15 aprile 2015

Della morte e resurrezione in Stephen King & altri…

Qualche giorno fa, il direttore dell’inserto TuttoLibri della Stampa mi ha lanciato la sfida di recensire l’ultimo libro di Stephen King, che spadroneggia nelle classifiche. Così mi sono lanciato nella lettura di un genere che non frequento molto. Ed ecco il pezzo, al seguito del quale riporto i link di quattro articoli scritti la settimana precedente in occasione della Pasqua, che rispondono alla domanda posta all’inizio e alla fine dell’articolo su King: a quali narrazioni affiderei il mio destino in tema di morte e aldilà?

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Come afferma Alain Finkielkraut “il principale ostacolo tra noi e il mondo, tra noi e noi stessi, è di ordine romanzesco. Il velo steso sulle cose ha una tessitura narrativa, non diversamente dal loro disvelamento… Essere uomo è affidare il proprio destino alla letteratura, perché gli dia forma. Tutto sta nel sapere a quale”.

Quando nacque l’horror, come genere, l’ostacolo frapposto tra l’uomo e la comprensione di se stesso era la dea Ragione dei Lumi, che tutto pretendeva di spiegare, scacciando dalla porta della realtà il misterioso e l’irrazionale. Così nel giro di qualche decennio quei due rientrarono dai buchi che trovarono aperti: camini, solai, cantine, fessure, incubi… e si riversarono, con il loro carico di tenebra e terrore, nei cervelli costretti ad accettare che la sola Ragione non basta. La realtà non è solo luce, ma insondabile tenebra: l’uomo nasconde cantine, soffitte, fessure da cui escono mostri e multiformi follie. Stephen King lo sa bene e continua a raccontarlo, anche se, rispetto ai suoi capolavori, in questo romanzo (siamo oltre i 50 e solo nel 2014 ne sono usciti due ed è in arrivo un altro) sul suo talento visionario sembra prevalere la vena nostalgica (il titolo è Revival) di un uomo che, raggiunti i 68 anni, ha deciso di trasfigurare narrativamente i conti da fare con la morte e con ciò che c’è da espiare in una vita. Infatti il protagonista, Jamie Morton (la sua lotta con la morte è anche nel cognome), ci racconta la storia in prima persona, dai 6 nel 1962 fino ai 61 anni nel 2013, per poi lasciarci nell’incertezza sul dopo.

Il titolo si riferisce solo superficialmente ai concerti con pezzi musicali d’un tempo (il rock è il rumore di fondo della storia, come in aletta la foto dell’autore con chitarra in spalla), nostalgicamente rievocati da chi non ha più il ritmo delle canzoni della sua giovinezza, in realtà “revival” è la galleria di ricordi di Jamie e di tutti quelli ha visto morire, ma ancor di più è la ricerca del segreto della resurrezione (ultimo e vero “revival”) e quindi del dopo-morte. Un segreto indagato dal più classico dei personaggi dell’horror – lo stregone – che, giocando con i poteri occulti della natura, scopre il modo di controllare o almeno scandagliare la “potestas universi”, la forza che governa le cose, di cui l’elettricità non è che pallida manifestazione. Si tratta del reverendo Charlie Jacob, un misto di Tesla, Faust, dottor Frankestein e Houdini, che comincia a giocare con l’elettricità, scoprendone l’inesplorato potere, quando è ancora il mite pastore metodista della cittadina di Jamie. Ma dopo aver perso la splendida moglie e il figlio in un incidente, egli sostituisce alla fede in Dio quella nella morte, il cui mistero si nasconde proprio nell’elettricità, canale aperto e da risalire ad ogni costo per scoprire che fine hanno fatto quelli che più amava. Il dominio tecnico dell’elettricità diventa ossessione, che Jacob, finto uomo di Dio, sfrutta per guarire centinaia di persone e raccogliere i soldi per l’esperimento finale: strappare alla Grande Madre (la Nera Signora) il suo ultimo segreto, varcando la porta tra il nostro mondo e quello dei morti. Jacob (la scala di Giacobbe di biblica memoria qui è l’elettricità) è un alchimista dei giorni nostri, che deve far resuscitare un morto per chieder cosa abbia visto di là. Jamie Morton, sanato lui stesso, gli è alleato prima entusiasta e inconsapevole quando gli esperimenti causano guarigioni miracolose, poi, aiutante riottoso e antagonista, quando si trasformano in morti terribili e violente. Jamie vorrebbe fermare Charlie, ma alla fine è lui stesso (e noi con lui) a voler sapere quale forza (angelica o demoniaca?) si celi oltre la Soglia.

Le due storie, quella di Jamie e quella di Charlie, sono sempre più fatalmente intrecciate sino al faccia a faccia con l’Altro, dove torna un King lovercraftiano, in pagine dall’atmosfera onirica e soffocante. La trama procede un po’ stancamente, con qualche lungaggine, soluzione telefonata, nostalgica indulgenza sul tempo andato. L’“humor” è sì nero, ma più melanconico che orrorifico. King mescola new age, cinema, alchimia, scientismo faustiano, demonismo, religione, horror, a caccia della risposta alla domanda che attanaglia tutti: cosa c’è dopo? E se fosse una tortura peggiore di una vita votata alla morte?

A quale letteratura affidare il proprio destino, si chiede Finkielkraut. Non è a questo libro che affiderei il mio, sull’argomento morte e aldilà. Lo faranno con gioia i suoi adepti, anche se avvertiranno un passo affaticato, che comunque gli perdoneranno, data l’età e l’inesauribile (sovra)produzione. Lo faranno con discreto piacere quelli che cercano 500 pagine di intrattenimento con i dovuti sussulti, di genere.

TuttoLibri, La Stampa, sabato 11 aprile 2014

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Giovedì, 2 aprile: Narrami, o Musa, chi è l’uomo: colui che spezza il pane. Link all’articolo.

Venerdì, 3 aprile: Quello che Poussin mi ha insegnato sul buio della morte. Link all’articolo.

Sabato, 4 aprile: Quando sembra che Dio si sia dimenticato di noi. Link all’articolo.

Domenica, 5 aprile: Riparare i viventi (e i morenti). La ricetta. Link all’articolo.

 

One response to “Della morte e resurrezione in Stephen King & altri…”

  1. Cristina Z. ha detto:

    Ma se il quesito è davvero “a quale letteratura affidare il proprio destino?”, tra cercare risposta in Stephen King alla domanda che attanaglia tutti, oppure camminare in compagnia di Omero, Poussin, Ungaretti, San Josemaría Escrivá, Dante, Maylis de Kerengal e Sant’Agostino per giungere alfine alla Parola che si fa Carne e viene a salvarci… beh…

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