10 settembre 2012

Rose e libri: il mio programma (scolastico)

Continuo la riflessione sull’inizio dell’anno scolastico del post precedente, con un articolo apparso oggi su La Stampa. Con una proposta concreta di breve periodo e una di più lungo respiro.

***

Come abbiamo osato anteporre qualcosa a un uomo?

La verità bisogna chiederla ai poeti e questo verso potremmo impararlo a memoria, noi che lavoriamo nella Scuola. Ma si sa i poeti dicono verità troppo semplici perché qualcuno le ascolti.
Inizia un nuovo anno di scuola, con overture tragicomica tra concorsi annullati per buste trasparenti, esami di TFA degni delle serate Trivial e concorsoni per il reclutamento basati su un criterio rivelatosi insufficiente già da anni. Pazienza. Tutto ciò non ci esime dal lavoro quotidiano che questa settimana ricomincia.

A tal proposito consiglio la (ri-)lettura di un libro del 1932: Il mondo nuovo di A.Huxley. Se non avete tempo basta il primo capitolo, nel quale è descritto il modo in cui i bambini vengono educati nel nuovo sistema di controllo che garantisce l’equilibrio – basato sui consumi – del Nuovo Mondo. I bambini, che non nascono più nelle famiglie ma nelle provette con una selezione adeguata, sono educati in gruppo e obbligati ad odiare due cose che minano il consumo continuo di beni.

Introdotti in stanze piene di rose e libri colorati, non appena cominciano a sfogliare pagine e petali, attivano assordanti allarmi dal soffitto e dolorose scariche elettriche dal pavimento. Urlano impazziti, allontanandosi da rose e libri, apparente causa del dolore. Tutto ciò è ripetuto più volte. Una volta cresciuti, in modo puramente istintivo, si terranno alla larga dalla natura e dai libri. Cioè dalla realtà, perché – spiega il Direttore del Centro di Incubazione e Condizionamento – stare nella natura o leggere libri sono abitudini che non generano consumi.

La scena – tragicamente reale oggi – mi ha fatto pensare per contrasto alla scuola come “resistenza” atta a restituire “rose e libri” agli 8 milioni di ragazzi che in questi giorni rientrano a scuola in Italia, spezzando il meccanismo pavloviano indotto dalla società dei consumi, che spinge a non tenere in considerazione la realtà e il suo senso, proprio perché alla realtà e al suo senso i ragazzi spesso associano allarmi e scosse elettriche: noia, delusione, paura, obblighi insensati e mancanza di risposte.
750 mila docenti possono restituire loro “rose e libri”. Ma perché a volte quella reazione di fuga da libri e rose è provocata proprio dalla scuola?

I libri più odiati dagli Italiani? Quelli che si studiano a scuola: in vetta la Divina Commedia. Però se Benigni la racconta tutti se ne innamorano. Come mai?
Credo che ciò valga anche per le materie scientifiche. A quante banalità si sottrarrebbero i nostri ragazzi se imparassero ad amare il mistero e lo stupore del mondo che la scienza prova a scandagliare con rigore e raziocinio. Una mia collega di scienze è diventata professoressa perché il suo professore durante l’ora di scienze poneva solo “perché” da risolvere: le spiegazioni nascevano dalla comune ricerca della risposta. L’entusiasmo era tale ricorda a memoria quei quesiti: “Perché se metto una ciliegia in un bicchiere di acqua calda l’acqua si colora di rosso?”.

“Rose e libri”. Non meramente come campo di prova per compiti, interrogazioni e programmi da svolgere, ma come sguardo contemplativo e non consumistico sul mondo (frui o uti: fruire o utilizzare? Si chiedeva Agostino). Solo chi entra in contatto vero con la realtà può entrare in contatto con se stesso e conoscere quindi sé e il mondo.
Perché le famiglie non pretendono più dalla scuola quello che per vocazione è chiamata a dare ai loro figli: non bei voti e promozioni facili, ma capacità di porre domande e trovare un senso alle cose che li circondano, attraverso i cinque sensi, stimolati dalla gioia di scoprire, spesso atrofizzata nei maestri che ripetono da anni le stesse lezioni. Inevitabile gettarsi sugli oggetti da consumare.
Socrate inaugurò lo stile occidentale del sapere e della scuola, e lo fecero fuori non solo allora. Alcibiade gli chiede: “Conoscere se stessi molte volte, Socrate, mi è sembrata una cosa alla portata di tutti, molte volte, invece, assai difficile”.
Socrate, in dialogo con i suoi allievi – il dialogo è infatti per lui il logos (parola, discorso, ragione) che passa attraverso (dia-) le persone alla ricerca della verità – risponde:
“Tuttavia, Alcibiade, che sia facile oppure no, per noi la questione si pone così: conoscendo noi stessi potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi, mentre se lo ignoriamo, non lo potremo proprio sapere”.
Abbiamo rinunciato alla conoscenza come modo di prendersi cura di noi stessi. Pensiamo lo possano fare chirurgia e tecnologia: cioè i consumi di cui Huxley aveva previsto la dolce tirannide.

Ma ritorniamo al grido del poeta: come abbiamo osato anteporre qualcosa all’uomo? Ai ragazzi? Abbiamo messo al primo posto programmi e strutture e i risultati li abbiamo sotto gli occhi.
Propongo una piccola riforma a costo quasi zero. Perché quest’anno ogni insegnante non “cura” cinque alunni della propria classe in modo particolare? Come? Dialoga con loro una volta ogni tre mesi a tu per tu (sono solo tre colloqui da 15-20 minuti in un anno: primo, quarto, settimo mese, un’ora e mezza ogni tre mesi, 5 ore in un anno) per conoscerne progetti, passioni, difficoltà, punti forti e punti deboli. Raccoglie i dati e dopo essersi confrontato con gli altri colleghi di classe (che hanno a cura gli altri gruppetti da cinque) durante consigli di classe non più burocratici, socraticamente prova a mettere in atto strategie educative perché i talenti di quei cinque ragazzi fioriscano.

Credo che questo sguardo ridarebbe dignità allo scopo della scuola. Una scuola come la nostra che ha programmi che il resto del mondo si sogna. Programmi però spesso asetticamente anteposti alle vite degli studenti, e non spazio condiviso di dialogo e ricerca della verità.

O torniamo a prenderci cura delle persone o continueremo a cercare salvezza in riforme di superficie, necessarie sì, ma molto meno di “rose e libri”.

“Rose e Libri”: così vorrei chiamare una rete di rinnovamento della scuola, composta da genitori, studenti e professori.

Chi mi dà una mano?

La Stampa, 10 settembre 2012

79 responses to “Rose e libri: il mio programma (scolastico)”

  1. Francesca ha detto:

    Caro collega, io trentina trapiantata a Palermo ho importato una buona prassi appresa ad un corso di aggiornamento..l’appello delle emozioni, ogni mattutina i miei alunni rispondono all’appello con un numero da uno a dieci che definisce il loro umore….
    È il mio modo di chiedere loro, ad uno a d uno..”come stai oggi, come ti senti?”. Facciamo poi un grafico mensile delle loro risposte e lo commentiamo….periodi bui vs periodi sì.
    È un bel modo di occuparsi di come stanno non dovendo lottare col tempo ahimè tiranno…
    Ho un bel fascicolo che spiega tutta questa attività con tanto di riferimenti bibliografici…è stato il mio lavoro per l’anno di prova.
    Buon anno!!! Buon lavoro! Un abbraccio solare dalla ridente Sicilia

  2. Barbara Bottazzi ha detto:

    Caro collega Alessandro,
    sarò ben felice di darti una mano. E’ da tempo che cerco nel mio piccolo di mettere in pratica le indicazioni che tu ora stai diffondendo in modo così efficace. Nella nostra scuola l’attenzione ai ragazzi e il colloquio con loro per fortuna è una realtà ma dargli un nome così bello e uno slancio così grande, è ancora meglio.Sono pronta a lottare con tenacia, ottimismo e sorriso per la scuola in cui credo. Pronta per rose e libri! A presto Barbara

  3. Cristina ha detto:

    io, io, io ti voglio dare una mano :-)))

  4. Tiziana ha detto:

    Non l’avrei saputo dire meglio! Nella scuola di oggi c’è un gran bisogno di libri e di rose. Conta pure su di me per continuare a spacciarli…

  5. erika morino baquetto ha detto:

    Concordo pienamente con ciò che dici e ti ringrazio perchè mi hai donato l’ispirazione per scrivere una poesia dall’accostamento di rose e libri da ridonare ai ragazzi!!!!!

  6. Anna Maria ha detto:

    L’articolo appena letto è davvero emblematico. Anch’io da ex alunna ricordo docenti annoiati, stanchi di fare il loro lavoro, privi di entusiasmo. Il loro compito era quello di trasmettermi le loro aride informazioni pretendendo che io, senza pormi domande o dubbi, le accettassi quasi fossero dogmi. Sono sempre stata molto curiosa e su ogni argomento avrei voluto porre domande ed essere accompagnata nelle risposte. Purtroppo non è stato così. Mi veniva suggerito di non pormi tanti quesiti ma di “ascoltare la lezione ed imparare”… Non ho mai dato il meglio di me. Non mi interessava il bel voto né i commenti dei miei insegnanti, così ho iniziato a leggere, leggere, leggere e dai libri e dai periodici ho appreso le risposte alle mie tante domande.
    Credo che tutti dovremmo gli insegnanti – ma anche i genitori – debbano tenere a mente questa massima: “Sento e dimentico. Vedo e ricordo. Faccio e comprendo”. Ciascun alunno dovrebbe essere artefice del proprio futuro, porsi domande, cercare le risposte guidati da quelle figure – insegnanti ma anche genitori – che hanno l’onere/onore di farlo.

  7. Fulvio ha detto:

    Io ci sto e questa idea dovrebbe essere davvero messa per iscritto e diffusa in tutte le scuole. Sono un ragazzo di 24 anni e ormai da 8 do ripetrizioni a bambini e ragazzi dai 12 ai 18 anni, l’unico modo per stimolarli a dare il massimo delle loro capacità (e talvolta anche oltre) è instillare in loro una curiosità “sana”, fatta di domande e di fatica per trovare le risposte. Solo così un ragazzo diventerà, non solo una persona “usa e getta”, ma un individuo pensante ed un buon cittadino…

    Grazie

  8. giovanna ha detto:

    pronta per “rose e libri”…. ad alunni e genitori!!!!

  9. Monica ha detto:

    … Chi è il poeta della citazione iniziale?

  10. Marisa ha detto:

    I tuoi progetti sono davvero affascinanti ma in me sono sorte delle perplessità.
    Con quale criterio dovrei scegliere i cinque allievi? Quelli che a me paiono più fragili? Oppure i più attivi e partecipativi? E gli altri venticinque della classe cosa direbbero? Perché loro e non noi?, chiederebbero. E io che cosa potrei rispondere?
    Poi, di classi ne avrò ben quattro, ahimè. I cinque gli scelgo in prima perché sono piccoli, in seconda perché già un po’ li conosco, in terza perché non li conosco e mi piacerebbe conoscerne cinque un po’ meglio o in quarta perché sono più grandi, li conosco dalla prima e sarebbero più disposti a fare “l’esperimento”?

    Qualsiasi scelta io faccio, ci sarà sempre qualcuno che mi chiederà “perché io no?”
    E io non saprei proprio cosa rispondere.

    Buon anno scolastico a te, ai tuoi allievi e ai tuoi lettori. Speriamo bene …

    • Giorgio Faggiano ha detto:

      Per Marisa: penso che ogni docente di ciascuna materia dovrebbe prendersi un gruppetto da 5, così 5×5=25 e ogni studente avrebbe un prof. di riferimento e nessuno si sentirebbe trascurato.

  11. Cristina Z. ha detto:

    E “Rose e Libri” sia!
    Io ci sono.
    Con l’entusiasmo degli esordi e l’esperienza di oggi.
    Ci credo e continuerò a farlo nonostante tutto.
    Grazie per aver dato voce a una passione, per aver dato risonanza a ciò che solitamente rimane celato.
    Soprattutto grazie nel voler ridare dignità.
    Sì, perchè ridare agli studenti la dignità di persone significa ridare agli insegnanti la dignità di educatori e quindi alla scuola l’identità che le spetta.
    Giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, perchè questi ragazzi da grandi possano essere migliori di noi.

  12. Patrizia ha detto:

    “Rose e libri” e perchè no?, mughetti e dipinti, papaveri e passeggiate(non gite), fiori di ciliegio e burattini…Tutto quello che di bello abbiamo accumulato in secoli di storia e di storie(ogni uomo è una storia) mettiamolo sulla cattedra e condividiamolo con un sorriso. Penso che saremo in molti a volerti dare una mano!!

  13. Salvatore Emanule Passaro ha detto:

    Rose, libri e percorsi da asini: lenti, lenti arriveremo alla vetta. Creare percorsi adatti, liberi e cuciti sui talenti dei ragazzi. Già la didattica dell’asino, cocciuto e lento ma affidabile e sicuro che arriva sempre! E se l’asino non piace vada per la tartaruga! Grazie per le tue riflessioni, sempre condivise.

  14. maria rita ha detto:

    Condivido il tuo articolo con i miei colleghi, perché siamo più di uno ad essere insieme a te in questa grande avventura che è fare la scuola. E propongo di leggere il Piccolo Principe insieme ai nostri ragazzi, per imparare insieme a loro cosa significa prendersi cura dell’altro. Questo che ci proponi è il nostro vero compito: educare a riconoscere il vero, con uno sguardo agli alunni e non ripiegato su di noi.
    Grazie, carissimo prof, ti auguro un anno scolastico ricco di incontri, di bellezza, di vita.
    Un abbraccio da una collega avanti negli anni, ma sempre giovane nell’amore verso il lavoro che fa.

  15. Dalailaps ha detto:

    Quello che comprendo ogni giorno più nitidamente, e in particolare ogni volta che leggo un tuo scritto, è quanto la passione sia insieme una necessità e una guida.

  16. leonardo ha detto:

    Io sono un papà che non guarda al voto ma alla capacità dei miei figli di stupirsi e chiedersi “perchè”. Se può servire, sono quì fammi un fischio.
    Buon lavoro

  17. mariella ha detto:

    io.

  18. Marta ha detto:

    Che belle le tue parole, caro Professore!
    Chi non può essere d’accordo con ciò che hai detto?
    Troppe volte non ci stupiamo della quotidianità, della meraviglia che possiamo trovare tra gli occhi di noi giovani. Basta trovare di fronte degli occhi sinceri, realmente interessati, e diventiamo un libro aperto, con alcune pagine con le orecchie, perchè sappiamo fermarci e sapere ascoltare, anche se talvolta non sembra.

  19. Giovanni ha detto:

    Grazie Alessandro, anche per questa bella proposta.
    Da genitore anch’io cerco di darti una mano! …Di dare una mano a questo modo di rimettere finalmente al primo posto l’uomo (i ragazzi, i bambini)!

  20. Simona ha detto:

    Sono felice che qualcuno abbia dato voce ad una prassi che costantemente applico nel mio lavoro di insegnante. Da qualche anno ho preso l’abitudine di PARLARE con i miei alunni, parlare di qualunque cosa pur di entare in contatto con loro, di entrare davvero nel loro mondo; tutto questo per cercare di capirli.
    E’ naturale che non si possa fare con tutti, ma con i pochi con cui si riesce i risultati sono evidenti.
    Non programmo i colloqui, ma colgo ogni occasione per “scambiare due parole informali” e noto che sono anche loro a cercarmi per questo scambio.
    Secondo me alla base dell’insegnamento deve esistere il coinvolgimento.
    Simona (insegnante di Diritto ed Economia)

  21. Viola ha detto:

    “Rose e libri”…e una valigia di parole…idee…sensazioni…emozioni!

  22. Simonetta ha detto:

    Condivido tutto ciò che hai scritto. Io la scuola l’ho terminata da un pezzo, ma mi ricordo di una prof che ci trasmetteva il suo entusiasmo nell’insegnare la sua materia, così ci invogliava ad approfondire i suoi insegnamenti.
    Ho due figli ormai grandi, ai quali ho cercato di trasmettere la voglia di leggere, di fermarsi ad ammirare la natura, di approfondire le cose. Credo di esserci riuscita. Anche a loro ho fatto leggere i tuoi libri e mio figlio mi ha ringraziato perché, mi ha detto, sono bellissimi. Grazie per le emozioni che mi hai dato.
    Buon lavoro e buona ripresa dell’anno scolastico. Penso proprio che i tuoi alunni siano fortunati ad avere un prof come te.

  23. Carla ha detto:

    Salve! Sono una tua collega marchigiana che condivide in pieno la proposta e l’idea pedagogica di fondo che sostiene il tuo modo di insegnare. Quest’estate leggendo “Democrazia in America” di De Tocqueville mi sono molto ritrovata in questa sua riflessione:” la maggior parte degli uomini crede senza sapere perchè o non sa con precisione ciò a cui bisogna credere. quanto all’altro tipo di convinzione, meditata e padrona di sè, che nasce dalla scienza e scaturisce dai fermenti stessi del dubbio, solo a un ristretto numero di uomini sarà dato raggiungerla, grazie ai loro sforzi. nei secoli di fervore religioso gli uomini cambiano fede mentre nei secoli di dubbio ognuno conserva ostinatamente la sua. Lo stesso avviene in politica…… non ci si fa ammazzare per le proprie idee ma neppure le si cambiano. Quando le opinioni sono messe in dubbio, gli uomini finiscono con l’attaccarsi unicamente agli istinti e agli interessi materiali, che sono assai più visibili, più tangibili e più duraturi delle idee.” Forse stiamo vivendo la naturale deriva di ogni democrazia?

  24. Silvia O. ha detto:

    Mi piace questo tuo gesto di “chiedere una mano”, di coinvolgerci nelle tue proposte.
    Domani sarà il primo giorno di scuola anche per me. Sarà una supplenza breve (un mesetto, se va bene), con classi (due terze e una quinta liceo scientifico) che saranno “mie” solo per poco tempo; ma voglio che sia una buona opportunità per me e per loro. Ho passato l’estate a progettarmelo, a immaginarmelo, a sognarmelo, questo primo giorno di scuola, quasi a non vedere l’ora che arrivasse … e adesso sono un po’ agitata: è lì che i buoni propositi, i grabdi ideali, i progetti ben studiati prendano forma, si concretizzino, diano riscontro. E quando si tiene a qualcosa, si desidera che tutto sia perfetto, che tutto vada al meglio.
    Comunque, alla tua proposta io ci sto! Come riesco, come posso … ma ci sto!
    Cari alunni (lo dico a voi, frequentatori di questo blog, per dirlo a tutti gli alunni “reali” che incontrerò quest’anno), non voglio offrirmi né promesse né garanzie né buoni propositi che immancabilmente falliranno, tranne questo: di svegliarmi e andare a lavorare ogni giorno con passione, avendo a cuore voi.

    Sto anche pensando ad altre cose. Penso che sarebbe bello che questi dialoghi su blog, così proficui e arricchenti,tra alunni e professori, potessero svolgersi anche nelle classi “vere” per conoscere aspettative e disagi reciproci, al di là degli stereotipi “alunni = giovani superficiali e senza futuro”, “prof. = adulti piatti, annoiati, insoddisfatti”.

    Imapriamo – alunni ed insegnanti insieme – a valorizzare il positivo, a raccontarci le cose che funzionano della scuola, le lezioni ben riuscite, gli incontri interessanti … oltre a /più che sfogare le propre frustrazioni, le proprie lamentele.

    E infine (questo lo dico a me stessa, innanzitutto!), dopo tanti dibattiti, progetti, teorie e discorsi, forse bisognerebbe imparare a “vivere” di più: ragionare meno, programmare meno sulla carta e lasciarsi trasportare dalla realtà, occhi e orecchie aperte a cogliere le domande e le risposte che vuol darci.

  25. sabrina ha detto:

    Carissimo!
    E’ appena iniziato il mio ventitreesimo anno di scuola da insegnante di religione: grazie di questa tua proposta che mi ridice ciò per cui ogni mattina entro lietamente in classe. Domattina voglio farlo posando sulla cattedra una Bibbia e una rosa: i due libri, bellissimi, scritti da Dio per noi, la Scrittura e la creazione. Sentirò che in classe con me ci sarai anche tu e tutti quei genitori, ragazzi e docenti che, anche se lontani e sconosciuti, hanno a cuore l’uomo e il suo destino: sì, io ci sto, contami nella rete! Buon anno davvero a tutti!

  26. Nicola Basile ha detto:

    Grazie per i tuoi suggerimenti, sempre ben accetti perché frutto di esperienza, peraltro condivisa.
    Quest’anno, nella scuola in cui insegno, dedicheremo un’ora a settimana (denominata “itinerario di fede”) perché i ragazzi – attraverso la lettura di testi, la visione di film, la preghiera o, “semplicemente”, lo stare insieme – possano conoscersi e conoscere maggiormente ciò che li circonda; in questo modo – e alla luce della didattica salesiana – cercheremo di creare un clima (una “pedagogia d’ambiente”, come diceva don Bosco) in grado di far crescere i ragazzi in toto, superando quella distinzione fra istruzione ed educazione, e stringendo sempre più i rapporti fra loro e noi insegnanti, nonché i loro genitori! Da parte mia, insegnando Filosofia e Storia, cercherò, attraverso empirismo e razionalismo, di portare anche io, nel mio piccolo, rose e libri nelle mie classi!
    Grazie ancora,
    Nicola

  27. Raffaella ha detto:

    “Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore” così dice Huxley nel romanzo. Che il Cielo ci assista sempre, quanto è vero!

  28. Giovanna ha detto:

    Tento di darti una mano, per quel che posso, caro Ale quando organizzi un incontro più giù di Roma e un po’ più su di Palermo? In Campania per intenderci… grazie come sempre degli spunti e delle riflessioni. Buon anno.

  29. Dalailaps ha detto:

    La cosa che comprendo sempre più concretamente, soprattutto quando mi capita di leggere un tuo scritto, è quanto la passione sia insieme necessità e guida.

  30. Marina ha detto:

    Per una straordinaria coicidenza la scuola delle rose e dei libri di Alessandro d’Avenia si materializza al cinema nella scuola di Monsieur Lazhar, piccolo film canadese arrivato nelle sale in questo scorcio d’estate. E’ un film sulla scuola, su un maestro (diverso) e i suoi esigenti scolari, è un film sull’immigrazione e sul confronto tra le culture, è un film sul dolore e sulla solidarietà. E’ un film riflessivo, profondo e leggero, delicato e ricco di umanità che si fissa nei cuori. Come scrive D’Avenia la scuola non si fonda sui tecnicismi ma sull’attenzione e sulla serietà del percorso formativo (le rose e i libri appunto, “sfogliare pagine e petali”). La scuola come luogo di “resistenza” è quella di Monsieur Lazhar, algerino emigrato a Montréal, che mai è stato maestro prima di allora ma conosce “l’attenzione” e fa leggere Esopo e Balzac perché la scuola è costruzione sull’edificio solido della cultura ma accetta anche che suoi scolari gli regalino libri che mai aveva letto perché la scuola è una finestra spalancata sul nuovo.

  31. Nicoletta ha detto:

    io ci sto…… buon anno a “Rose e libri”!!!!! Mi piace molto l’idea della collega di religione di entrare in classe con la Bibbia e una rosa. Penso che domattina seguirò la sua idea!
    Per il tuo progetto mi affido ai tuoi consigli e alle tue direttive e cercherò di offrirti il mio umile contributo! Intanto auguro anche a te e ai tuoi alunni, fortunati ad avere un prof come te, buon anno scolastico! Sia un anno alla ricerca dei talenti che fioriscono in noi piano piano. Sia l’anno che fa amare la scuola a colleghi e ad utenti! Sia l’anno dell’amore e della passione per la cultura, per il sapere che entra nel profondo! Possano così i nostri cuori sorridere davanti alla bellezza dell’uomo! Buon anno a tutti!

  32. Chiara ha detto:

    Credo che un suggerimento come quello di ‘spartirsi’ 5 studenti a testa nel consiglio di classe sia semplice ma geniale: lamentiamo il numero crescente di studenti per classe (ho una 2^ superiore di 32!) ma questo potrebbe davvero essere un modo per riuscire a raggiungere e conquistarci tutti i ragazzi. Come sempre, solo insieme è possibile. Il mio augurio per il nuovo anno tutto intero (non solo per l’inizio!) è che noi docenti riusciamo in classe a parlare CON i ragazzi, in Consiglio di Classe a parlare DEI ragazzi e a lavorare davvero INSIEME con un obiettivo comune: il successo scolastico, ma non solo: la felicità dei nostri ragazzi.
    Darti una mano? Io ci provo 🙂

  33. DONATELLA ha detto:

    C’è un’ape che si posa
    su un bocciolo di rosa:
    lo succhia e se ne va…
    Tutto sommato, la felicità
    è una piccola cosa.
    (Trilussa)

    Inizio così il mio primo giorno di scuola e grazie alle tue parole rassicuranti e stimolanti continuerò con Rose e Libri… nonostante tutto.
    Grazie e buon anno scolastico!

  34. SILVANO ha detto:

    Buon anno prof e se son rose, fioriranno. Oggi cominciamo:doveva capitare prima o poi.
    Metterò su la camicia della festa e un sorriso il meno idiota possibile.Proverò a coltivare le mie rose selvatiche, i miei studenti professionali, con la massima cura. Per quel che potrò, cioè…finchè la pazienza mi assiste.Buon anno Alessandro!

  35. Silvia O. ha detto:

    Torno entusiasta ed emozionata dal mio primo giorno di scuola.
    Prima sorpresa: all’ingresso, un gruppetto di miei ex alunni dell’anno scorso viene a salutarmi chiedendomi “abbiamo ancora lei quest’anno?”. Una domanda carica di aspettative, un po’ di delusione quando rispondo di no. Non erano gli alunni più diligenti, i “migliori”, ma quelli sempre distratti, i “casinisti”, i più sfuggenti. Le lezioni magari si seguono superficialmente, si dimenticano in fretta; l’umanità, il cuore che ci metti, quello rimane.

    Entro in classe, mi presento leggendo il brano in cui il Sognatore racconta ad un Leo scettico e provocatorio “come ha deciso di diventare sfigato”; spiego che mi identifico, che sono lì per lo stesso motivo. Silenzio assoluto, sembrano tutti calamitati. Poi leggo la lettera dell’alunna delusa dalla scuola; distribuisco fogli, chiedo ai ragazzi di scrivermi i loro commenti, le loro aspettative per questo a.s.

    Ora sono a casa, leggo le loro lettere, prendo nota perché ho promesso loro di tenerne conto; a qualcuno proverò a rispondere, a tutti scriverò in calce, come augurio, la frase di Camus “siate realisti, desiderate l’impossibile”. Alla prossima lezione restituirò: “verificate costantemente, nell’arco dell’anno, se state lavorando con i vostri insegnanti per realizzarle”.

    E’ stato, forse, il mio miglior primo giorno di scuola. Forse perché ci ho messo un po’ meno apprensione e un po’ più passione e convinzione. Forse perché non ho recitato una parte, perché ho puntato sull’autenticità più che sull’immagine, e sono stata davvero me stessa: un solo obiettivo chiaro e dichiarato – lavorare con passione per appassionare -, nessuna pretesa di riuscita e di perfezione.

    Grazie, Alessandro, e grazie a tutti, colleghi e studenti, che mi avete aiutato in questo condividendo entusiasmi e strategie.

    • SILVANO ha detto:

      Mi associo a questo simpatico commento.
      Oggi, primo giorno di scuola, tre sorprese: un ragazzo di prima risulta nato ad Alba, residente a Cuneo, domiciliato a Bra in via Torino: l’ho chiamato “Google Map”.
      Un altro si chiama Sudassi ed è nero nero: per cui l’ho chiamato “il maratoneta”.
      Il terzo ha un fratello in terza che chiamiamo puzzola, per meriti effettivi ed olfattivi e clamorosamente, non puzza nemmeno un po’. Questo ho deciso di chiamarlo “l’anomalia”.
      Abbiamo delle classi incredibili, mi sa che sarà un anno da ricordare.Saluti a tutti coloro per cui oggi è stato un giorno speciale.

  36. Micaela Bozzetti ha detto:

    Che bel pezzo!
    E che bella l’immagine delle rose e dei libri citata … Mi chiedevo, e credo che risolverò il problema anche leggendo il libro consigliato, cosa potessero fare per togliere il piacere del profumo dei petali e delle pagine dei libri? 🙂
    Forse, dopotutto, c’è speranza! 🙂

  37. Gisa ha detto:

    Come sempre le tue riflessioni si rivelano preziose… “rose e libri” da condividere con quante più persone e domani anch’io con una rosa e la Bibbia!!!
    Grazie

  38. Nicoletta bg ha detto:

    ok ridiamo profumo ai libri e significato ai fiori!Io sono una maestra di matematica e oggi ho accolto i miei alunni di 5 elementare leggendo con loro il primo capitolo del Piccolo Principe e loro mi hanno rimandato questo messaggio “Non perdiamo la fantasia”.Insieme quest’anno cercheremo non solo la fantasia, ma la meraviglia, lo stupore, la solidarietà…e sicuramente cercheremo di riscoprire le rose con i loro petali delicati e affronteremo anche il fastidio delle loro spine.
    Grazie!

  39. Lo hai anche ribadito nel programma della Parodi (ti ho appena visto), bravo Alessandro. Se fossero così anche una piccola parte degli insegnanti si potrebbe costruire qualcosa di importante.

  40. Laura ha detto:

    “Abest!” Ci sto!
    Domani si comincia in Sicilia! Anno nuovo, vita nuova e… classi nuove!!
    Grande dispiacere per gli alunni lasciati che ti scrivono e-mail davvero struggenti…ma sguardo (e cuore) sempre aperto per coloro che incontrerò…
    Quest’anno sarò contemporaneamente alla Secondaria di 1° grado e Primaria! Privilegio degli IRC di poter avere a che fare con tutte le fasce d’eta 🙂
    Non mancherò di fare la tua proposta ai miei nuovi colleghi!
    Buon Anno scolastico a tutti ed in particolare a te, caro Alessandro, che dai a tutti noi l’opportunità di incontrarci “virtualmente” nel tuo Blog per trovare sostegno, consigli, confronto!
    “Rose e libri”…chi ben comincia è a metà dell’opera!
    Laura “TerLau”

  41. raffaela pugluese ha detto:

    bellixma prof., nonchè collega, quella rosa rossa adagiata sul libro che dovrebbe indurre alla passionex leggere, ma sopattutto alla passione di riappropriarci della ns funzione: nn burocrati che maneggiano carte e stilano e sviluppano progetti, ma educatori che hanno a cuore e nel cuore l’alunno integralmente con anima e corpo.Prima di inziare la lezione chiedo ai ragazzi di alzare lo sguardo e vicendevolmente guardarci negli occhi per poi intraprendere la traversata….un abbraccio a tutti gli insegnanti e a tutti gli alunni

  42. luciana pasetto ha detto:

    caro prof, il mio programma da quando insegno Religione nella scuola primaria è sempre stato “rose e libri” e, malgrado tutto, dopo 36 anni di insegnamento, anni di precariato (25), cinque figli mandati tutti al nido perchè eravamo maestre di serie “B”senza troppe possibilità di scelta familiare, chilometri e chilometri percorsi perchè è un miraggio la cattedra in una scuola sola…beh sono contentissima di poter ancora a 55 anni avere un sogno da condividere anche con te GRAZIE

  43. laura bruna ha detto:

    Un nuovo anno scolastico sta per affacciarsi domani.Inizio il mio anno di lavoro chiedendomi come saranno i miei alunni,se riuscirò a fargli amare lo studio,i libri come li amo io.Ti auguro e auguro a tutti di perdersi dentro le pagine dei libri e di amare la lettura come la adoro io.Ti dedico ‘When you say you love me’ di J.Groban.Buon lavoro a te,Alessandro.

  44. Chiara ha detto:

    Interessantissima proposta! Spesso durante i consigli di classe si analizza la situazione dei ragazzi, senza mettere a tema strategie utili per aiutarli a crescere. Ed ogni ragazzo va guardato personalmente, è unico.

    Quest’estate i miei alunni hanno letto 1984 di Orwell. Il genere è simile a quello di Il mondo nuovo. Discutendone insieme è emerso da alcuni come i desideri di verità e libertà emergano sempre nell’uomo, anche nelle condizioni di vita peggiori. C’ è un potere che cerca di tacere o censurare i desideri ma questi riemergono, se noi li prendiamo sul serio, facendoci aiutare da ciò che li risveglia, come rose e libri.
    Ti ringrazio di cuore perchè i tuoi giudizi mi aiutano a guardare i miei ragazzi in modo vero!

  45. Bianchi Giovanna ha detto:

    Salve prof
    ho letto i suoi libri…bellissimi…
    Li avevo comprati qualche anno fa x mio figlio (17 anni)ma purtroppo da quando frequenta la scuola superiore(4° turistico all’ISIS di LUINO) non solo non legge + (i libri scolastici, x forza) ma odia proprio la lettura.
    E’ vero, i professori dovrebbero parlare di + con i ragazzi, al di là delle noiose spiegazioni.
    Io come tutti gli anni ho già preparato un elenco di domande x la 1° riunione…ma penso che, alla fine chiederò soltanto se è possibile che emanuele e le sue 14 compagne di classe (in 1° erano in tutto 35 alunni/e)abbiano una classe tutta x loro(questa settimana erano in aula computer e la prossima nel ripostiglio(non scherzo!)poi si vedrà…e abbiamo pagato un contributo di iscrizione di 170 euro!!!
    Non aggiungo altro, altrimenti scrivo un libro…!!!
    GRAZIE x le sue parole.

  46. Marty ha detto:

    Caro prof,
    ho sedici anni e ho deciso di rispondere a questo articolo dicendole innanzitutto che io sono interessata alla Divina Commedia anche se non è recitata da Benigni, la studierò quest’anno, devo ancora “scoprirla”, se così si può dire, e studiarla ma sono positiva. Il fatto è che ci deve essere qualcuno capace di farmela apprezzare, qualcuno che la apprezzi lui stesso. Lo spero.Intanto le pongo un requisito, sono di fronte a un dissidio interiore più o meno come Amleto hahahahahah. Per compito, dopo soli 2 giorni di scuola, devo scrivere un tema (che può essere un articolo, o un saggio breve, o un testo argomentativo) per quanto riguarda la frase, o per meglio dire, affermazione: La gioia di crescere a scuola. Solitamente non mi mancano le parole per scrivere ciò che penso ma, la prof è stata chiara: dobbiamo dare il meglio di noi stessi in questo tema e io.. ho le idee confuse, ho paura di sbagliare ma sopratutto mi sto chiedendo: è una gioia crescere a scuola?
    Mi sembra un compito abbastanza bizzarro, ma forse non è così, forse sono io che non lo comprendo pienamente.. lei cosa ne pensa?
    Grazie anticipatamente,
    Marty 😀

  47. katia ha detto:

    sei un grande, domani prendo il tuo libro, mi hai convinto.

  48. Jovanka ha detto:

    Anche il preside della scuola di mio figlio alla presentazione del loro primo anno della scuola superiore ha citato il tuo articolo, bello che nella scuola non vi sia invidia, ma collaborazione.
    Speriamo che sulla sua strada trovi tante persone che gli trasmettano Passione!
    GRAZIE

  49. manuela ha detto:

    Caro Alessandro,
    ho scritto e riscritto questo commento
    perchè non riesco mai a trovare le parole giuste…
    ..Sei una persona che conquista…
    …sei un professore da “Attimo Fuggente”…
    ..sono mamma di 4 figli…chissà se qualcuno di loro
    stamattina troverà sul banco…rose e libri…
    io ci spero 🙂

  50. Elena Armanini ha detto:

    Bravissimo professore,
    Articolo fantastico che prende slancio da elementi veramente significativi – rose e libri- per la vita non solo degli studenti, ma di tutti gli uomini e donne anche adulti.
    Condivido appieno idea di una scuola che si ponga meno come giudice, ma più’ come accompagnatrice esperta, appassionata e appassionante con un’attenzione al singolo, che lo nutra per farlo fiorire al meglio delle sue possibilità’. Aiutandolo a prendere sempre più’ coscienza di se’ come persona, con i suoi pregi e con i suoi limiti. Allontanandosi spr più’ dall’idea di studente come contenitore di sterili informazioni altrui.
    Complimenti anche per articolo di oggi sulla Stampa.
    Continui cosi’! La scuola ha bisogno di professori come lei!

  51. Monica ha detto:

    carissimo Alessandro
    inizio come si iniziava sempre quando si scriveva con la penna e non con il pc.. ma tant’è, i tempi sono cambiati, chissà se ancora adesso si inizia una mail scrivendo “carissimo” o “carissima”..
    il TRIANGOLO AMOROSO: bellissimo, meraviglioso, ma allo stesso tempo difficilissimo. Spero davvero che i miei figli abbiano dalla scuola docenti che mettono in atto il triangolo… così noi genitori possiamo uscire dallo stereotipo dei genitori che vengono ad elemosinare voti, o a raccogliere soldi per la festa di fine anno, e davvero possiamo creare l’alleanza educativa che permetta ai nostri figli di CRESCERE davvero
    grazie….!!!!
    Monica

  52. Eleonora ha detto:

    Caro Prof. Sognatore, ci sto!
    Non sono ancora insegnante, forse lo sarò un domani, ma intanto coi miei bimbi del catechismo e i miei ragazzi cui do ripetizioni, intendo attuare il tuo “sogno”, che possiamo trasformare, con tali premesse, in progetto: “rose e libri”, ci piace! 🙂
    Quanto è vero! I programmi delle nostre scuole ce li invidiano all’estero…ma in primis è necessario riporre al centro la persona. Buon anno caro Prof!

  53. Irene ha detto:

    E’ bello leggere i suoi interventi virtuali: le sue parole sono delle frecce che colpiscono direttamente al bersaglio trasmettendo dolcezza e serenità. Fortunatamente c’è qualcuno, come lei, che si distacca (o vorrebbe distaccarsi) completamente da quel sistema così antiquato e fittizio che è la scuola italiana.
    Dopo tredici anni di scuola sono, o perlomeno credo di essere, nella posizione di dire a cosa serve tutto questo, dal punto di vista di una studentessa, quale sono io, che è sempre stata affascinata dalle materie che studiava, puntando al successo e alla soddisfazione di aver imparato ogni giorno qualcosa in più.
    A scuola non ti preparano all’avvenire ma si pensa solo al presente: improvvisamente, a 18 anni, ti trovi catapultato in un’altra vita, privo di punti di riferimento anche per chi sa già quale strada prendere. Sono dell’idea che la scuola italiana sia invecchiata insieme all’Italia stessa e, al momento, si porta dietro con sempre più fatica il peso degli anni.
    E’ un campo minato, che i ragazzi di oggi attraversano con debolezza e senza coraggio perché sanno che il seguito è anche peggio.
    Spero che la sua brillantezza, signor D’Avenia, si sparga a macchia d’olio in tutta Italia, perché è l’unico strumento in grado di salvare sia la gioventù italiana che l’educazione stessa, che soffre da tempo di rifiuti e staticità.
    Un abbraccio
    Irene

  54. Michele ha detto:

    Complimenti… Io faccio l’animatore parrocchiale di adolescenti e quello che scrivi lo trovo utile anche per quelli come me (dare strumenti per permettere ai giovani di scegliere con la proprio testa, farli appassionare a qualcosa, ecc.).
    Comunque: 1. “Il mondo nuovo” va letto tutto 2. Leggete anche “Ritorno al mondo nuovo” 😉

    Ciao!

  55. Gabriele Laterza ha detto:

    Caro collega,sono in sintonia con quanto scrivi. Molto faticosa questa strada, ma è l’unica ad avere senso. Un caro saluto. Gabriele Laterza (Bergamo)

  56. Barbara ha detto:

    Giovedì 20 settembre 2012 Assemblea insegnanti e genitori
    Entro nell’aula Lim, le sedie già predisposte, su di ognuna un piccolo foglio bianco ed un colore. Istintivamente penso che ci sarà tanto da scrivere: percorsi didattici, materiale da acquistare. Poi quello che non ti aspetti, ma che si ripete sistematicamente con contorni di stupore sempre nuovi: il triangolo amoroso che può salvare la scuola. Scuola luogo di cultura, luogo da proteggere e difendere, luogo da valorizzare. Insieme. Bambini, insegnanti, genitori.Ci è stato chiesto di esprimere i nostri desideri circa l’anno scolastico appena iniziato.Presto quei piccoli fogli bianchi si sono colorati dei nostri obiettivi, sogni e bi-sogni di genitori, poi li abbiamo condivisi. Insieme per volare alto. Buona Scuola!

  57. raffaela pugluese ha detto:

    caro prof, vorrei aderire al movimento “rose e libri” a devo stare ancora un bel po’ di tempo a scuola e anzichè ai programmi vorrei poter essere meno burocrate e più educatore. grazie per quello che scrivi!

  58. raffaela pugluese ha detto:

    caro ale, entusiasmante l’idea del movimento” rose e libri”. grazie per l’entusiasmo che ogni mattina rigeneri in me..io per ogni iniziativa ci sarò! raffaela prof.ssa di religione

  59. Silvia O. ha detto:

    Carissimi, questi primi giorni di scuola sono stati per me un anticipo di Paradiso, una boccata di energia, di passione, di felicità. Nelle mie tre meravigliose classi di Liceo Scientifico, ho potuto trovare e realizzare quel magico connubio di “amare ciò che insegno, amare la vita delle persone a cui lo insegno, amare il modo in cui lo insegno”.
    Ma da domani cambia tutto. Stamattina, alle convocazioni, non me la sono sentita di rifiutare una cattedra completa fino al 30 giugno alle Medie nell’attesa di un eventuale, non sicuro posto alle scuole superiori. Non ne sono convinta ed entusiasta, a dire il vero … E’ stata una scelta di convenienza, un po’ “mercenaria”, che mi preclude, almeno per quest’anno, il sogno/la preferenza per i licei. Sono un po’ preoccupata, ho un po’ di paura, lo confesso. Come ripetermi? Come ritrovare la stessa carica di entusiasmo, passione e sicurezza che mi ha animato in questi giorni, in contesti diversi, magari più difficili, e dovendo insegnare materie per me meno appassionanti come storia e geografia? Come portare “rose e libri” anche a loro? Come trovare una adeguata ed efficace dimensione di dialogo, così da accompagnarli verso le loro aspettative, verso i loro sogni di domani?

  60. Angelica Perfetto ha detto:

    Il suo progetto è fantastico,innovativo e soprattutto funziona!Complimenti Prof,la seguo sempre…la sua scrittura mi emoziona e mi sorprende giorno per giorno.Buona fortuna per la sua carriera e per il suo futuro!

  61. virginia sangalli ha detto:

    Troppi colleghi che non amano insegnare,troppi ragazzi/e sperduti, troppi genitori assenti, troppe separazioni avvelenate, troppi alunni nelle classi, nessun lavoro d’equipe, troppi individualismi autistici, troppa burocrazia,troppe caste nella scuola. edifici fatiscenti, begni schifosi, nessuna palestra, poco verde, tanto bullismo, omofobia,volgarità. Poca fantasia ma veramente anche pochi soldi…e poi le medie sono un mondo a parte. provare per credere. Eppure non rinuncio a sperare, un po’ in solitudine. Le passioni tristi non servono.

  62. Gloria ha detto:

    Quanto avrei voluto che qualche professore mi avesse ascoltata o semplicemente chiesto Come stai. Forse ora non sarei così, solo piena d’ansia e insicurezza. Forse ogni giorno non camminerei su gambe tremanti di paura.

  63. Gloria ha detto:

    Quanto avrei voluto che un professore mi avesse ascoltata, mi avesse chiesto solo un come stai. Forse oggi non sarei solo piena d’ansia e insicurezze. Non camminerei con gambe tremanti dalla paura.

  64. Emanuela ha detto:

    Come posso aiutarti??

  65. Angela Polichetti ha detto:

    Leggo con attenzione questo articolo solo oggi e ringrazio di essere a letto con l’influenza così’ da avere tempo per riflettere, noi insegnanti della Scuola Primaria, perlomeno una parte perché’ anche tra gli insegnanti c’è’ chi fa questo lavoro come un impiegato del sapere che riempe un bicchiere vuoto e se non entra nulla pazienza, da sempre dedichiamo qualche minuto al giorno per parlare a quattr’occhi con i bambini e aiutarli a capire i loro comportamenti, le loro possibilità’,persino i loro limiti e ti assicuro che,alle volte, e’ più’ facile parlare di queste cose così’ difficili che della coniugazione dei verbi; quello che ritengo utile, anzi persino necessario sarebbe la possibilità’ di confrontarsi seriamente con persone competenti in modo da non lasciarci da soli con dubbi umani e professionali da sciogliere nel miglior modo possibile.Nelle nostre mani (si fidano di noi i bambini) ci sono cose troppo importanti e se ci rifletto la sensazione e’ un brivido che fa tremare le vene ed i polsi!

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