9 gennaio 2013

La società della vergogna dietro al web

49Uomini. Adulti e giovanissimi. È a voi che scrivo queste righe. A voi che siete convinti che la carne di una ragazza sia il tiro a bersaglio della vostra debolezza. A voi che pensate di poter giocare con la dignità di una ragazzina soltanto perché è una ragazzina.

Prima Amanda Todd. All’inizio di ottobre in Canada. Quindici anni. Si uccide perché un trentenne che l’ha circuita via web ha pubblicato su Facebook le foto di lei in topless. Nessuno sa chi è il colpevole e ci devono pensare gli hacker di Anonymous a scovarlo. Però uno pensa: son cose che succedono solo in America. Ma adesso è toccato a Carolina, nella italianissima Novara. Quattordici anni e un tuffo dal balcone per sfuggire alla persecuzione di un video o di una foto pubblicati sul web e sui social network, in cui lei è protagonista. Ma perché dico protagonista? In quel video era con un ragazzo, ma naturalmente lui non deve vergognarsi, perché lui è maschio, può permettersi quel che vuole. Poco importa se fosse il suo ragazzo o meno: il punto è che lui è maschio, quindi in ogni caso, non deve vergognarsi di nulla e nessuno ha nulla da dirgli. Tanto meno quelli che hanno girato quel video o scattato quelle foto per infierire su quella carne che magari poco prima avevano desiderato.

La fragilità di Carolina è terreno fertile per maschi che per sentirsi tali ne hanno fatto il facile pasto della loro inadeguatezza e frustrazione. Se al centro dell’attenzione ci fosse stato un ragazzo, gli altri, invece di trasformarsi in branco violento, gli avrebbero fatto anche i complimenti.

Servono vittime al maschilismo consumista della nostra non-cultura. E le vittime sono quelle che si portano addosso i segni della vittima: chi meglio di una ragazzina?

Carne fresca per sfogare la violenza repressa e mai riconosciuta dentro di sé, abbandonata da un dibattito culturale preoccupato più dello spread e delle vacanze della Minetti che della famiglia e della scuola, che fanno acqua da tutte le parti. A poche settimane dal voto, mi sarebbe piaciuto ascoltare un politico, uno solo, parlare dell’emergenza educativa in cui siamo piombati, a motivo della crisi di famiglia e scuola. La crisi non è solo economica: i genitori non hanno soltanto il problema di pagare le rate, ma di proteggere i figli in e fuori dalla rete. Non basta pareggiare un bilancio per costruire il bene di un Paese.

Guardando al passato, la società della vergogna era quella omerica, in cui il rapporto faccia a faccia tra i componenti non tollerava alcun errore che ledesse la dignità eroica dell’individuo: “essere” si riduceva ad apparire degni del proprio ruolo e l’occhio degli altri era giudice severissimo. Non è cambiato granché. Una nuova società della vergogna sta emergendo con i social network. Facebook e Twitter, grandi protagonisti della vicenda di Amanda e Carolina, possono essere usati come strumenti di una gogna digitale incontrollabile, scatenano il tam tam sulla vittima designata e i lapidatori si addensano attorno alla preda, in attesa che qualcuno scagli la prima pietra, perché la violenza – si sa – è piuttosto gregaria.

Non trovo molta misericordia nei social network, ma più spesso l’occhio implacabile del gossip famelico e invidioso. Insomma, Facebook e Twitter se usati male alimentano una nuova società della vergogna, in cui siamo misericordiosi con noi stessi e carnefici con gli altri. Ma il problema non è solo nei social network, strumento che si presta alla logica femminicida né più né meno di quanto un coltello ad un omicidio, il problema è una cultura che uccide la donna, prima ancora che materialmente, spiritualmente: spogliandola e paragonandola ad oggetti, soggiogandola con offese verbali e fisiche, per il solo fatto di essere donna. Con o senza sfumature di grigio.

Colgo spesso nelle mie alunne la paura di un maschio aggressivo, offensivo, violento, anche solo verbalmente. Colgo in alcuni ragazzi il virus di chi pensa che la virilità sia forza per colpire, anziché forza per proteggere.
Lo ripeto, il problema è educativo. È in crisi, da un po’ troppo tempo, il rispetto della dignità della persona. Una cultura che non riconosce la dignità della vita quando è fragile non può che fare violenza alle donne. Il vero femminicidio, e qualsiasi tipo di violenza, non si palesa all’improvviso ma comincia lì, dall’educazione ricevuta da bambini e adolescenti a scuola e soprattutto a casa. Carolina era il bersaglio perfetto: si è uccisa perché fragile, ma quanta della sua fragilità suicida non è il risultato di un mancato ascolto da parte di chi era intorno a lei?

La Stampa, 9 gennaio 2013

52 responses to “La società della vergogna dietro al web”

  1. xxxx ha detto:

    C’è poco da commentare se non….GRAZIE. Grazie che dai voce a noi che non ne abbiamo o che abbiamo paura di dire tutto questo.
    Sono vittima della violenza di un uomo….mi ha distrutto la vita…solo per voler sfogare il suo desiderio, il suo egoismo, per far vedere che poteva anche se non volevo. che nessuna poteva dirgli di no.
    Grazie perché hai provato a metterti da questa parte e mai nessuno lo fà….fà troppa paura anche solo questo.
    Ho poche parole….tanti pensieri….tante paure….ma Grazie

    • cri ha detto:

      un grosso e sincero abbraccio a te, Xxxx…
      E stàccati subito da chi ti fa violenza. Non pensare “ma…”, “se…”, ” poi cambierà”. Nessuno ha il diritto di farti del male. Via subito. Ti meriti di più 🙂

      (lo so che parlare è facile…ma se potessi essere in qualsiasi modo utile, lo farei. Chiedi aiuto, ti arriverà, fìdati.)

      E grazie Alessandro che fai riflettere su questa dura realtà. Lavoriamoci, con costanza e tenacia!!

  2. Beatrice ha detto:

    Le parole uccidono …. E non solo quelle, purtroppo.

  3. Valeria ha detto:

    Siamo talmente abituati a sentire notizie, fatti, accadimenti da tutto il mondo, che la morte di una ragazza non rimane altro che un’occasione per continuare a far finta di niente, perchè di gente che muore ce n’è ogni giorno..chi ha la possibilità e la volontà di non lasciare ancora nell’ombra le ingiustizie in cui la tecnologia malata di questi tempi ci sta inghiottendo deve dire, urlare ora più che mai la verità.. Grazie anche da parte mia Alessandro, è bello vedere che un problema che sembra cosi femminile sia percepito almeno da qualcuno come un problema dell ‘Uomo, quello universale, senza distinzione di sesso.

  4. Raffaella ha detto:

    Che uomo! Davvero, a nome di tutte le donne che conosco (comprese di default le mie due figlie femmine cui auguro di incontrare uomini così) un grazie sincero perchè davvero noi donne siamo spesso bersaglio delle paure e del senso di inadeguatezza degli uomini. Lo dice meglio di me la mia amica Miriano: abbiamo bisogno di uomini “uomini”. Buon lavoro sempre e, a tutti gli uomini che leggono l’augurio di Baglioni “non lasciare andare un giorno per diventar te stesso, figlio di un cielo così bello, perchè la vita è adesso”

  5. Mattia ha detto:

    Alessandro, ho letto con molto piacere l’articolo che hai fatto per la stampa. La questione politica fa veramente pena e mi risparmio altre terminologie. Hai toccato un tema che anche il Santo Padre sta “gridando” a chi lo vuole ascoltare: l’emergenza educativa. Alle spalle di noi giovani non ci sono famiglie e se ci sono, sono solo di apparenza ma sono completamente svuotate di valori e di consistenza. E’ terribile ma è una triste realtà, palpabile ogni giorno di più. Mi rendo sempre più conto che, quanto afferma il mio sacerdote unitamente al Papa, è che nel momento in cui l’uomo perde di vista Dio dalla propria vita, perde il senso dell’orientamento; è come vagare nella nebbia, rischiando di sbattere in ogni momento. Carolina, come tante altre, è il risultato di una società malata, di una famiglia attaccata da ogni fronte, deliberalizzando qualsiasi espressione personale. Noi giovani siamo sempre più alla mercè del mondo e non abbiamo punti sicuri. Stabilire una colpa diventa difficile a questo punto; dobbiamo tornare ad una conversione. Buona giornata Alessandro…

  6. Fely ha detto:

    “…il risultato di un mancato ascolto…” Siamo noi adulti che a volte non siamo in grado di offrire ascolto, sostegno ai ragazzi. Ho l’impressione che spesso vogliamo riempirli di “cose” per sfuggire al senso di colpa, più o meno latente,di non saper spendere tempo con e per loro, per educarli.
    “Educare”:aiutarli a scoprire ciò che sono in profondità, farlo emergere e renderli così consapevoli del valore della propria dignità, dell'”essere persona”.Se non scoprono come valore la dignità per sè stessi non possono certo riconoscerla e rispettarla negli altri.
    Grazie Alessandro per la chiarezza e la profondità del tuo pensiero, come sempre!

  7. Stefania Fiorin ha detto:

    Conforta leggere le sue righe. Ha perfettamente ragione, abbiamo problemi educativi sia in famiglia che nelle scuole. Sono stata presidente di un’associazione senza scopo di lucro formata da genitori di alunni, per anni abbiamo portato nella nostra scuola cittadina relatori esperti ( medici, psicologi,criminologi,scrittori, sportivi da record),eventi per la genitoralità,di formazione per i docenti, sostituendoci a chi dovrebbe provvedere per l’impegno che ha preso lavorativo e politico ma non lo fa anzi, taglia…. Abbiamo sempre utilizzato nostri fondi che reperivamo inventandoci iniaziative varie ( tombolate, lotterie, vendita lavori fatti a mano, partecipazione a bandi per fondi regionali ecc. ecc….) Abbiamo aiutato la nostra scuola e il sociale, i docenti e gli alunni, noi genitori abbiamo lavorato senza chiedere compensi, sostenuti da tanta buona volontà e dalla certezza di fare qualcosa di necessario. Purtroppo tutte le belle cose finiscono, i figli crescono, l’associazione è stata sciolta ma proprio adesso ce ne sarebbe tanto ma tanto bisogno.

  8. roberta mereu cossalter ha detto:

    grazie Alessandro. Grazie. a nome di tutti quei ragazzi senza volto che avrebbero bisogno di insegnanti come te(e anche come me,perchè all’alba dei miei 61 anni ancora mi cercano per parlare e farsi ascoltare)e soprattutto di genitori.assenti,invisibili elargitori di denari e cose manon di cuore,occhi e orecchie,non di presenza…povera carolina…

  9. Carla laneri ha detto:

    Purtroppo esistono molti ragazzi che ragionano così perché ne approfittano dell’ingenuità delle ragazze.. Io ho più o meno la stessa età di Carolina e purtroppo molte mie amiche ricevono abusi dal proprio ragazzo.. Carolina è una di quelle ragazze che non è riuscita a sopportare queste violenze.. A me dispiace tantissimo che la mia società e i miei coetanei possano pensare e soprattutto agire in questo modo.. ma oggi è questa la storia e se non ci rimbocchiamo le maniche non riusciremo a cambiare niente.. E secondo me tutto non può partire da noi ma dai nostri educatori quindi i professori e i genitori

  10. kikka ha detto:

    A 14 anni sei un funambolo… E l’equilibrio é un miracolo. Ho letto questa frase proprio qui sopra e sembra combaciare e fare da sintesi a questo articolo. A 14 anni si è molto fragili, si comincia a pretendere, a volere ma poi ci si accorge degli errori commessi per scelte avventate e poco ragionate, prese forse sulla scia degli eventi. Io di anni ne ho 17 e ancora sbaglio e attorno a me vedo le mie amiche qualcuna più piccola che ha commesso lo stesso “sbaglio”. Una foto/video non nelle condizioni migliori, o con ragazzi poco conosciuti.. Per fortuna la maggior parte delle volte finisce con una risata su quella foto, oppure un rimprovero dai genitori… Però il punto è lo stesso. I ragazzi possono permetterselo perchè fa figo, perché è un maschio.. Una ragazza no, perché sembrerebbe una poco di buono.. Emergenza educativa sicuramente, ma prof si metta nei panni di una 14.. Non farà mai vedere una foto di cui si vergogna per essere protetta da genitori/scuola per paura di un giudizio quindi tende a nascondere e, a farcela da sola. Non è una scusa questo ma un monito a tutti, a tutte, meglio un rimprovero, meglio una punizione anzi che un salto nel vuoto per reprimere la pressione psicologica. Ringrazio lei prof che ha trattato di questo tema, chche ha rivelato a tanti un mondo che forse non si vuole vedere. Deve essere davvero bravo a cogliere le impressioni delle sue alunne.. Anche a me e alle mie amiche piacciono ragazzi tranquilli, che non usano la loro forza. Grazie prof alla prossima. Ps: scusi il commento troppo lungo!!!!

    • Prof 2.0 ha detto:

      Commento, cara Kikka, che spero leggano in molti. Grazie a te. Bisognerebbe scrivere qualcosa al riguardo. Hai suggerimenti? Che cosa è che non si vuole vedere? E perché?

      • Kikka ha detto:

        Grazie, sono contenta che il mio commento sia stato utile. Credo che troppe volte si tenda a passare sopra, “a stendere un velo” e così evitare un confronto che costi fatica e tempo. Si vedono spesso episodi come questo, ovviamente senza un fine tragico, quindi si “scusano”. Ma secondo me, è li che bisogna agire, quando ancora è possibile, quando si può far comprendere l’errore. Non dico punire ma far comprendere la gravità e far si che la cosa non si possa più ripetere. Comunque io credo che fin quando la mentalità è differente per un azione compiuta da un ragazzo e da una ragazza sorgeranno ancora questi problemi, bisogna pareggiare, limare questo divario.
        Scrivere qualcosa al riguardo sarebbe davvero utile, prof, ma chi meglio di lei che è un punto di riferimento per molti giovani lo può fare? Secondo me questo articolo è già molto. Non passa indifferente. Grazie ancora!

        • Alf ha detto:

          Grazie. Anche tu puoi fare molto, hai le idee chiare e puoi aiutare i tuoi coetanei a confrontarsi seriamente sul tema così delicato del rispetto dell’altro/a, della sessualità, a stimolare i prof e i genitori ad affrontare questi temi

        • Cri ha detto:

          concordo con Alf, noi adulti dobbiamo fare la nostra parte (ed io la farò con tenacia, promesso!), ma è importante che anche chi, adolescente, vive da vicino queste situazioni faccia sentire la sua voce: come dice Kikka, fin dai primi errori… e aggiungerei, fin dalle prime avvisaglie: una battuta su “quante ragazze mi sono fatto la scorsa settimana” (che qualcuno citava tra i commenti) non può far ridere, dev’essere contraddetta e generare indignazione tra i coetanei: che siamo, merce di scambio?? si può forse giocare con cose così importanti come l’amore? o il proprio corpo? (e vale naturalmente anche per la situazione inversa, anche se meno comune: la ragazza che gioca coi sentimenti del ragazzo)

          So che essere una voce fuori dal coro a volte fa male, è difficile. Ma, se è per qualcosa di grande e bello, non è forse l’unica scelta che il nostro cuore ha? 😉 Dopo un po’ scopriremo di non essere soli e che molti la pensano come noi…

  11. Giovanni ha detto:

    Sì, un problema educativo e di cultura odierna, dove non esiste valore che non possa essere piegato dalla nostra volontà.
    E così, l’opportunità per l’uomo di liberarsi dalle proprie limitatezze, bassezze, incapacità… appellandosi ad un valore più grande di lui, se ne va!
    E la politica di questi anni è sicuramente complice di questo sfascio…
    Ebbene io, come te e molti altri, non ci stiamo!
    Grazie Alessandro perchè ci aiuti a tenere sempre l’attenzione su ciò che è più importante.

  12. Moreno ha detto:

    “A poche settimane dal voto, mi sarebbe piaciuto ascoltare un politico, uno solo, parlare dell’emergenza educativa in cui siamo piombati, a motivo della crisi di famiglia e scuola.”

    Sapete perchè non ne parlano? Perchè LORO vogliono la distruzione culturale del popolo. Loro sono i primi responsabili, noi però non ci opponiamo. Non serve un laureato per capire questa cosa. E’ triste ma è così.

  13. Cristina Z. ha detto:

    “Una cultura che non riconosce la dignità della vita quando è fragile non può che fare violenza alle donne.”
    Secondo me il nocciolo del problema è tutto qui.
    La nostra è una cultura che considera la vita come un bene disponibile.
    Così pretende di disporne a piacimento e di scriverne le regole.
    La vita diventa scelta, pianificazione, non più dono, accettazione incondizionata.
    La si spoglia della sacralità e di ogni dignità.
    Ecco che non riusciamo più a comprendere la fragilità, la debolezza, l’imperfezione perchè non sappiamo più dare loro un posto e un senso.
    Si fa strada così la violenza: verbale, morale, fisica.
    Rischiamo di creare generazioni di ignoranti affettivi, senza pietas e quindi senza speranza.

  14. Chiara ha detto:

    La domanda che tu fai in risposta ad un commento, “Cosa posso fare io?” è la domanda che mi tormenta da quando ho saputo di Carolina e letto alcuni articoli sulla vicenda. La questione è sicuramente educativa e io mi sento tirata in causa inevitabilmente. Sono un’insegnante di scuola primara, ho 25 anni, e, in casi come questo, mi sento totalmente inadeguata, il lavoro che faccio mi piace da morire, ma le responsablità che comporta, in momenti come questi, mi spaventano. Cosa posso fare? Basta ripetere incessantemente ai miei alunni di quinta quanto sia fondamentale il rispetto, la lealtà, la correttezza in un mondo che fin da piccoli gli insegna che vince e ha la meglio il più furbo? Bastano le mie parole? Può servire il mio esempio? E io che io questa società ci sono cresciuta, e ci sto ancora crescendo, riesco a essere sempre coerente? A non dire bene e razzolare male? Ho davanti a me esempi lampanti di cattivi insegnanti e ottimi insegnanti, i primi mi hanno insegnato chi non voglio essere e i secondi mi sembrano così irraggiungibili. Domani entrerò in classe e prima di spiegare il gerundio, il participio e l’infinito guarderò in faccia quelle 18 facce assonnate e proverò a fare la mia parte.

    • Cri ha detto:

      Grazie Chiara… “se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”!

      una riflessione a cui sono giunta come educatrice in questi anni (spero che ci sia qualcosa di valido, ma ditemi voi cosa ne pensate): puntare sempre IN ALTO!
      A volte ci sembra che i ragazzi non capirebbero, invece scopri poi che hanno proprio sete di quelle alte vette – a volte più difficili da raggiungere, sì, ma le uniche in grado di dissetarci veramente.

      E questo a volte significa anche non fare sconti sulle piccole cose: per es. l’abbigliamento troppo succinto di una ragazzina (che di per sè non ha colpe, vivendo in una società super-erotizzata a partire dai mass media) è il modo con cui lei comunica qualcosa di sè e del suo corpo ai ragazzi – qualcuno glielo dovrà spiegare, se non lo fanno i genitori!

      L’età delicata della preadolescenza ed adolescenza ha sempre questo desiderio (legittimo e inopprimibile) di essere notati, considerati, di non essere “trasparenti”: il problema è che, per essere apprezzati, si pensa subito all’aspetto fisico e all’edonismo (perchè è quello su cui ci bombardano TV e rete).
      Ci vuole un po’ per rendersi conto che in realtà vorremmo essere considerati per ciò che abbiamo dentro: ma se ci fermiamo già al livello più basso (per es. a chi ci frega dicendoci la baggianata del “se mi vuoi bene, allora devi…”: l’amore non ha ricatti!), non spiccheremo mai il volo verso gli orizzonti meravigliosi dell’animo umano…

    • Silvia O. ha detto:

      Carissima,
      grazie per il tuo commento: parole preziose, verissime! Mi identifico molto in ciò che esprimi. Non so se può consolarti o scoraggiarti, ma anch’io, a 31 anni d’età e 6 di “carriera” da insegnante, mi pongo le tue stesse domande, provo i tuoi stessi sensi di inadeguatezza e di “vertigine” di fronte alla responsabilità di educare. Una scelta che ci rimette in discussione e in gioco ogni giorno. Un mestiere che può essere il più difficile e faticoso del mondo, ma anche il più appassionante e gratificante. Quando riesco a tenere a bada i miei sensi di colpa e a guardare il positivo, noto questo (così lo ripeto a me stessa, mentre lo dico a te!): ciò che ci permette di “stare in piedi” e di andare avanti nel nostro mestiere, più che le capacità personali e i risultati ottenuti, è la piena coscienza e il desiderio di puntare in alto, di lavorare per qualcosa di grande. E il mantenere vivo l’entusiasmo nel farlo, nonostante le cadute, le incoerenze, gli scoraggiamenti. L’amore per ciò che facciamo, insomma … AUGURI!

  15. Eleonora ha detto:

    Ho voluto prendermi del tempo prima di poter commentare questo bell’articolo. Bello perché Lei è riuscito a farci riflettere su cosa possiamo imparare da questa tragedia. Che è la cosa più importante da considerare in tali situazioni. Io ho 18 anni e purtroppo è la seconda volta a distanza di due mesi in cui mi ritrovo a riflettere sul suicidio di un’adolescente. Questo per noi è un periodo della vita abbastanza particolare in cui siamo del tutto incoerenti con noi stessi e con gli altri, in cui non capiamo cosa vogliamo dalla vita e ogni difficoltà ci sembra insuperabile.Non condivido però alcuni punti. Noi non abbiamo avuto modo di conoscere Carolina. Nonostante abbiamo forse idea di quello che più o meno può essere accaduto, non siamo autorizzati a trarre delle conclusioni così forti. Ciò su cui invece occorre puntare l’attenzione è sulla fragilità che hanno avuto Carolina e tanti altri come lei, che hanno però saputo nascondere il proprio dolore fino alla fine. Tanto fragili quanto forti. Sicuramente sarà anche colpa della frenesia del mondo di oggi che ci fa perdere di vista le persone che abbiamo accanto. E solo dopo le tragedie ci rendiamo conto che non avevamo proprio capito nulla del figlio, del padre, dell’alunno o dell’amico con cui abbiamo vissuto.Certo è che dobbiamo impegnarci a volerci bene, ma soprattutto ad ASCOLTARCI. Per voi adulti sicuramente è ancora più difficile provare a capire gli adolescenti, ma sappiate che per noi già semplicemente essere ascoltati è un gran traguardo. Almeno ci fa capire che davanti alle difficoltà non siamo soli!
    Grazie, professore, perché nel suo lavoro sa rendersi conto di avere davanti delle persone, dei giovani e non dei semplici alunni privi di sentimenti cui impartire nozioni noiose fino alla nausea!

    • Marta ha detto:

      sono d’accordo con te, ma… sei sicura che è forza quella che ci permettere di nascondere il nostro dolore? o è semplicemente paura?

      • Eleonora ha detto:

        Sicuramente la paura c’è. Paura delle reazioni degli altri e soprattutto del loro giudizio nei confronti del problema che si vuole condividere. E purtroppo spesso è proprio per questo che avvengono queste tragedie: per motivi che a priori avremmo tutti considerato infantili. Per questo si decide spesso di tacere e per far ciò credo non manchi la forza: quella che di sicuro ha chi decide di soffrire da solo. E ce ne vuole di forza ad andare avanti su questa strada! Ma c’è anche la forza di chi alla fine non ce la fa più e decide di abbandonare tutto e tutti. Credo ci voglia veramente tanto coraggio ad abbandonare genitori e amici più stretti nel dolore e nei sensi di colpa eterni…

  16. angela ha detto:

    “Non trovo molta misericordia nei social network…..” questo è ciò che conta davvero e che permette la Vita o la Morte: la misericordia, il volerci bene nonostante le nostre miserie. Alessandro è coraggioso perchè ne parla e parlandone svela dolori e sofferenze nascoste nelle pieghe di molti cuori. Non trovo misericordia negli occhi di mia madre, di mia sorella, di mio marito, di mio figlio, non mi aspetto di trovarla nei social. Nel Vangelo è spiegato molto bene che cosa è la misericordia. E’ ossigeno puro per la mente e per il cuore, tuttavia pensiamo di non essere capaci di elevarci ad un piano più alto delle nostre miserie. Invece lo siamo. Alessandro lo sa bene e tutta la sofferenza che trabocca dai suoi scritti viene trasformata in humus a vantaggio di quei ragazzi colpiti da virus, vittime anche loro di adulti pieni di amore…per se stessi e basta. Ti leggo perchè mi dai coraggio e confermi la Verità. Grazie, un caro saluto.

  17. gabbianoinfuga ha detto:

    Fa specie ma conforta, che un giovane Uomo riesca a cogliere così profondamente la debolezza che ormai domina i nostri ragazzi. Grazie. Chiede più volte cosa si può fare…io come madre di 2 figli ormai adulti posso solo dire: spesso, sempre, guardiamoli negli occhi e, auspichiamo che prof. come Lei siano sempre più numerosi, ma…sono pessimista! Buon lavoro. Mariuccia

  18. citterio maria grazia ha detto:

    come insegnante del Liceo riconosco anch’io che siamo in un periodo di crisi educativa drammatica ( insegnando da più di vent’anni , non ricordo un periodo altrettanto duro e terribile come questo ). Nel mio piccolo cerco sempre di trasmettere valori positivi e il rispetto delle persone più deboli e indifese, purtroppo , però , mi sembra che , da parte dei miei 100 alunni , a volte ci sia un atteggiamento molto superficiale .

  19. Lanfranco ha detto:

    Grazie, Alessandro. Quando tocchi certi temi sai far vibrare le corde giuste. “Una cultura che non riconosce la dignità della vita quando è fragile non può che fare violenza alle donne”. A scuola possiamo fare molto per costruire ogni giorno una rete di resistenza in difesa della dignità della persona, di ogni persona, a cominciare da chi è segnato da una maggiore fragilità. Coltiviamo la giusta distanza del rispetto accogliente, contro l’istinto predatorio del voglio per me, subito e ad ogni costo. Non è un problema di elaborazione teorica, ma di testimonianza. E la prima mossa di un educatore nei confronti degli adolescenti non è dire, ma ascoltare.

  20. Monica ha detto:

    Assolutamente vero che la famiglia e la scuola siano in crisi nera, ma questo non è avvenuto all’improvviso, è frutto di anni di incuria da parte di ogni individuo chiamato a lavorare nella scuola o a formare una famiglia. Altrettanto vero che la vera crisi non è quella economica, ma quella culturale e morale e fino a quando accetteremo che altri scelgano per noi cadremo sempre più in basso.
    Mi piace particolarmente il concetto della virilità come forza per proteggere e l’educazione dovrebbe recuperare questo sentire, oltre al concetto del rispetto di ogni essere vivente, un concetto perso in chissà quale baule del tempo che fu.
    E’ decisamente preoccupante l’aumento dei casi di violenza sulle donne e indubbiamente rivela una malata concezione della virilità di cui si diceva prima e nessuno per nessun motivo merita questo genere di violenza. Tuttavia, mi sento di sottolineare che esistono anche uomini splendidi, che sono persone affidabili e sensibili e, contemporaneamente, donne che mi lasciano perplessa per i loro modi volgari di porsi.
    Nello specifico dell’episodio citato, non mi sento di esprimere un parere definitivo non conoscendo sufficienti elementi, ma, insieme alla condanna per chi non ha usato il rispetto dovuto e ha fatto di questa ragazza un oggetto, mi viene anche spontaneo pensare che pure lei poteva usare una goccia di cervello in più prima, piuttosto che abbandonarsi al melodramma poi!
    E va bene la confusione, e va bene le ragazzate, ma non è che non si possano fare scelte diverse…

  21. Me:) ha detto:

    Non trovo le parole giuste, ma a volte le cose piu’ semplici sono quelle piu’ belle: grazie di cuore

  22. Roberta ha detto:

    Grazie per aver scelto di parlare agli uomini. Grazie.

  23. Mamma ha detto:

    Cosa si puo’ fare? Tante cose, ma una che mi preme e’ che la giustizia …diventi un po’ piu’ giusta e dalla parte delle vittime. Ti sembra possibile che una bambina che trova il coraggio di dire che il suo maestro le mette le mani addosso, dopo due anni stia ancora aspettando un processo e si spera una condanna per quell’orco? Ti sembra possibile che quell’orco abbia gia’ ottenuto uno sconto di pena, sia libero come l’aria, possa continuare a fare quello che vuole, a continuare a fare quello che vuole con chi vuole? Come fanno le vittime a trovare il coraggio di parlare se sembra che il mondo sia dalla parte dei cattivi? E..guardare in faccia ai propri figli, e’ vero, cercare il dialogo…e assicurare loro che davvero e’ meglio prendersi una sgridata piuttosto affrontare da soli cose enormi. Il “mestiere” di genitori e’ stupendo e cosi’ difficile . Ma insieme ce la possiamo fare, semore!

  24. Chiara ha detto:

    All’età di 16 anni, spero di essere in grado di commentare un articolo che tocca temi così delicati. 
    Parlo quotidianamente con ragazzi, miei coetanei, che si lodano e giudicano tra loro in base al numero di ragazze “passate” la sera precedente! Sono termini,quelli che usiamo, che indicano la leggerezza, lo sfruttamento della donna: passare, fare.. Questo spiega la considerazione, spesso, che si ha. Conosco anche io molte ragazze che, con gli occhi bendati, seguono il ragazzo in tutto, senza accorgersi che le sta trasformando in ciò che piace a lui e non accettarla per ciò che è.
    Noto con dispiacere che gli argomenti affrontati sono molto spesso centrati su social network, sono entrati a far parte della vita quotidiana! Mi ritengo fortunata in quanto la mia scuola, l’anno passato, ha proposto un incontro che ci ha educati all’utilizzo di questi mezzi apparentemente così innocenti! Dietro a questi, ci sono milioni di studi, statistiche che sfruttano ogni nostra mossa! La pubblicazione di un post su un social network è paragonabile all’affidare le chiavi di casa al ladro che te l’ha svaligiata il mese scorso! Sono la prima ad avere il proprio profilo, ma prima di pubblicare qualcosa ci penso 2 volte! È preso sottogamba il fatto che siano tutte cose rese pubbliche, chiunque potrebbe vedere le tue mosse, senza tenere conto delle opsioni per rendere private le informazioni postate!
    Sono spesso delusa dai comportamenti dei ragazzi della mia età. Con questo non mi voglio estraniare, ma mi ritengo più riflessiva e meno impulsiva di molti altri che per avere una reputazione migliore, farebbero di tutto!
    Concludo dicendo che concordo con ciò che afferma kikka e aggiungerei che tutto è legato comunque ad una educazione famigliare e scolastica, e solo grazie a questi due grandi insegnanti noi possiamo comprendere ciò che ci circonda, interessarsi e dunque approfondire leggendo o ascoltando telegiornali è il secondo passo che viene spontaneo!
    Cordiali saluti!

  25. maria rita ha detto:

    Che possiamo fare?… Non possiamo sostituirci alla famiglia, ad una madre che deve educare i propri figli maschi al rispetto dell’universo femminile (che poi si traduce anche nel rispetto di sè, come uomini), ma a scuola noi insegnanti non possiamo far finta di nulla. Cerchiamo di parlare ai nostri ragazzi, spieghiamo loro che non è vero amore nè amicizia quella che pretende, schiaccia, offende la dignità di una ragazzina. Indichiamo alle ragazze modelli positivi di amiche e amici, tali non perché esteriormente appetibili, ma perché hanno un cuore (a proposito bellissimo l’articolo di Simona Atzori!http://t.co/ODXSPbQ6) e una ragazza lo capisce subito perché sa di essere considerata una persona e non un tappetino sul quale spazzarsi i piedi…
    Io purtroppo sto verificando questa disistima di sè in due mie alunne: sono state trattate al limite della violenza, una ha rischiato la vita per colpa di un coetaneo, poco più grande di loro, e si ostinano a considerarsi loro le colpevoli della violenza subita: terribile e non lo capiscono. Ma qui mi chiedo dove sono le madri ( o meglio lo so: una soprattutto non esiste!) e allora sono io che insisto a mostrare loro che il volto, il ruolo, la vita di una donna è un’altra. Molte ragazze si vergognano di essere donne, quasi sia una colpa. Eh no, fanciulle, forza e coraggio: siamo splendide e dobbiamo gridarlo al mondo. Ognuna deve poter incontrare nell’uomo un vero compagno della vita, non un aguzzino, quindi diamoci da fare.
    Questo il mio compito di prof. donna: andare contro una cultura del disprezzo e della violenza per affermare la cultura della vita e del rispetto; è troppo poco? Sicuramente sì, ma vale la pena tentare.
    E poi, come madre, esserci per i miei figli ed EDUCARLI!!! soprattutto il maschio, ad essere veramente e pienamente UOMO!

  26. linda de bernardi ha detto:

    E’ proprio una vergogna che solo perchè sei una ragazza sensibile e hai dei valori gli altri pensino di poterti prendere in giro…per lo più sono i ragazzi che giocano con la tua autostima e non si accorgono di ferirti, ma a volte lo fanno anche certe ragazze ed è questa la cosa più triste: noi ragazze dovremmo tutte quante combattere per la nostra dignità, invece…

  27. Emanuela ha detto:

    Gentile Professore,
    (ho dovuto riflettere molto sulla forma di saluto migliore e mi perdoni se non ho usato quella più appropriata), sono una studentessa del Liceo Classico e ritengo opportuno, anzi doveroso, dire che lei si trova al primo posto nella lista dei miei scrittori preferiti.
    Ho letto attentamente l’articolo che il suo stesso intelletto ha partorito. L’ho analizzato parola per parola, ho individuato il concetto chiave di ogni sua idea, che non è altro che il contenuto o la rappresentazione del suo pensiero, e infine ho cercato di mettere in atto quella che per il sommo Socrate è la teoria del “che cos’è?” Mi sono, quindi, posta degli interrogativi e ho trovato le risposte nella sua interessante riflessione. Ho pensato molto prima di esprimere questo mio commento; d’altronde è ciò che è necessario fare prima di rendersi partecipi di un dibattito, se così possiamo definirlo.
    Io sono del parere che purtroppo la società attuale non fa più quei passi da gigante che compiva in tempi molto remoti, infatti, invece di progredire, tende a regredire e ciò avviene non solo nel campo economico e politico, ma anche e soprattutto in quella che è la dimensione prettamente sociale, della quale tutti noi, nessuno escluso, facciamo parte.
    Nel mio “viaggio” di studi ho incontrato Beatrice, guida di Dante, “colei che è venuta da cielo a miracol mostrare.” Credo che lei sia l’esempio perfetto per dimostrare che nel passato la concezione della donna era piuttosto differente. Rispetto, riverenza e affetto verso la donna: questi erano i sentimenti che dimoravano nel cuore dell’uomo.
    La donna, dunque, era oggetto d’innamoramento.
    Invece, coniugando quell’Indicativo Imperfetto in Indicativo Presente ed eliminando il sintagma “d’innamoramento”, si ottiene quello che corrisponde alla realtà dei nostri giorni:
    “La donna è OGGETTO.”
    E’ vero, nessuno può negarlo: la donna oggi è, appunto, un oggetto, infatti, viene strumentalizzata, schiavizzata e contro di lei si è arrivati perfino a compiere l’orrore più crudele: la violenza, fisica e morale. Questo perché viene considerata nella sua fragilità e il suo essere debole costituisce una giustificazione dell’uomo per sottometterla. Adesso mi chiedo: “Compiere violenza è segno di malvagità o d’ignoranza?”
    E’ difficile dirlo. Ai posteri l’ardua sentenza.
    (Bisogna, però, essere consapevoli che gli uomini non sono tutti uguali.)

  28. Daniela ha detto:

    Che bello leggere questo articolo scritto da un giovane professore di 35 anni. Grazie per aver scelto di parlare agli uomini di donne, dell’uso smisurato dei social network, di averci ricordato che dobbiamo darci da fare nell’educare i nostri figli, dell’importanza di trasmettere solidi valori, di aver sottolineato che” il problema è una cultura che uccide la donna, prima ancora che materialmente, spiritualmente: spogliandola e paragonandola ad oggetti, soggiogandola con offese verbali e fisiche, per il solo fatto di essere donna”; che la bellezza di una donna non sta nell’essere disponibile a tutto e a tutti i costi, ma risiede nell’anima….

  29. Fedee ha detto:

    Quando si tenta di sollevare questo problema in una classe, dalla componente maschile si levano sempre sbuffi e lamentele. Si dice -a ragione- che per affrontare un problema sia necessario innanzitutto informarsi, parlarne. Ma quando si tratta un tale argomento sono tutti santi, figurarsi se faranno mai una cosa del genere. Poi però a guardare i fatti è tutto il contrario. Insomma, se non negano se ne sbattono, per dirla in gergo giovanile. Certo, loro non sono mica cresciuti nella cultura del “non fare”: non vestirti in quel modo, non truccarti così, non stare con le gambe aperte, non andare in giro da sola di sera, non, non, non. Loro possono andare in giro con le mutande in vista, noi se lo facciamo nel 99% dei casi veniamo stuprate e in fondo “ce la siamo cercata”.
    Il problema della donna oggetto fa tanto più paura per il fatto che le donne non si ribellano, lasciano correre. Io, a 16 anni, mi sento profondamente OFFESA per l’immagine della donna che i media ci offrono (dalla televisione alla pubblicità, nessuno escluso). Una cultura femminile fatta di seni rifatti, video porno che girano su internet e sottomissione. E nessuno dice niente. Bisogna aspettare che una donna muoia perchè se ne parli.

  30. Giulia ha detto:

    Caro prof
    le avevo scritto l’anno scorso in un suo articolo. Le avevo chiesto cos’era secondo lei la bellezza.
    Adesso leggendo questo suo articolo,devo scriverle altro.Ho 14 anni,quasi 15,faccio la prima superiore,mi rendo conto che sto diventando grande.Avevo letto la storia di Amanda,sul giornale,ero rimasta allibita,sconcertata.Mi rendo conto che viviamo in una società che non guarda oltre,una società che non si rende conto nemmeno di quello che fa e dice.E’ una cosa che mi fa arrabbiare molto.Si pensa solo ai beni materiali.Vedo che molti ragazzi della mia età pensano alla donna solo come a oggetto di sfogo sessuale.Pensano che quando succedono oltraggi verso di loro,ci godono.E io rimango inorridita. Ma quando gli uomini capiranno che una donna non è roba loro?
    Ogni essere vivente ha diritto ad una vita dignitosa, perchè che lo si voglia o no fa parte del mondo in cui viviamo. C’è scritto pure nella Dichiarazione dei Diritti Umani.Ed è ingiusto che sia così. So cos’è il bullismo ,perchè in un certo senso l’ho vissuto sulla mia pelle e sono ormai dell’idea che una persona possa avere tutti i problemi familiari che vuole ma il rispetto per le persone ci deve essere sempre . Alle medie da me i bulli li giustificavano.Mi ricordo che avevo provato a parlare ma mi dicevano : “ignorali,non dargli retta” .Facile. Ma io a quei tempi ero più fragile di ora e non ci riuscivo ,perchè le parole che quei bulli mi dicevano mi rimanevano impresse ,come marchiate sulla mia pelle.Per lo più erano stupidaggini ma spesso erano veramente pesanti, come se sfogassero la loro cattiveria su di me.Io lottavo,anche mia sorella mi aiutava ,ma alla fine serviva a poco.Adesso quei fatti me li ricordo,non accadono più ,però mi hanno un po’ segnata . A volte “aggredisco” la gente perchè ho paura che mi giudichino male ,ho paura che mi feriscano.Mi dicono che mi dovrei dare una calmata ,quasi ridono di me. Ma io non riesco. Ho sempre avuto un carattere particolare:principalmente chiuso e timido.Fatico a parlare con la gente . E questo me lo fanno notare spesso,e li mi sento come se avessi qualcosa di sbagliato,che non vado bene nella realtà in cui vivo.
    La ringrazio prof perchè lei è una di quelle poche persone che si rendono conto.
    Giulia

  31. Ada Magno ha detto:

    Il tuo articolo mi ha colpito perchè va dritto al cuore del problema: la nostra società semina vittime quotidianamente a causa della selvaggia brutalità dell’uomo e non dà spazio a chi, per debolezza personale, non regge all’assalto. Sono un’insegnante come te, in un Liceo classico di Palermo, l’Umberto, e vivo giornalmente sotto la pressione di un disagio costante degli adolescenti: hanno famelicamente bisogno di punti di riferimento ma noi adulti non ci siamo, non li ascoltiamo neppure, li sottovalutiamo, definendoli “gregge”, senza capire che siamo noi educatori i veri colpevoli del loro disorientamento, che può portarli a sbagliare. Certe volte, dialogando con i genitori o con i colleghi, provo a sottolineare le urgenze emotive dei loro figli o allievi, ma avverto distanza e paura di scoprire la verità. Cosa fare? Lavorare controcorrente, credere ancora nel ruolo educativo della funzione docente,parlare con i ragazzi dei loro problemi ascoltandoli e valorizzandoli, osare indirizzarli, parlare di valori. Non credo che basti ma è sicuramente un passo in più.

    • Paola ha detto:

      Gent.ma professoressa,
      sono uno tra quei genitori di uno tra quei adolescenti che, come Lei ha scritto, sottovalutandoli, definite “gregge”.
      Mi preme, innanzi tutto, esprimerLe tutto il mio stupore insieme con un sincero dispiacere provati nel leggere che professori ed educatori possano solo pensare ai propri discenti come “gregge”, figurarsi se poi si mostra, come Lei ha fatto, il coraggio pure di definirli tali scrivendo su un blog la cui eco e portata ha ovviamente i suoi effetti.
      Mi preme, quindi, comunicarLe, invece, tutto il mio di “disagio” nel sapere a chi giornalmente ho affidato un adolescente confidando nella serietà e nella dirittura morale che ad un educatore si addice, provando un profondo disorientamento specie li dove Lei inoltre scrive che noi genitori “abbiamo paura di scoprire la verità”. Ma a quale “verità “ si riferisce? E, ancora, quale “verità” crede di poter detenere se a mala pena dialogate una o due volte l’anno con le famiglie dei vostri alunni?
      E, infine, davvero Lei ritiene di aver rispettato la “debolezza personale” indifferentemente di tutti i suoi alunni? Crede davvero di poter confermare di avere sempre tenuto un atteggiamento equidistante per ognuno dei suoi discenti? E’ proprio sicura di non aver creato, invece, problemi all’interno delle famiglie dei suoi alunni proprio in virtù delle sue valutazioni? Può confermare di aver esaminato i suoi alunni con lo stesso metro? Ha dato a tutti, in modo equo, la possibilità di esprimersi e di mettersi alla prova rispettandone qualità, tempi e capacità? Crede davvero di aver lavorato “controcorrente”?
      Non so se per ognuna delle domande abbia la risposta, gent.ma professoressa, ma spero che possa fare quel passo in più riflettendo sul ruolo cui un docente/educatore ha il dovere di assolvere: valorizzare la personalità in fieri di ogni alunno nel rispetto dei suoi tempi, del suo background familiare e scolastico; lasciare che ognuno possa mettersi alla prova senza la giornaliera “paura” di essere giudicato e, magari, pure canzonato davanti al resto della classe; che ognuno possa sapere di essere valutato allo stesso modo senza “trattamenti di favore” nel rispetto dei valori che la nostra Costituzione codifica, primo fra tutti il diritto “ad essere tutti uguali” e ad avere “tutti” le stesse opportunità, specie in un istituto scolastico pubblico.
      Cordialmente La saluto, invitandoLa a guardare negli occhi i suoi alunni per vedere lo stato d’animo, le incertezze e le aspettative, perché non Le capiti ancora di deluderli e di cercare altrove i propri punti di riferimento.

  32. susanna ha detto:

    Condivido i commenti e penso che anche la donna possa fare molto prendendo per prima coscienza della propria dignità,del proprio valore,dell’enorme potenzialità di bene che è racchiusa in lei.Abbiamo tantissimi esempi di grandi cose operate da “fragili” donne:Madre Teresa di Calcutta in India ,le Damas de Blanco a Cuba,Aung San Suu Kyi nell’ex-Birmania,Leymah Roberta Gbowee in Liberia,Malala in Pakistan,Rosamunda Carr in Rwanda…
    e l’elenco può continuare senza fine con donne comuni che anche oggi lottano contro le varie forme di mafia e illegalità,che lottano contro la società per potersi occupare del loro caro in stato vegetativo e far capire anche agli altri che egli è vivo e che con loro comunica…Dio stesso ha scelto una Donna per raggiungerci,Maria.E pure Gesù ha affermato la dignità della donna.Dobbiamo cominciare a crederci veramente prima noi stesse,non assecondando i canoni stabiliti dalla cultura di oggi e non accettando il ruolo infimo a cui ci vuole relegare.E se non sappiamo da dove partire prendiamo come esempio proprio Maria,o la figura di donna tracciata da Gesù nei Vangeli o quella del Qoelet o del Cantico dei Cantici…Piano piano ci sarà un po’ più chiaro il nostro posto nella società,e ci permetterà di vivere più pienamente e più liberamente ogni aspetto della nostra personalità, compresa la sessualità, libera dalle violenze psicologiche o peggio fisiche.Dobbiamo mettere in gioco tutte le le nostre risorse e la nostra grinta!

  33. Silvia ha detto:

    Io credo che essere una donna sia davvero difficile. Più che essere un uomo. Una donna non può permettersi di essere debole, nè forte, non può essere indipendente e se non lo è, viene sfruttata… Essere una ragazza però è ancora peggio. Aver paura sia di essere brutta che di essere bella, sia di non piacere, che di piacere, sì, ma alle persone sbagliate. E resti in bilico, imbarazzata, insicura, finchè qualcuno non ti aiuta a scendere e a camminare oppure ti butta giù ferendoti in qualche modo.
    Una ragazza che denuncia le ingiustizie contro le donne è una femminista, è invidiosa perchè vuole essere come gli uomini.
    Perchè gli uomini rovinano sempre ciò che di bello hanno? Perchè si continua a parlare di emancipazione?
    La verità: non è cambiata molto la situazione della donna, si possono fare proteste a non finire, ma in fondo il complesso di inferiorità è tutto nella nostra testa… è fin da quando ci fanno giocare con le bambole e ci raccontano fiabe con le principesse… forse vorrebbero spiegarci da subito che tutta la vita saremo come Cappuccetto Rosso e che ci sarà sempre qualche lupo pronto ad aggredirci.

    Grazie, perchè hai il coraggio di parlare anche di queste cose 🙂

  34. Melissa da Prato ha detto:

    Purtroppo su questi argomenti sentiamo parlare sempre e solo donne, e non so che pensare. Cosa pensano gli uomini di tutto questo? Non si sentono offessi dal comportamento dei loro colleghi? Non sentono l’esigenza di precisare che loro non condividono e non commetterebbero mai azioni di questo genere? La mia paura è che non si lamentino perché sotto sotto li difendino e vi ci riconoscono, è questo è forse la cosa peggiore di tutte. Ma per fortuna ci sono uomini come il nostro professore che naturalmente condanna certi uomini…Peró è vero quello che dice, la colpa è degli uomini ma anche della società in cui vivono, e le società prendono vita della famiglia e dalla scuola. È su questo che dobbiamo lavorare, soprattutto sulla scuola, perché educazione civile non sia solo un voto insignificante sulla pagella…

  35. marco ha detto:

    E’ molto preoccupante quello che succede dietro queste forme di comunicazione,e pensando qualche giorno fa’ proprio su questo tema ho avuto la sensazione che tutto questo fiume di ragazzi(e non) che navigano per ore e ore alla ricerca di amici o comunque di qualcuno che li consideri ,mi ha rimproverato seriamente con questa frase:”ma tu cosa fai per creare comunione?sei capace di ascoltare i giovani? li consideri? E’ un grande rimprovero oggi questo fenomeno telamatico!Ci sta’ dicendo qualcosa ,e ci offre una possibilita’…ma proviamo a pensare:se un giovane VIVE una vita circondata da persone che sanno Amare,Educare,Condividere,sentiranno il bisogno di usare questi mezzi?

  36. Anna ha detto:

    Non penso di avere delle enormi esperienze alle spalle, ma avendo 17 anni credo di essere compresa pienamente nell’argomento. Ogni giorno, in classe, nella scuola, vedo il comportamento di tutti i ragazzi, sia maschi che femmine. I primi, sempre pronti a ridere e scherzare fra di loro e commentando anche volgarmente i vari “lati B” di tutte le ragazze che vedono, le seconde, sempre vestite perfettamente per apparire stupende, per mostrare nel modo migliore le loro fantastiche forme. Forse sbaglio, ma credo che sia anche a causa di questo apparire sempre perfetto, che accadono questi fatti.
    Ovviamente parlo per me, ma credo che le persone che arrivano ad uccidersi per motivi del genere siano persone davvero sensibili, quelle più fragili, che mai si sentono apprezzate, che si sentono diverse, che hanno la vita appesa ad un filo che gli altri sfilacciano a loro piacimento. Il grosso problema è che queste persone sono la netta minoranza, e non si sentono accettate. Capita, di sentirsi diversi e più profondi, capita di esprimersi mostrando quello che si ha dentro ed essere derisi.
    Si parla molto di discriminazione, di persone che ritengono gli extracomunitari persone “diverse”, ma non è anche questo un modo di fare discriminazione contro persone più sensibili?

  37. RobertoG ha detto:

    Qui potete leggere un interessante articolo sulla vergogna nell’antica grecia: http://informaweblog.com/la-civilta-della-vergogna-nelliliade-di-omero-e-civilta-della-colpa/

  38. Luisa ha detto:

    Sono d’accordo sul l’emergenza educativa ho quattro figli dai 23 ai 18 anni di cui tre sono maschi e andando spesso contro il pensiero comune li ho educati al rispetto del prossimo uomo o donna che fosse ma soprattutto a rispettare se stessi se loro davano a loro stessi un valore gli sarebbe stato riconosciuto anche dagli altri. Non trovi che molte ragazze di oggi sembrano merce in svendita sulle bancarelle chiunque può toccare valutare …a mia figlia ho insegnato che si può essere carine e moderne senza perdere il rispetto di se stesse senza che tutto sia a portata di mano di chiunque. Certo è stato faticoso ma spero di aver trasmesso ai miei figli che loro valgono tantissimo e devono essere i primi a non darsi via per poco. Per ultimo volevo ringrazianti per la lettera al Papa scritta sull’avvenire è stata illuminante e l’ho condivisa con tanti amici e sacerdoti…lo sapevo che eri credente non potevi aver scritto alcune pagine dei tuoi libri se non lo fossi stato! Grazie

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