2 febbraio 2014

La Grande Bellezza è ogni 24 ore

la-grande-bellezza-poster“Ho cercato la grande bellezza”, dice il protagonista dell’omonimo film, alla fine del suo percorso umano e spirituale. “E non l’ho trovata”. È la constatazione rassegnata. Rimane solo la promessa non mantenuta di un amore giovane e freschissimo. La realtà purtroppo è un grande trucco, provoca illusioni e conseguenti delusioni. Si vive di sogni o di ricordi. Il velo di Maia copre il nulla.

La prima parte del film è un viaggio alla ricerca di una via di uscita dal torpore esistenziale e letterario dei meandri quasi infernali delle feste romane “i cui trenini sono i più belli perché non portano da nessuna parte”, per giungere – nella seconda parte – a porre la domanda di senso ad interlocutori validi perché “spirituali”: un vescovo in odore di papato e una suora austera fino a destare paura. Ma validi non si dimostrano: il primo perché carnale, la seconda perché angelica. Nessuno dei due è spirituale, nel senso di albergare la vita dello Spirito nella carne.

Il vescovo alla confidenza del protagonista sulle sue inquietudini spirituali si allontana o cambia discorso parlando di carne e vino (non quelli eucaristici). La suora, soprannominata la Santa, invece mangia radici e dorme per terra. Proprio lei in una scena suggestiva raduna attorno a sé dei bellissimi uccelli di cui dice di conoscere “il nome di battesimo” e li fa volare soffiando loro sopra, nell’alba, un frammento di grande bellezza in cui il creato è l’alfabeto che Dio usa per dialogare con l’uomo. Ma la “santità” capace di questo – scavata in uno sguardo perso nel vuoto, in rughe profondissime ma senza la vitalità di madre Teresa, nella salita slogata e dolorosa della Scala Santa – è un modello lontanissimo per l’uomo di tutti i giorni, figuriamoci per il protagonista dandy disilluso, timidamente in cerca di un paradiso non artificiale.

La narrazione riconosce quindi la Chiesa come ultimo interlocutore e le chiede ragione della speranza (che è la grande bellezza del cristianesimo) che dice di avere. Ma il vescovo (carne senz’anima) e la Santa (anima senza carne) non hanno risposte appetibili per l’uomo del mondo che, del mondo nichilista ed edonista, ha riconosciuto “il trucco”.

L’uomo del mondo chiede dove siano uomini del mondo come lui, ma con delle risposte. Questa è l’assenza fragorosa che il film fa emergere. Dove sono i fedeli laici immersi nel mondo, “come l’anima nel corpo”, si diceva dei primi cristiani? Chi sta nel mondo può essere solo mondano? Solo chi si allontana dal mondo, non ne è inghiottito? C’è spazio per la contemplazione della bellezza nell’agone delle 24 ore? C’è spazio per il non plus ultra nel quotidiano?

Eppure la fede è fondata sull’incarnazione del Verbo. La carne di Dio ha attraversato in Cristo tutto il ventaglio dell’esperienza umana: il lavoro, il sudore, il fallimento, la gioia, il sorriso, il pianto, la stanchezza, la noia, il tradimento, l’amicizia… e ha reso quindi ogni vissuto umano – in unione con Cristo – un luogo di incontro con il Dio trascendente, che salva quella singola e apparentemente insignificante esperienza. Ma questo è possibile solo a chi vede Dio nell’agire quotidiano, anzi trova nell’agire quotidiano il dialogo con Dio, altrimenti impossibile per chi ha un lavoro e una famiglia.

La grande bellezza è quotidiana e a portata di mano, solo se reintroduciamo la contemplazione all’interno dell’azione quotidiana, se l’ininterrotto dialogo, che lo Spirito causa dentro di noi e attorno a noi, viene colto in ogni momento. Ma questo è possibile solo grazie ad una vita dallo “stile sacramentale”, cioè una vita in cui il visibile rimanda ad una pienezza di cui è ombra: “…la fede ha una struttura sacramentale. Il risveglio della fede passa per il risveglio di un nuovo senso sacramentale della vita dell’uomo e dell’esistenza cristiana, mostrando come il visibile e il materiale si aprono verso il mistero dell’eterno”. Sono parole di papa Francesco nella Lumen Fidei (n.40), che forse potremmo prendere sul serio.

È impossibile contemplare senza vita sacramentale, perché la trasformazione è gratis data sacramentalmente solo dallo Spirito ad ogni singolo uomo che la desideri mentre si muove nel mondo, con il suo lavoro, le sue bollette e il traffico. Quel tocco divino che rivela nell’agire ordinario la grande bellezza, che non è da mettere nelle cose, ma è nelle cose e nelle persone, perché ce l’ha già messa Dio. Contemplativo può essere chiunque risponda a questa chiamata continua, reale, forte nella vita ordinaria: sul tram, in macchina, in cucina, a tavola. Solo nel sacramento lo sguardo, l’udito, l’olfatto, il tatto, il gusto si aprono alla grande bellezza, che quotidianamente balugina nelle 24 ore e fa nuove tutte le cose di quelle 24 ore. E si trova non solo nel silenzio di una chiesa, ma nel caricare una lavatrice e nel fare una lezione, nell’inserire dati in un computer e in una passeggiata al parco, nell’ascoltare musica e nel chiacchierare con un amico… In tutto, perché tutto è grazia e tutto è buono per chi crede. Il mondo diventa tempio, pur mantenendo l’autonomia che Dio gli ha conferito.

Ma solo chi vive sacramentalmente la vita, vede la vita per quello che è: frammento di una trascendenza, che dà gusto a quel frammento. Il cristiano contemplativo è un vero edonista: è immerso nel mondo senza esserne sommerso. Dio è un padre che si china su un bambino e gli regala il mondo perché giochi con lui. Dio non è una dottrina astratta per pochi o una serie di leggi impossibili da rispettare. Dio è un gioco padre-figlio, un gioco impegnativo come tutti i giochi divertenti.

La grande bellezza, la grandissima bellezza, è la trasfigurazione sacramentale del visibile, scovata dalla contemplazione nell’agire quotidiano, l’ancoraggio a Cristo nella giornata concreta, i cui gesti “risorgono”, i gesti tutti, e la loro grandezza non è determinata dal loro incerto successo ma dall’amore che vi scopriamo dentro e mettiamo dentro.

Troppo cristianesimo triste – papa Francesco ha detto recentemente che “i cristiani tristi non credono nello Spirito Santo”- assomiglia a quelle coppie il cui l’amore dato per scontato si spegne, non viene più espresso, celebrato, festeggiato. Il mondo non è più il teatro dove l’altro si muove, ma ritorna muto e ripetitivo. Lo stile non è più luminoso e aperto, ma grigio e abitudinario, ripiegato su di sé. Non c’è più nessun liturgia amorosa, non c’è più segno che ricordi l’altro: nessuna foto nel portafogli o sulla scrivania, nessun piatto preferito in tavola. Solo se cerchiamo di affermare, approfondire, rendere consapevole e impegnativo l’amore di Dio, allora tutto in noi si trasforma, come un giovane che s’innamora, o come un amore che dimora nella giovinezza.

Solo se i nostri sensi diventano porte aperte al dono continuo della grazia, lo Spirito potrà attraversarci e mostrarci la grande bellezza dell’ordinario. Senza questo la vita è dis-graziata, esiliata dalla grazia. Del bianco delle vesti di Cristo, nella Trasfigurazione, ci viene detto che non poteva ottenerlo nessun lavandaio. Le vesti, persino le vesti, a contatto con la carne del Verbo, diventano luce e bellezza. Persino i vestiti diventano segno di Dio, stilista impareggiabile già dell’erba del campo, figuriamoci dell’uomo che per le strade faticose del mondo brama la Grande Bellezza.

19 responses to “La Grande Bellezza è ogni 24 ore”

  1. Giudo62 ha detto:

    Difficilissimo, eppure semplicissimo, logico, ineccepibile. Semplice come lo è il Cristianesimo colto al di là delle spiegazioni, del catechismo, dell’esegesi, del velo di questa o quell’ideologia. Non a caso, occorre ritornare come bambini.
    Difficile perchè non è che ci manchino i filtri tra Cielo e Terra. E’ che finiamo per scegliere sempre quelli più artificiosi, posticci, comodosi, acquistabili a basso TAN e TAEG. Per nasconderci dietro una bolletta e rilassarci a Cortina. Farli tacere, bypassarli, disattivarli diventa la sfida carogna che il mondo contemporaneo ci propone quotidianamente con perfidia. Ci mancano quelli giusti. Penso sia palese come, nel film, Sorrentino fotografi una Bellezza eccessiva, accecante, che toglie il respiro, una Bellezza troppo bella: Roma come non ricordo mai nessuno l’abbia dipinta. Ma, sommergendoci di cotanta magnificenza, ce la restituisce vuota, fredda, inanimata, griffata, decorativa, esangue (ma non morta, troppo bella per morire), cartonata come uno sfondo di Cinecittà, puntellata di nascosto come la regina (truccatissima) dei salotti romani che sta cianciando or ora in TV, scontata come certi amori tra marito e moglie. Perchè manca l’Uomo che l’accenda, che le inietti senso e ne tramandi vivo lo scopo per cui egli stesso l’ha plasmata, lui che dovrebbe essere custode della dimensione sacramentale, perfetta sintesi (essendo stato creato proprio per questo)tra sudore e acquasanta. Ricette, come risposte, non ce ne sono. Vivere basta e avanza.

  2. Mena66 ha detto:

    Grazie Prof. per avermi reso tutto più accessibile. Spero che la forza dello Spirito Santo possa attraversarci tutti in questo tempo di grandi tribolazioni e mostrarci la Grande Bellezza <3

  3. mg ha detto:

    Eh no, chi glielo dice a questo signore-protagonista del film che la Grande Bellezza ce l’aveva davanti a sé e non l’ha riconosciuta? Quel giorno che doveva cenare da solo e, nell’inappetenza svogliata di prepararsi qualcosa dopo una giornata di lavoro e di corse, gli è apparsa la figura di quel micio, che fino all’altro giorno gli faceva le fusa al solo incontrarlo e che un brutto male si é portato via, e nel ri-incontrare quel musetto amico e compagno, mentre una lacrima gli solcava la guancia, la Grande Bellezza gli stringeva il cuore. Oppure di quel giorno in cui era difficile concentrarsi, pure una collega gli faceva gli occhi dolci e lo frastornava di frasi allusivamente ambigue e lui invece, si ritrovava intimamente a parlare con chi non c’era, la lei a cui, oggi a qualche chilometro di distanza, avrebbe voluto dedicare le sue energie: era la Grande Bellezza che lo guidava alla speranza del ri-incontrarsi, conoscendosi e riscoprendosi.
    Che il buon D glielo dica a questo signore, diteglielo prima che sia troppo tardi, prima che si spenga nel suo cinismo. Tutte le volte che la “meraviglia” e lo “stupore” ti colgono, fermati! ascoltati, concediti l’incontro con la Grande Bellezza: ti sentirai morire di gioia, troverai la pace, ti sentirai rinascere. Che, ti sei già dimenticato, caro signore, il pettirosso che, come una saetta, ti ha attraversato l’aria ‘sta mattina? abita nel tuo quartiere, ti spia dalla finestra quando fai colazione ancora assonnato sì, certo, poi se n’è andato, ma non è forse stato questo uno speciale “buon giorno, amico!”? E quelle cinque margheritine che imperterrite da pochi giorni illuminano il giardino spoglio dell’inverno? ma dai, e quando eri in preghiera ad occhi chiusi: quel tocco lieve alla tua mano con cui ti chiamò una bimba sconosciuta mentre ti porgeva per dono un’immaginetta con lo sguardo sincero di chi è convinto sia bene farlo anche se teme un rifiuto? Che il tuo cuore possa presto “conoscere”, e la tua mente “realizzare”, Signore del film. Che tu possa avere la gioia del magico incontro. Ogni volta che rivivrai questa “magia”, ti sentirai così felice da sentirti privilegiato, scelto, protetto, amato. Figlio, uomo, progetto. La tua anima sarà grata al soffio di vita che ti ha iniziato un giorno, che ancora tiene il ritmo e che un giorno volerà nell’eterno senza fine. Le tue labbra diranno grazie, i tuoi occhi diranno benedizioni a tutti quelli che incontri. E le tue mani lavoreranno in/per/con l’armonia che hai incontrato.
    Qualcuno glielo dica.

  4. Cristina Z. ha detto:

    La grande bellezza è’ l’abbraccio dei figli nell’alba infuocata che incendia la pianura, è il colore delle prime viole ai margini della strada che conduce al colle, è il tempo dato ai figli sottraendolo alla stanchezza della sera, è il sapore del sugo condiviso in famiglia, è la lacrima che scende nel silenzio,è il quotidiano celebrato in ogni suo istante.

  5. Giovanni ha detto:

    Grazie per questa “lettura” della bellezza! E’ proprio così!

  6. Federica ha detto:

    Sì, grazie di questo articolo. Stavo leggendo ed in sottofondo un deprimente “Ballarò” dialoghi inutili su una politica che involve in se stessa. Ho spento. Grazie per aver acceso una luce sulla bellezza quotidiana; grazie per aver alimentato la Speranza che in questi tempi di depressione fatica a farsi largo. Invece, vale la pena di guardare in alto, continuare a cercare il buono, il bello, il vero.

  7. Nicoleta ha detto:

    Credo che la belleza dipende irremediabilmente di il nostro modo di amare se stesso e amare la vita. E senza avere fede in Dio, non siamo in grado per raggiungere la grande belleza di ognuno di noi, perche siamo cosi belli tutti. Oggi la maggioranza cerca la belleza fuori, e non dentro di se stesso o dentro di qualcuno…e peccato, perche la piena conoscenza e attraverso il anima, il motore vibrante de la nostra natura. Come dici tu, caro prof e scrittore, “dobbiamo guardare lo specchio e chiedersi: chi sono? che storia sono venuto a racontare?” e la nostra riposta e sempre dentro di noi. Belleza e vita,belleza e poesia, belleza e amore, belleza e emozione, e tutto quello che muove il cuore e completa la nostra anima. Siamo belli davvero quando cosa che facciamo non distrugge la natura unica di il nostro essere.
    Shakespeare diceva: “Siamo della stessa sostanza dei sogni” . Non ho visto il film, ma vederlo queste giorni, grazie per le parole pieno di belleza e saggezza!

  8. maria grazia ha detto:

    caro (ti considero ) un amico ho letto l’articolo e, l’occhio mi è caduto sull’immagine della suora che si nutre di ERBE ( come gli anacoreti !!!!) , spero che oltretutto, non sia anche BRUTTA !!! Sic , che tristezza!!! Possibile che le persone che guardano al Trascendente , siano sempre rappresentate in un modo così “osceno”. Mi piacerebbe mettere a confronto l’immagine di Chiara Amirante ( fondatrice di Nuovi Orizzonti ) con quelle delle superf….. dell’isola dei famosi che s’azzuffano per vedere che abbia il volto più bello, luminoso, radioso …. Io non conosco nessuna santa che fosse brutta erano tutte belle, forti, determinate, coraggiose ( forse perchè la loro BELLEZZA nasceva dall’anima e non era la stupida bellezza plastificata di tante dive e divette della televisione ).Persino Madre TERESA di Calcutta , negli anni della maturità, quando sorrideva emanava una luce che nessun chirurgo plastico riuscirà mai a trasmettere alle sue pazienti. Certo le persone si affannano per l’aspetto fisico, ma non capiscono che la VERA BELLEZZA è solo quella ultraterrena ; al massimo la bellezza umana è quella delle persone sensibili, determinate, altruiste .

  9. marco ha detto:

    Grande spiegazione!

  10. Martina ha detto:

    Non vorrei rompere la magia e l’incanto che questo articolo si porta dietro, ma devo farlo. Queste parole sono bellissime, non c’è che dire, ma non rispecchiano il film o meglio, non credo che sia questo il significato che Sorrentino ha voluto dare al film. I rimandi a qualcosa di trascendente e spirituale da parte del protagonista sono molteplici, è vero, ma dopotutto è tipico dell’uomo aggrapparsi alla religione nei momenti di crisi. “E’ solo un trucco” è una battuta del film e Jep ha alla fine deciso di non vivere schiavo dell’illusione.
    Perché per vedere la bellezza nelle cose dobbiamo sempre considerarle come il frutto di una mente soprannaturale!? Arrendiamoci all’immanenza! L’imperfezione umana è essa stessa la perfezione! Avrò letto troppo Nietzsche, non so, ma la vita terrena e l’uomo sono la Grande Bellezza!

    • marco ha detto:

      “Perché per vedere la bellezza nelle cose dobbiamo sempre considerarle come il frutto di una mente soprannaturale!? ” On no,Martina,non e’ necessario avere una mente trascendente per vedere la bellezza..tant’e’ vero che in tanti luoghi nel mondo vi sono pagani che hanno il culto della bellezza..poiche’ e’innata questa visione..puo’ diventare cultura..ma puo’ spegnersi se non viene custodita..e per farlo non vi e’ soluzione se non quella di andare alla sorgente della bellezza. Dici “l’imperfezione umana e’essa stessa la perfezione”,beh insomma..non sono d’accordo. Io se guardo la mia imperfezione non esclamo “che perfezione!” Casomai riconosco essa,e non mi dispero,ma e’ possibile perfezionarsi eccome! E qui e’ necessario trascendere poiche’ la vera perfezione sta’ nell’Amore e l’Amore l’uomo non lo genera,viene dall’alto. Tutto qui.

    • Simonetta ha detto:

      Mi rattrista la tua visione, mi affascina quella proposta dall’articolo:”… il cristiano contemplativo è un vero edonista, è immerso nel mondo, senza esserne sommerso… ” e questo è il bello, ciao.

    • Annalisa ha detto:

      Ciao Martina, posso sapere quali elementi della filosofia di Nietzsche ritrovi tu in questo film?

  11. José Manuel ha detto:

    Belleza grande, don, es muy verdadero lo que escribes. Todo lo bello y su nostalgia, nos recuerdan que estamos hechos para el Otro y el otro, para la comunicación. La vida cotidiana es un tiempo de espera, de esperanza, por eso la belleza grande puede brillar más ahí, porque es donde respetamos su revelación, le dejamos hablar, y siempre nos dice “Ya, pero todavía no. Espera”.

  12. Anselmo ha detto:

    Premetto che non ho ancora visto il film. Spero che questa “grande bellezza” non lasci nello spettatore una “grande tristezza e amarezza”.

    Altrimenti, viva Checco Zalone e il suo “Sole a catinelle”.

  13. camilla ha detto:

    sono felice di aver letto questo articolo prima di vedere il film, lo vedrò stasera, fortunatamente non in tv con la pubblicità…ma in dvd. Senz’altro mi aiuterà a capire “la grande bellezza” di cui si parla.
    grazie
    camilla

  14. mario ha detto:

    bellissimooooooooooooo….non è un film facile o facilone

  15. Laura Terenzani ha detto:

    Grazie!!
    Grazie per l’invito a vedere la vita con “stile sacramentale” (devo leggere assolutamente la Lumen Fidei di Papa Francesco), è davvero l’unica via per risorgere nella piccola storia di ogni giorno. Non smetto di sperimentare che cercare in ogni persona che incontro la sua bellezza come bagliore della luce divina è l’unica opportunità per colorare le semplici azioni quotidiane con le infinite sfumature che l’incontro con la Verità di quella persona ci svela….davvero a volte sembra di volare, pur facendo le stesse cose del minuto prima…
    Certo non è facile lasciarci trasportare in alto, spesso è proprio con chi ci sta accanto che si ritorna con i piedi per terra e basta, poi si sta male perchè le occasioni perdute con le figlie 12enni o il marito che chiede amore un po’ più che “standard” non tornano più…ma si può ricominciare sempre.
    Sono entrata in qs blog dopo aver letto d’un fiato “Bianca come il late, rossa come il sangue” che mia ha commosso come non succedeva da tempo per un romanzo..

    Grazie Grazie grazie

    Laura

  16. enza ha detto:

    Grazie per avermi aiutato ha leggere tra le righe di questo film di non facile comprensione,aspetto con ansia il tuo prossimo lavoro.Grazie di esistere

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