Ultimo banco 275. Abusi
Se il mondo oggi non ha pace è per via di bambini e minorenni. L’orrore dell’archivio Epstein è tutto qui: molti dei potenti che guidano il mondo, li usano e abusano. Non è una novità: purtroppo quella dell’infanzia è una storia millenaria di violenza, proprio perché il bambino è la categoria sociale più debole. Nel mondo antico i bambini erano oggetti, non individui. In greco per indicarli si usava il neutro, il genere delle cose inanimate: non avevano alcun diritto prima dell’età adulta, e chi non superava certi requisiti o riti di passaggio veniva abbandonato, reso schiavo o eliminato. In epoca romana il padre aveva potere di vita e morte sui bambini, l’infanticidio era normale e le bambine potevano essere date in sposa al primo mestruo. Basta rileggere Pollicino, Cappuccetto Rosso, Il pifferaio magico per vedere tra le righe una lunga storia di abbandoni, sacrifici, abusi, traffici, quel che resta dei cruenti miti antichi in cui Crono divora i figli, Agamennone sacrifica la figlia per vincere la guerra, Edipo viene abbandonato… Nella storia umana le civiltà che non proteggono i bambini prima o poi crollano per un motivo intrinseco alla socialità: non ci può essere pace in una comunità dove si fa del male al più debole. È lì la vera sfida del diritto nazionale e internazionale. Ho deciso di dedicare la mia vita professionale ai minorenni anche per questo.
In questo ambito, sono sempre rimasto colpito dalla inattualità di Gesù Cristo rispetto alla cultura del suo tempo. In un momento in cui i bambini erano oggetti, disse l’inaudito, come quando chiese ai discepoli: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso su chi fosse il più importante tra loro. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mc 9). Quello che è stato ridotto a un invito sentimentale è una rivoluzione sociale, culturale e politica, proprio perché inserito in un discorso sul potere: dando al bambino una dignità divina e invitando ad accoglierlo secondo questa dignità, Cristo fonda una società nuova, a partire dal basso e non dall’alto come è sempre accaduto. Il bambino non è proprietà di nessuno perché è figlio di Dio, a chi lo educa è solo affidato: la creatura è come il creato, dato in custodia. Nel discorso di Cristo la parola per «servitore» è paidion, che significa sia «schiavo» sia «bambino», perché le due categorie, allora, coincidevano: erano proprietà di altri e in casa avevano gli stessi obblighi di servizio. Ai discepoli, che litigavano per le gerarchie di potere, viene proposto un regno la cui costituzione ha come articolo fondativo la difesa del più debole: nessuno sarà sottomesso o usato. Il bambino, la categoria sociale più indifesa, diventa criterio dei rapporti umani.
All’inizio della bella serie tv The chosen, i primi ad accorgersi dell’originalità di Cristo sono infatti proprio dei bambini (non li maltratta, li prende sul serio), perché Cristo non fonda una religione ma un modo nuovo di vivere le relazioni: «Amatevi come io vi ho amato», cioè dando la vita, anche per l’ultimo. Si può quasi dire che l’essere cristiani si manifesta nell’essere difensori dei bambini. Io l’ho imparato dal vivo da padre Pino Puglisi, insegnante di religione nel mio liceo, che fu ucciso proprio perché difendeva i bambini di un quartiere di Palermo, che la mafia usava come esercito, per spaccio e prostituzione. Un fatto che a 17 anni mi ha ispirato a diventare insegnante, e che ho raccontato in Ciò che inferno non è. Ma perché Cristo pone l’accogliere il bambino alla base del potere? Perché chi abusa di un bambino è pronto a compiere qualsiasi altro male: superata quella soglia, tutto diventa possibile. E lo dice senza mezzi termini: «Chi scandalizza (chi ferisce fisicamente o psicologicamente, diremmo noi) uno di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sprofondato nel fondo del mare» (Mc 9,42). La gigantesca macina non indica la punizione divina, ma descrive lo stato di oscurità in cui si trova chi usa o abusa, ferisce o uccide un bambino: ha dentro un abisso che inghiotte ogni cosa, il potere come sottomissione dell’altro.
Non è un caso che l’olocausto cominci con un progetto di eliminazione di bambini: Aktion T4 (lo racconta in modo magistrale Marco Paolini in Ausmerzen). Nell’agosto del 1939, il Reich emanò un decreto per cui, privi di conseguenze penali, medici e ostetriche dovevano eliminare i bambini (tedeschi) sotto i tre anni con disabilità mentali o fisiche. Successivamente tutti i genitori di bambini con disabilità furono spinti a far curare i figli in cliniche pediatriche specializzate, che in realtà erano reparti di soppressione. All’inizio l’operazione colpì i più piccoli ma poi coinvolse ragazzi fino ai 17 anni. Morirono più di 10.000 bambini. Accettato e fatto questo, proprio da chi doveva proteggere e curare, tutto divenne possibile: fu l’anticamera della camera a gas. Cristo non era un sentimentale, ma uno che smascherava il potere: se si toccano i bambini inizia l’abisso.
Le comunità cristiane, immerse nella civiltà greco-romana in cui abbandono o infanticidio erano normali e gli orfani diventavano schiavi, facevano tutt’altro e infatti crearono i primi brefotrofi e orfanotrofi. Le cose cambiarono anche nel diritto con Giustiniano, nel 529 d.C.: il bambino divenne persona giuridica, l’abbandono era considerato infanticidio e l’infanticidio come il parricidio. L’episodio evangelico che fondava il potere sul servizio a partire da un bambino, in cinque secoli divenne diritto, con la difesa della categoria sociale più debole. Una conquista non garantita una volta per tutte, perché ogni cultura deve decidere di nuovo su che basi costruire il potere. Non a caso le dichiarazioni dei diritti del fanciullo arrivano solo nel XX secolo, dopo gli abusi dell’era industriale: la volontà di potenza delle nazioni, che portò alle guerre mondiali, cominciò con lo sfruttamento del lavoro minorile. Oggi la questione è attuale in molti Paesi mediorientali e orientali, in Occidente riguarda più i diritti del nascituro, gli abusi in ambienti educativi, spesso proprio quelli religiosi, e ora gli effetti dei social sui minorenni.
Da qui bisogna partire per una società diversa. Qualche anno fa ho contribuito alla ricerca fondi per un ospedale che doveva acquistare incubatrici per bambini prematuri; queste macchine innovative prevedono, tra le altre cose, la simulazione attraverso vibrazioni della voce materna necessaria alla sopravvivenza di piccoli sottoposti a uno stress mortale. Questo uso della tecnologia mi ha commosso e ancor più il reparto: dove si lotta così per i più deboli la vita non può essere sottomessa e diventare proprietà di altri. Questa è la base della pace. Non possiamo stupirci dello stato bellico del mondo, se molti dei potenti che lo guidano a vari livelli – presenti nell’archivio Epstein – abusano di bambini e minorenni. Se rimarranno impuniti, insieme a coloro per cui Epstein lavorava, continueranno a portarci nel loro abisso.
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026 – Link all’articolo e ai precedenti
Carissimo, come sempre, ha centrato pienamente la questione. Di recente nel mio istituto, il Federico II di Apricena, che lei conosce, abbiamo incontrato una grande scrittrice Lucia Tancredi che, con il suo libro Ersilia e le altre, ha analizzato proprio la questione delle piscinine della fine dell”800. Insomma i corsi e ricorsi storici che all’uomo purtroppo non insegnano mai nulla. La saluto prof. A presto