15 gennaio 2012

Revolution in education

Riporto un commento di una studentessa al post precedente. Mi ha colpito:

Caro professore,
effettivamente il tempo è ciò che sento che mi manca di più. Il tempo per leggere, per formarmi un’idea, per pensare a me stessa, per capire dove mi sta portando la canoa della vita, per prefissarmi un obiettivo da raggiungere. Per capire meglio chi sono davvero.
E’ forse un po’ triste ammettere che nella mia scuola succede che i professori sembrano non accorgersi di avere di fronte delle persone, degli esseri umani. Per la maggior parte di loro siamo solo dei numeri (del registro) da chiamare e interrogare. Devono finire il programma senza sforzarsi di farci vedere la passione che provano per le loro materie. L’importante è avere voti e portare a termine in qualche modo il programma.
Personalmente mi risulta difficile appassionarmi davvero a qualcosa. Quando ero più piccola era più facile: la maestra diceva una cosa che mi colpiva e io andavo in biblioteca e cercavo dei libri che approfondissero l’argomento. Leggevo tantissimo. La lettura era il mio passatempo preferito. Preferivo un libro ad un cartone animato in TV. Paradossalmente ora, che frequento un liceo classico, ho meno tempo per leggere. Ci assegnano letture noiosissime e io non trovo più il tempo di leggere altri libri per piacere.
Dicono che dobbiamo formarci un’idea, ma poi ci sommergono a tal punto di compiti e studio che non abbiamo nemmeno il tempo di uscire a comprare il giornale. Dicono che non dobbiamo stressarci per i voti, ma poi chi li sente i nostri genitori? Sento gli insegnanti troppo distanti da me, troppo impegnati a finire il programma per accorgersi che noi non li seguiamo più da tempo. Parlano di cose astratte, davanti a una classe perplessa che si affretta a segnare ogni singola parola del docente (“Tutto quello che dico sarà oggetto di verifica”). Ma in realtà noi non capiamo. Forse perchè abbiamo l’impressione di non essere ascoltati.

 

Vi suggerisco la visione di questo video, con sottotitoli in italiano. La discussione sul post precedente credo che cominci a richiedere proposte, idee, soluzioni… o almeno un pensiero pensato.

Magari qui si trova qualche spunto, in questa domenica di influenza (almeno per me…).

69 responses to “Revolution in education”

  1. Monica ha detto:

    Passione. Pazienza. Fatica. Umiltà.
    Pensiamo che le risposte si trovino fuori di noi, in un libro, un film, un’incontro, ma non è così, la risposta va cercata dentro…da fuori possono arrivare occasioni, consigli, conferme, ma spetta a noi capire cosa ci mette in moto dentro, cosa ci tocca nel profondo e poi crederci e buttarsi!
    E così è anche a scuola, io non credo che la scuola debba fornire le risposte, ma metterci in condizione di cercarle e di porci delle domande. Inevitabilmente questo richiede un’interazione attiva delle parti in gioco, alunni e insegnanti e richiede una mente libera, pronta a mettersi in gioco, non solo a seguire il programma. E prevede la critica, a patto che sia costruttiva, non una critica nata da un capriccio insoddisfatto o dalla non voglia di stare al gioco. Ed infine, sarà banale, ma non generalizzare e non giudicare aiuta. Bravi insegnanti ce ne sono e ogni alunno vale più dei suoi voti. Forse possiamo abbandonare le pretese, da entrambe le parti e iniziare a costruire, consapevoli che una rivoluzione non si compie in un giorno, forse neppure in un anno, ci saranno sbagli, bisognerà tornare indietro, ricominciare, riprovare, sperimentare, ma se mai si comincia…e se per cominciare aspetto che lo facciano gli altri, che tutto sia come voglio, che gli altri mi ascoltino, che tutti mi seguano, che i risultati si vedano…
    Impegnamoci noi per primi, prendiamoci tempo, impariamo ad essere responsabili e, qualche volta, anche misericordiosi.

  2. Rita ha detto:

    ma … i sottotitoli?!

    blessings

  3. Rita ha detto:

    pardon! partirono in ritardo…
    come tanti pensieri! ma almeno… CHE PARTANO!!

    riblessing!
    smoderate puren el cestino i due commenti!
    ciao ale
    desperatebutnotdefeatedMom di una cittàquaggiù con licei disperanti!

  4. dorina pignatelli ha detto:

    E’ difficile fare un commento che non sia banale davanti ad una riflessione tanto profonda…
    Come insegnante, però, mi ha colpito molto la lettera della ragazza: è sincera ed è cruda.
    Un alunno di 16 anni non è la metà di un uomo di 32 e bisogna tenerne conto, sono d’accordo. Personalmente penso ai miei allievi continuamente, spesso sono l’ultimo pensiero prima di addormentarmi e il primo quando mi risveglio e non perchè penso ai compiti da assegnare. L’anno scorso ho chiesto il trasferimento alle superiori dalle medie, tutti mi dicevano di non andare nei professionali, ma di scegliere solo i licei. Oggi insegno in un alberghiero e mi piace, mi piace da morire. “Io sono il mio lavoro”, mamma mia quant’è vero! Sperimento tantissimo e i programmi sono modulati sulle loro inclinazioni, a volte vorrebbero fare generi letterari che non amo e allora, imparo da loro. Ammetto senza timore di non amare il “Comico” e lascio che loro mi educhino, è uno scambio interessante, stimolate e proficuo. Io ci metto la tecnica e i brani, loro tutto il resto e ti assicuro che è molto.
    A volte guardo le mie colleghe più anziane, hanno molta più esperienza di me, ma non hanno il mio furor. Io imparo tutti i giorni dai miei alunni e così come io cerco di insegnargli la curiosità per la vita, loro sono la mia finestra per restare giovane.
    Alla ragazza che ha scritto la lettera vorrei dire che noi insegnanti siamo schiacciati da una burocrazia pressante che voi alunni ignorate. Questa nemica della didattica trasforma il nostro lessico di esseri umani in macchine e automaticamente voi in numeri. Ma basta dare a ogni cosa il suo peso e io la matematica l’ho sempre odiata!

    • Mariacarmela ha detto:

      ciao,ti do del tu perchè dalla tua lettera intuisco che sei giovane… ed è questo il bello dei prof. giovani… è lì il problema…andando avanti ci si adatta si perde la voglia… si diventa apatici… poi ci sono i prof come e te e come alessandro due gocce nel mare… purtroppo il mare è troppo grande per noi…

  5. Jo ha detto:

    Mi è piaciuto il video che ha postato. Mi ha ricordato il discorso di Steve Jobs, quello conosciuto per la frase “Stay hungry, stay foolish”. Circa a metà dice che lui ogni mattina si alza e, guardandosi allo specchio, si chiede:“Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, intuisce che c’è qualcosa che deve essere cambiato.
    Anche lui cerca di rivelare alla gente la chiave della felicità. “Fate ciò che sentite di amare”. Però ciò che trovo davvero difficile è appunto trovare ciò che amo davvero. Perchè forse prima devo capire meglio chi sono io. “Conosci te stesso” diceva l’iscrizione sul tempio dell’Oracolo di Delfi, anche gli antichi ci erano arrivati. Già loro avevano intuito la chiave di tutto. Il senso di una vita intera. Dai, forse non è poi così inutile studiare greco.

    • Eleonora ha detto:

      Grazie, Jo, per quanto hai scritto. Quelle parole riprese dal frontone dle tempio di Apollo a Delfi mi sono molto care. Sono stata a Delfi, , in seconda liceo classico. E’ davvero difficile capire cosa ci appassioni, soprattutto in un mondo dove si continua a insegnare e istruire pensando che la persona si sviluppi in modo meccanico e non organico.
      Grazie, caro Prof. Sognatore, per gli spunti di riflessione che ci offri, per questo video, per ricordarci di scoprire le nostre passioni, i nostri talenti, la nostra vocazione, e per invitarci a viverla con tutto l’impegno possibile. Tu vivi così e insegni così! Mi chiedo perchè, spesso, pur facendo ciò che ci piace, ciò che pensiamo sia la nostra strada, ci pesi farlo. Forse per stanchezza? O per questa idea della linearità oggi ancora così diffusa, di cui si parlava nel video? A te capita di essere stanco e provato, pur facendo ciò che ami? Forse sono cose che nessuno sa…

  6. Roberto ha detto:

    “Le tecnologie come Internet combinate con talenti straordinari di insegnanti forniscono l’opportunità di rivoluzionare l’educazione.” Non è forse quello che stai facendo tu prof? Ci stai allietando con il tuo ultimo libro e con le meravigliosie riflessioni, video e spunti del tuo blog. Così sei motivo di dibattiti a casa mia: con mia moglie e i nostri 3 splendidi figli (Mariachiara 11 anni, Matteo 9 anni e Marco 5 anni), con le amiche più care (Sara e Giovanna) che, tra l’altro, sono insegnanti appassionate alle scuole elementari… Sei seme che si è diffuso. Tempo che si è trasformato. Testimone generoso della bellezza. Credo che tutti (ciascuno con le proprie abilità) dovremmo essere tali. Ti auguro ogni bene e pronta guarigione.

  7. Sara ha detto:

    Vorrei poter dire che non è così, che nella mia scuola è diverso, che i professori dimostrano di amare il loro lavoro. Vorrei vedere che hanno dedicato la loro vita a qualcosa che ancora oggi, dopo anni, è capace di sorprenderli e quella sorpresa la rimandano a noi. Vorrei poter dire che mi sento capita, soddisfatta e che quella che sto percorrendo è la strada giusta. Vorrei, ma mentirei.

  8. michela ha detto:

    Grazie è stato bellissimo proprio quello che sto cercando di dire anch’io in questi giorni così colmi di una strana apatia. La poesia ha risvegliato in me un qualcosa che devo assolutamente fare e che coinvolgerà spero anche te. ti scriverò… grazie anche per questo video lo giro subito

  9. Cristina Marcos Martín ha detto:

    Grazie davvero, Alessandro! Fortunatamente ci sono persone che guardano sempre avanti nonostante quasi tutto e quasi tutti e lo dimostrano amando la professione, amando gli altri… e infatti la rivoluzione ormai (e pure da sempre) sta nell’AMARE.

  10. Valeria ha detto:

    Capisco benissimo la studentessa, visto che la mia esperienza al liceo è stata simile.
    Il video era proprio quello che ci voleva in questa giornata in cui riflettevo sui talenti sprecati e le paralisi provocate dai sistemi predefiniti che ci circondano. E’bello trovare qualcuno pronto a investire su quello a cui tengo anch’io!!!
    Se solo prendessimo coscienza dei nostri talenti ed aiutassimo gli altri a prendere coscienza dei propri…
    Grazie sempre!

  11. Mariacarmela ha detto:

    Sinceramente prof. questa ragazza ha espresso tutto quello k noi ragazzi proviamo adesso… siamo stanchi,apatici, sempre di corsa e costretti a lottare per le cose più stupide… Ma a cosa serve lottare? Lottiamo per chi? Per il professore che mi vede,ma non mi guarda davvero?O per quello che continua a ripetere “Smettetela di perdere tempo a sognare… Solo i ricchi possono permettersi di sognare… Di puntare in alto…”? Per il compagno di banco che fisicamente è presente,ma mentalmente sta da un’altra parte? Per mia mamma che sa solo dirmi “Studia,sennò finirai a lavare scale come me…”? O per me stessa che mi alzo al mattino cercando un motivo valido per prendere quel treno e andare a scuola? Prima leggevo e leggevo tanto,mi permetteva di evadere,di sognare,di sperare… Adesso non ci riesco più… E’ vergognoso da dire,ma a 18 anni so solo piangere cercando la forza di lottare che nn ho più…

    • Monica ha detto:

      Dopo aver pianto, asciuga le lacrime e trova il modo di trasformare i sogni in realtà!
      Esatto, lotti per te stessa, che hai diritto alla felicità e a manifestare la tua unicità, onorando tua madre che desidera per te una vita migliore e lotta perchè tu ce la possa fare!
      Un abbraccio!

      • Mariacarmela ha detto:

        Io lotto,ma alla fine mi sento sempre l’ultima,mi sento una stupida perchè nonostante quello che dico io ci credo ancora… Credo che a sognare non si perde niente,che da tante lotte prima o poi possa uscire qualcosa di buono… Mia nonna diceva che più nero del nero non c’è niente… Io in questo momento vedo solo nero… e ho paura perchè a 18 anni si dovrebbe aver voglia di rischiare,di sognare di sperare… io nn ce l’avevo più… adesso leggendo quello che mi hai scritto un po’ ricomincio a sperare…

        • Monica ha detto:

          K.Gibran dice che “per arrivare al giorno non c’è altra via che la notte”…
          A volte rimanere se stessi può costare la solitudine e credere nei sogni può farti attraversare la delusione e/o la derisione, ma tu insisti, attraversa con pazienza quel che la vita ti offre, bene e male che sia, alla fine, se davvero non è successo niente sarai comunque una persona migliore. Dai!

          • Jo ha detto:

            Aggiungerei che alle onde basse seguono quelle alte, sempre.
            Anche io ho 18anni (in realtà li compio fra 3settimane:)) e spesso mi chiedo che senso abbia tutto quanto. Però a volte sento di essere felice. E succede quando mi impegno davvero in qualcosa. Perchè credo che la felicità stia nel non accontentarsi mai di nulla, nel fare sempre dei passi avanti. E’ la noia infatti che ci rende infelici, in quanto non abbiamo obiettivi da raggiungere. E di conseguenza non agiamo. Come dice Gi nel commento sopra “[…] non lasciarti affondare nella pigrizia mentale, sei viva, dimostralo!”.
            So per esperienza personale che è davvero difficile non lasciarsi andare, e adesso parlo così solo perchè sono in un momento “buono”. Ma quando sarò giù ho deciso che verrò a rileggere ciò che stiamo scrivendo noi ora e sono sicura che starò meglio.

          • Mariacarmela ha detto:

            Grazie… Forse è davvero ora di cominciare a risalire… Ho un obbiettivo e lo porterò a termine… Grazie dell’incoraggiamento e un abbraccio!!!

    • Silvietta ha detto:

      Non è vergognoso affatto! Non è colpa tua se al mondo ci sono persone egoiste. Talvolta, fidati, è molto meglio piangere da soli e riflettere dopo essersi asciugati le lacrime, che ridere insieme a qualcuno e non capire quello che succede… 😀

  12. monica poli ha detto:

    Grazie di queto regalo… bellissimo.

    • Laura ha detto:

      Io non sono più una liceale, sono neolaureata e benedico i miei anni di studio universitario.
      E’ vero ciò che dice quella ragazza. Mi ci sono trovata nelle sue parole. Sia per indole sia per mancanza di stimoli non mi è mai piaciuta l’imposizione! E beato chi trova più di un professore che nella sua vocazione ci crede. Ammetto che ci sono ragazzi a cui non interessa la lezione del giorno, forse si stanno facendo parecchie domande e non ne hanno voglia di ascoltare. Forse quei ragazzi vogliono parlare dei loro sentimenti, delle loro preoccupazioni, dei loro ideali e nessuno li ascolta e nessuno prende sul serio i loro pareri.
      Ho imparato che quando tutto diventa meccanico, quando nella routine non si muove qualcosa di nuovo stanno male tutti. Non c’è crescita. E anni di servizio sono niente se non ci credi in quello che dici.
      Io nel mio piccolo, facendo doposcuola, quando spiego la lettura di storia, di letteratura e altro, cerco di non idealizzare i concetti, li porto sempre al presente, al suo quotidiano…ed è bello quando mi ripete quello che ha capito e lo fa con le sue parole….. è o non è stimolazione di opinioni, sentimenti?
      Rosanna Bosi afferma che senza sentimenti non può aver luogo l’apprendimento! E’ una frase che mi porterò sempre dietro, nella mia valigia affinché i miei bimbi crescano curiosi!

      Ho un ricordo bruttissimo dei temi di italiano….
      Nelle conclusioni si dovevano inserire le nostre opinioni. Puntualmente tutto quello che scrivevo veniva sostituito dal pensiero della prof.sa. Le motivazioni? Non le piaceva come la pensavo! Io credo che educare ai valori sia fondamentale (nel vero senso del termine) sia che si tratti di adolescenti sia che ci si riferisca ai bimbi 0-3 anni. Educare al sociale, alla cooperazione, ai sentimenti perché da quelli nostri capiamo quelli degli altri. Se non possiamo esprimere pareri su questo mondo che significato possiamo dargli? Ci vuole più ascolto, più comunicazione, più sogni, più realtà, più magia, più serietà, più amore e meno individualismo, più apertura e meno definizioni. Perché almeno io ho imparato che darsi delle definizioni è un po’ come iniziare a perdersi.

      Buona serata!

  13. Lucia ha detto:

    Salve, leggendo il commento di questa studentessa ho rivisto molto di me ai tempi del liceo.. le lamentele erano le stesse, e per me che ho sempre sognato di fare l’insegnante era intollerante il comportamento della maggior parte dei professori: distaccati, poco coinvolgenti e soprattutto colpevoli di sottrarre del tempo quella lettura cosiddetta “leggera” e di certo più interessante dei freddi argomenti affrontati in classe. Ieri durante “il mio primo giorno da insegnante” è stata un’immensa soddisfazione osservare le espressioni interessate e sorridenti dei miei alunni, i quali a fine lezione hanno definito positivamente la mia spiegazione, lamentandosi al contrario della lezione precedente di una collega, a loro dire noiosa e incomprensibile perché non li ha resi partecipi.
    Ne è scaturito un dibattito che mi ha permesso di conoscere quello che da sempre gli alunni richiedono agli insegnanti, e che in fondo è ciò che richiedevo anch’io quando ero una di loro: coinvolgimento e interazione.
    Questo sarà il mio scopo, anzi la mia missione! 🙂

  14. Angela ha detto:

    Caro Prof,
    Spero tu guarisca per domani, anzi..tanti auguri…altrimenti i tuoi studenti, sarebbero i primi e unici d’italia, a dispiacersi per L’assenza dell’insegnante…..

  15. Barbara ha detto:

    Sono completamente d’accordo con la ragazza.
    Come una studentessa della letteratura penso che l’ opinione dei libri dovrebbe essere una cosa individuale, creativa…Non si tratta della matematica- impari la formula e basta! Purtroppo i professori non la vedono cosi. Unica cosa che e importante per loro e’ sapere cosa hanno detto/scritto gli altri dr.sc. Dunque, se vuoi superare e avere la laurea, devi giocare cosi’. Altrimenti…ti considerano buffone e sognatore!!!!
    Questo e’ veramente ridicolo!
    Grazie prof che ha mostrato questa lettera e che ha il “suo modo”. Scusa per sbagli – non sono Italiana. Comunque penso che mi ha capito 😉

  16. Fabia Zanasi ha detto:

    Molti anni fa, quando ancora ero supplente, mi è stato insegnato il gioco del testimone: ogni studente propone un libro, a sua scelta; sintetizza la storia, fornisce qualche informazione riguardante l’autore, il contesto, un possibile confronto con qualche opera simile, ecc…, legge anche qualche pagina del testo per sollecitare le domande dei compagni. Ecco che avviene il piccolo prodigo: i ragazzi si scambiano libri, discutono, consigliano le loro grandi scoperte agli insegnanti (a me hanno prestato anche libri e fatto conoscere giovani autori)….. una piccola magia che si rinnova ogni volta, grazie alla passione dei giovani, che tengono in alto i nostri cuori, anche quando gli anni d’insegnamento potrebbero cominciare a pesare. Mi sono iscritta a Facebook per rimanere in contatto con i mie ex studenti: è bellissimo! Un abbraccio. Fabia Zanasi

  17. Gi ha detto:

    Oh Jo, certo che ti capisco.
    Frequento la quinta superiore ad un Liceo scientifico biologico (sì, uno di quei licei ideati più o meno una decina di anni fa e già cancellati dall’ordinamento scolastico) Sai, anche i miei professori non sono il massimo, a volte li trovo davvero soporiferi e spenti come lucciole morte, uccise … da chi? Da noi? Dai nostri predecessori? Da loro stesse? Non lo so, un professore dovrebbe sempre sopravvivere ….
    Ma se Noi teniamo a Noi stessi, dobbiamo trovarlo, il TEMPO, solo Noi possiamo. Ce ne vuole di forza per tornare a casa dopo 5, 6 o 8 ore di scuola e approfondire vero? Interessarci, leggere qualcosa d’altro .. ma siamo giovani, se non impariamo ora, quando potremo farlo? Se i professori non hanno voglia, o non ne sono in grado, dobbiamo affidarci a coloro che dai libri ci parlano. Autori, scrittori, giornalisti, poeti, dalle vite assurde o così simili alle nostre, che come noi hanno amato, odiato, pianto, litigato, confuso, equivocato … sono state Creature come noi! Hanno Vissuto, e vissuto talmente forte e talmente dentro la vita che poi ce ne hanno lasciato un ricordo, un bigino, dove hanno scritto le formule più importanti, le parole chiave. Certo, in un bigino non puoi scrivere l’intera dimostrazione, ma solo pochi spunti, sperando che tu o tuoi compagni possiate capirli nel momento opportuno … trovalo il tempo, parla con amici più grandi, guarda film, discuti, rielabora, chiedi, ascolta, ascolta, ascolta, perché ogni persona ha qualcosa da insegnarti, qualcosa che ricorda, che ha letto o imparato … non lasciarti affondare nella pigrizia mentale, sei viva, dimostralo!
    Una ragazza come te

    • Jo ha detto:

      Grazie Gi per la tua risposta, mi fai sentire meno sola e mi fai (ri)trovare il coraggio e la voglia di fare. Grazie anche a tutti coloro che hanno detto che provano quello che provo io, perchè mi fate capire che sono sentimenti comuni.

  18. Lanfranco ha detto:

    Insegnanti e studenti amanti della vita, stipulate gioiose alleanze e apritevi al vasto mondo. Il futuro vi appartiene.

  19. Anonimo. ha detto:

    Questo commento ha colpito moltissimo anche me , forse perche’ e’ la verita’ che ci viene sbattuta in faccia , detta con la semplicita’ di una studentessa del liceo classico , proprio come me .

    Ricordo la mia professoressa di latino e greco che la prima settimana di scuola ci disse ” ragazzi , sapete che nel greco antico la parola scuola significava tempo libero ? ” . Ricordo la sua voce nel pronunciare questa frase…sebbene sia una persona che stimo tantissimo , anche lei e’come tutti gli altri , perche’ ovviamente c’è il programma da finire .
    Professore , forse gli antichi credevano in qualcosa e avevano degli ideali , sapevano cosa farne della loro vita.
    Io , io non lo so cosa faro’ nella vita professore . Siamo per tutti la generazione sprecata , che pensa solamente ai computer e ai cellulari , che non guarda il mondo che si evolve perche’e’ quasi cieca.
    Alle medie mi dicevano che se al classico non c’ andavo io…allora non poteva andarci nessuno , eppure tornando indietro difficilmente mi iscriverei a questa scuola , sebbene leggere e scrivere sono sempre state mie passioni , anche se preferisco tenere per me cio’ che scrivo .
    Il fatto e’ che ho un sogno , un sogno piu’ grande di me , un sogno fuori dal comune diciamo …un sogno che sto vedendo allontanarsi da me piano piano , mentre prima era il mio salvagente , la mia ancora di salvezza . E’ inutile dirvi che e’ tutta colpa della scuola . Non ho tempo per seguire questo sogno e la mia vita sta andando in frantumi . Sempre la mia professoressa di latino e greco dice che due ore al giorno non bastano per il latino e per il greco , che siamo venuti qui per studiare …ed è anche vero che bisogna studiare. Ho la media del 7 , anche se facendo medie aritmetiche e tutto il resto , dovrei avere la media dell’ otto , ma ahimè sono dolcemente condannata a dire sempre quello che penso , e a molti dei miei professori non sto simpatica proprio per questo.
    Come faccio a diventare qualcuno , a sviluppare degli ideali in questa scuola ? Per i miei professori non faccio mai abbastanza …un sette sforzato , dicono . E’ giusto che pretendano di piu’ , ma io sono veramente stanca , di tutto quello che mi circonda. Non ho tempo per correre dietro ai sogni , non ho tempo per uscire il sabato sera come e’ giusto che faccia una ragazza di 15 anni , non ho avuto tempo per stare in famiglia questo natale , a causa dei troppi compiti . Dicono che bisogna organizzarsi , che poi uno ci riesce ad andare avanti . Pero’ a questo punto devo proprio dirlo : nella vita conta solo cio’ per cui ti danno un voto , e questo mel’ ha insegnato lei , professore . Penso che oramai la nostra unica salvezza sia rivolgersi al cielo , e che qualcuno si azzardi a dirmi che sono esagerata .

    Firmato
    Una disperata quindicenne che non puo’ piu’ seguire i suoi sogni.

  20. roberta ha detto:

    Caro Alessandro,
    l’opinione di questa studentessa offre spunti non certo nuovi a chi entra in classe tutti i giorni. I nostri colleghi spesso corrono altrove con le loro lezioni. E’ anche vero che i nostri studenti sono tendenzialmente anestetizzati verso tutto e tutti. Scuoterli nell’epoca del “tutto in un clic” è un’impresa titanica, che i nostri professori venti anni fa non potevano immaginare. Certo servono nuove idee, nuovi strumenti, nuova passione…ma servono anche genitori che ogni tanto accompagnino i figli ad una mostra per godere del bello oppure a teatro o al cinema o per i vicoli di un paese da scoprire fra profumi, persone e opere d’arte o che leggano con loro, accanto a loro. I nostri studenti raramente conoscono linguaggi diversi dal web, assimilati nella solitudine delle loro camerette, e questo li rende a volte distanti e galleggianti…
    Noi adulti possiamo fare molto, ma tutti insieme. Genitori stanate i vostri figli dalle loro stanze! Insegnate loro cosa li circonda…e anche la scuola, studenti per primi, ve ne sarà grata.

  21. Gianluca ha detto:

    Mi farebbe piacere partecipare al dibattito perché è un argomento su cui rifletto spesso.
    Io credo che se la scuola volesse davvero e-ducare le persone, dovrebbe condurre gli studenti a sviluppare tutti gli aspetti della persona umana. La scuola attuale si preoccupa solo dell’aspetto razionale, e spesso solo dell’aspetto mnemonico! La scuola ora come ora non si preoccupa veramente della consapevolezza del proprio corpo (quante volte ci fermiamo ad ascoltarlo?), né si occupa direttamente della nostra capacità di gestire le emozioni, o di relazionarci con gli altri. Se dei risultati ci sono in questi campi, sono altamente variabili e casuali: dipendono dalla predispozione individuale, da quali professori incontriamo lungo il nostro percorso e altre variabili. Eppure sono cose veramente importanti! Sono MOLTO più importanti di un accumulo di conoscienze: formano la “struttura” di una persona. Il modello riempi il cervello-prendi un bel voto-svuota il cervello non migliora la nostra struttura, non ci fa crescere.

    Io dico: per approfondire le conoscienze in una determinata disciplina c’è tutta la vita! Allora la scuola dell’obbligo non si deve occupare principalmente di dare conoscienze, ma di sviluppare la persona nella sua integralità, in modo che diventi consapevole, flessibile e aperta, pronta ad imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Chi si diploma deve aver imparato a vivere ogni attimo della sua vita con grande profondità! È solo questo quello che serve davvero per una scuola nuova.

    Ho molte idee riguardo ciò che bisognerebbe insegnare. Un esempio fondamentale su tutti: l’amore. Mi permetto di passarvi il link ad un video-intervista a Patch Adams, il famoso medico: http://video.repubblica.it/mondo/il-viaggio-di-patch-adams/46559/46228

    Adams dice: l’amore è fondamentale, se la nostra società si fondasse sulla com-passione qualsiasi sistema politico funzionerebbe! Eppure la scuola, il mezzo principe per educare le persone, non lo insegna. Bisogna rimediare!

  22. Gianluca ha detto:

    Alla anonima studentessa sognatrice che ha scritto il penultimo messaggio prima del mio: ehi, non mollare! Ricorda che la scuola superiore ad un certo punto finisce: l’università dà una libertà molto maggiore di esprimersi. Anche io ho sofferto la scuola superiore. Non lasciarti schiacciare! Se per te il voto conta (giustamente) fino ad un certo punto, allora a prescindere da tutto, una volta raggiunto un voto che ti va bene (anche 6!) lascia perdere i commenti degli altri! Dobbiamo imparare nella vita a mantenere il nostro equilibrio dentro di noi, e che gli altri se ne facciano una ragione! NON PUOI rinunciare ai sogni, è quella la priorità assoluta! Per ora devi fare i conti con un ambiente difficile, ma ricordati sempre che ad un certo punto finisce! :o) Forza!

  23. Anonimo. ha detto:

    Caro Gianluca , sono sempre io ( ovviamente preferisco non dire come mi chiamo perche’ il sito e’ pubblico ) . Lo so che dovrebbe importarmi soltanto di quello che penso io , come persona…ma se per gli altri quel sei , come dice lei , non basta ? Se da me vogliono di piu’ e preferiscono che io rinunci a delle briciole del mio sogno per studiare e andare avanti ?

    Io mene rendo conto che un domani , ad’ un colloquio di lavoro , preferiranno una ragazza che alla maturita’ e’ uscita’ con 100 e lode , piuttosto che una che e’ uscita con 80. Ma se nella vita il mio obbiettivo non e’ studiare per poi ritrovarmi con un diploma non finito in mano ?

    • Monica ha detto:

      Ai sogni potrebbe tornare utile anche un diploma…
      In ogni caso, l’istruzione non ha mai peggiorato nessuno.
      E quanto agli “altri”, ci saranno sempre quelli che cercheranno di omologarti ad un modello ritenuto da loro il migliore (a volte, semplicemente, perchè quello seguito dalla maggioranza) e tenderanno a dirti di lasciar perdere i tuoi sogni: resisti…come avranno fatto prima di te tanti che oggi ricordiamo per aver fatto progredire l’umanità, eppure, quasi certamente, avranno trovato qualcuno che li induceva a lasciar perdere: Beethoven, Galileo, Einstein, Mozart, Edison, Madre Teresa, San Francesco ecc…ecc…
      Quanto al “sei”…anche io esorto i miei studenti a non accontentarsi (non solo per un voto in più, ma perchè è un programma di vita che ti fa puntare in alto), ma la decisione spetta a loro, ognuno di loro deve decidere quanto vuole investire, cosa merita il loro impegno e perchè e pazienza se gli altri non saranno d’accordo!
      Se ti chiedono di più, forse sanno che puoi darlo, ma solo tu sai se ne vale la pena e stai tranquilla: nel mondo del lavoro cercano buona volontà e capacità di adattarsi, il voto non conta più del resto.
      Spero di averti regalato un pizzico di serenità in più.

  24. Elide ha detto:

    Se avessi il drappo ricamato del cielo,
    intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
    i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
    dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
    stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
    invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
    e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
    cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

    William Butler Yeats, da “Il vento tra le canne”, 189

    ciao Alex questa poesia è talmente bella e vera che vale la pena riportarla… a scuola tra i ragazzi, mentre oggi la recitavo, ha creato stupore e meraviglia… avresti dovuto vedere che facce!!!!! erano splendidi e strepitosi…. bellissimi, extra-ordinari!!!!!! questo si chiama “potere e fascino della cultura”!!!! Baciao!!

  25. Chiara ha detto:

    mi ritrovo molto molto d’accordo con questa ragazza, anche secondo me la maggior parte dei professori non fanno come dovrebbero il loro lavoro
    secondo me:-il 75 % è una percentuale di prof che vedono in noi ragazzi un oggetto,un numero che come scopo ha apprendere delle informazioni, che gli vengono inculcate senza entusiasmo nè tantomeno passione per la materia da parte dei professori…questi prof vedono tutti gli alnni uguali, senza pregi ma con molti difetti che vengono loro rimproverati ossessivamente terrorizzandoli
    -un 20% sono insegnanti indifferenti ma che quantomeno sono interessati alla materia in modo mediocre…interrogano e spiegano così, come capita
    -un 10 % che si sta progressivamente restringendo è di professori giovni che vedono nel loro lavoro uno strumento per trasmettere passione e voglia di studiare ai ragazzi.vedono in ognuno di essi un individuo unico al mondo, vedono i loro pregi e i loro difetti,collaborano perchè il ragazzo impari a pensare bene e lealmente, credono in noi ragazzi come individui che in futuro potranno diventare persone leali,giuste e oneste, a favore del mondo.e penso che lei sia una di queste..
    amche secondo me abbiamo poco tempo per pensare a noi stessi,al nostro futuro, alla nostra vita..dobbiamo avere tempo per riflettere sulla società, sui cambiamenti, sui nostri sentimenti, sulle nostre idee…penso che un pomeriggio usato a fare analisi del periodo serva ad ottenere risultati nel campo scolastico ma non in quello della vita reale, quotidiana.certo, non si può e non si deve non fare i compiti ma penso che , se quel pomeriggio venisse speso metà per esercitarsi e metà per noi stessi, sarebbe meglio per tutti
    Dimmi che ne pensi di quello ceh ho scritto e se ti trovi d’accordo
    grazie
    ciao

  26. Gianluca ha detto:

    Cara anonima, come ha ben scritto appena qui sotto Monica, bisogna trovare un giusto equilibrio. Non conosco la tua situazione, e non so quale sia il tuo sogno: mi è difficile capire la tua situazione. Quello che ti esortiamo a fare è di non disperare: il liceo ha limiti ben definiti, e una volta diplomata, una volta raggiunto questo traguardo comunque importante per la tua vita, potrai scegliere in maniera più chiara di costruire la tua vita attorno al tuo sogno. Ma un percorso di studi è fondamentale! Se capisci che l’ambiente scolastico in cui ti trovi è davvero insostenibile ricorda che tutto si può cambiare… ma ricorda anche di non lasciarti andare a facili allarmismi (te lo dico perché non conosco la tua situazione). Anche io te lo ripeto: resisti, e trova comunque uno spazio per coltivare ciò che per te è fondamentale. Devi esigere di avere uno spazio per coltivare ciò che ami. Cara anonima, io sono uscito con 62 e ora sto facendo l’Università con piena soddisfazione, perché ho trovato un percorso che mi appassiona. Vorrei riassumere tutto in una frase. Credi profondamente in questo: tieni sveglio il tuo senso della passione, della Bellezza, dell’amore per la vita, e tutto andrà bene, anche nelle difficoltà. Ci vuole solo un po’ di pazienza :o) Un abbraccio. Coraggio!

  27. Silvietta ha detto:

    Una volta una prof. mi ha detto “io devo insegnare, non capirvi!” Io ci sono rimasta male. Malissimo. Se un professore vuole insegnare, allora deve anche capire le persone che si trova davanti. Io credo che un buon insegnante sia quello che conosce i suoi alunni e sa quello di cui hanno bisogno, un insegnante che non chiede troppo ma chiede solo il massimo che uno può dare. L’insegnante, al contrario di quello che mi ha detto la mia prof, deve capire, prima di tutto. DOPO deve insegnare. Io spero di trovare, un giorno o l’altro, un professore che ami la sua professione, perchè penso che per saper conoscere, e poi per insegnare, questa sia la cosa più importante. Io non la conosco, Alessandro, ma la immagino così: una persona che ama la sua professione e i suoi alunni, che li sa conoscere ed apprezzare uno ad uno…

  28. Monica ha detto:

    Scusate il tono un po’ amaro e provocatorio…mi sembrava che si stesse parlando di “rivoluzione”, non di “opposizione”.
    Insomma, a volte ho la sensazione che il lamento sia lo sport nazionale e che, mentre sono tutti abili a innalzare il vessillo dei diritti, ben pochi sono coloro che onorano anche la bandiera dei doveri. E così via tutti a lamentarsi, dimenticando che, se ci credo, la rivoluzione parte da me, il primo passo devo farlo io, senza condizioni, senza pretese e, forse, senza nemmeno aspettarmi nulla in cambio!
    E a scuola, come nella vita, occorre creare le condizioni adatte e questo, inevitabilmente, è compito che spetta a tutti. E’ facile puntare il dito sulle mancanze degli altri, lo è meno sporcarsi le mani in prima persona rischiando di sbagliare. E la vita, comunque, è fatta anche di noia, insuccessi, dolore…non vedo perchè la scuola debba essere un parco di divertimenti!

  29. don Gian Luca ha detto:

    Caro professore,
    sono un giovane prete, ho letto con molto interesse i suoi due libri e li ho consigliati ai ragazzi dell’oratorio e a qualche genitore. Mi hanno aiutato ad ascoltare i ragazzi, a comprendere meglio i loro desideri, i loro sogni. Mi riesce, però, sempre più difficile accompagnarli nella riflessione su argomenti di attualità, farli ragionare, aiutarli a interpretare la realtà in cui vivono. Sembrano sempre immersi in un mondo in cui non c’è tempo per fermarsi a guardare, a pensare, ad ascoltare. E allora ho provato a camminare con loro, senza pretese, accettandoli così come sono e cercando di sfruttare le occasioni propizie per fargli assaporare qualcosa di bello, qualcosa che li stupisce o li meraviglia. E’ molto faticoso e a volte mi sembra di non riuscire a comunicare nulla, ma sono convinto che potrebbe essere l’inizio di un cammino. Molte volte i ragazzi che incontro in parrocchia o a scuola hanno solo bisogno di qualcuno che gli dia fiducia, che li stimoli a realizzare i loro sogni, che abbia il tempo di ascoltarli senza la pretesa di avere già la risposta a tutte le domande.
    Forse per noi preti sarebbe importante una collaborazione-confronto con voi professori per imparare ad ascoltare ma anche a educare. Non ho seguito corsi di pedagogia (non fanno parte del corso di studi del seminario), né di scienze della formazione, eppure mi ritrovo a insegnare religione in due classi di primo superiore. Vivo l’insegnamento come occasione di incontro, di ricerca, di crescita, di testimonianza. Penso sia questo il compito di un professore: essere prima di tutto un testimone appassionato della bellezza della vita!
    La ringrazio perché condivide con noi le sue esperienze!

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie a te, Gian Luca. Creare reti è ciò che ci salverò dallo sfracellarsi continuo sul duro suolo dell’indifferenza…

  30. carmen ha detto:

    E’ triste leggere le parole di questi studenti…. A quell’età dovrebbero essere pieni di sogni e di voglia di vivere, pieni di grande entusiasmo e di carica per poterli realizzare…… e invece tanti sono repressi da un carico di “doveri scolastici” e nozioni sterili che forse nel loro futuro dimenticheranno. E’ triste apprendere che molti docenti danno più importanza alla forma che al contenuto delle cose e si preoccupano di più dei programmi (che è vero devono essere finiti) che non di conoscere e stimolare a fondo i ragazzi che hanno davanti e che sono affidati a loro ogni giorno nella crescita globale delle loro vite… La passione nel trasmettere ciò che sanno è questo che dovrebbero insegnare più delle nozioni….la curiosità nel conoscere nuove cose, la fame del sapere…. Beh, bisogna concludere sempre allo stesso modo: di docenti validi ce ne sono pochi, di D’Avenia ne esiste solo uno!

  31. Silvietta ha detto:

    Ciao Monica. Non so se ti riferivi al mio commento, ma ci tengo comunque a spiegarti le mie ragioni… 🙂 Io non dico che la scuola debba essere un parco di divertimenti: dopotutto, come ogni lungo percorso, le difficoltà e la fatica ci sono. Anzi, ci DEVONO essere. Solo credo che per fare un percorso giusto ci debba essere un insegnante davvero capace. Una persona, insomma, che sappia attribuirci i giusti compiti e doveri, non troppo, non poco. L’impegno deve esserci soprattutto da parte di noi studenti ma non deve mancare da parte degli insegnanti. Volevo solo dire questo…:)

    • Monica ha detto:

      Professori davvero capaci e alunni davvero disponibili, che dici? La lezione è un dialogo, non un monologo del professore. Personalmente, mi rifiuto di rovesciare nella testa dei miei alunni nozioni che magari domani dimenticheranno, preferisco costruire con loro la lezione. Ti confesso, però, che a volte è davvero difficile, perchè incontri una resistenza non sempre e non solo imputabile alla scarsa passione del professore.
      Non mi rivolgevo nello specifico a te, era un pensiero in generale, per ricordare che i diritti sono sempre accompagnati dai doveri e se trasformassimo le lamentele in critiche costruttive otterremmo buoni risultati.
      Detto questo, sono contenta dei molti alunni che stimolano le lezioni e mantengono viva la curiosità e l’amore per il sapere…oltre ai bravi professori ci sono anche tanti bravi alunni!!
      PS. Io poi, insegnando matematica, parto già svantaggiata nella categoria delle preferenze, se poi non avessi passione per quello che insegno e le persone a cui lo insegno mi condannerei da sola 🙂

      • Silvietta ha detto:

        Sì, è vero. Anche se io mi trovo dalla parte degli studenti, capisco che per i professori sia assolutamente difficile riuscire a capirci. Mia madre è un’insegnante di arte. Gli alunni la ammirano e la stimano, ma io credo che se insegnasse filosofia o latino, non sarebbe poi così ammirata. Tutto dipende non solo dai professori, è vero, ma anche da noi studenti…

        • Monica ha detto:

          Forse capire non è tutto e non è neppure la cosa più importante…qualche volta, forse, basterebbe credere in chi si ha di fronte e accettare la sua diversità/originalità e imparare a convivere anche se magari ognuno mantiene le sue posizioni. Io credo che l’incontro con l’altro ti lascia sempre qualcosa, quando non ci si ostina a voler convincere o a separare torto e ragione. Ciao, grazie!

  32. Claudia ha detto:

    “Non è il momento di mettersi a dieta” ” Non è l’anno per fare le vacanze” ecco due tra le tante frasi d’esordio di quest’anno scolastico che terminerà con la maturità di liceo classico. E allora io mi sento di fare il contrario,vado in palestra e durante le sospirate vacanze nemmeno me lo sogno di sfiorare un libro. Sai,quando sei in terza media e hai 13 anni,immagini il liceo come una porta che ti si apre sul mondo,un posto in cui ti si apre la mente,non dove la chiudi a forza di studiare argomenti che,invece di farti pensare,ti costringono ad abbattere quella maledetta voglia di sapere quel qualcosa in più. E poi ci provi,se sei veramente appassionato alla lettura o anche solo alle discussioni riflessive,ci provi a dire la tua,ci provi ad alzare continuamente la mano per proporre,per portare temi nuovi,idee e tanto altro. E’ proprio il tempo che quella mano entusiasta del mondo e di ciò che ti circonda,che te la fa abbassare. Perchè inizi a capire,che l’importante è sapere memonicamente quello di cui,scusi la volgarità,non ti frega un cazzo.
    Io la quinta me la immaginavo da sempre un anno di crscita,oltre che fisica,mentale,e invece mi trovo chinata sopra scartoffie che senti non sapere di nulla,nemmeno di passione trasmessa. E non puoi dedicarti a 360 gradi all’amore,quell’amore che studi ovunque ma che puoi ti costringono a non mettere in pratica,perchè appunto non hai tempo. E ripeto,non ti scoraggi,continui a porvare ad andare controcorente,ma poi capisci che la tua navigazione è imposta da qualcuno che nemmeno sa come è fatta una nave. FInisci quindi,per non provarci più.

    Venerdì sera sarò ad ascoltarla a Rivoli all’oratorio Don Bosco,spero che almeno lei,le lettere che le scrivono qui,le legga,e almeno per un minuti ascolti lo sfogo di una 18enne che si è stufata di questa maledetta scuola e che la vive a volte,pur avendo una carattere vivace e solare,come una prigione,

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Claudia, se me lo permetti userei la tua dolente lettera per rilanciare il dibattito. Hai le idee chiare, hai capito cosa vuoi, l’hai capito per contrasto. La vita è anche questo. Il passato è andato, mangiati il futuro. Quello è tuo.

  33. Alexandra ha detto:

    Io personalmente credo che ogni eta’ abbia i propri drammi… poi con l’andar del tempo vengono minimizzati da altri problemi che subentrano, ancora piu’ grandi e insormontabili, almeno all’apparenza…
    Sono una studentessa di medicina, ho 23 anni, e ricordo anch’io quanto e’ stato pesante il liceo….compiti per casa, pagine e pagine da studiare giorno dopo giorno…la sensazione di non aver tempo per se stessi e per cio’ che si vorrebbe fare veramente….ma sapete una cosa? Non avrete mai tempo per voi se non sarete voi stessi a prendervelo!!! 
    Ora c’e il pensiero delle superiori, ma poi subentrera’ la responsabilità dell’università, e non sara’ tanto diverso…avrete sempre meno tempo a disposizione….e molto di più da studiare…con professori che vanno e vengono e che a te non badano, non perche’ non gliene importi ma perché ognuno conta per se.
    Siamo fortunati se troviamo docenti che ci insegnato con trasporto…non dobbiamo pensare che questi professori abbiano capito tutto mentre gli altri sbaglino…non sbaglia nessuno, perche’ ognuno e’ fatto a proprio modo e insegna a proprio modo…dobbiamo pensare che tra mille bravi professori ci sono quelli “più bravi”…
    Cio’ che voglio dire e’ questo: invece di disprezzare insegnanti poco sensibili o attenti agli studenti…pensate a quei prof che invece vi stupiscono ogni giorno con la loro profondita’ d’animo…
    In  parole semplici: concentratevi sulle cose più belle e lasciate ad altri brutti pensieri…non guardate queste persone con occhi troppo critici perché anche loro sono come voi…sono anche loro umani e hanno le loro debolezze….e non date la colpa agli altri se non avete tempo per voi stessi perché il vero motivo dello star male siete sempre e solo voi…con il vostro modo di affrontare le cose…dobbiamo capire che siamo noi a scandire il tempo, con le nostre scelte e la nostra serenità di affrontare le cose….non cerchiamo approvazione o colpa negli altri per quelle che possono essere le nostre infelicita’ perché siamo noi a rendercele tali…e’ un pensiero un po’ articolato, non so se sono riuscita a renderlo….
    Con questo voglio dire che se vogliamo veramente essere felici non dobbiamo pretendere dal mondo comprensione, ma dobbiamo cercare in noi stessi armonia e serenita’ nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni…minimizzate i problemi, non ingranditeli….guardate alle cose con obiettività e per farlo ci vuole tanta consapevolezza di se stessi e grande serenità. 
    Siate felici di cio’ che avete….godete delle cose più belle e non fatevi trasportare dai problemi, perché quelli passeranno subito, basta dargli tempo…pensate solo a quanto siete Belli e a quanto le persone intorno a voi sono Speciali, ognuna a suo modo…anche i professori piu’ severi….

  34. rene' ha detto:

    per noi poveri analfabeti di inglese, perchè non mettere dei sottotitoli in italiano? (lo so che non è sempre possibile ma non si sa mai..)

  35. chiara ha detto:

    mi ritrovo molto molto d’accordo con questa ragazza, anche secondo me la maggior parte dei professori non fanno come dovrebbero il loro lavoro
    secondo me:-il 75 % è una percentuale di prof che vedono in noi ragazzi un oggetto,un numero che come scopo ha apprendere delle informazioni, che gli vengono inculcate senza entusiasmo nè tantomeno passione per la materia da parte dei professori…questi prof vedono tutti gli alnni uguali, senza pregi ma con molti difetti che vengono loro rimproverati ossessivamente terrorizzandoli
    -un 20% sono insegnanti indifferenti ma che quantomeno sono interessati alla materia in modo mediocre…interrogano e spiegano così, come capita
    -un 10 % che si sta progressivamente restringendo è di professori giovni che vedono nel loro lavoro uno strumento per trasmettere passione e voglia di studiare ai ragazzi.vedono in ognuno di essi un individuo unico al mondo, vedono i loro pregi e i loro difetti,collaborano perchè il ragazzo impari a pensare bene e lealmente, credono in noi ragazzi come individui che in futuro potranno diventare persone leali,giuste e oneste, a favore del mondo.e penso che lei sia una di queste..
    amche secondo me abbiamo poco tempo per pensare a noi stessi,al nostro futuro, alla nostra vita..dobbiamo avere tempo per riflettere sulla società, sui cambiamenti, sui nostri sentimenti, sulle nostre idee…penso che un pomeriggio usato a fare analisi del periodo serva ad ottenere risultati nel campo scolastico ma non in quello della vita reale, quotidiana.certo, non si può e non si deve non fare i compiti ma penso che , se quel pomeriggio venisse speso metà per esercitarsi e metà per noi stessi, sarebbe meglio per tutti
    Dimmi che ne pensi di quello ceh ho scritto e se ti trovi d’accordo
    grazie
    ciao

  36. Monica ha detto:

    Sinceramente, fatico a condividere il tono di certe analisi…
    Ho l’impressione che tutti vogliano il meglio, il bello, il vero, il giusto e credono di trovare la ricetta in qualche libro o sentirla dalla bocca di qualche entusiasta trascinatore di folle…ma allontanano del tutto la sola idea di fare fatica!
    E, certo, la scuola è un buon terreno per i cercatori di alibi, per chi ha sempre bisogno di una scusa, per chi desidera, ma non si organizza, per chi vorrebbe, ma poi non parte.
    Non capisco la pretesa di perfezione nei confronti degli insegnanti e non capisco neppure le percentuali, i confronti…Gesù Cristo se n’è scelti 12 (non 12000!!!) e non erano certo i migliori!

    • Jo ha detto:

      Scusa Monica, mi permetto di risponderti, perchè la tua mi sembra una bella provocazione.
      Posso assicurarti che io l’idea di “fare fatica” ce l’ho ed è anche abbastanza “concreta” (nel senso che “mi sbatto”, se mi passi il termine). E’ vero: non lavoro, però studio. E tutti mi hanno sempre detto che studiare è il lavoro dei ragazzi e per questo devono farlo bene. E impegnarsi.
      La scuola non è una scusa perchè non riesco a realizzare i miei sogni. La scuola in questo momento è per me un impedimento al raggiungimento dei miei sogni. Perchè non mi lascia un attimo di respiro e ritengo che ciò sia sbagliato, contraddittorio e controproducente. E’ sbagliato perchè dovremmo avere il tempo di fare altre esperienze, fuori dal contesto scolastico (semplicemente poter fare uno sport o uscire il sabato sera). E’ contraddittorio perchè a scuola mi dicono che mi insegneranno a vivere mentre invece non mi mostrano la vita vera neanche di striscio. Perchè la vita vera è quella fuori, lontana da verifiche e voti e compiti. Non mi danno il tempo e lo spazio di respirare un po’ di sana libertà, sempre chiusa in casa a studiare. Infine è controproducente perchè mi passa la voglia di fare tutto, anche le cose che prima amavo fare.
      Non cerco nella scuola una scusa. Nè fuggo: affronto tutti i giorni la realtà. Non cerco negli insegnanti la perfezione. Nessuno è perfetto perchè siamo tutti uomini. Chiedo loro soltanto della comprensione. Che è la cosa più umana del mondo.

      • Monica ha detto:

        Grazie della tua risposta.
        Non so quale scuola frequenti, nè quale sia il carico effettivo dei tuoi impegni, quindi le mie considerazioni potrebbero suonare come parole vuote, ma voglio comunque provare a dialogare con te.
        Tanto per cominciare, non credo che consideri la scuola inutile se ti ci impegni così tanto e desidereresti che fosse migliore…forse cerchi una risposta che non arriva perchè non è lì che va cercata, o non arriva nella forma che vuoi tu. E poi, bhe, mettile in ordine tu le priorità della tua vita: so che suona come il noioso monito secondo cui chi si organizza riesce a fare tutto e un po’ è vero, ma è altrettanto vero che sarebbe sbagliato rinunciare ai sogni, quelli grandi, veri, non le emozioni del momento. E bisogna rischiare, qualche volta bisogna lasciare indietro qualcosa: se in questo momento ritieni giusto prendere del tempo per te fallo e pazienza se la scuola ne risentirà! Hai ragione a dire che la scuola non è la vita, ma può fornire strumenti che aiutano e, persino quando non funziona, può aiutarti a conoscere te stessa e la realtà: persone che non ti capiscono, persone senza passione ne incontrerai dovunque.
        E’ proprio quando le persone sbagliano che bisognerebbe volergli più bene ed è proprio quando le cose non funzionano che bisogna avere la pazienza di “riaggiustarle”…metti una scintilla della tua passione in ogni cosa, mantieni in vita tu per prima questa scuola che non va, porta pazienza e continua a credere nei tuoi sogni, anche a costo di andare controcorrente!
        Ciao!

        • Jo ha detto:

          Grazie a te Monica. Quello che dici e` vero: se qualcosa non ci piace dobbiamo sforzarci di fare qualcosa per renderla migliore. E sappiamo tutti quanto e` difficile. Scusami, il mio commento voleva solo essere uno sfogo, non voleva suonare polemico. Perche` mi piace scrivere qui:trovi sempre qualcuno che ti ‘ascolta’ e ti risponde. Quindi ti ringrazio ancora di cuore per avermi dedicato del tempo. Cerchero` di riflettere su cio` che mi hai detto e provero` a mettere in pratica.

  37. Monica ha detto:

    Non dite che siamo pochi
    e che l’impegno è troppo grande per noi.
    Dite forse che due o tre ciuffi di nubi
    sono pochi in un angolo di cielo d’estate?
    In un momento si stendono ovunque…
    Guizzano i lampi, scoppiano i tuoni
    E piove su tutto.
    Non dite che siamo pochi
    dite solamente che siamo.

    (Lee Kwang Su)

  38. Chris ha detto:

    C’è stata un’epoca, neanche troppo lontana, in cui ero un secchione. Vivevo per la scuola nella speranza di una futura brillante carriera. Di conseguenza ci sono state le notti in bianco, le amicizie ingiustamente trascurate, i pasti freddi e una sfilza di nove sul diario, nella sezione dei voti rigorosamente marcata dall’evidenziatore giallo. Soddisfazioni, certo, ma dopo un po’ mi sono chiesto se ne valesse la pena. Il mio sogno è da sempre il giornalismo, una professione che richiede una passione particolare, alimentata solo dalla tenacia e dalla cultura che ci si é fatti. Un giorno devo aver pensato a questo ed essermi accorto che quello che avevo in mano erano solo nozioni sfuocate, accavallate l’una sopra l’altra e destinate a sparire qualche giorno dopo la verifica. Così ho detto stop e ho cominciato a studiare a modo mio. Ho iniziato a divorare interi paragrafi di letteratura greca con lo stesso interesse con cui leggevo un romanzo o guardavo un film. Come prima, i voti erano alti. Ma, a differenza di prima, non erano più solo un mucchio di righe e virgole imparate a memoria, ma idee vive e permanenti, spunti di riflessione e di discussioni interessanti. Se hai un obbiettivo devi studiare in funzione di quello, tralasciando la noia derivata da cattivi insegnanti o materie difficili. Oggi sono al quarto anno di liceo classico. Il programma è tosto, ma, studiando senza tediarmi per verifiche e interrogazioni, ho rivoluzionato la mia vita, organizzando giornate che tengano conto di tutto: scuola, svago, amici e ragazza. Credimi: cambiare tutto è un casino. Ma ne vale la pena.

  39. Andrea Bombonati ha detto:

    Carissimo prof. D’Avenia, come faccio ad invitarla presso la mia scuola? Ho già smosso docenti, ragazzi… scrivo sempre all’indirizzo della Mondadori ma non mi risponde nessuno!! La prego, non si dimentichi di noi! A Cento (FE) c’è già stato, ma non all’Isit (Itis, Itc e Liceo), qui la vogliono tutti. Io insegno qui, come le ho già scritto, da un anno e ci sono delle belle cose che nessuno sa, ma che vorrei che lei sapesse! Aspetto una sua risposta. Buon lavoro!

  40. Simo ha detto:

    Io penso che, a volte, il tempo bisogna afferrarlo con i denti. Consumarlo. Non nel senso di “sprecarlo”, ma al contrario, di conquistarlo.
    Quando la mattina entro in classe, vedo i miei amici già annoiati e pronti ad assentarsi con lo sguardo alle prima parole di spiegazione. Uno sguardo che segue solo il labiale di un professore vittima della prima ora di lezione ad adolescenti assonnati.
    Io invece, se prendo appunti, non è per il “Tutto quello che dico sarà oggetto di verifica”, come scrive la ragazza nel commento. E’ perchè dal momento che entro in classe oltre che la porta, apro la mia mente per recepire tutto quello che non saprei mai al di fuori di lì. E non è vero che la strada è la vera scuola. Io se fossi cresciuta in strada non avrei mai saputo nemmeno cosa fossero un diritto e un dovere.
    Quando sento in tv parlare di economia, sono fiera di capirci qualcosa e non solo di sentire parole che riempiono la bocca di molti. Il mio tempo a scuola lo impegno nel cercare di seguire la lezione, facendo domande, interessandomi. Sollecitando la mia CURIOSITA perchè questa, non spunta dal nulla. Bisogna spronarla, alimentarla.
    Io non amo tutte le materie che studio, però devo studiarle. Tanto vale farlo cercando di imprimere qualcosa nella mia mente. Si, perchè E’ VERO. Certi professori sono di una noiosità immane, incomprensibili, pesanti.
    Però c’è anche chi fa del suo meglio mettendoci tutta la passione possibile in ciò che fa.
    Io li vedo gli occhi della mia prof di italiano, sono rassegnati ad un gruppo di ragazzi che la fissano con le ciglia che si muovono a ritmo sempre più lento. Lei sorride, non perchè si diverta, ma perchè sa che nonostante tutta la forza che mette per cercare di trasmettere ciò che a le piace, non tutti sono disposti ad accettare quella “tortura”.
    So che non è sempre così, forse mai, però il tempo per fare ciò che vogliamo lo creiamo noi.

    Il video l’ho guardato. Credo che questa sia una delle lezioni che a volte dovrebbe tenere un prof per suscitare qualcosa in più. Sto pensando di proporlo alla classe!

  41. Luca ha detto:

    Mi sorprende pensare che ho 19 anni e che non so che cosa fare della mia vita. A 19 anni nonna era già sposata con un figlio. Inutile sottolineare le epoche differenti: 2013 vs seconda guerra mondiale. Eppure l’essere umano è sempre lo stesso con tutte le sue fragilità e con tutti i suoi dubbi. Probabilmente ora si vive in uno stato di benessere decisamente migliore, eppure non è un qualcosa che si manifesta anche nell’anima. Dubbi, paure, angoscia,… Che cosa faccio?
    Tutti sembrano interessarsi al mio futuro, ma la loro è un’attenzione utilitaristica. Capitalisti anche nella scuola, nel futuro di ragazzi senza una rotta. Quello che mi amareggia maggiormente è che non riesco a pensare a un sogno, a un desiderio per il mio prossimo futuro riguardante il lavoro. Per fortuna almeno sulle ragazze i sogni rimangono.
    Ascoltare le parole di Robinson mi ha colpito. Sono stato emozionato da quanto afferma: come posso trasportarlo nel mio quotidiano? Non trovo risposta, via d’uscita ai miei tentennamenti. Come posso scegliere qualcosa per essere felice?
    Quanto più mi sorprende è che questa è una situazione diffusa tra la maggior parte dei prossimi maturandi, ma nessuno sembrea interessarne realmente…

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