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Non c’è ricreazione senza cibo. Da bambino scartavo con trepidazione il panino che trovavo in cartella: salame, formaggio, cioccolata? Invidiavo le più seducenti merendine dei compagni che poi, però, affamati, elemosinavano un pezzo della mia merenda in cambio di un morso del loro magro spuntino. E così non solo mi saziavo, ma avevo un dolce sempre diverso. La ricreazione era una festa! Me lo ha ricordato una classe di quindicenni che festeggiano a ricreazione tutti i compleanni con dolci fatti in casa da loro.
Un gesto rivoluzionario. Primo, perché in un’epoca di ego voraci, per i quali l’altro è o un ostacolo o un mezzo, all’altro loro dedicano tempo e attenzione celebrandone l’origine e quindi l’originalità, prescindendo da meriti e convenienze; secondo, perché cucinare, nell’attuale datificazione della vita e smaterializzazione del corpo, è Intelligenza Artigianale Affettiva, che la macchina non può imitare, perché non conosce la gratuità e le mani. Lievito batte silicio in gioia di vivere, perché l’appartenere è per l’anima ciò che l’abbraccio è per il corpo. Per conoscere la salute di una comunità(famiglia, gruppo, città, nazione…) osservate che cosa celebra e come: la festa è la «fede» (sistema di valori) su cui si fondano quei legami. Quella di compleanno a ricreazione professa questo credo: è bello che tu ci sia, ci unisce! Forse il ragazzo che ha accoltellato in diretta social la sua professoressa sarebbe uscito dalla sua prigione online se avesse provato una ri-creazione così.
Corriere della Sera, 20 settembre 2026 – Link all’articolo e ai precedenti

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