cui si scopre, facendo l’adolescente fino in fondo, il fascino dell’età adulta. Non si tratta di leggere le età della vita come tappe concluse una volta per tutte, ma di integrarle nell’unità storica della persona. Non si tratta di rimanere bambini o adolescenti, ma di conservare ciò che ognuna di queste tappe ha conquistato: la semplicità del bambino e la fame di senso dell’adolescente. Ma cosa hanno di diverso mio nipote di due anni che davanti al frigorifero aperto, sorpreso dal desiderio assoluto, dice: «Cosa posso volere io?» e un mio alunno di 16 anni che, preso da mille cose che lo appassionano e vorrebbe farle tutte, mi confida: «Sto imparando a sognare davvero, a guardare tutto».

Che cosa è l’adolescenza? Come ogni rito di passaggio è un venire alla luce. Il bambino viene alla luce e piange. La mamma lo coccola e il bambino scopre, capisce, impara che la vita è essere amati. L’adolescente viene alla luce nuovamente, ma non bastano più la mamma e il papà. Adesso la vita vuole essere autonoma, vuole le chiavi di casa e non vuole orari: vuole spazio e tempo tutti per sé. Non vuole solo essere amata, vuole anche amare. Non è più lo spazio e il tempo di papà e mamma, ma lo spazio e il tempo di uno spirito che esplode con il corpo e cerca il proprio spazio e il proprio tempo. Cerca la propria storia. Un proverbio ebraico dice che Dio ha creato l’uomo per sentirgli raccontare storie. Solo chi ha una storia può raccontarla. Il bambino racconta la storia di papà e mamma, l’adolescente la sua, la sua unicità da scoprire e incollarsi addosso.

L’adolescenza se è veramente qualcosa è l’entusiasmo del creare. Si è stati creati, anzi pro-creati, e si comincia finalmente a voler creare. Anche i bambini sono creativi, è vero: disegnano, costruiscono, immaginano mondi tracciati anche solo con un dito agitato nell’aria. Ma il creare del bambino è ingenuo e spontaneo, non c’è un io che scopre sé stesso nel creare, ma si bea nel suo pensiero magico in cui non c’è separazione e tutto è dentro tutto. Il creare dell’adolescente è invece spinto da un io che vuole rivelarsi, l’io si separa e si scopre finalmente: solo. Quella solitudine che è croce e delizia dell’adolescente: nessuno lì lo può raggiungere e si espande quel dolce amaro tormento del volere e non volere essere soli, del volere e non volere essere raggiunti, del volere quella solitudine per ascoltarsi e del volere che qualcuno la raggiunga e non ne faccia sentire il peso schiacciante, magari con un «ti amo».

In un essere picciol tempo dura, direbbe Petrarca, l’adolescente è mutevole e instabile: l’io vuole scaturire, venire alla luce, essere creatore, iniziatore. Anche il corpo diventa capace di creare e dare inizio, il corpo diventa il potenziale corpo di una madre e di un padre. Sangue e sperma dispersi finché non trovano per chi costituirsi in carne e dono. Lo spirito vuole creare, il corpo vuole creare.

L’adolescente in questa selva oscura scopre il suo essere individuo, ma ogni venire alla luce si accompagna al pianto. L’adolescente è in conflitto con il mondo, perché è in conflitto con sé stesso. È nel caos di una vita che vuole emergere finalmente nella sua unicità e totalità, percepisce per la prima volta la grandezza della vita come qualcosa che lo chiama e che la vita vuole donargli, ma la vita penetra in lui tutta insieme e lo confonde, lo getta nel caos. Per questo legge, ascolta musica, con una fame che si perderà con l’età adulta, come scriveva Pavese: «Tra i segni che mi avvertono essere finita la giovinezza, massimo è accorgersi che la letteratura non mi interessa più veramente. Voglio dire che non apro i libri con quella viva ed ansiosa speranza di cose spirituali che, malgrado tutto, un tempo sentivo».

All’adolescente sembra di appartenersi, di trovarsi, di scoprirsi, di uscire dal caos quando lo specchio delle parole e della musica e delle storie rivelano l’io incastrato ancora nelle spire del magico tutto infantile. Ma è proprio quel caos che aspira all’ordine, è proprio quel caos che vuole tutto, perché scopre tutto. Per questo l’adolescenza non è età del piacere, ma dell’eroismo, del dono folle di sé anche autodistruttivo, dell’amore assoluto. Ma un adolescente nutrito di piacere perde il caos e si ordina con le piccole cose che spengono la fame.

Questa è la vera novità degli adolescenti di oggi: gli abbiamo dato tutto e non hanno più fame, si è assopita l’essenza creativa del loro essere adolescenti. Per questo tante dipendenze: sintomi – non cause – di una mancanza di ricerca di quel tutto che è la vita e che si vuole abbracciare creando e creandosi. Si compra la felicità subito e si spegne il desiderio del tutto, che è il caos adolescenziale. Caos benedetto che troppo spesso gli adulti cercano di controllare con l’aridità di una disciplina insensata o con il comodo consumismo, invece di incoraggiare quello slancio verso cose grandi: una vetta da conquistare, un mare da attraversare.

L’adolescente va protetto da sé stesso e dal suo caos, al quale spesso soccombe, non soffocandolo, ma incanalando questa forza. Ogni creatore di bellezza lo sa, ogni lavoratore appassionato lo sa, ogni madre lo sa: il caos della vita è creatore, la potenza creatrice è caotica. Non basta controllare il cuore di una centrale nucleare con mura spesse e indistruttibili per evitarne lo scoppio, come purtroppo sappiamo. Perché una centrale non sia pericolosa deve funzionare ed erogare tutta la sua potenza al servizio della vita altrui.

La Stampa, 12 aprile 2011

21 responses to “L’adolescenza nell’Italia dei vecchi”

  1. Laura ha detto:

    Bellissimo pezzo. Intanto nel caos dobbiamo trovare e indicare la giusta direzione.

  2. M.Francesca ha detto:

    Grazie di cuore. Leggo questo articolo pensando ai miei figli ma anche a me. Occorre davvero scrostare il nostro “cuore” (come origine del desiderio di Amore, Bellezza, Verità, Giustizia) da tutto quanto nel tempo si è sedimentato oscurando le nostre esigenze fondamentali. E capisco anche che non posso da sola. “Di che è mancanza questa mancanza?” diceva Luzi. Senza più accorgersi di questo senso di bisogno viviamo con un encefalogramma piatto…

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara M.Francesca, abbiamo bisogno, ho bisogno di essere svegliato o risvegliato dalla vita. Sempre.

      • m. Francesca ha detto:

        è vero. Ringrazio Dio che ci lancia sempre mille suggerimenti da persone o circostanze per risvegliare il nostro cuore. La libertà di accoglierli è il grande mistero di Dio che non ha Scusa della nostra libertà anzi si affida proprio a quella. Che è sua immagine. Così il genitore o l’educatore dovrebbe non aver paura della libertà dei ragazzi alla quale non può comunque sostituirsi. È comunque un lavoro! Grazie ancora!

  3. Lucia ha detto:

    Il mio professore di italiano mi ha detto che io sento l’esigenza di affermare me stessa…all’inizio non avevo capito se era una specie di complimento o meno…ora comprendo che la mia “esigenza di affermare me stessa” è proprio la volontà di creare, qualcosa di mio, qualcosa di me…Tuttavia mi lascia molto perplessa la cosa che da grandi questa “fame” potrebbe spegnersi; senza desiderio a cosa possiamo ambire? No so se ho espresso il mio dubbio, comunque grazie…

  4. maurizio roffi ha detto:

    WOW….una doccia rinfrescante di intelligenza ed arguzia; condivido appieno l’analisi, anzi, in alcuni passaggi, è stato come leggere ciò che vado dicendo: i ragazzi non sono vuoti, ma troppo pieni….dobbiamo diventare acqua che si inserisca negli strettissimi interstizi che restano liberi. Sinceramente grazie.

  5. maria rita ha detto:

    Per questo, arrivata ad aprile sono stremata: incanalare il caos di una splendida classe di alunni pieni di domande è uno sforzo fisico immane. Ogni giorno mi carico sulle spalle il loro entusiasmo e sono colpevole di svegliarli dal torpore in cui a volte giacciono. è vero, come adulti diamo loro tutto, tranne ciò di cui hanno bisogno, perchè davvero impediamo loro di mendicare, gridare alla vita, al senso delle loro vite. Però a me non bastano alunni perfettamente preparati e programmati, voglio le loro lacrime di fronte ad un impreparato, voglio che si sentano mancanti, perché solo così potranno sentirsi amati e come dici tu amare.
    Ps. Sei efficace come sempre, grazie da una collega di sogni!

  6. Anonimo ha detto:

    perché tu riesci a mostrare con così poco la bellezza della vita? perché ogni volta che ti leggo il mio cuore piange di gioia, e poi piange amaro perché nella mia vita vedo solo il tempo che passa e scorre senza meta, senza un senso?

  7. Sara ha detto:

    Per questo lo dico sempre che non è mica un male “esplodere”. Sono esplosiva e mi tuffo in quello che faccio, ma a volte mi addormento per poi svegliarmi ancor più forte. Caro anonimo, se dici che D’Avenia spiega bene queste cose, significa che allora le senti, le vivi, le condividi. Nel momento in cui ci convinciamo che non ci sia ragione di camminare, farlo diventa faticoso, solo allora.

  8. marco ha detto:

    Il segreto e’ vivere nella ” Verita’ ” per gustare la liberta’…senza la Verita’ la liberta e’ debolezza..

  9. maria cristina ha detto:

    caro alex questo art. mi ha colpito per aver affrontato unitariamente le problematiche adolescenziali e degli adulti, la confusione insorge quando se ne parla separatamente come due mondi impenetrabili, ma ti assicuro che arrivata alla soglia dei cinquant’anni la frase “la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza ” è più vera che mai. Per questo ti chiedo un chiarimento sulla frase di Pavese che riporti nel brano se la condividi o meno… ho apprezzato il tuo editoriale di ieri su Avvenire e l’affermazione finale.Grazie e buon lavoro

    • Prof 2.0 ha detto:

      La frase di Pavese dice una cosa che condivido: nell’adolescenza leggiamo i libri con una fame nuova, che è la fame di quell’età. Io continuo a leggere libri con quella fame. Pavese forse perse quello sguardo affamato di cose spirituali e questo lo portò a non trovare più gioia neanche in ciò che amava di più.

      • maria cristina ha detto:

        ti giro una frase che più si addice alla maturità “della letteratura non abbiamo bisogno per imparare a leggere. Ne abbiamo bisogno per sottrarre il mondo da letture sommarie” di Alain Finkielkraut tratto da Un cuore intelligente.
        Per inciso tra le mie letture adolescenziali è inclusa la raccolta di Pavese La casa in collina, ti suggerisco a proposito La traccia di Cesare Pavese di un mio conoscente Gianfranco Lauretano.
        Conosci Flannery O’Connor?

  10. anonimo ha detto:

    secondo te perchè si inibisce la “Fame” dello spirito?
    che cos è che arresta la sete di continuare a cercare?

  11. Patrizia, Acireale ha detto:

    Fame, parola chiave.C’è tanta fame nel mondo e ci sono gli specchi dell’anoressia adolescenziale.Ma qui parliamo di una fame di vita e di senso.L’adolescente mette al mondo se stesso e ,presenti ma silenziosi, i genitori dovrebbero diventare ostetrici di un’anima( e di un corpo nuovo)che scopre la propria strada in questo mondo. Quanti spunti di riflessione nel tuo articolo…
    Cone genitore sempre in cerca di qualcosa, ti ringrazio. (con le colline delle Langhe nel cuore, nonni, papà e cugini tutti piemontesi doc, anch’io apro i libri con la vertigne di leggere una nuova – mia- nuova avventura!)

  12. Laura ha detto:

    Ciao! Sono una studentessa universitaria, “sfoglio” il tuo blog da qualche mese e lo trovo incantevole. Hai uno stile di scrittura unico e molto scorrevole e piacevole, senza mai cadere nel banale, ma anzi, riservi sempre qualche perla di saggezza, che sembra esser scritta apposta per me.
    Il libro mi è piaciuto moltissimo e mi ha lasciato vari spunti di riflessione, con dolcezza e spontaneità, grazie magari all’accostamento particolare di due termini, o grazie ad una metafora nuova e dalle mille sfumature. Aspetto con ansia il secondo! 🙂
    Questo commento nasce, in realtà, oltre che per farti, finalmente, i miei più grandi complimenti, per una semplice curiosità: mi chiedevo, leggendo il post, se tu avessi studiato psicologia; ciò che scrivi mi sembra vero e corretto, ma io “non ci sarei mai arrivata”, fai un’analisi di infanzia e adolescenza davvero profonda e da esperto!
    A presto, in libreria

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Laura, ho studiato lettere. L’analisi dell’adolescenza nasce dall’esperienza di lavoro a scuola e da anni di studi sull’argomento, che continuo ad approfondire e coltivare. La mia passione!

  13. antonella ha detto:

    Ho letto con molto interesse e quello che più mi ha colpito è come sia facile, osservando i giovani adolescenti, capirne gli stati d’animo, i mutamenti e tutte quelle situazioni tipiche di una fase della vita che sta sbocciando. Fino a 4 mesi fa ho avuto la fortuna di vivere la mia vita con una adorabile adolescente, ma il destino ha voluto interrompere il nostro percorso e mai, vi garantisco, come ora mi sento privata di qualcosa di tanto prezioso. Il mio messaggio è quello di cogliere ogni singolo momento della vita e non criticare troppo, ma cercare di capire anche “usando” i consigli che vi vengono dati. Fermarsi e pensare che ogni attimo che non si è vissuto è stato perso. Grazie perchè ho potuto capire di non aver sbagliato nulla con la mia piccola Greta!

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