4 novembre 2026

Quando saremo di silicio

Oggi si commemorano i defunti e si va al cimitero. Il gesto che dice: qui c’è l’uomo.

Gli studiosi affermano infatti che la nostra specie appare dove i corpi sono stati curati e composti, cioè amati. Oggi questa dimensione è cancellata da correnti definite trans- e post-umanesimo, attive soprattutto nella Silicon Valley e per le quali il corpo è un hardware obsoleto e deperibile e quindi da sostituire. Saremo archivi di immortali coscienze decorporate, scaricabili dal Regno del Cloud su supporti a scelta in base a quello che potremo permetterci: telefoni, frullatori, lavatrici, cyborg… Finalmente liberi dal dolore, dalla decadenza, dalla morte e dal vento che accarezza la pelle al mare o in un bosco. Saremo «macchine emotive» promette un profeta del futuro lager di silicio, ignorando che, senza la morte, non si può più fare esperienza di nulla perché si sa di non poterlo perdere.

Come può curare e amare la vita chi ignora di averla a tempo, nella carne? Non potremo dire «mi manchi», perché nulla verrà a mancare.

Riempito dai dati finirà lo spazio del desiderio, dell’esperienza, della creatività, dell’amore… perché è lo spazio della mancanza, della creaturalità.

Ci sta già accadendo: amiamo meno la vita. Per questo credo alla «resurrezione» dei corpi, che non è la rianimazione post-mortem di atomi andati a male, ma la ri-creazione, già in vita, del mio essere corporeo, cioè della mia insostituibile e originale capacità di desiderare, scoprire, creare e amare. Di vivere da mortale e di morire da vivo.

Parafrasando il poeta in trincea: la morte si racconta vivendo.

Corriere della Sera, 2 novembre 2026 – Link all’articolo e alla rubrica

Una replica a “Quando saremo di silicio”

  1. Federica Salvan ha detto:

    Leggo , rapidamente di sera, questa complessa,ma pregnante riflessione e resto colpita.

    Il corpo vive sempre, è animato, carina che sente, presente e risente, cirp.mobole e vitale.

    La morte richiama Resurreszone come rianimazione per una sorte alta, che si innalza nel.Giudizio finale.
    Lui ci ha dato la vita e la fa risorgere.
    Non fideismo, ma fede che la vita continua re noi dobbiamo sperare in cammino come creature.
    Federica, grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.