29 aprile 2014

Ma il peccato è dimenticare la bellezza

f2d09fc9663a441a3782b386013ba9d7 Mi è stata chiesta una riflessione sulle letture in classe, a partire dall’episodio accaduto in un liceo classico di Roma. Non conosco il libro in questione, mi sono quindi limitato a considerazioni nate da anni di studio e di esperienza sul campo.

***

Denunciateci, cari genitori, ma non per quello che facciamo leggere ai vostri figli, ma per quello che non facciamo leggere loro. Noi insegnanti, frequentatori delle belle lettere, a volte rinunciamo alla bellezza. Per questo dovete mandarci in galera. Denunciateci perché non facciamo leggere che una vivisezione de I promessi sposi (chi non odia quel romanzo dopo la scuola?). Denunciateci perché non facciamo leggere Dante, perché è difficile, perché tanto non lo capiscono, perché parla troppo di Dio. Denunciateci perché non facciamo leggere i classici per intero ma li facciamo a brani, come in macelleria. Denunciateci perché facciamo credere ai ragazzi che le poesie siano inutili coriandoli, e non parti di raccolte significative nella loro interezza (la scuola è l’unico momento in cui alcuni leggono poesia in una vita intera). Denunciateci perché non facciamo leggere la letteratura straniera ma solo quella nostrana, minori compresi, piuttosto che Baudelaire, Dostoevskij, Eliot. Denunciateci perché non crediamo più alla bellezza tutta intera. Per farti amare la Venere di Botticelli te ne faccio vedere solo alcuni centimetri quadrati o ti porto di fronte al quadro?

Quando dico ai miei ragazzi di prima superiore di mettere da parte l’antologia di epica perché leggeremo l’Odissea per intero si disperano. Pensano sia una follia, una noia. E non è né l’uno né l’altro, perché i classici sono sì faticosi, ma sempre interessanti (e l’interesse è l’unico antidoto alla noia, e non – come molti pensano – il divertimento). Non sanno che un libro dell’Odissea si legge ad alta voce in meno di 30 minuti e che quindi per leggere i 24 di cui è composta basterebbero 12 ore. Solo 12 ore. Alla fine di quell’esperienza (sì la lettura è ex-periri: andarsene in giro in posti diversi uscendo dal proprio guscio), ringraziano, come dopo un bel viaggio: sono stati ad Itaca, ciascuno di loro ha dato voce ad uno o più personaggi. Tutto è diventato “vera presenza”, direbbe George Steiner e l’insegnante si è concesso lusso e gusto di essere Omero-narratore.

Lo stesso accade quando affronto con i ragazzi di seconda superiore la lettura integrale dell’Allegria di Ungaretti. All’inizio sono sanamente confusi, poi a poco a poco le parole li possiedono. La bellezza educa se noi gli accordiamo quella fiducia “integrale” che merita.

Questo è l’unico criterio per scegliere le letture: integralità e bellezza. Il resto è antologia o ideologia. Lascia il tempo che l’interrogazione trova.

Denunciateci se non scegliamo letture capaci di intercettare la maturazione di un ragazzo che troverà finalmente parole vere per dare nome – quindi possedere e vivere direbbe Eliot – ciò che di invisibile c’è nella propria vita interiore, che abbiamo il compito di far fiorire.

“Tra i segnali che mi avvertono essere finita la giovinezza è l’accorgersi che la letteratura non mi interessa più veramente. Voglio dire che non apro i libri con quella viva ed ansiosa speranza di cose spirituali che, malgrado tutto, un tempo sentivo”. Così scriveva Cesare Pavese nel suo diario.

Denunciateci, allora, quando priviamo i vostri ragazzi dell’alimento che li affama, come non mai, nella vita: la bellezza che nutre e fa sentire abitabile il mondo, la bellezza che non ha ragioni, ma dà ragioni all’esistere e lo rende per questo sensato e non semplicemente da consumare. Denunciateci non se facciamo leggere cose brutte, ma se non facciamo leggere secondo bellezza. Se lo facessimo non ci rimarrebbe tempo per le banalità. E per le denunce. 

La Stampa, 29 aprile 2014 

ps. Aggiungo al post il primo commento ricevuto che merita lettura di tutti: “Da studentessa di quinta superiore di un istituto per geometri, dove italiano non è proprio la materia principale, posso dirti di averla trovata, la bellezza. L’ho trovata nella letteratura di cui parli, nelle poesie di quei poeti che poi tanto diversi da noi non erano. Hanno solo avuto più coraggio. In una scuola come la mia sarebbe quasi impossibile leggere per intero l’Odissea, le ore sono veramente poche, ma in quelle poche, grazie al mio prof, posso dire di averla, se non trovata, almeno vista aggirarsi tra i versi. Ed è lì, proprio per essere trovata, la bellezza, da chi è capace di saperla cogliere. Sono queste le cose che ti migliorano una noiosa mattinata di scuola, avere un momento dedicato alle emozioni, avere la possibilità in quell’ora di poterne prendere un po’ e portarsele dentro. Per un minuto, un’ora, un giorno o chissà, per sempre.”

38 responses to “Ma il peccato è dimenticare la bellezza”

  1. Beatrice M. ha detto:

    Da studentessa di quinta superiore di un istituto per geometri, dove italiano non è proprio la materia principale, posso dirti di averla trovata, la bellezza. L’ho trovata nella letteratura di cui parli, nelle poesie di quei poeti che poi tanto diversi da noi non erano. Hanno solo avuto più coraggio. In una scuola come la mia sarebbe quasi impossibile leggere per intero l’Odissea, le ore sono veramente poche, ma in quelle poche, grazie al mio prof, posso dire di averla, se non trovata, almeno vista aggirarsi tra i versi. Ed è lì, proprio per essere trovata, la bellezza, da chi è capace di saperla cogliere. Sono queste le cose che ti migliorano una noiosa mattinata di scuola, avere un momento dedicato alle emozioni, avere la possibilità in quell’ora di poterne prendere un po’ e portarsele dentro. Per un minuto, un’ora, un giorno o chissà, per sempre.

  2. Fabio ha detto:

    Premetto che non ho letto il libro e che non conosco le intenzioni dei professori; ritengo, però, che il danno sia doppio se si toglie il tempo a ciò che è bello per ciò che è brutto. Anche io posso testimoniare come l’incontro con certi autori cambi la vita ed è per questo che non accetto che la brutta lettura sia spacciata per bella.

  3. Maria Alessia ha detto:

    Io la bellezza l’ho trovata in un istituto x ragionieri. Adesso che sono laureata e specializzata rimpiango di non avere una cultura classica. Ho penato tanto a Giurisprudenza sulla materie di diritto romano, ma sono andata avanti studiando il latino da sola. Ho avuto un prof. di diritto alle superiori, che era già 20 anni fa 2.0; che voleva che noi ci innamorassimo della vita e dei libri. Al quinto ci regaló un libro x ognuno di noi che sintetizzasse il nostro essere. E x nessuno si è sbagliato. Mi ricordo che una volta salí sulla sedia, ci fece mettere seduti in cerchio intorno a lui e ci disse di “non dimenticarci dei sogni”. Io quelle parole non le ho mai scordate. Ho letto l’Odissea da grande e mi sono innamorata della mitologia greca. Per questo dico che ci vorrebbe un altro tipo di sistema scolastico: basato sulla tecnologia ma anche sulla classicità del passato. Perchè non insegnare il latino anche alle medie e agli istituti tecnici? Anche l’università dovrebbe tener conto dello studente e meno della burocrazia. A chi dice che prende il tecnico per non andare all’università: io sono la prova del contrario. Ho tre lauree e varie specializzazioni. Ancora studio xchè credo che la conoscenza non arricchisca solo noi, ma è l’unico modo x cambiare il mondo, x cercare di avere una società dove vinca la giustizia e la conoscenza. Agli studenti di oggi dico di leggere. La lettura ci porta in un’altra dimensione e ci fa crescere. Per questo Io adesso sto scrivendo il mio primo romanzo: un sogno che non ho mai dimenticato.

  4. Martina ha detto:

    Io,al liceo, di bellezza ne ho vista così tanta che ho scelto di scommetterci la vita. Oggi sono al secondo anno di lettere e voglio fare l’insegnante anche grazie agli autori(italiani e latini) che ho letto negli ultimi tre anni di liceo (Quintiliano in particolare), spero di essere all’altezza e di essere brava almeno un decimo di quanto lo è stata la mia insegnante.

  5. Silvia ha detto:

    Personalmente ho dovuto arrivare alla fine della quinta liceo per rendermi conto di quanto mi mancherà la scuola, di quanto mi mancherà questo obbligo a confrontarmi con la bellezza… non dover più tradurre il latino, smettere di chiedersi perchè una formula di matematica è fatta proprio così, e chi l’ha scoperta? e seguire i pensieri contorti dei filosofi, che sembrano non portare mai da nessuna parte… nella vita al di là della scuola non c’è spazio per leggere i classici della letteratura, o i filosofi, non c’è spazio per leggere nè per scrivere poesia: seguire la bellezza deve essere una decisione, una volta finita la scuola. Non sempre siamo abbastanza forti per sceglierla.
    Io vorrei tanto che chi è ancora in prima o in seconda superiore lo capisse adesso… ma è una cosa che non si può spiegare, se non si vive sulla propria pelle. Godetevi questo obbligo scolastico, anche se a volte è pesante, perchè vi fa volare alto, più di quanto ci si renda conto.

  6. Cristina Z. ha detto:

    “Leggere secondo bellezza.” Perchè è solo attraverso la bellezza che ci riscopriamo protagonisti di un romanzo unico e irripetibile, per ambientare il quale è stato creato l’universo.

  7. adua ha detto:

    Questo tuo articolo è super bello, richiama la bellezza totale che stimola la vita. E si riesce a sentire perfino. Sono d’accordo, non si possono leggere libri e capolavori di libri a bocconcini, è come se venisse data al cagnolino la polpa ma non l’ossicino, del quale lui è più goloso e bramoso di gustare e di assaggiare fino a quanto può. Per i ragazzi giovani occorrerà certo un criterio per suggerire e consigliare le migliori letture, il succo della bellezza, ma nessuno può criticare certo la lettura mai corruttiva di una penna come quella della scrittrice accusata, che porta in sé una scrittura eccellente, emozionante, talvolta commovente.
    Questa l’mpressione che almeno a me ha lasciato leggendola. Mi dispiace quando si giudicano le persone senza conoscere la loro profondità d’animo. Così come mi dispiace quando ci si chiede dove sia la Bellezza, se poi una volta offerta, non ci si addentra a capire quale posto occupa.
    È così, dell’alimento che affama la vita non deve esserne privato nessuno.
    Grazie per l’articolo, è unico.
    Un caro saluto,
    Adua

  8. Luisella B. ha detto:

    Nel lavoro quotidiano con i ragazzini delle medie cerco di far scoprire loro questa bellezza, leggendo Tolkien, Leopardi, Manzoni, Omero, D’Avenia e tantissimi altri, certa che “la bellezza salverà il mondo”.
    Ma davvero dovrebbero “denunciarmi” per tutto quello che dimentico e che non faccio leggere loro. Grazie Alessandro.

  9. Chiara ha detto:

    Caro professore, le voglio scrivere da tanto tempo ma non ne ho mai avuto il coraggio, strano di solito riesco sempre a dire alle persone ciò che penso senza farmi toppi problemi, forse perché non sono persone importanti e non dò tanto peso alle loro parole e nemmeno alle mie. Ma con lei è diverso: voglio dire fino ad ora le persone che mi hanno insegnato qualcosa nella vita sono stati solo i miei genitori , lo so può sembrare strano ma la scuola non mi insegna nulla, magari lei c’è, bussa alla mia porta ma io non gli apro, non so forse è solo il mio spirito ribelle da sedicenne eppure a scuola non ci insegnano ad amare, ad apprezzare chi ci sta intorno, a rispettare il mondo, a sognare , ad avere il coraggio, non dà il sostegno del quale lei parlava al convegnoo che trattava la bellezza sta salvando il mondo, non so se si ricorda, la piantina che per crescere ha bisogno di un bastoncino, per rimanere diritta. La scuola non dà quello che lei narra nei libri, non ci insegna i valori dell’esistenza, il suo unico obbiettivo è quello di farci apprendere le due formulette e le due definizione, niente di più. Ciò che ha influenzato molto la mia vita ed è riuscita in qualche modo a formare il mio carattere sono stati i tanti libri in cui mi sono catapultata, cercando sempre di immedesimarsi in un personaggio, trasportarmi nella dimensione ambientata e assaporare il valore delle parole. Fin da piccola con il piccolo principe ad ora che sto leggendo: ”Shakespeare non l’ha mai detto” del grande Bukowski, di solito leggo anche 4 libri nello stesso periodo, amo leggere. Lei come ogni altro autore dei libri che ho avuto modo di leggere ha contribuito alla mia maturità riuscendomi ad insegnare tantissime cose, le devo quindi un grazie enorme e proprio per questo la reputo una figura importante che più della scuola è riuscito a coinvolgermi nelle sue affiatate e stravolgenti vicende, facendomi conoscere la bellezza della vita. Frequento la seconda superiore d un Istituto Tecnologico indirizzo chimico, mi pento un po’ della scelta che ho fatto, per l’amore di Dio non che chimica non mi piacesse, anzi mi affascina parecchio anche perché come può non farlo la chimica è la vita, il fatto è che esiste una parte di me attratta completamente dalla letteratura, la filosofia, il latino , i greci, le opere antiche tra cui l’Iliade e l’Odissea, i romani, la storia, l’archeologia. Mi sento un po’ come Margherita nei giorni del coma: su un filo e riesco a stare in equilibrio alimentandola mia anima di speranze, sono sospesa tra ciò che vorrei fare, le mie aspirazioni i miei sogni, il mio futuro, e quello invece che faccio, insoddisfacente e probabilmente senza un domani. Sento che forse nella vita non potrò mai fare ciò che vorrei e questo mi agita parecchio, la notte passo il tempo ha fissare il soffitto, in quanto il sonno non riesce a giungermi, in cerca di risposte sul mio avvenire , ma il nulla, nasce così in me una paurosa agonia che mi preoccupa, in quanto so che non viene fuori subito , rimane li in una parte del mio cuore, e quando altre preoccupazioni si accumulano allora in quel momento escono cascate di lacrime, e non importa che sia a scuola durante una qualunque lezione, o mentre porto fuori il mio cane a passeggio, in qualsiasi momento queste escono senza smettere, involontariamente , senza preavvisi. Ad esempio oggi ero in classe e avevo appena avuto una discussione con il mio compagno di classe, è bastato quello a scatenare in me la goccia che fece traboccare il vaso, già colmo, non volevo piangere, per lo meno non volevo farlo li davanti a quegli occhi che già mi guardano stranamente, però le lacrime non ti lasciano via d’uscita, si intrappolano nelle vie del tuo essere e non puoi più liberartene, fino a quando anche l’ultima goccia è stata espulsa. Sa professore ho sempre sognato di fare la scrittrice, fin da piccola sono sempre stata un po’ strana, il mio sogno non era quella di fare il pilota, o la maestra, o la veterinaria, ma era quella di dedicare anima e corpo alla scrittura, cercando di coinvolgere le persone che mi circondano, trasmettendogli anche io, come lei, qualcosa. Mi chiedo perché quelli strani si sentono strani? Forse sono quelli normali ma gli altri: gli strani, gli fanno credere di essere loro quelli strani? Sono cose che nessuno sa. Bhè le dicevo, sogno di diventare come Bukowski, o Durden, Salinger, Dostoevskij, e altri mille autori dei migliaia di libri che ho letto , senza dubbi essere mi piacerebbe essere brava come lei. I suoi romanzi mi hanno colpito molto non c’è una pagina in cui non vede dei segni che possano evidenziare le parole o pensieri da lei espressi, sembra che l’intero romanzo (Cose che nessuno sa) sia una meravigliosa poesia, mi ha rapito rapisce fin dalla prima pagina. L’ho riletto più e ogni volta percepisco qualcosa in più . Lo so i miei complimenti forse non li considera nemmeno, io non sono nessuno, non me ne intendo di certo di scrittura, ma ci tengo a farglieli lo stesso. Le ho scritto per chiederle se fosse possibile incontrarla, magari durante un suo incontro, abito a due passi da Milano quindi qualora organizzasse qualcosa li, non avrei alcun problema a raggiungerla. Gentilmente può avvisarmi se in programma ha eventi a cui potrei assistere. Grazie infinite, e scusi del tempo che le ho fatto perdere a leggere la storia della mia vita, amo scrivere e spesso non mi accorgo neanche di farlo, mi siedo e la mano a passo con la musica scrive , scrive, scrive, riuscendo ad esternare ciò che ho nel cuore e incosciente in quel momento ritrovo me stessa e mi sento piena di vita. Salve e mi faccia sapere, Chiara.

    • Prof 2.0 ha detto:

      Cara Chiara, grazie per le tue parole e per la tua fiducia. Sul mio blog trovi l’aggiornamento degli incontri che tengo, quindi lì puoi trovare il momento giusto per te. Per il momento non ce ne saranno a Milano ma più avanti certamente sì. Non aver paura di quelle lacrime. COntinua a coltivare la tua sete di conoscenza e di sapere e di letture. Fai bene l’indirizzo che hai scelto. Montale, premio nobel per la poesia, aveva studiato ragioneria. Costruisci tu la tua scuola, cerca persone che possano farti conoscere cose nuove e belle, tra i tuoi insegnanti ci sarà qualcuno sicuramente. Buon viaggio!

  10. mattia sirgiovanni ha detto:

    Gentile Professore,

    da studente ormai alla fine del corso di laurea in Medicina (al quinto anno ormai) mi sento di scriverle per ringraziarla di quello che cerca di comunicare e mi auguro continui a farlo il più a lungo possibile e raggiunga chi ne ha più bisogno.
    Per quanto concerne i miei studi, si va sempre più nel verso di una specializzazione estrema ignorando l´interezza della persona ( e questo é un cliché a tutti conosciuto, sono certo di non dirle nulla di nuovo). Ció che non si sa, o che molti ignorano, é che di questo avvenimento i medici stessi e gli studenti di medicina ne soffrono. Le conoscenze sono così frammentate che durano, se va bene, il tempo di un esame. L´interezza é parte integrante della Bellezza e fa da collante tra tutte le parti dell´uomo e, di riflesso, le conoscenze su di esso.

    Troppa poca poesia, troppa poca letteratura hanno avuto fra le mani gli studenti di medicina di oggi e quel che é peggio, si vorrebbe andare verso l´abolizione della “cultura generale” come se il medico dovesse curare solo una macchina. Contemporaneamente – guardi bene il paradosso – ci si lamenta che “non ci sono più i medici di una volta”! quelli che… erano uomini di cultura e non tecnici di macchine più o meno buone da aggiustare.

    Dunque la ringrazio che riesce a far amare ai suoi studenti la letteratura (amare, non innamorare, che richiede impegno e poco sentimento) e sia pur certo che da quegli insegnamenti usciranno uomini in grado di parlare e non marionette in grado di rispondere.

    Mattia

    • Prof 2.0 ha detto:

      Grazie Mattia, ti auguro di diventare un ottimo medico. Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di qualcuno che sappia guardare alle persone e noi ai loro “pezzi”.

  11. Valentina ha detto:

    Non so che darei per poter fare un salto indietro nel tempo, tornare all’età di quattordici anni ed apprezzare ogni singolo passo dell’Odissea con un professore come lei.
    E’ confortante vedere che esistono ancora persone come lei che riescono a trasmettere la passione agli studenti in modo così travolgente.

  12. Andrea ha detto:

    E’ la bellezza che riempe!

  13. Franco ha detto:

    Caro Alessandro, sono da tempo un tuo ammirato estimatore, tanto da divulgare tra i ragazzi, e non solo, il tuo “verbo”. C’è, insomma, grande sintonia.
    E’ per questo che, dopo aver letto il tuo articolo, sono andato a leggermi il brano “incriminato”.
    Credimi. E’ stato un contraccolpo tremendo. Quel brano è l’esatta negazione della “Bellezza”. Non puoi “assolverlo”. E’ il contrario di quello che dici da sempre. Per cui l’unica spiegazione è che tu ignori il contenuto del libro. Se così non fosse… sarebbe davvero inspiegabile.
    Illuminami.
    Franco

    • Monica ha detto:

      “Denunciateci … se non facciamo leggere secondo bellezza. Se lo facessimo non ci rimarrebbe tempo per le banalità”. Io, leggendo l’articolo di D’Avenia, avevo capito che la sua è una esortazione a non perdersi dietro letture scandalistiche (come quella oggetto di denuncia a Roma), ma a dare fiato e voce al molto che “vale la pena” in letteratura (insomma, un po’ il suo leit motiv: non serve “farsi di cocaina” se la vita è già così bella di suo…).

  14. mauro la spisa ha detto:

    Grande! Purtroppo la pressione sociale esercitata da tempistica e modelli erode le condizioni di godibilità della bellezza ma proprio per questo la tua perorazione è coraggiosa e necessaria.Grazie!

  15. Cristina ha detto:

    Grazie Franco (18:54 del 30 aprile 2014), hai dato voce ai miei pensieri e mi trovi perfettamente d’accordo con te.

  16. Lucia ha detto:

    Caro prof.
    è prorpio vero, troppo spesso a scuola sembra manchi il tempo di dedicarsi fino in fondo alla bellezza, ma il punto è che il tempo della scuola è solo l’inizio!
    Le parlo da studentessa universitaria al secondo anno di lettere: spesso anche qui, anche in facoltà, sembra che molto, molta bellezza, venga data per scontata, tralasciata; per esempio, le posso dire che in due anni, non ho ancora seguito una lezione (nemmeno una!) su Leopardi, o Foscolo, o Montale, ma in compenso potrei dirle tutto sul fenomeno dei romanzi rosa nel mondo contemporaneo o sulla lettura del castigliano antico. Molti amici sono rimasti molto demoralizzati da questo, fanno fatica a studiare, a interessarsi, preparano esami solo per non rimanere indietro, niente più; il corso non presenta quello che speravo?, allora è un corso scarso, che non merita più di una settimana di studio. Ma io mi chiedo, che senso ha così? Che senso ha studiare per “obbligo”, “perchè si deve”, “perchè così mi laureo”? Diventa un prendere tempo, un passare il tempo, non una scelta di vita, non quello che vuoi fare, quello che ti tiene sveglia fino a notte fonda in compagnia di Cicerone, non quello che ti fa piangere commossa nel silenzio della biblioteca! E’ vero, spesso manca il tempo, mancano le occasioni, mancano voci nei programmi d’esame, ma questo dovrebbe fermare una passione o precluderne una nuova? Non ho ancora sentito parlare di Leopardi, ma mi sono stupita di fronte alla ricerca linguistica di Manzoni, sono stata travolta dalla comicità di Plauto e dai continui ribaltamenti di Apuleio, ho visto come un semplice fenomeno fonetico possa cambiare il senso di una poesia intera o come la biografia di Calvino abbia influenzato il suo lavoro. E mi sono fatta colpire da tutto, e non mi sono fermata lì; partendo da un corso di letteratura americana ho approfondito e scoperto Thoreau, Emerson, Frost, Whitman,Walcott; dopo un corso sulla linguistica ho ripreso in mano i Promessi Sposi; un accenno a latino medievale mi ha fatto venire voglia di leggere le lettere di Eloisa e Abelardo, la traduzione (lunga e faticosa) del sesto libro dell’Eneide, mi ha convinto a leggerla tutta. E da ciascuno di questi interessi ne sono nati altri; ciascuna, anche piccola, anche accennata, bellezza che io ho visto a lezione o preparando un esame, me na ha fatta scorgere una nuova, e da lì un’altra ancora! Non sarei arrivata a Rilke senza Cézanne, non sarei arrivata a Baudelaire senza Eliot, non a Puskin senza Pasternack, non a Virgilio senza quelle ore (pesanti, dico la verità) ore di taduzione. E da ciascuna di queste bellezze, io ho scoperto qualcosa di me, della mia vita; in ognuna di queste meraviglie ho trovato una parte di me.
    Spesso a scuola manca il tempo (o i programmi mancano di voci), ma il punto è, tu, studente, hai la passione e il coraggio di recuperare, di riprendere, di verificare (<verum facere, rendere vero nella tua vita!!!) quel poco che la lezione può offrire? Tu sai prendere quel piccolo, misero taglio (per riprendere l'accenno alla macelleria) di letteratura (ma anche di scienze, fisica, storia…) che ti si offre e renderlo uno squarcio nel tuo cuore?
    Il tempo della scuola è prima di tutto una provocazione, una provocazione alla bellezza e per chi ha il coraggio di coglierla non sarà sprecata, ma porterà sempre più in là, più avanti, a una bellezza sempre maggiore. E a una scoperta di sè sempre più profonda.
    "Not fare well,
    But fare forward, voyagers" T.S. Eliot

    • Prof 2.0 ha detto:

      Ottimi spunti, Lucia. La scuola può seminare, poi, come dici tu, tocca anche ai ragazzi, alla loro libertà. Però noi dobbiamo seminare meglio…

  17. emilia gibelli ha detto:

    Carissimo prof. D’Avenia,
    leggo sempre il suo blog che mi aiuta molto a riflettere e a pensare. Insegno alla scuola elementare e vorrei chiederle di scrivermi un po’ di titoli di libri tra i più significativi e più adatti a questa età. Grazie per il grande aiuto che ci da’ come persone in cerca della propria umanità vera.
    Cordiali saluti
    Emilia

  18. bernardo ha detto:

    perchè, scusi, chi odia I promessi sposi dopo la scuola, (a parte Lei, ovviamente)?

  19. emilia ha detto:

    Carissimo Alessandro,
    ho trovato proprio in questi giorni un libro che c’entra col suo post “La bellezza educherà il mondo” scritto da papa Francesco. emilia

  20. Francesca ha detto:

    «Questo è l’unico criterio per scegliere le letture: integralità e bellezza». Ho letto la parte incriminata del romanzo in questione e di bellezza ce n’è gran poca lì dentro… solo squallore dal retroscena pornografico. E poco importa se etero o gay: la bellezza è altro.

  21. Franco ha detto:

    Caro Alessandro, sono da tempo un tuo ammirato estimatore, tanto da divulgare tra i ragazzi, e non solo, il tuo “verbo”. C’è, insomma, grande sintonia.
    E’ per questo che, dopo aver letto il tuo articolo, sono andato a leggermi il brano “incriminato”.
    Credimi. E’ stato un contraccolpo tremendo. Quel brano è l’esatta negazione della “Bellezza”. Non puoi “assolverlo”. E’ il contrario di quello che dici da sempre. Per cui l’unica spiegazione è che tu ignori il contenuto del libro. Se così non fosse… sarebbe davvero inspiegabile.
    Illuminami.
    Franco
    Franco
    (18:54 del 30 aprile 2014)

    Grazie Franco (18:54 del 30 aprile 2014), hai dato voce ai miei pensieri e mi trovi perfettamente d’accordo con te.
    Cristina
    (13:10 del 1 maggio 2014)

    Caro Ale, ti sarei grato se fugassi i miei dubbi che, come vedo, sono anche quelli di Cristina.
    Grazie.
    Franco
    Franco
    (23:37 del 2 maggio 2014)

    Questi sono i miei due interventi, intervallati da quello di Cristina.
    Come mai non mi risondi?

    • Prof 2.0 ha detto:

      L’articolo mi sembra piuttosto chiaro, preceduto anche dalla specifica che non conoscevo il libro. Non ho assolto nessuno. Il passo è brutto, il libro non lo so. Non mi sembra che il mio articolo sia ambiguo al riguardo.

  22. Franco ha detto:

    Gente. Domani tutti da papa Francesco per imparare “l’educazione”.
    Io ci sarò.

  23. antonella ha detto:

    Ciao Alessandro, la tua meraviglia è contagiosa.
    E poter fare nella vita quello a cui si aspira è una bellezza unica,non sempre possibile,forse,ma aspirarne è già motivazione.

    Grazie,ancora una volta,grazie.
    Antonella.

  24. Bianca ha detto:

    Leggessimo noi l’Odissea! La nostra insegnante non è in grado di far capire agli studenti la bellezza della lingua. Antologia/ letteratura/epica/grammatica, sono sempre state le mie materie preferite. Eppure con lei, ho quasi paura di perdere l’interesse per la materia. Noi giovani siamo in continuo alla ricerca della bellezza, ma non sembra che gli insegnanti se lo ricordino.
    Beh, devo dire che lei ne è capace. Forse pensa : ”Eh, ma non mi conosci”. In parte sì, grazie ai suoi scritti. Posso dimostrarlo!
    Alle medie ho letto i suoi libri. Bianca come il latte Rossa come il sangue l’ho addirittura esposto alla tesina.Quando, alle prove Invalsi di terza media, ho letto l’articolo ”La scuola della vita” mi sono accorta fin da subito di aver già letto un linguaggio simile: insomma, dopo avere letto 2 suoi libri, è plausibile aver quasi riconosciuto che era lei l’autore di quelle parole. Il punto è però che le sue parole mi hanno incuriosito. Ci ho creduto fino in fondo, per quanto un libro di Harry Potter non lo avessi mai letto prima.Per vari motivi, forse stupidi.
    Ma lei mi ha trasmesso appunto una bellezza che cercavo da tempo. Infatti, passato meno di un anno da allora, ora sono al 6° libro della saga.E sono felicissima di averlo letto.

    Beh. Io, per quanto sia una senza peli sulla lingua, non posso dire esplicitamente ad un insegnante che non è in grado di far maturare in me delle conoscenze. Potrei, secondo lei darle dei consigli? Da insegnante forse sarà in grado di consigliarmi una soluzione.

    La ringrazio se trova modo di rispondere.

    p.s.la mia speranza è quella di scrivere, e quindi di riuscire ad aiutare a trovare la bellezza. se mai sarò in grado di farlo, sarà anche grazie a lei.

  25. Marta ha detto:

    Da ex liceale, ora studentessa di medicina, posso veramente ritrovarmi nelle sue parole. Pur essendomi indirizzata verso un campo prevalentemente scientifico, la letteratura è stata ed è parte integrante della mia vita.
    Ho avuto la fortuna di avere insegnanti eccezionali che sono riusciti, in un liceo scientifico, a fare delle materie umanistiche un punto saldo della mia formazione e della mia persona e non posso che apprezzare professori come lei che cercano in tutti i modi di presentare le opere letterarie nella loro interezza e bellezza, invece di brani spezzettati e masticati con analisi di testo a margine.
    Nelle parole di Pavese che lei riporta, mi sembra di risentire il mio professore di storia e filosofia in quinta, che ci invitava a leggere in quel momento i classici e le grandi opere letterarie. Sosteneva che non ci fosse tempo migliore, perché da adulti non li avremmo mai più letti, o per lo meno non li avremmo più letti con la voracità e la sete di bellezza e cose spirituali dei diciannove anni.

  26. […] Ma il peccato è dimenticare la bellezza […]

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